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Novità dalla letteratura internazionale

Numero 1 (settembre 2004)

The effect of garlic on arteriosclerotic nanoplaque formation and size.
Siegel G. et al.
Phytomedicine. 11(1):24-35, 2004.


Uno studio in vitro ha indagato l’effetto di un estratto acquoso di aglio sulla formazione delle nanoplacche aterosclerotiche. l’assorbimento del proteoeparansolfato (HS-PG) alla silice idrofobica era monoesponenziale e approssimativamente costante dopo 30 min. l’aggiunta di 0,52 mmol/l di Ca2+ causava un ulteriore incremento nell’assorbimento dell’HS-PG e rendeva il complesso molecolare più idrofobico. l’incubazione con estratto acquoso di aglio alla concentrazione di 0,2 g/l non modificava l’assorbimento dell’HS-PG, ma l’aggiunta di Ca2+ riduceva l’aumento dell’assorbimento del 50,8% dopo 40 minuti. l’inibizione di questa calcificazione del recettore potrebbe indicare che l’aglio sia capace di inibire la formazione delle nanoplacche. La frazione plasmatica delle LDL inizia a provocare la formazione delle nanoplacche già a normali concentrazioni plasmatiche di Ca2+, ma questo processo aumenta fortemente con l’aumento del Ca2+ nel plasma. l’aglio si dimostrava capace di ostacolare questo fenomeno già a concentrazioni di 2,52 mmol/l e anche di favorire la regressione delle nanoplacche già formate, con un’azione simile a quelle delle HDL.

Effects of Aloe vera on leukocyte adhesion and TNF-alpha and IL-6 levels in burn wounded rats.
Duansak D. et al.
Clin Hemorheol Microcirc. 29(3-4):239-46, 2004.


Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto del gel di aloe sui livelli di TNF alfa e di IL6 in animali che avevano subito ustioni cutanee. Gli animali erano divisi in 4 gruppi: controlli, normali ustionati, ustionati con placebo e ustionati con gel di aloe. Il trattamento si protraeva per 14 giorni dopo l’ustione. Si esaminava con il microscopio a fluorescenza l’adesione dei leucociti alle venule postcapillari e si misuravano i livelli sierici di TNF alfa e di IL6. Si è visto che nei ratti trattati con aloe l’adesione dei leucociti alle venule era significativamente ridotta, così come i livelli di TNF alfa e di IL6. Questi dati dimostrano che il gel di aloe inibisce i processi flogistici conseguenti all’ustione riducendo l’adesione dei leucociti alla parete vasale e le citochine proinfiammatorie

Double-blind, randomised, placebo-controlled study to evaluate the efficacy and safety of a fixed combination containing two plant extracts (Crataegus oxyacantha and Eschscholtzia californica) and magnesium in mild-to-moderate anxiety disorders.
Hanus M. et al.
Curr Med Res Opin. 20(1):63-71, 2004.


Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un prodotto a base di estratto secco di biancospino, estratto secco di escolzia e magnesio in pazienti con disturbi funzionali da ansia moderata/media. Sono stati arruolati 264 pazienti, con punteggio alla Hamilton anxiety scale compreso tra 16 e 28, che ricevevano per os il prodotto o un placebo per 3 mesi. l’efficacia era valutata attraverso la Hamilton anxiety scale, il giudizio del paziente sul miglioramento dei propri disturbi, il numero di soggetti responder in modo positivo e la valutazione dell’efficacia data dai medici sperimentatori. Si monitoravano anche tutti gli eventuali eventi avversi. Si è notato che nel gruppo verum il calo del punteggio della Hamilton anxiety scale era significativamente (p<0,005) maggiore rispetto a quello osservato nei soggetti del gruppo placebo. Il rapporto costo/beneficio della terapia era nettamente migliore nei pazienti del gruppo verum. Il giudizio dei pazienti e quello dei medici sperimentatori era anch’esso favorevole al prodotto rispetto al placebo. 15 pazienti del gruppo verum e 13 pazienti di quello placebo hanno avuto moderati effetti avversi, principalmente di tipo gastrointestinale.

Pretreatment with Ginkgo biloba extract weakens the hypnosis action of phenobarbital and its plasma concentration in rats.
Kubota Y. et al.
J Pharm Pharmacol. 56(3):401-5, 2004.


Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto dell’EGB 761 sull’attività della CYP2B e sull’azione farmacologica del fenobarbitale, la cui demolizione è catalizzata appunto da questo enzima. Si è notato che l’EGB 761 riduceva l’effetto ipnoinducente del fenobarbitale, con un calo della massima concentrazione plasmatica del farmaco (Cmax) e dell’area sotto la curva delle 24 ore (AUCO-24). Questi dati indicano che l’EGB 761 riduce l’effetto farmacologico del fenobarbitale attraverso induzione della CYP2B.

St John’s wort induces both cytochrome P450 3A4-catalyzed sulfoxidation and 2C19-dependent hydroxylation of omeprazole.
Wang L.S. et al.
Clin Pharmacol Ther. 75(3):191-7, 2004.


Uno studio nell’uomo ha valutato l’effetto dell’estratto di iperico sulla CYP2C19, che catabolizza l’omeprazolo. Sono stati arruolati 12 volontari sani, che assumevano per os 300 mgx3 di estratto di iperico per 2 settimane, al termine dei quali prendevano 20 mg/die di omeprazolo. Si prelevava il sangue venoso 12 ore dopo l’assunzione del farmaco, che veniva monitorato assieme ai suoi metaboliti tramite HPLC. Si notava un evidente calo dei livelli plasmatici di omeprazolo, con una riduzione significativa (p<0,01) del picco plasmatico massimo (Cmax). l’area sotto la curva concentrazione–tempo estrapolata all’infinito si riduceva anch’essa in modo netto (p<0,01). Invece il Cmax e l’AUC (O-infinito) dell’omeprazolo sulfone aumentavano in modo notevole (p<0,01), così come quello del 5-idrossiomeprazolo, anche se in modo meno netto (p<0,05). l’estratto di iperico induce sia la sulfossidazione catalizzata dal CYP3A4 sia l’idrossilazione catalizzata dal CYP2C19 dell’omeprazolo e riduce in modo notevole i livelli plasmatici di questo farmaco.

Soy for the treatment of perimenopausal symptoms-a systematic review.
Huntley A.L. et al.
Maturitas. 47(1):1-9, 2004.


Una recente metanalisi (Gennaio 2004) ha raccolto gli studi fatti con gli isoflavoni di soia per valutare l’effetto di questi ultimi sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono stati scelti solo lavori fatti con preparazioni a base di soia o di isoflavoni, senza altri tipi di droghe vegetali. Sono stati selezionati 13 studi clinici controllati che soddisfacevano i requisiti suddetti. Quattro di questi studi indicavano una superiorità della soia rispetto al placebo sui disturbi menopausali, sei non riscontravano che la soia fosse superiore al placebo nel ridurre i sintomi suddetti, tre indicavano una superiorità della soia ma al limite della significatività statistica. Si può quindi dire che la soia e i suoi derivati sembrano avere una qualche efficacia sui disturbi neurovegetativi della menopausa, ma è difficile esprimere un parere circostanziato in merito. Molto positivo è il fatto che in tutti questi studi non siano stati riscontrati effetti avversi degni di nota.

Dietary phytoestrogens and breast cancer risk.
Keinan-Boker L. et al.
Am J Clin Nutr. 79(2):282-8, 2004.


Uno studio clinico controllato ha indagato l’associazione tra gli isoflavoni di soia e il carcinoma della mammella in una popolazione di donne olandesi. Lo studio ha arruolato 15555 donne di età compresa tra i 49 e i 70 anni, il cui introito giornaliero di isoflavoni di soia era indagato tramite un questionario apposito. Si valutava l’incidenza di tumori mammari nel gruppo esaminato. Sono stati diagnosticati 280 nuovi casi di tumori mammari, la cui incidenza era lievemente minore nelle donne ad alta ingestione di isoflavoni. Lo studio conferma che gli isoflavoni non favoriscono lo sviluppo delle neoplasie mammarie e anzi tendono lievemente a ridurlo.

Effects of phytoestrogens on bone turnover in postmenopausal women with a history of breast cancer.
Nikander E. et al.
J Clin Endocrinol Metab. 89(3):1207-12, 2004.


Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’escrezione urinaria di telopeptide N-terminale del collageno tipo 1, di piridinolina e di deossipiridinolina (tutti markers di distruzione ossea) e di fosfatasi alcalina e di protocollageno tipo 1 N-terminale e C-terminale (markers di formazione ossea). Sono state arruolate 50 donne con storia clinica di carcinoma mammario trattate con 114 mg/die di isoflavoni di soia o con un placebo per 3 mesi. Poi si facevano 2 mesi di intervallo e infine le pazienti del gruppo verum passavano al placebo e viceversa. I markers suddetti venivano misurati pre terapia e al termine di ogni ciclo terapeutico. Si è visto che gli isoflavoni causavano un calo statisticamente significativo della piridinolina (p<0,001), della deossipiridinolina (p<0,008) e del telopeptide N-terminale del collageno tipo 1 (p<0,082). I markers di neoformazione ossea non erano modificati dagli isoflavoni in modo evidente. Lo studio conferma che gli isoflavoni di soia riducono il riassorbimento osseo nella donna in menopausa.

Effect of genistein supplementation on tissue genistein and lipid peroxidation of serum, liver and low-density lipoprotein in hamsters.
Fang Y.C. et al.
J Nutr Biochem. 15(3):142-8, 2004.


Uno studio nel criceto ha indagato l’effetto della genisteina in animali tenuti a dieta povera di vitamina E sulle concentrazioni plasmatiche di genisteina e sulla lipoperossidazione del siero, del fegato e delle LDL. Gli animali alimentati con una dieta povera di vitamina E ricevevano un placebo o 50 mg/kg o 200 mg/kg di genisteina per 5 settimane. Si è notato che la concentrazione plasmatica di genisteina nel siero e nel fegato aumentava con l’aumentare della dose di questa sostanza ingerita e che il contenuto di vitamina E nelle LDL era maggiore nelle cavie supplementate con la genisteina rispetto a quelle col placebo. La supplementazione di genisteina riduceva in modo significativo la costante di propagazione durante la formazione dei dieni coniugati in corso di ossidazione delle LDL, e il lag time della ossidazione delle LDL era tanto più basso quanto maggiore era la dose di genisteina somministrata. Quest’ultima aumentava la capacità antiossidante plasmatica totale e riduceva la formazione di acido tiobarbiturico nel plasma e nel fegato. Ancora la genisteina riduceva il contenuto di acidi grassi poli-insaturi nelle LDL. I dati di questo studio dimostrano che la genisteina riduce significativamente lo stress ossidativo nel siero, nel fegato e nelle LDL.

Immunomodulatory effect of caffeic acid phenethyl ester in Balb/c mice. Int
Park J.K. et al.
Immunopharmacol. 4(3):429-36, 2004.


Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto immunostimolante di questa sostanza, data agli animali a dosi di 0, 5, 10 e 20 mg/kg/die per 14 giorni. La valutazione era fatta misurando il peso degli organi immunocompetenti, la blastogenesi dei linfociti, il dosaggio delle cellule formanti placca, le subpopolazioni dei linfociti e la produzione di citochine. Si è notato che il CAPE riduceva il peso del timo e della milza e anche la loro cellularità, ma non aveva effetto sulla proliferazione dei linfociti B. Peraltro esso aumentava la blastogenesi dei linfociti T stimolata dalla concanavalina alla dose di 20 mg/kg/die. Le subpopolazioni linfocitarie T e B non erano influenzate dal CAPE, ma esso aumentava le subpopolazioni di tipo CD4(+)T. Le risposte anticorpali agli antigeni dipendenti dai linfociti T erano aumentate dal CAPE a partire dalla concentrazione di 10 mg/kg/die, così come la produzione delle citochine interleuchina 2, interleuchina 4 e interferone gamma, ma solo alla concentrazione di 20 mg/kg/die. Lo studio indica che il CAPE può avere azione immunostimolante nel ratto.

Effects of ethanol extract of propolis (EEP) and its flavones on inducible gene expression in J774A.1 macrophages.
Blonska M. et al.
J Ethnopharmacol. 91(1):25-30, 2004.


Uno studio in vitro ha esaminato l’azione di un estratto idroalcoolico di propoli e dei flavonoidi isolati della propoli sulla produzione di interleuchina1 e sull’espressione della iNOS in macrofagi J774A.1 stimolati col lipopolisaccaride. Si è visto che l’estratto di propoli riduceva in modo evidente (p<0,001) sia la produzione di interleuchina1 sia l’espressione della iNOS, con riduzione della concentrazione di citochine e di ossido nitrico nel supernatante di coltura cellulare in modo dose dipendente. I flavonoidi isolati della propoli avevano un’azione simile. Il più potente di questi risultava essere la crisina. I risultati di questo studio indicano che i flavonoidi della propoli e l’estratto idroalcoolico di propoli sopprimono la produzione di interleuchina 1 beta e l’espressione della iNOS in modo statisticamente significativo a livello trascrizionale in macrofagi J774A.1, il che concorre a spiegare l’azione antiflogistica della propoli stessa.

Updated meta-analysis of clinical trials of Serenoa repens extract in the treatment of symptomatic benign prostatic hyperplasia.
Boyle P. et al.
BJU Int. 93(6):751-6, 2004.


Una recente metanalisi (Aprile 2004) ha analizzato la letteratura clinica esistente sull’azione della Serenoa in pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna. Sono stati analizzati 14 studi clinici controllati e 3 studi clinici in aperto, che hanno coinvolto 4280 pazienti. I lavori erano di numerosità (22-1100 pazienti) e di durata (21-720 giorni) variabile. Gli end points primari erano il flusso urinario massimo e la nicturia. Si è notato che la serenoa causava una riduzione nell’International prostate symptom score (IPSS) di 4,78, con un aumento del flusso urinario massimo di 2,22 mL/s versus 1,20 ottenibile col placebo. Il placebo causava una riduzione delle minzioni notturne di 0,63, mentre la serenoa portava ad un valore 1,01 (p<0,001). La metanalisi conclude affermando che la serenoa è significativamente migliore del placebo nel ridurre la nicturia e nell’aumentare il flusso urinario massimo, senza causare rilevanti effetti collaterali.

Cranberries for preventing urinary tract infections.
Jepson R. et al.
Cochrane Database Syst Rev. 2004;1:CD001321.


Una metanalisi recente (Marzo 2004) ha indagato l’effetto di varie preparazioni di cranberry sulle infezioni delle vie urinarie. Sono stati inclusi solo i lavori clinici controllati. Sono stati inclusi 7 studi. l’effetto del succo di cranberry versus placebo è stata esaminata in 5 studi e quella del cranberry in capsule versus placebo in due studi. Si è visto che i prodotti a base di cranberry riducevano in modo significativo l’incidenza delle infezioni urinarie dopo 12 mesi rispetto al placebo. Non vi erano differenze per quanto riguarda l’efficacia tra il succo e le capsule di mirtillo. Gli effetti collaterali sono stati scarsissimi e sovrapponibili a quelli del placebo. La metanalisi conclude che sia il succo sia le capsule di cranberry possono ridurre l’incidenza delle infezioni urinarie, anche se molti pazienti abbandonano la terapia durante il suo svolgimento. Inoltre la letteratura non specifica bene quale sia il dosaggio ottimale del cranberry. Sono quindi necessari ulteriori studi clinici controllati di grandi dimensioni per dire una parola definitiva.

Isorhapontigenin and resveratrol suppress oxLDL-induced proliferation and activation of ERK1/2 mitogen-activated protein kinases of bovine aortic smooth muscle cells.
Liu Y. et al.
Biochem Pharmacol. 67(4):777-85, 2004.


Uno studio in vitro ha indagato l’effetto del resveratrolo sulla proliferazione delle cellule muscolari lisce dell’aorta bovina indotta dalle LDL ossidate e la sua correlazione con la generazione di ROS e l’attivazione della chinasi 1/2 extracellulare signal regulated. La stimolazione delle cellule aortiche suddette con le LDL ossidate causava una loro evidente proliferazione, con una marcata fosforilazione delle p42/44 MAP chinasi, un aumento evidente dei ROS intracellulari e un incremento dei livelli di H2O2 nel medium di coltura delle cellule suddette. La preincubazione di queste cellule col resveratrolo attenuava in modo significativo tutti i fenomeni suddetti. I risultati di questo studio indicano che le LDL ossidate inducono formazione di ROS intracellulari, con conseguente attivazione del sistema redox-sensitive della chinasi 1/2 extracellulare signal regulated, che potrebbe essere importante per la generazione del segnale mitogenico nelle cellule muscolari lisce dell’aorta bovina. Il resveratrolo si oppone a questi fenomeni bloccando la generazione dei ROS e l’attivazione del sistema ERKs.

Dealcoholized red wine decreases atherosclerosis in apolipoprotein E gene-deficient mice independently of inhibition of lipid peroxidation in the artery wall.
Stocker R. et al.
Am J Clin Nutr. 79(1):123-30, 2004.


Uno studio in vitro ha valutato se il vino in toto e frazioni dello stesso fossero capaci di agire in sinergia con la vitamina E nell’ostacolare lo sviluppo della malattia aterosclerotica. La sinergia con la vitamina E veniva studiata in vitro valutando la capacità del vino bianco e di quello rosso di attenuare i radicali alfa tocoferilici e di inibire l’ossidazione delle LDL in presenza di vitamina E. Gli animali utilizzati nello studio con deficit genetico dell’apolipoproteina E erano nutriti con una dieta tipica per 24 settimane per valutare l’impatto sull’aterosclerosi di un prodotto dealcoolizzato di vino alla dose di 200 ml per 80 kg di peso corporeo. Si è visto che tale prodotto era sinergico con la vitamina E così come facevano il vino bianco e soprattutto quello rosso e che la causa di tale effetto risiedeva primariamente nei polifenoli. Il prodotto dealcoolizzato aumentava le concentrazioni di antiossidanti nell’aorta e la resistenza delle LDL all’ossidazione. Lo studio indica che il dealcoolizzato di vino in questione, specie se ottenuto da vino rosso, sinergizza l’azione antiossidante della vitamina E e che il suo consumo cronico può ridurre lo sviluppo della malattia aterosclerotica.