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Novità dalla letteratura internazionale

Numero 2 (settembre 2004)

Efficacy of topical treatment with aescin + essential phospholipids gel on capillary fragility.
Cesarone M.R. et al.
Angiology. 55 Suppl 1:S23-5, 2004.


Uno studio clinico controllato ha arruolato 10 pazienti affetti da sindrome post trombotica venosa con ipertensione venosa e conseguenti edemi perimalleolari. Lo scopo dello studio era quello di valutare la fragilità capillare tramite una ventosa capace di indurre il vuoto quando applicata sulla regione perimalleolare per periodi di 2, 4, 6, 8 e 10 minuti. La pressione negativa indotta dalla ventosa al suo interno era di 50 mm/Hg. Il test era fatto in condizioni di base e dopo applicazione per 10 giorni di un prodotto topico a base di escina, con una forma farmaceutica particolare. Si è notato che la fragilità capillare si riduceva in modo significativo dopo la terapia col topico suddetto.

Fiber (glucomannan) is beneficial in the treatment of childhood constipation.
Loening-Baucke V. et al.
Pediatrics. 113(3 Pt 1):e259-64, 2004.


Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto del glucomannano in 46 bambini affetti da stipsi con o senza encopresi. I pazienti ricevevano per os polvere micronizzata di glucomannano alla dose di 100 mg/kg/die o un placebo per 1 mese. I genitori dei bambini dovevano farli sedere sulla toilette 4 volte al giorno, subito dopo i pasti e tenere un diario del comportamento dell’alvo, nel quale dovevano anche essere annotati tutti gli eventuali disturbi accusati dai piccoli pazienti. I genitori dovevano anche fornire un parere sull’efficacia e sulla tollerabilità del trattamento. l’età media dei bambini partecipanti allo studio era di 7,2 anni. Al termine dello studio si è notato che il 45% dei bimbi del gruppo verum e il 13% di quelli del gruppo placebo avevano un miglioramento significativo dell’alvo, confermato dal parere dei genitori, che riferivano il 68% di miglioramenti nel gruppo verum e solo il 13% in quello placebo. La durata del periodo di costipazione andava da un minimo di 6 mesi a un massimo di 10 anni, e la maggior parte dei bambini partecipanti ingeriva solo basse quantità di fibre alimentari. La lunghezza del periodo di costipazione non influiva sulla risposta al trattamento col glucomannano. I bambini affetti solo da costipazione semplice rispondevano meglio di quelli con encopresi al trattamento. I bambini che già assumevano lassativi prima dello studio traevano un maggior beneficio al termine di questo. Non sono stati osservati effetti collaterali degni di nota.

Oral administration of Crataegus flavonoids protects against ischemia/reperfusion brain damage in gerbils.
Zhang D.L. et al.
J. Neurochem. 90(1):211-9, 2004.


È noto che una delle cause principali dell’ictus cerebrale è la forte produzione di radicali liberi durante la fase di riperfusione, per cui è stato analizzato l’effetto di antiossidanti come i flavonoidi del biancospino su questo fenomeno nel gerbillo. Si è visto che il pretrattamento degli animali con i flavonoidi riduceva la generazione dei ROS e i livelli di acido tiobarbiturico, di nitriti e di nitrati nel cervello e aumentava le difese antiossidanti a livello cerebrale in modo dose dipendente. Si notava anche un aumento dell’NO biologicamente disponibile. l’aumento delle sostanze antiossidanti sull’NO potrebbe essere dovuto al loro effetto scavenger sull’anione superossido, che potrebbe reagire con l’NO trasformandosi in perossinitrito. La iNOS è implicata nella morte neuronale tardiva dopo danno ischemico cerebrale ed è stato visto che il pretrattamento con i flavonoidi del biancospino riduceva i livelli di TNF alfa e di NF-KappaB e aumentava invece quelli dell’mRNA per la NOS. Più neuroni sopravvivevano e meno cellule neuronali andavano incontro all’apoptosi nell’ippocampo degli animali trattati coi flavonoidi del biancospino. Questi risultati indicano che queste sostanze possono ridurre i danni indotti dall’ischemi/riperfusione cerebrale nel gerbillo.

Modulation of human multidrug-resistance MDR-1 gene by natural curcuminoids.
Limtrakul P. et al.
BMC Cancer. 4(1):13, 2004.


La resistenza ai farmaci è spesso associata con una ridotta accumulazione intracellulare di farmaci in pazienti neoplastici, a causa soprattutto di un’accelerata eliminazione dei farmaci stessi. Questo fenomeno sembra in gran parte dovuto all’iperespressione della glicoproteina P (Pgp-170). In questo studio è stata esaminata l’azione della curcumina e dei curcuminoidi sull’espressione del gene per la Pgp-170 in cellule tumorali resistenti a molti farmaci come le KB-V1. Si è visto che le sostanze esaminate riducevano l’espressione del gene in oggetto, con effetto massimale per la bisdemetossicurcumina. Il pretrattamento di queste cellule con la curcumina aumentava la loro sensibilità alla vinblastina, con un calo della Pgp-170 a livello della membrana cellulare.

Kwon Y. et al. Inhibition of colonic aberrant crypt foci by curcumin in rats is affected by age.
Nutr Cancer.
48(1):37-43, 2004.


Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto della curcumina sulla carcinogenesi del colon in ratti giovani e in ratti anziani. Gli animali erano nutriti con una dieta addizionata di curcumina allo 0,6% e ricevevano l’azossimetano per indurre foci aberranti intestinali. Dopo 3 mesi di dieta di questo tipo si valutavano il numero, la molteplicità e l’estensione dei foci aberranti nel colon. Si è visto che la curcumina riduceva il numero di foci aberranti del 49% negli animali giovani e del 55% in quelli anziani, mentre nei ratti di mezza età tale effetto era assai scarso. Anche le dimensioni dei foci erano notevolmente diminuite dalla curcumina, soprattutto nei ratti anziani, un po’ meno in quelli giovani e poco in quelli di mezza età. l’età degli animali non influenzava la riduzione dell’espressione dell’mRNA specifico per la COX2 nel fegato o il calo del colesterolo. Questi dati indicano che la curcumina può avere un ruolo importante nella riduzione della carcinogenesi del colon.

Echinacea purpurea therapy for the treatment of the common cold: a randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial.
Yale S.K. et al.
Arch Intern Med. 164(11):1237-41, 2004.


Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’echinacea purpurea sulla severità e sulla durata dei sintomi correlati alle malattie infettive delle prime vie aeree. I 128 pazienti arruolati ricevevano 100 mg. 3 volte al giorno di un liofilizzato di succo di echinacea purpurea estratto dalle parti aeree della pianta o un placebo per 2 settimane, iniziando alla prima comparsa dei sintomi. I sintomi (starnuti, congestione nasale, difficoltà di respirazione, cefalea, tosse, bruciori di gola, dolori muscolari) erano valutati dai pazienti per quanto riguarda la loro intensità e riportati giornalmente su un diario. Le curve di Kaplan-Meier venivano usate per stimare il tempo di risoluzione dei sintomi. Il Wilcoxon rank sum test era utilizzato per comparare il tempo di risoluzione tra i due gruppi. Alla fine della sperimentazione non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i due gruppi per quanto riguarda il punteggio totale dei sintomi, la valutazione individuale dei sintomi e il tempo di risoluzione dei sintomi stessi. Questo studio conferma che l’echinacea è assai poco utile per il trattamento delle malattie infettive delle prime vie aeree.

Effects of Ginkgo biloba extract on number and activity of endothelial progenitor cells from peripheral blood.
Chen J. et al.
J Cardiovasc Pharmacol. 43(3):347-52, 2004.


Uno studio in vitro ha indagato se l’EGB 761 potesse aumentare il numero delle cellule progenitrici endoteliali e promuovere la loro proliferazione, migrazione, adesività e capacità vasculogenetica.Si utilizzavano cellule mononucleari isolate dal sangue periferico, che venivano fatte crescere su dischi di colture ricchi di fibronectina. Dopo 7 giorni di coltura esse erano stimolate con l’EGB 761 alle concentrazioni di 10, 25 e 50 mg/l. O con un placebo. Le cellule progenitrici endoteliali erano caratterizzate con metodi opportuni e si studiava la loro capacità proliferativa, migratoria, adesiva e vasculogenetica. Si è visto che l’EGB 761 incrementava in modo evidente la formazione di cellule progenitrici endoteliali a partire dalle cellule mononucleari utilizzate, con effetto massimale alla concentrazione di 25 mg/l. e dopo 24 ore dall’incubazione. l’EGB 761 aumentava anche la proliferazione, la migrazione, la capacità adesiva e quella vasculogenetica di queste cellule. Questo studio ha dimostrato che l’EGB 761 può stimolare la formazione di cellule progenitrici endoteliali e favorirne la funzionalità.

Ginkgo biloba special extract EGb 761 in the treatment of peripheral arterial occlusive disease (PAOD)--a review based on randomized, controlled studies.
Horsch S. et al.
Int J Clin Pharmacol Ther. 42(2):63-72, 2004.


Una recente metanalisi (Maggio 2004) ha esaminato la letteratura esistente sull’azione dell’EGB 761 sulla claudicatio intermittens. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati fatti su pazienti con malattia di Fontaine in stadio II e trattati solo con l’EGB 761. Sono stati selezionati 9 studi che soddisfacevano i criteri richiesti, che erano peraltro fatti con metodologie eterogenee. Nella maggioranza di questi studi (7 su 9) vi era un significativo vantaggio dell’EGB 761 nell’aumentare la distanza di marcia e nel ridurre il dolore, con un’incidenza di effetti collaterali molto bassa.

Influence of a 7-day treatment with Ginkgo biloba special extract EGb 761 on bleeding time and coagulation: a randomized, placebo-controlled, double-blind study in healthy volunteers.
Kohler S. et al.
Blood Coagul Fibrinolysis. 15(4):303-9, 2004.


Uno studio clinico controllato ha esaminato l’effetto dell’EGB 761 sui parametri emostasiologici. Sono stati arruolati 50 volontari sani, che assumevano per os per 7 giorni 120 mg 2 volte al giorno di EGB 761 o un placebo, con un periodo di wash-out di 3 settimane tra le due fasi del trattamento. Si valutavano il tempo di coagulazione, i parametri della coagulazione, l’attività delle piastrine in risposta a vari stimoli e la morfologia delle piastrine stesse. Al termine della sperimentazione nessuno dei parametri esaminati differiva tra i due gruppi in modo statisticamente significativo, evidenziando che l’EGB 761 non sembra capace di causare fenomeni emorragici. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, sono stati registrato solo lievi e sporadici disturbi addominali nei pazienti del gruppo verum.

St John’s wort decreases the bioavailability of R- and S-verapamil through induction of the first-pass metabolism.
Tannergren C. et al.
Clin Pharmacol Ther. 75(4):298-309, 2004.


Uno studio clinico ha valutato l’effetto di un estratto idroalcoolico di iperico sul trasporto digiunale e sull’estrazione presistemica del verapamil. Sono stati arruolati 8 volontari sani, che ricevevano per os un’infusione digiunale di 120 mg/l. di verapamil per 100 minuti dopo 14 giorni di trattamento con estratto idroalcoolico di iperico alla dose di 900 mg/die. Si controllavano gli enantiomeri del verapamil e l’attività della CYP3A4 che metabolizza il verapamil a norverapamil. Si è visto che l’iperico non modificava la permeabilità del digiuno o la frazione assorbita del verapamil. I valori di AUC per il farmaco si riducevano dell’80% e la sua concentrazione massima del 78%, mentre la sua emivita non si modificava. La AUC del R-verapamil era sei volte maggiore di quella dell’S-verapamil nella fase di controllo, e l’iperico non cambiava questo dato. I valori di AUC per il R e il S-verapamil si riducevano del 60%. Questo studio dimostra che l’iperico riduce in modo notevole la biodisponibilità del verapamil non per una modificazione del suo assorbimento intestinale ma per un’accentuazione dell’attività della CYP3A4 deputata a metabolizzarlo.

Butterbur, a herbal remedy, confers complementary anti-inflammatory activity in asthmatic patients receiving inhaled corticosteroids.
Lee D.K. et al.
Clin Exp Allergy. 34(1):110-4, 2004.


Uno studio clinico controllato ha arruolato 16 pazienti asmatici con volume espiratorio forzato (FEV) medio di 78, che continuavano ad assumere uno steroide inalatorio durante lo svolgimento dello studio. Essi ricevevano per os l’estratto di petasites alla dose di 25 mg due volte al giorno o un placebo per 7 giorni, dopodiché facevano 7 giorni di intervallo e poi quelli del gruppo verum passavano al gruppo placebo e viceversa. Si misurava il valore della FEV pre e post terapia. Non sono state notate differenze significative tra i valori del gruppo verum e quelli del gruppo placebo. Il test con AMP causava una riduzione della FEV del 20%, che era ostacolata in modo significativamente migliore (p<0,05) dal petasites rispetto al placebo. l’esalazione di ossido nitrico era minore (p<0,05) nei pazienti del gruppo verum. Il numero di eosinofili circolanti era significativamente più basso nei pazienti del gruppo verum (p<0,05). Lo studio conclude dicendo che il petasites svolge un’azione antiflogistica in pazienti asmatici in terapia inalatoria corticosteroidea.

Evaluation of the clinical benefit of permixon and tamsulosin in severe BPH patients-PERMAL study subset analysis.
Debruyne F. et al.
Eur Urol. 2004 Jun;45(6):773-9; discussion 779-80, 2004.


Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’estratto lipido sterolico di serenoa repens (Permixon) paragonato a quello di un alfa bloccante, il tamsulosin, in pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna sintomatica. Sono stati arruolati 685 pazienti con un IPSS > o = a 10, che ricevevano per os 320 mg/die di Permixon o 0,4 mg/die di tamsulosin per 1 anno. Si valutavano il punteggio dell’IPSS, il volume della prostata e l’attività sessuale pre e post terapia. Al termine della sperimentazione il valore medio dell’IPSS calava a 7,8 col Permixon e a 5,8 col Tamsulosin, mentre i sintomi irritativi miglioravano di più col Permixon (-2,9) che col Tamsulosin (-1,9). Questo effetto sui sintomi irritativi del Permixon diveniva significativo dopo 3 mesi di trattamento e lo restava fino al termine dello studio. Lo studio conclude affermando che il Permixon alla dose di 320 mg/die è moderatamente superiore al Tamsulosin alla dose di 0,4 mg/die nel migliorare i sintomi irritativi di pazienti con ipertrofia prostatica benigna sintomatica.

Assessing subjective and psychomotor effects of the herbal medication valerian in healthy volunteers.
Gutierrez S. et al.
Pharmacol Biochem Behav. 78(1):57-64, 2004.


Uno studio clinico controllato ha valutato se l’estratto secco titolato di valeriana fosse capace di alterare il comportamento e le performance cognitive in un gruppo di 10 volontari sani. Essi ricevevano per os dosi crescenti (600, 1200 e 1800 mg/die) di estratto di valeriana oppure 10 mg/die di diazepam in una sola giornata. Si valutavano gli effetti delle due sostanze sui principali test atti a misurare il comportamento e le performace cognitive. Si è notato che la valeriana, a nessuna delle dosi utilizzata, modificava in modo evidente il risultato dei vari test, mentre il diazepam produceva un’evidente sedazione e riduceva le performance cognitive. Lo studio conclude affermando che la somministrazione in acuto della valeriana non modifica il comportamento e non influenza le performance cognitive nel volontario sano.

Decreased tumor necrosis factor-induced adhesion of human monocytes to endothelial cells after moderate alcohol consumption.
Badia E. et al.
Am J Clin Nutr. 2004 Jul;80(1):225-30, 2004.


Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di 2 bevande alcooliche con diverso contenuto di polifenoli (vino rosso ad alto contenuto e gin a basso contenuto) sull’adesione dei monociti alle cellule endoteliali. Sono stati arruolati 8 soggetti apparentemente sani, che ricevevano per os una delle due bevande in quantità tale da fornire 30 g/die di etanolo pre 1 mese. Si misurava la capacità dei monociti non stimolati o stimolati dal TNF alfa di aderire alle cellule endoteliali pre e post trattamento. Si è notato che la capacità adesiva dei monociti aumentava nettamente dopo stimolazione col TNF alfa, ma essa si riduceva del 39% dopo gin e del 96% dopo vino rosso, con una differenza tra le due bevande statisticamente significativa (p<0,014). Lo studio dimostra che il vino rosso abolisce quasi totalmente l’adesione dei monociti all’endotelio stimolata dal TNF alfa, e che questo effetto sembra dovuto alla down-regulation delle molecole di adesione sulla superficie dei monociti.

Effects of white and red wine on endothelial function in subjects with coronary artery disease.
Whelan A.P. et al.
Intern Med J. 34(5):224-8, 2004.


Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’ingestione acuta di vino rosso o di vino bianco sulla funzionalità endoteliale in pazienti con coronaropatia ischemica. Sono stati arruolati 14 pazienti, che consumavano 300 ml. di vino rosso o di vino bianco assieme ad un pasto leggero. Si misurava la dilatazione mediata dal flusso dell’arteria brachiale usando l’ultrasonografia ad alta risoluzione. La funzionalità endoteliale, l’assetto lipidico e l’alcoolemia erano misurati pre terapia, dopo 60 e dopo 360 minuti. Al termine della sperimentazione la dilatazione mediata dal flusso dell’arteria brachiale migliorava nettamente per entrambi i vini, con un lieve vantaggio per il vino rosso. Gli altri parametri studiati non si modificavano in modo significativo. Questo risultato suggerisce che l’ingestione acuta di vino, in particolare rosso ma anche bianco, migliora la funzionalità endoteliale in pazienti con cardiopatia ischemica.

Enhanced radiation-induced apoptosis of cancer cell lines after treatment with resveratrol.
Baatout S. et al.
Int J Mol Med. 2004 Jun;13(6):895-902, 2004.


Uno studio in vitro ha indagato se il resveratrolo fosse capace di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali ai raggi X. Sono state testate cellule di carcinoma della cervice uterina HELA, cellule di leucemia mieloide cronica K562 e cellule di mieloma multiplo IM9. Di queste cellule le IM9 erano le più sensibili alle radiazioni, le K562 avevano una sensibilità intermedia e le HELA erano poco sensibili. Si è visto che l’aggiunta del resveratrolo alle colture cellulari aumentava in modo significativo la sensibilità alle radiazioni a partire dalla concentrazione di 200 microM. Questi dati indicano che il resveratrolo potrebbe essere utile per aumentare l’efficacia della radioterapia nelle forme tumorali sostenute da queste cellule.