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Schede piante >> ALLIUM SATIVUM (Aglio)

Data ultima revisione 02-12-2009

FAMIGLIA: Liliaceae.

HABITAT: diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, è attualmente coltivato anche in Cina.

PARTE USATA: il bulbo.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in alliina min.1% (Farmacopea Francese X). Esso va preparato partendo da droga fresca e non essiccata, poiché l’essicazione comporta delle alterazioni nel fitocomplesso. La sua posologia giornaliera va da 7 a 10 mg./kg, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente dopo i pasti, per eliminare il possibile verificarsi del retrogusto tipico di questa droga.

COMPOSIZIONE CHIMICA: il costituente principale dell’aglio fresco non contuso è l’alliina. Quando il tessuto vegetale viene contuso o sottoposto ad essiccazione essa si trasforma in allicina, per azione di un enzima detto alliinasi. L’allicina è un composto instabile e si trasforma per ossidazione all’aria in disolfuro di allile, che è il costituente maggioritario dell’essenza di aglio e il principale responsabile dell’odore e del sapore caratteristici della droga. Inoltre una parte dell’allicina viene trasformata, per reazioni di condensazione, in 6Z-ajoeni e in 6E-ajoeni, essendo questi ultimi nettamente maggioritari, e per reazioni di condensazione in vinilditiine e in tiosulfinati. Contiene anche una piccola quantità di olio essenziale. Vi sono anche composti solforati solubili in acqua, che sono derivati dalla cisteina, e sono la S-allilcisteina (SAC), la S-allil-mercaptocisteina (SAMC), la S-metilcisteina e le gamma glutamilcisteine.

PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: è una droga dotata di numerose attività medicamentose, la più interessante delle quali è senza dubbio quella antiaggregante piastrinica.

Azione antiaggregante piastrinica. Studi in vitro e nell’animale: l'allicina riduce fortemente l'aggregazione piastrinica, come pure gli ajoeni e la vinilditiine. L'allicina ha una elevata attività antiaggregante piastrinica (CI 50=90 micromoli/l.), che si esplica con un meccanismo diverso da quello che comporta l'inibizione delle lipo e/o delle ciclo-ossigenasi o il decremento dei livelli ematici di c-AMP, il quale non è ancora stato elucidato.
E' stato dimostrato che gli ajoeni inibiscono la 5-lipo-ossigenasi in modo notevole, a dosi (1,6 micromoli/l) vicine a quelle di potenti inibitori dell'enzima quali indometacina (0,8 micromoli/l) e acido nordiidroguaiaretico (2,5 micromoli/l), con un'inibizione prossima al 100%. Questo enzima viene inibito anche dal disolfuro di allile, con un'inibizione pari a circa l'80 %, e dalle vinilditiine, con un'inibizione pari a circa il 20%.
Gli ajoeni inibiscono anche la prostaglandino sintetasi a dosi di 5,1 micromoli/l, con un'efficacia paragonabile a quella dell'indometacina, con un'inibizione di circa il 95%. Questo enzima viene inibito anche dal disolfuro di allile, con un'inibizione prossima al 70%, mentre le vinilditiine hanno su di esso un'attività molto modesta.
L'adenosina è una sostanza presente fisiologicamente in molti tessuti, in particolare nell'endotelio vasale, e ha azioni vasodilatatoria e antiaggregante piastrinica. Infatti è in grado di inibire l'aggregazione indotta da collagene già a concentrazioni molto basse (CI 50=0,4 micromoli/l.). Questa sostanza è però inattiva quando saggiata nel sangue intero, forse perchè viene rapidamente metabolizzata dall'enzima cellulare adenosina deaminasi. Gli estratti di aglio inibiscono l'attività di questo enzima il che contribuisce a spiegare meglio l'azione antiaggregante di questa droga e anche la sua attività ipotensiva.
L'attività antiaggregante piastrinica dell'Aglio è assai valida in vitro, ma potrebbe non esserlo altrettanto in vivo, poichè le sostanze attive sono rapidamente metabolizzate dai tessuti, e inoltre una di esse, l'ajoene, è presente nell'Aglio in quantità molto basse. L'estratto secco di aglio titolato in alliina all'1% è altrettanto attivo dell'omogenato di aglio fresco, mentre gli oli distillati in corrente di vapore hanno un'attività pari a circa il 35% e i macerati oleosi pari a circa il 12% di quella dei composti suddetti.
E' stato anche dimostrato che il consumo di aglio fresco alla dose di 3g./die per un periodo di 6 settimane ha ridotto la produzione di trombossano da parte delle piastrine di circa l'80% in un gruppo di volontari sani. E' stato osservato nel ratto che l'estratto acquoso di aglio inibiva nelle piastrine la sintesi di trombossano B2 indotta dalla trombina in modo dose dipendente, con la massima inibizione operante tra 1 ora e 6 ore. Dopo 24 ore l'inibizione era del 15% e dopo 72 ore era del tutto assente, indicando così che si tratta di un'inibizione completamente reversibile (42).
Uno studio in vitro ha esaminato i meccanismi che stanno alla base dell’azione antiaggregante piastrinica dell’aged garlic. L’ADP e il calcio ionoforo stimolavano l’aggregazione piastrinica, con un concomitante aumento della concentrazione intracellulare di ioni calcio. In presenza di aged garlic l’aggregazione piastrinica e la mobilizzazione del calcio indotte dalle due sostanze suddette erano soppresse. Se le piastrine erano preincubate con l’aged garlic prima del contatto con l’ADP o il calcio ionoforo la concentrazione intracellulare del calcio era minore rispetto a quella osservabile in piastrine non a contatto con l’aged garlic. Anche l’aggiunta di calcio nel medium in presenza di aged garlic non aumentava i livelli intracellulari di questo ione. Lo studio indica che l’azione antiaggregante piastrinica dell’aged garlic è dovuta alla soppressione dell’influsso di ioni calcio nelle piastrine, grazie alla sua capacità di chelare il calcio nel citosol e/o di alterare altri messaggeri intracellulari piastrinici (64).
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione antiaggregante piastrinica di una polvere di aglio ottenuta per macerazione di bulbi di aglio freschi. L’effetto antiaggregante era esaminato dopo induzione dell’aggregazione con adenosina difosfato, collageno, epinefrina e acido arachidonico su piastrine ottenute da volontari sani. Si è visto che il macerato di aglio riduceva l’aggregazione piastrinica, in particolare quella indotta dall’adenosina difosfato e in minor misura quella causata dall’epinefrina, mentre l’aggregazione provocata dal collageno e dall’acido arachidonico non era modificata. Lo studio indica che l’aglio ha una valida azione antiaggregante piastrinica, che agisce inibendo la via dell’adenosina difosfato, così come fa il clopidogrel. Le sostanze responsabili sono situate tra i composti lipofili piuttosto che tra quelli idrofili (82).

Azione antiaggregante piastrinica. Studi clinici. Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’olio di aglio sull’aggregazione piastrinica. Sono stati arruolati 14 volontari sani, che ricevevano per os 9 g. di olio di aglio e 4 ore dopo la sua assunzione subivano un prelievo di sangue venoso per isolare da esso le piastrine e sottoporle ad aggregazione indotta da adrenalina, collageno e ADP. Si è visto che l’aggregazione indotta dall’adrenalina si riduceva del 12% (p<0,05), mentre quella causata dalle altre due sostanze non si modificava apprezzabilmente. Lo studio indica che l’olio di aglio è scarsamente efficace nel ridurre l’aggregazione piastrinica indotta nell’uomo (72).

Azione ipocolesterolemizzante. Studi in vitro e nell’animale: questa droga ha la capacità di ridurre il colesterolo. Se la colesterolemia non supera i 200 mg./dl. non si nota alcun effetto, mentre se i livelli ematici di colesterolo eccedono i 250 mg./dl. si notano riduzioni significative.
L'effetto ipolipemizzante dell'estratto totale di Aglio e quello di allicina, ajoene, metilajoene e vinilditiine presi isolatamente non differiscono in modo significativo, e ciò sta a significare che il miglior effetto sul quadro lipidico si ha somministrando l'estratto secco della droga titolato in allicina o in alliina. Sembra che l'azione ipolipemizzante sia dovuta all'allicina.
Essa è dovuta ad un blocco dell'enzima acetyl-CoA sintetasi, enzima essenziale nella biosintesi delle molecole lipidiche, e inoltre alla moderata azione coleretica esercitata da questa droga, che porta ad una maggior perdita di colesterolo con le feci. L'azione dell'aglio sull'acetyl-CoA-sintetasi si esercita soprattutto a livello epatico, come dimostrato in esperimenti su volatili, nel cui fegato la droga inibisce la sintesi di colesterolo e di acidi grassi. L'inibizione dell'enzima è reversibile ed è legata alla presenza di un gruppo tiosulfinico.
Uno studio in vitro ha dimostrato che gli aminoaidi solforati dell’aglio, in particolare i derivati cisteinici, riducono la sintesi del colesterolo da acetato ma non da mevalonato. L’attività dell’enzima HMG-CoA reduttasi era del 30-40% più bassa nelle cellule esposte alla cisteina solforata. Si è anche notato che l’azione sull’enzima sembra essere dovuta a un’aumentata fosforilazione dell’enzima stesso, ma non a riduzione dell’espressione dello specifico RNA. La sostanza più attiva tra quelle testate è stata la S-allyl-cisteina (SAC) (45).
E' stato fatto uno studio su cellule muscolari lisce umane dell'intima dell'aorta per valutare il loro contenuto in lipidi e l'effetto su di esso della polvere di aglio. L'aggiunta di tale polvere al mezzo di coltura riduce nettamente l'accumulo di colesterolo libero, di trigliceridi e di esteri colesterinici nelle cellule dell'intima normale. Utilizzando invece cellule tratte da placche aterosclerotiche la polvere di aglio riduce significativamente il loro contenuto di lipidi e rallenta la sintesi lipidica, grazie a inibizione dell'enzima acyl-CoA-colesterolo aciltransferasi, che partecipa alla formazione degli esteri colesterinici.
E' stato dimostrato che la sintetasi dell'ossido nitrico è presente a livello delle lesione aterosclerotiche umane, dove promuove la formazione di perossinitriti la cui azione è fortemente deleteria. L'ajoene e l'allicina sono in grado di ridurre in modo significativo l'attività di questo enzima in macrofagi umani RAW 264.7 attivati con lipopolisaccaride, e ciò sembrerebbe dipendere da una ridotta sintesi dell'enzima per interferenza dell'allicina e dell'ajoene con il trasporto da parte dell'RNA messaggero degli aminoacidi che lo compongono.
E' stato valutato un gruppo di ratti tenuti a dieta iperlipidica e trattati una parte con allicina alla dose di 3 mg./kg./die per os e una parte con placebo. Gli animali che ricevevano la droga mostravano un calo del colesterolo totale e di quello LDL significativo rispetto a quello dei ratti trattati col placebo.
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto sul metabolismo lipidico di quattro estratti di aglio (polvere, aglio bollito per 20 minuti, estratto acquoso ed estratto acquoso di aglio bollito). Questi estratti erano dati alla dose di 25 mg/kg/die per 30 giorni a ratti tenuti a dieta iperlipidica, monitorando il loro assetto lipidico pre e post trattamento. Si è notato che tutti gli estratti in oggetto riducevano il colesterolo totale e quello LDL in modo significativo (p<0,05), con un aumento altrettanto significativo della capacità antiossidante plasmatica totale. Lo studio indica che anche l’aglio bollito per 20 minuti possiede un’azione ipolipemizzante analoga a quella dell’aglio non bollito, il che indica che anche l’aglio usato nei cibi cotti può essere utile per combattere le dislipidemie (60).

Azione ipocolesterolemizzanti. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato ha valutato l'effetto della polvere di aglio (Kwai) sulla colesterolemia. Sono stati studiati 28 pazienti, con livelli di colesterolo e trigliceridi nettamente superiori alla norma, cui veniva somministrato il prodotto alla dose di 900 mg/die per os oppure il placebo per tre mesi. Al termine della sperimentazione i livelli di colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL e trigliceridi erano leggermente più bassi rispetto ai valori di partenza, ma tale differenza non era statisticamente significativa. Non sono stati rilevati effetti collaterali degni di nota (18).
Uno studio clinico controllato ha coinvolto 30 bambini affetti da iperlipidemia familiare, con livelli di colesterolo superiori a 185 mg/dl. Essi ricevevano per via orale una polvere di aglio (nome commerciale Kwai) alla dose di 300 mg/die oppure un placebo per un periodo di 8 settimane. Pre terapia e al termine della stessa venivano misurati i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi, apolipoproteina B 100, apolipoprotein A 1, fibrinogeno, omocisteina e la pressione arteriosa. Al termine della sperimentazione i livelli dei suddetti parametri nel gruppo verum erano leggermente più bassi di quelli del gruppo placebo, ma la differenza non era statisticamente significativa. Non si sono avuti rilevanti effetti collaterali (23).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 25 pazienti affetti da ipercolesterolemia moderata (valore medio del gruppo 291 mg./dl.), che ricevevano un preparato a base di macerato oleoso di aglio per os alla dose di 5 mg. due volte al dì o un placebo per un periodo di 12 settimane, con un periodo di wash-out di 4 settimane. Pre terapia e al termine della stessa venivano controllati i seguenti parametri: Colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi ed escrezione di acido mevalonico. Al termine del trattamento i valori del gruppo verum non differivano in modo statisticamente significativo da quelli del gruppo placebo, indicando con ciò che il macerato oleoso di aglio non sembra essere efficace nel trattamento delle iperlipidemie (24).
E' stato fatto uno studio clinico su 152 pazienti affetti da ateromasia a livello delle arterie carotidi e femorali dimostrata tramite Doppler, che ricevevano per os 600 mg/die di estratto secco di aglio o un placebo per un periodo di 4 anni. Al termine di questo periodo non solo non vi erano nuove lesioni ateromasiche a livello carotideo e/o femorale, ma quelle preesistenti erano diminuite come volume di percentuali oscillanti tra il 5 ed il 18%. Ciò potrebbe significare che l'aglio può avere non solo azione preventiva ma anche curativa contro la malattia aterosclerotica (27).
Un altro studio clinico ha arruolato un gruppo di soggetti apparentemente sani per valutare l'effetto dell'estratto secco di aglio sull'ossidazione delle LDL. Essi ricevevano per os 6 g. di polvere di aglio oppure 2,4 g. di aged garlic oppure ancora 0,8 g. di alfa tocoferolo acetato per un periodo di 7 giorni, al termine dei quali si valutava la suscettibilità delle loro LDL all'ossidazione mediata dal Cu2+. Si è visto che le LDL dei soggetti trattati con aged garlic o con alfa tocoferolo, ma non quelle dei soggetti che avevano ricevuto la polvere di aglio, erano meno suscettibili all'ossidazione (26).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’aglio sul quadro lipidico. Sono stati arruolati 51 pazienti, con un livello medio di LDL di 154,7 mg/dl,  che ricevevano per os 500 o 1000 mg. di polvere di aglio o un placebo per un periodo di 12 settimane. I livelli plasmatici del colesterolo totale, del colesterolo LDL, del colesterolo HDL e del triacilglicerolo venivano misurati pre terapia, ogni 2 settimane e al termine della stessa. Al termine dello studio i pazienti del che avevano ricevuto la dose di 1000 mg. di polvere di aglio avevano un calo del colesterolo LDL del 6,1%, mentre quelli con la dose di 500 mg. mostravano una riduzione del colesterolo LDL solo lievemente superiore a quelli del gruppo placebo. Non vi erano differenze apprezzabili tra i tre gruppi per quel che riguarda il colesterolo totale, il colesterolo HDL e i livelli di triacilglicerolo (32).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco di aglio titolato in allicina all’ 1,12% sull’assetto lipidico. Sono stati arruolati 136 pazienti ipercolesterolemici, che dovevano seguire una dieta ipolipidica per 1 mese prima della partenza dello studio, mentre durante esso potevano mangiare normalmente. Essi ricevevano per os una quantità di allicina pari a 5,6 mg/die o un placebo per 3 mesi. Si misuravano i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi pre e post terapia. Alla fine dello studio non vi erano differenze significative nell’assetto lipidico tra i pazienti dei due gruppi, per cui lo studio conclude affermando che l’estratto e le dosi usate non hanno modificato l’assetto lipidico di pazienti ipercolesterolemici (48).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto della polvere di aglio sui lipidi plasmatici, sulla pressione arteriosa e sulla parete delle arterie. Sono stati arruolati 75 pazienti apparentemente sani e normolipemici, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, di entrambi i sessi. Essi assumevano per os una quantità di polvere di aglio tale da apportare 10,8 mg/die di alliina o un placebo per 3 mesi. Si misuravano l’assetto lipidico, la pressione arteriosa e la velocità di propagazione dell’onda di pressione lungo la parete arteriosa pre e post terapia. Alla fine dello studio vi era un moderato ma significativo (p<0,07) calo dei trigliceridi, mentre gli altri parametri non si modificavano in modo apprezzabile (56).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’azione ipolipemizzante dell’aglio in pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 e dislipidemia. Sono stati arruolati 70 pazienti, che ricevevano 600 mg/die di estratto secco di aglio titolato in allicina all’1,3% o un placebo per 12 settimane e un’adeguata dieta ipolipidica. Al termine dello studio i pazienti del gruppo aglio mostravano un calo del colesterolo totale del 12,3% (p<0,001), del colesterolo LDL del 17,9% (p<0,001) e un aumento del colesterolo HDL dell’8,81% (p<0,05) rispetto a quelli del gruppo placebo. Non sono stati osservati effetti apprezzabili sui trigliceridi. Lo studio indica che l’estratto secco di aglio può ridurre il colesterolo in pazienti diabetici (62).
Uno studio controllato ha esaminato l’effetto di una polvere di aglio sui markers di flogosi, sulla funzionalità endoteliale e sul metabolismo lipidico in pazienti con evidenti fattori di rischio cardiovascolari. Sono stati arruolati 90 pazienti obesi, con BMI > a 24,5 kg/m2 e di età compresa tra 40 e 75 anni, che fumavano almeno 10 sigarette al giorno. Essi ricevevano per os 2,1 g/die di polvere di aglio o 40 mg/die di atorvastatina o un placebo per 3 mesi, misurando i markers di flogosi, di funzionalità endoteliale e del metabolismo lipidico dopo 1 e dopo 3 mesi di trattamento. Si è notato che i pazienti trattati con la polvere di aglio non mostravano modificazioni apprezzabili rispetto a quelli trattati col placebo dei parametri esaminati, mentre quelli che ricevevano l’atorvastatina avevano una riduzione della PCR del 35,3%, del colesterolo totale del 41,1%, del colesterolo LDL del 57,1%, dei trigliceridi del 41,5% e del TNF alfa del 58,3% al termine della sperimentazione. Lo studio indica che la polvere di aglio non è superiore al placebo nel modificare l’assetto lipidico e i markers di flogosi endoteliale in pazienti con elevato rischio coronarico (71).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto ipolipemizzante dell’aglio secco, della polvere di aglio e dell’aged garlic in 192 pazienti con livelli di colesterolo LDL compresi tra 130 e 192 mg/dl. Essi assumevano per os uno dei prodotti suddetti per 6 mesi, misurando l’assetto lipidico ogni 30 giorni fino alla fine dello studio. Al termine dello studio il colesterolo LDL, quello totale, quello HDL e i trigliceridi non differivano in modo statisticamente significativo tra i vari gruppi e tra questi e il gruppo placebo. Lo studio indica che l’aglio secco, la polvere di aglio e l’aged garlic non riducono significativamente il colesterolo in pazienti moderatamente ipercolesterolemici (73).
Uno studio clinico in aperto ha valutato l’effetto dell’olio di aglio sull’assetto lipidico, sulla glicemia e sullo stato antiossidante in pazienti ipertesi. Sono stati arruolati 70 pazienti, 38 donne e 32 uomini, che assumevano per os 6 cps/die di olio di aglio in aggiunta alla loro normale terapia ipotensiva per 1 mese, misurando pre e post trattamento l’assetto lipidico, la glicemia, i markers di lipoperossidazione, l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni, la pressione arteriosa e i livelli plasmatici di vitamine A, C, E e beta carotene. Si è visto che l’olio di  aglio riduceva significativamente il colesterolo totale e quello LDL e i livelli di markers di lipoperossidazione, ma non aveva effetti apprezzabili sulla glicemia, sugli enzimi antiossidanti endogeni. L’olio di aglio aumentava anche significativamente i livelli sierici di vitamina E ma non delle altre vitamine esaminate e non modificava apprezzabilmente la pressione arteriosa. Lo studio indica che l’olio di aglio può avere azione ipolipemizzante e antiossidante/antiradicalica in pazienti ipertesi (76).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’azione ipolipemizzante della polvere di aglio in compresse a rilascio ritardato da 600 mg ciascuna versus placebo, somministrate alla dose di 2 al giorno per 3 mesi, in 42 soggetti di sesso maschile di età compresa tra 35 e 70 anni con ipercolesterolemia moderata. Si è visto che i pazienti del gruppo verum mostravano, al termine della sperimentazione, una riduzione del colesterolo totale del 7,6% (p<0,004) e del colesterolo LDL dell’11,8% (p<0,002), con un aumento del colesterolo HDL dell’11,5% (p<0,013). Lo studio indica che le compresse a rilascio prolungato di polvere di aglio qui usate migliorano significativamente l’assetto lipidico in pazienti con ipercolesteroloemia moderata (80).

Azione ipocolesterolemizzante. Metanalisi.
E' stata fatta una meta-analisi su 16 lavori clinici controllati con un totale di 952 pazienti relativamente all'azione ipolipemizzante dell'Aglio. Il calo medio del colesterolo totale era del 12%, evidente dopo 30 giorni e persistente per 6 mesi, con dose media compresa tra i 600 e i 900 mg./die di estratto secco titolato. Il calo medio dei trigliceridi era del 10%, mentre il colesterolo HDL non è stato significativamente modificato. Gli effetti collaterali, a parte odore dell'alito e retrogusto, sono stati virtualmente inesistenti. L'effetto ipolipemizzante dell'estratto totale di Aglio e quello di allicina, ajoene, metilajoene e vinilditiine presi isolatamente non differiscono in modo significativo, e ciò sta a significare che il miglior effetto sul quadro lipidico si ha somministrando l'estratto secco della droga titolato in allicina (12).
Una metanalisi (Luglio 2003) ha valutato l’effetto dell’aglio come agente ipolipemizzante, inserendo nella valutazione solo studi clinici coerenti con il Boyack and Lookinland Methodological Quality Index (MQI). Sono stati inseriti 10 studi clinici, in 6 dei quali l’aglio si è rivelato superiore al placebo nel ridurre la lipemia. Il calo medio del colesterolo totale era del 9,9%, del colesterolo LDL dell’11,4% e dei trigliceridi del 9,9%. Negli altri 4 lavori l’aglio non è risultato essere statisticamente superiore al placebo. Le critiche mosse ai lavori esaminati riguardavano una durata a volte troppo breve, una carenza della power analysis e dell’intention to treat analysis e un non accurato controllo della dieta come fattore confondente. Sulla base dei dati presenti in letteratura, considerando anche la loro non eccelsa qualità metodologica, va usata prudenza nell’indicare l’aglio come valido nel trattamento dell’ipercolesterolemia moderata (50).
Una metanalisi (Giugno 2009) ha valutato l’effetto dell’aglio sull’assetto lipidico. Sono stati inseriti solo gli studi clinici controllati che valutavano l’effetto dell’aglio paragonato a quello del placebo, reperiti in numero di 29. Si è visto che l’aglio riduceva significativamente il colesterolo totale ( - 0.19; 95 % CI - 0.33, - 0.06 mmol/l) e i trigliceridi ( - 0.11; 95 % CI - 0.19, - 0.06 mmol/l), ma non aveva effetti apprezzabili sul colesterolo LDL e sul colesterolo HDL. La metanalisi indica che l’aglio riduce moderatamente il colesterolo totale e i trigliceridi e che non ha effetto sul colesterolo LDL e sul colesterolo HDL. (84).

Azione ipotensiva. Studi in vitro e nell’animale: uno degli effetti per cui l'aglio è più conosciuto è quello ipotensivo. Quest'azione è legata alla capacità dell'aglio di indurre vasodilatazione, in particolare nelle arteriole del distretto cutaneo, anche se una certa importanza avrebbero anche le attività profibrinolitica e di miglioramento della fluidità ematica.
Recentemente è stato testato l'effetto dell'aglio su ratti con ipertensione nefrovascolare indotta chirurgicamente. Gli animali ricevevano per via orale 0,5 ml. di estratto acquoso di aglio, che si dimostrava capace di ridurre significativamente la pressione arteriosa già dopo circa 3 ore dalla sua assunzione, proseguendo nell'effetto per circa 24 ore. Una seconda somministrazione di estratto a distanza di circa 12 ore dalla prima aumentava ulteriormente l'azione ipotensiva.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto anti-ipertensivo dell’aglio in animali resi ipertesi tramite stenosi dell’arteria renale. 4 settimane dopo la provocazione chirurgica della stenosi gli animali ricevevano per os 50 mg. di estratto acquoso di aglio per un periodo di 4 settimane, con misurazione della pressione arteriosa e dell’attività dell’ACE. Negli animali senza trattamento vi era un cospicuo incremento della pressione arteriosa e dell’attività dell’ACE nei reni, nell’aorta, nel cuore, nei polmoni e nel circolo sanguigno. Gli animali trattati con l’aglio avevano un rialzo assai più modesto di tali parametri. I dati di questo studio indicano che una parte dell’azione ipotensiva dell’aglio potrebbe essere dovuta ad un’azione di tipo ACE-inibitorio (51).

Uno studio nel ratto ha valutato l'effetto protettivo di omogenato di aglio e idroclorotiazide in animali con ipertensione arteriosa e danno miocardico. Gli animali ricevevano per 3 settimane una dieta ricca di fruttosio, capace di causare ipertensione. Successivamente essi ricevevano ero s l'omogenato di aglio alle dosi di 125 o 250 o 500 mg/kg e l'idroclorotiazide alla dose di 10 mg/kg per 6 settimane. A questo punto i ratti subivano un danno miocardico tramite iniezione sottocutanea di isoproterenolo alla dose di 175 mg/kg per 2 giorni. Si visto che l'aglio e l'idroclorotiazide aumentavano le attivit di lattato deidrogenasi, creatina fosfochinasi, SOD e catalasi nell'omogenato cardiaco sia quando usati separatamente sia quando adoperati assieme. Inoltre queste due sostanze riducevano la pressione arteriosa sistolica, miglioravano l'assetto lipidico e riducevano i danni miocardici causati dall'isoproterenolo. La dose di aglio pi efficace era quella di 250 mg/kg e la sua associazione con l'idroclorotiazide esaltava l'effetto protettivo di entrambe queste sostanze. Lo studio indica che l'aglio e l'idroclorotiazide sono sinergici nel ridurre la pressione arteriosa e nello svolgere azione cardioprotettiva nel ratto iperteso e con danni miocardici da isoproterenolo (97). Uno studio nel ratto ha valutato l'effetto di un estratto di aglio e del suo componente S-allilcisteina sulfossido (SACS) nel potenziare l'effetto anti-ipertensivo e cardioprotettivo del captopril. I ratti tenevano una dieta ricca di fruttosio per 3 settimane capace di causare ipertensione arteriosa e poi ricevevano per os un estratto di aglio alle dosi di 125 o 250 mg/kg o la SACS alle dosi di 0,111 o di 0,222 mg/kg per 3 settimane in presenza o in assenza di captopril alla dose di 30 mg/kg dato per una settimana. Infine i ratti ricevevano una iniezione sottocutanea di isoproterenolo (dose di 175 mg/kg) per 2 giorni. Si visto che sia il captopril sia l'estratto di aglio, da soli o in associazione, riducevano il calo dell'ingestione di fluidi e del peso corporeo. L'associazione estratto di aglio + captopril era la pi efficace nel ridurre la pressione arteriosa, la glicemia e l'ipercolesterolemia e aumentava significativamente le attivit degli enzimi antiossidanti endogeni nel cuore. Inoltre questa associazione riduceva significativamente i livelli plasmatici e intracardiaci di LDH e di CPK-MB. La SACS a basso e ad alto dosaggio era meno efficace di un basso o di un alto dosaggio di estratto di aglio. Cos la associazione SACS + captopril era meno efficace della associazione estratto di aglio + captoril. Lo studio indica che l'associazione estratto di aglio + captoril sinergica nel ridurre la ressione arteriosa e nel ridurre il danno miocardico da isoproterenolo nel ratto (98).

Azione ipotensiva. Studi clinici.
E' stato fatto uno studio clinico pilota su 101 pazienti affetti da ipertensione arteriosa moderata di tipo sisto-diastolico che consumavano aglio fresco alla dose media di 134 g. al mese. Si è visto che i pazienti con i minori valori di pressione sistolica erano quelli che consumavano le dosi maggiori di aglio, mentre non sono stati notati effetti sulla pressione diastolica (37).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco di aglio comparato a quello della polvere di aglio sulla pressione arteriosa. Sono stati arruolati 85 pazienti con ipertensione lieve o moderata, che ricevevano 600 mg/die o 2400 mg/die di estratto secco di aglio o 900 mg/die di polvere di aglio o un placebo per 60 giorni. La valutazione era fatta monitorando i livelli pressori pre terapia e al termine della stessa. Si è visto che l’estratto secco di aglio alla dose di 600 mg/die riduceva in modo statisticamente significativo (p<0,05) la pressione arteriosa. Tale effetto non aumentava con la dose di 2400 mg/die. La polvere di aglio riduceva in modo significativo solo la pressione sistolica ma non quella diastolica. Questi dati suggeriscono che l’estratto secco di aglio è più efficace della polvere di aglio nel ridurre la pressione arteriosa e che la dose di 600 mg/die è sufficiente per ottenere questo effetto (44).
Negli studi sinora effettuati si è notato un calo della pressione arteriosa sistolica da 176 mm/Hg (valore medio globale) a 154 mm/Hg (valore medio globale) dopo una terapia di 3 mesi con 600 mg. al giorno di estratto secco di aglio, e della pressione arteriosa diastolica da 99 mm/Hg (valore medio globale) a 85 mm/hg (valore medio globale) nelle stesse condizioni sperimentali (33).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’azione antiossidante dell’aglio sul danno al DNA causato dallo stress ossidativo, sulla generazione di NO e di superossido e sullo stato antiossidante totale in pazienti affetti da ipertensione essenziale. Sono stati selezionati 20 pazienti ipertesi e 20 soggetti normotesi, che ricevevano per os 250 mg/die di estratto secco di aglio titolato in allicina all’1% per 2 mesi, con prelievi di sangue per misurare i livelli di 8-idrossi-2’-desossiguanosina (8-OHdG), lipidi, malondialdeide, NO e vitamine antiossidanti (A, C ed E) pre e post terapia. Al termine della sperimentazione  i pazienti ipertesi mostravano un calo significativo dei livelli di 8-OHdG, di NO, di malondialdeide e della pressione arteriosa, con un concomitante e significativo aumento dei livelli delle vitamine antiossidanti e dello stato antiossidante totale dell’organismo. Questi risultati indicano che l’estratto secco di aglio può ridurre la pressione arteriosa e combattere i fenomeni ossidativi nei pazienti ipertesi, collaborando così alla loro cardio e vasoprotezione (63).
Uno studio di popolazione ha valutato la frequenza di uso dell’aglio nel trattamento dell’ipertensione arteriosa. Sono stati esaminati 7703 pazienti ipertesi, 4102 dei quali (il 53,3%) dichiarava di usare prodotti a base di aglio come ipotensivi. L’esame dei pazienti che assumevano aglio mostrava che essi non avevano un calo statisticamente significativo della pressione arteriosa, sia che assumessero aglio fresco con la dieta sia che prendessero capsule a base di polvere o di estratto secco di aglio. Lo studio indica che l’effetto ipotensivo dell’aglio è decisamente modesto (75).
Una metanalisi (Giugno 2008) ha valutato la letteratura esistente sull’azione ipotensiva dell’aglio. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati versus placebo, reperiti in numero di 25, dei quali 11 sono stati inclusi nella metanalisi. I dati indicano che l’aglio riduceva la pressione arteriosa sistolica di 4,6 mm/Hg rispetto al placebo (p<0,001) nei soggetti con ipertensione borderline, mentre nei soggetti chiaramente ipertesi l’aglio diminuiva la pressione arteriosa sistolica di 8,4 mm/Hg (p<0,001) e la pressione arteriosa sistolica di 7,3 mm/Hg (p<0,001). L’analisi regressiva indicava che vi era una significativa associazione tra la pressione arteriosa all’inizio del trattamento e l’entità della sua riduzione operata dal trattamento stesso (SBP: R=0.057; p=0.03; DBP: R=-0.315; p=0.02). La metanalisi indica che le preparazioni di aglio sono superiori al placebo nel ridurre la pressione arteriosa in pazienti ipertesi (77).
Una metanalisi ha esaminato l’effetto dell’aglio sulla pressione arteriosa in pazienti normotesi e con ipertensione sistolica o diastolica o sisto-diastolica. Si considerava iperteso il paziente che aveva una pressione sistolica superiore ai 140 mm/Hg. Sono stati inseriti 10 studi clinici controllati di accettabile qualità, in 3 dei quali i pazienti arruolati avevano una ipertensione sistolica. Si è visto che l’aglio riduceva la pressione sistolica median di 16,5 mm/Hg (95% CI 6.2 to 26.5) e la pressione diastolica media di 9,3 mm/hg (95% CI 5.3 to 13.3) rispetto al placebo.In pazienti normotesi l’aglio non aveva effetti apprezzabili né sulla pressione sistolica né su quella diastolica. La metanalisi indica che l’aglio può ridurre la pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica in pazienti ipertesi e che non modifica invece la pressione arteriosa nei soggetti normotesi (81).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’azione ipotensiva di una polvere di aglio a rilascio prolungato paragonata a quella di una polvere di aglio classica o al placebo in 84 pazienti affetti da ipertensione arteriosa lieve o moderata. Essi dovevano assumere per os 600 o 2400 mg/die della polvere a lento rilascio o 900 mg/die della polvere tradizionale o un placebo per 2 mesi, monitorando la pressione arteriosa durante tutto lo studio. Si è notato che la polvere a lento rilascio alla dose di 600 mg/die causava un significativo calo della pressione arteriosa sia sistolica (-7mm/Hg) sia diastolica (-3,8 mm/Hg). Il dosaggio di 2400 mg/die non forniva risultati significativamente superiori. La polvere di aglio classica riduceva la pressione arteriosa sistolica in modo simile alla polvere a lento rilascio, ma non aveva effetti sulla pressione diastolica. Lo studio indica che una polvere di aglio a lento rilascio ha un effetto migliore sulla pressione arteriosa di una polvere di aglio classica (85).

Azione cardio-vasoprotettiva. Studi in vitro e nell’animale: l'Aglio riduce in modo statisticamente significativo l'incidenza delle aritmie ventricolari in cuori isolati di ratto esposti al fenomeno di ischemia-riperfusione. Questo effetto è essenzialmente dovuto all'azione antiradicalica di questa droga, che è evidente solo per l'estratto secco con integrità del sistema alliina-alliinasi. La S-allilcisteina, l'S-allilmercaptocisteina e l'alliina antagonizzano il perossido di idrogeno e inibiscono anche l'ossidazione a catena indotta da un radicale idrofilico iniziatore.
E' interessante notare che l'azione bradicardizzante dell'aglio potrebbe essere dovuta ad un effetto di tipo calcio-antagonista, con riduzione della penetrazione del calcio nelle cellule miocardiche, effettivamente osservato in vitro. Questo effetto dell'aglio viene potenziato dal verapamil e dal diltiazem ma non dalla nifedipina e viene ridotto, ma non abolito, da alte concentrazioni di calcio nel mezzo extracellulare.
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto antiossidante dell’allicina su cardiomiociti di ratto stimolati col lipopolisaccaride in presenza di 10 o di 40 microM di allicina. Si è visto che la dose più bassa di allicina era la più efficace nel ridurre la produzione di nitriti indotta dal lipopolisaccaride, verosimilmente per inibizione della ossido nitrico sintetasi induciile (iNOS). L’allicina era capace di ridurre i livelli di mRNA specifico per la iNOS soprattutto alla concentrazioni di 10 microM e di ostacolare il trasporto dell’arginina in modo concentrazione dipendente. Quest’ultimo effetto era dovuto all’inibizione della sintesi di uno dei due fattori di trasporto specifici per l’arginina dei cardiomiociti. I risultati dello studio indicano che l’allicina inibisce l’attività della iNOS sia riducendo l’espressione dell’mRNA specifico sia ostacolando il trasporto dell’arginina (47).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’aglio sull’elasticità dell’aorta. Gli animali, resi diabetici tramite streptozotocina, erano trattati con un estratto acquoso di aglio alla dose di 100 mg/kg/die per via intraperitoneale. La reattività vasale era valutata misurando la risposta contrattile indotta dalla fenilefrina e quella rilassante causata dall’acetilcolina. Si è visto che gli animali diabetici da 4 settimane non mostravano evidenti alterazioni nella risposta vasale a questi due farmaci, ma quelli diabetici da 8 settimane mostravano un’esagerata risposta contrattile alla fenilefrina, che era significativamente ridotta dalla somministrazione di aglio. I ratti diabetici da 8 settimane evidenziavano anche un’esagerata risposta dilatatoria all’acetilcolina, che veniva riportata verso la norma dall’aglio. I dati di questo studio indicano che la somministrazione intraperitoneale di estratto acquoso di aglio può aiutare a ridurre le alterazioni della risposta dell’aorta agli stimoli costrittivi o dilatatori (52).
Uno studio in vitro ha indagato l’effetto di diverse frazioni dell’aglio sulla reattività vascolare. Si è visto che le contrazioni indotte dalla noradrenalina erano ostacolate da tutte le frazioni esaminate, anche se erano maggiori per quelle derivate dall’aglio secco rispetto a quelle ottenute dall’aglio congelato. Si è notato che questa azione vasodilatante si manteneva anche dopo rimozione dell’endotelio, ma cessava quasi totalmente inibendo l’ingresso del calcio extracellulare e la mobilizzazione di quello intracellulare, indicando con ciò che l’aglio agisce soprattutto con un meccanismo di tipo calcioantagonista (57).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto dell’estratto acquoso di aglio sull’espressione delle molecole di adesione dei leucociti alla parete vasale (ICAM-1 e VCAM-1) indotta dalle citochine in sezioni di coronarie umane. Si è visto che l’incubazione delle sezioni di coronarie con l’estratto acquoso di aglio a concentrazioni comprese tra 0,25 e 4,0 mg/ml riduceva significativamente l’espressione delle ICAM-1 e delle VCAM-1 indotta dall’interleuchina1 alfa e l’adesione dei monociti a cellule endoteliali sensibilizzate con interleuchina1 alfa. Lo studio indica che l’estratto acquoso di aglio può ridurre l’espressione delle molecole di adesione leucocitarie e l’adesività dei leucociti all’endotelio vasale (65).
E’ noto che l’NO è fondamentale per la vasodilatazione, ma anche che la sua reazione con l’anione superossido genere il perossinitrito, un radicale fortemente tossico. Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto dell’aged garlic (AGE) sulla produzione di NO e sugli effetti tossici del perossinitrito. Si è visto che una dose singola di AGE aumentava temporaneamente la produzione di NO del 30-40% tra i 15 e i 60 minuti dalla sua somministrazione. Si è anche visto che l’aumento della produzione di NO era dovuto ad un’aumentata attività della cNOS ma non della iNOS. In un altro esperimento l’aggiunta di AGE ad una sospensione di eritrociti di ratto riduceva l’emolisi indotta dal perossinitrito in nmodo concentrazione dipendente, suggerendo che l’AGE protegge la membrana degli eritrociti dal danno ad essa causato dal perossinitrito. Lo studio indica che l’AGE può proteggere l’apparato cardiovascolare aumentando la produzione di NO da parte della cNOS e riducendo i danni provocati dal perossinitrito a livello dell’apparato cardiovascolare (66).
Studi recenti indicano che la disfunzione endoteliale coronarica può contribuire allo sviluppo dell’ipertrofia del cuore destro in ratti con ipertensione polmonare indotta dalla monocrotalina. Questo studio ha valutato se il pretrattamento con estratto secco di aglio titolato in allicina all’1% fosse capace di ridurre questo fenomeno. Gli animali erano trattati con l’estratto di aglio 24 ore prima o 3 settimane prima dell’iniezione di monocrotalina, con valutazione poi della pressione ventricolare destra, dell’ipertrofia ventricolare e della funzionalità endoteliale coronarica. Si è visto che l’estratto in questione riduceva la pressione nel ventricolo destro e l’ipertrofia ventricolare destra e migliorava la funzionalità endoteliale coronaria. L’aglio bollito e l’aged garlic testati per confronto erano invece inefficaci. A livello coronario l’estratto di aglio utilizzato qui preveniva l’esagerata vasocostrizione indotta dalla monocrotalina, ma non modificava la vasodilatazion causata da un donatore di NO come il nitroprussiato di sodio. Lo studio indica che questa azione protettiva a livello endoteliale coronario è legata all’allicina e/o ai suoi metabolici (68).
E’ noto che l’iperglicemia causa la glicazione delle proteine e la formazione di prodotti glicati che favoriscono le complicanze del diabete. La glicazione è accompagnata dall’ossidazione del glucosio catalizzata dai metalli, con formazione di radicali liberi capaci di provocare la frammentazione delle proteine. Questo studio ha valutato la capacità dell’aged garlic e della S-allilcisteina (SAC) di inibire la glicazione. L’albumina da siero bovino veniva glicata in presenza di Cu(2+) e di differenti concentrazioni di aged garlic, misurando la frammentazione delle proteine. Si è visto che l’aged garlic inibiva la frammentazione delle proteine catalizzata dai metalli e la formazione di derivati glicati del glucosio e del metilgliossale in modo superiore alla piridossamina. La SAC inibiva la formazione di carbossimetilcisteina, un prodotto avanzato di glicazione derivato dai processi ossidativi. Lo studio indica che l’aged garlic e la SAC potrebbero avere azione protettiva contro i fenomeni di glicazione e di danno radicalico nel diabete mellito (74).
Uno studio clinico controllato ha valutato se l’aged garlic potesse modificare i markers di flogosi e di ossidazione a livello vascolare e la progressione dell’aterosclerosi. Sono stati arruolati 65 pazienti con rischio cardiovascolare intermedio, di età media di 60 anni, che dovevano assumere per os 250 mg/die di aged garlic + 100 microg di vitamina B12 + 300 microg di acido folico + 12,5 mg di vitamina B6 + 100 mg di L-arginina o un placebo per 1 anno. Si valutava lo sviluppo dell’aterosclerosi a livello coronarico, la reattività vascolare coronarica e i livelli plasmatici di malondialdeide, apoB, fosfolipidi ossidati, apoB100, LplA, PCR, assetto lipidico e omocisteina pre e post terapia. Al termine dello studio nei pazienti del gruppo verum la progressione dell’aterosclerosi coronarica era significativamente inferiore (p<0,05), con una riduzione del colesterolo totale, di quello LDL, dell’omocisteina, della malondialdeide e delle apoB e con un aumento del colesterolo HDL e della LplA. Lo studio indica che l’aged garlic migliora lo stress ossidativo, la funzionalità vasale e la progressione dell’aterosclerosi nell’uomo (86).

Azione cardio-vasoprotettiva. Studi clinici.
Uno studio clinico fatto su pazienti anziani ha dimostrato che l'ingestione di estratto secco di aglio titolato in allicina alla dose di 300 mg/die per os per un periodo di 2 anni ha avuto effetti benefici sull'elasticità dell'aorta. Infatti è stato notato che questa droga è stata in grado di incrementare in modo significativo le proprietà elastiche dell'aorta, riducendo la velocità di pulse-wave e la resistenza vascolare elastica standardizzata.
Uno studio clinico controllato ha verificato l’ipotesi che l’azione vasodilatatoria dell’aglio possa essere mediata attraverso l’effetto vasodilatante dell’interleuchina 6. Si misurava il flusso sanguigno a riposo tramite pletismografia con occlusione venosa prima e dopo la somministrazione di 600 mg/die di estratto secco di aglio titolato in allicina all’1% per 7 giorni in 26 volontarie sane (13 gruppo verum e 13 gruppo placebo). Si  prelevava il sangue venoso per il controllo dei livelli di IL6, nitrati, nitriti e c-GMP. Si è visto che nel gruppo verum il flusso sanguigno aumentava in modo significativo (p<0,001) da 3,01 basale a 3,46 dopo 7 giorni di aglio. I livelli plasmatici di interleuchina 6 aumentavano significativamente da 54,6 basale a 151 dopo 7 giorni di aglio (p<0,02). Non vi erano modificazioni significative nei livelli plasmatici di nitriti, nitrati e c-GMP. Nel gruppo di controllo tutti i parametri esaminati non si discostavano in modo evidente dai valori di partenza. I dati di questo studio indicano che l’estratto secco di aglio aumenta il flusso sanguigno a riposo, e che questo fenomeno potrebbe essere mediato dall’interleuchina 6 (53).
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti dell’estratto secco di aglio sui parametri di ossidazione plasmatici ed eritrocitari. Sono stati arruolati 11 soggetti aterosclerotici, che ricevevano per os  1 mg/kg di estratto di aglio per 6 mesi, con misurazione dei livelli di malondialdeide, xantina ossidasi, superossido desmutasi e glutatione perossidasi negli eritrociti e nel plasma. Si è visto che  l’aglio causava una significativa riduzione dei livelli di malondialdeide, senza modificazioni evidenti nei livelli degli enzimi antiossidanti. Questi risultati indicano che l’ingestione dell’estratto di aglio riduce lo stress ossidativo vascolare in pazienti aterosclerotici (54).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’azione dell’aglio invecchiato (AGE) sulla calcificazione della parete delle arterie coronarie. Sono stati arruolati 23 pazienti apparentemente sani, che assumevano per os l’AGE alla dose di 4 ml o un placebo per un anno. Si misuravano l’estensione delle placche calcifiche nelle coronarie tramite tomografia elettronica pre e post terapia e i livelli plasmatici di S-allilcisteina, uno dei composti attivi dell’AGE. Si è visto che dopo 1 anno di terapia il calcium score, determinato col metodo volumetrico, era di 7,5 +/- 9,4% nel gruppo verum e di 22,2 +/- 18,5% in quello placebo. Non vi erano differenze significative tra i due gruppi per quel che riguardava l’assetto lipidico e i livelli di proteina C reattiva. Nei pazienti del gruppo verum vi era un lieve ma non significativo calo dei livelli di omocisteina. I dati di questo studio indicano che l’AGE può ridurre la progressione delle calcificazioni coronariche, senza modificare apprezzabilmente la lipemia (58).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’aglio sui parametri ossidativi in pazienti ipertesi. Sono stati arruolati 20 pazienti ipertesi e 20 soggetti normotesi che servivano come controllo, che assumevano per os 250 mg/die di estratto secco titolato di aglio o un placebo per 2 mesi. Si misuravano nel plasma i livelli di lipidi, subfrazioni lipoproteiche, LDL ossidate, 8-iso-prostaglandina F2 alfa e lo stato antiossidante totale pre e post terapia. Pre terapia i pazienti ipertesi mostravano un moderato aumento della colesterolemia, delle LDL ossidate e dei livelli di 8-iso-prostaglandina F2 alfa, con una consensuale riduzione dello stato antiossidante totale. Al termine della terapia questi parametri tendevano a tornare verso livelli normali, con un calo significativo della pressione arteriosa sisto-diastolica. I dati di questo studio confermano che l’estratto di aglio riduce la pressione arteriosa e migliora lo stato ossidativo nel paziente iperteso (59).
A partire dal 1978 sono stati pubblicati 45 studi clinici randomizzati in doppio cieco della durata di almeno 4 settimane, che hanno dimostrato che l’aglio porta ad una moderata riduzione del  colesterolo totale entro 30 giorni, che persiste al terzo mese, con calo del colesterolo LDL e della ratio LDL/HDL, ma senza modificazioni del colesterolo HDL e con riduzione dell’aggregazione piastrinica. Scarsi invece gli effetti sulla pressione arteriosa. Gli effetti collaterali registrati erano i seguenti: alitosi, nausea, epigastralgie, flatulenza, reazioni allergiche cutanee e possibili fenomeni emorragici (49).
E’ noto che la vasodilatazione endotelio dipendente è compromessa in pazienti con malattia coronarica, con lo stress ossidativo e la flogosi che contribuiscono largamente a questo fenomeno. Questo studio clinico ha voluto indagare l’effetto dell’aged garlic sul flusso ematico nell’arteria brachiale, sulla vasodilatazione endotelio dipendente e sui markers di flogosi in 15 pazienti affetti da ischemia coronarica accertata tramite coronarografia. Essi dovevano assumere per os l’aged garlic o un placebo per 2 settimane. Al termine della sperimentazione si è visto che la vasodilatazione endotelio dipendente aumentava del 44% nel gruppo aglio, mentre i markers di stress ossidativo (LDL ossidate e perossidi), di flogosi sistemica (PCR e IL6) e di attivazione endoteliale (VCAM-1) non si modificavano in modo apprezzabile. I dati di questo studio indicano che un trattamento di breve periodo con l’aged garlic può migliorare la funzionalità endoteliale in pazienti coronaropatici (61).
Un aumento dei livelli di glutatione o un’aumentata attività della glutatione perossidasi possono ostacolare i danni endoteliali causati dall’omocisteina. Uno studio clinico controllato ha esaminato se l’aged garlic (AGE) fosse capace di ridurre gli effetti deleteri dell’iperomocisteinemia indotta dal carico di metionina in volontari sani. E’ noto che l’iperomocisteinemia provoca un calo significativo della vasodilatazione mediata dal flusso, indice di grave disfunzione endoteliale, e una riduzione della per fusione sanguigna cutanea stimolata dall’acetilcolina. Il pretrattamento con AGE per 6 settimane riduceva in modo significativo gli effetti negativi dell’omocisteina a livello vasale. Lo studio indica che l’AGE può avere un ruolo nella prevenzione dei danni vasali legati all’omocisteina (67).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’aglio sui parametri di ossidazione plasmatici ed eritrocitari in pazienti anziani. Sono stati arruolati 13 soggetti, di età media di 70,69 anni, che dovevano ingerire una dose di aglio di 0,1 g/kg/die per 1 mese, valutando pre e post terapia i livelli di malondialdeide, xantina ossidasi, SOD, glutatione per ossidasi e catalasi nel plasma e negli eritrociti. Si è visto che i livelli di malondialdeide nel plasma e nei globuli rossi erano significativamente ridotti dall’aglio, che aumentava l’attività della SOD e della glutatione per ossidasi negli eritrociti. L’attività della xantina ossidasi era solo lievemente ridotta dall’aglio, che riduceva significativamente anche il colesterolo LDL. Lo studio indica che l’aglio riduce i livelli plasmatici ed eritrocitari di malondialdeide e aumenta l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni nei globuli rossi, con riduzione delle reazioni ossidative (78).
Uno studio clinico di popolazione ha valutato la correlazione tra il consumo di aglio e/o cipolla e il rischio di infarto miocardico acuto in una popolazione di soggetti italiani. Sono stati arruolati 760 pazienti colpiti da infarto miocardico acuto e 682 controlli, che dovevano compilare un apposito questionario per stabilire il loro consumo di aglio e/o cipolla. Per la valutazione statistica si utilizzavano le Multivariate odds ratios (ORs) e il 95% dell’intervallo di confidenza (CIs) dopo aggiustamento per i fattori confondenti. Si è notato che le ORs dei consumatori di cipolla paragonate a quelle dei soggetti che non ne mangiavano erano di 0,90 (95% CI: 0.69-1.21) per una porzione alla settimana, e di 0,78 (95% CI: 0.56-0.99) per più di una porzione alla settimana, mentre per l’aglio i valori erano di 0,84 (95% CI: 0.66-1.09)  per una porzione alla settimana e di 0,94 (95% CI: 0.68-1.32) per più di una porzione alla settimana. Lo studio indica che una dieta ricca di cipolla e un po’ meno una dieta ricca di aglio possono ridurre l’incidenza dell’infarto miocardico acuto in una popolazione italiana (83).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto secco di aglio sulla capacità antiossidante totale e sulla lipemia in 17 volontari sani, che assumevano per os 1g/die di estratto di aglio o un placebo per 1 mese. Si prelevava il sangue venoso dopo 15 e dopo 30 giorni 3 ore dopo l’assunzione dell’estratto di aglio. Si è notato che già dopo 15 giorni vi era un significativo aumento della capacità antiossidante plasmatica, che era ancora maggiore dopo 30 giorni, mentre colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi non si scostavano significativamente dai valori di partenza. Lo studio indica che un estratto secco di aglio migliora la capacità antiossidante plasmatica totale e che non ha effetti evidenti sull’assetto lipidico (87).

Farmacocinetica: è stato dimostrato che l'allicina ha un rapido assorbimento, raggiungendo valori dosabili già dopo 10 minuti dalla somministrazione per os, con picco dopo circa 60 minuti e con eliminazione dal plasma in circa 6 ore.
Le vinilditiine raggiungono il picco ematico dopo circa 120 minuti, ma persistono nel plasma fino a circa 72 ore, e sono presenti in piccole quantità anche nell'albero respiratorio. L'allicina, che è il precursore delle vinilditiine, viene metabolizzata nel fegato più rapidamente rispetto ad esse.
L'allicina è in grado di attraversare facilmente le membrane ricche di fosfolipidi e di interagire coi gruppi tiolici intracellulari, con notevole permeazione della membrana degli eritrociti. L'allicina non danneggia in alcun modo le membrane con cui viene a contatto.

Indicazioni principali: dislipidemie lievi o moderate, preventivo della malattia aterosclerotica, ipertensione arteriosa lieve o moderata
Azione prevalente: prevenzione della malattia aterosclerotica.
Altre azioni: ipotensiva, anti-infettiva.

EFFETTI  COLLATERALI: Dosi elevate di aglio possono portare a nausea e talora a vomito a diarrea. Sono anche state osservate reazioni allergiche in forma di dermatiti da contatto e, in seguito a inalazione di polvere di aglio, in forma di rinite allergica o anche di crisi asmatiche in rari casi piuttosto gravi. Altre reazioni cutanee all'aglio, più rare rispetto alla dermatite da contatto, comprendono  il pemfigo, l'orticaria e la rara dermatite zosteriforme.
INTERAZIONI CON FARMACI:  Può potenziare l'azione degli antiaggreganti piastrinici, degli anticoagulanti e dei farmaci ipotensivi, in particolare di quelli ad azione vasodilatatoria.
E' stato descritto un caso di ematoma spinale epidurale associato a disfunzione epatica in un paziente che assumeva dosi molto elevate di aglio fresco assieme ad anticoagulanti.
Può modificare le variabili farmacocinetiche del paracetamolo e causare ipoglicemia quando somministrato insieme alla clorpropamide.
Uno studio ha indagato l’effetto dell’allicina sul trasporto e sull’eliminazione plasmatica del ritonavir, un inibitore delle proteasi usato nella terapia dell’HIV, effettuata dalla p-glicoproteina e dal CYP3A4. Si è visto che l’allicina inibiva in modo concentrazione dipendente il trasporto del ritonavir nelle cellule intestinali dipendente dalla p-glicoproteina, ma non modificava in modo evidente l’attività della CYP3A4. Lo studio indica che l’allicina può ridurre il trasporto del farmaco nelle cellule intestinali e dunque il suo assorbimento (55).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto di aglio sulla farmacocinetica dell’isoniazide e della rifampicina. Gli animali ricevevano per os l’estratto di aglio e i farmaci suddetti per 2 settimane, al termine delle quali si effettuavano le misurazioni. Si è visto che l’estratto di aglio interferiva con la farmacocinetica dell’isoniazide, riducendo la C(max) da 15,4 a 5,4 microg/ml e la AUC (0-24) da 76,7 a 34,3. Non vi erano peraltro alterazioni della T(max) e della AUC(0-). L’estratto di aglio non modificava la farmacocinetica della rifampicina. Lo studio indica che l’estratto di aglio riduce la biodisponibilità dell’isoniazide senza interferire con la sua eliminazione e senza interferire con i parametri farmacocinetici della rifampicina (69).
Uno studio clinico ha esaminato l’effetto dell’aglio sulla farmacocinetica del docetaxel, un substrato per la CYP3A4. Un gruppo di donne con carcinoma mammario metastatico riceveva il docetaxel alla dose di 30 mg/m2/die per 1 mese e, a partire dal terzo giorno di somministrazione, anche estratto secco di aglio alla dose di 600 mg/die per 12 giorni. Si è visto che l’aglio riduceva la clearance media del docetaxel da 30,8 a 23,7 l/h/m2 dopo 8 giorni e a 20,0 l/h/m2 dopo 14 giorni. Il picco di concentrazione plasmatica, l’area sotto la curva, il volume di distribuzione e l’emivita del docetaxel non erano peraltro modificati dall’aglio. Lo studio indica che l’aglio modifica la clearance media del docetaxel nell’uomo (70).
Uno studio clinico ha valutato l’eventuale interazione tra aglio e warfarin. Sono stati arruolati 13 volontari sani di genotipo CYP2C9 e VKORC1, che dovevano assumere per os una dose singola di warfarin da 25 mg, con o senza pretrattamento con estratto di aglio o di cranberry. Si valutavano le concentrazioni plasmatiche degli enantiomeri del warfarin, l’INR, l’aggregazione piastrinica e l’attivitò del fattore di clotting pre e post trattamento. Si è notato che il cranberry aumentava significativamente l’area sotto la curva dell’INR del 30%, mentre l’aglio non alterava la farmacocinetica e la farmacodinamica del warfarin. I soggetti col fenotipo VKORC1 erano quelli maggiormente suscettibili all’effetto delle droghe vegetali. Lo studio indica che il cranberry altera la farmacodinamica e la farmacocinetica del warfarin, mentre l’aglio è pressochè privo di questo effetto (79).
Uno studio nel ratto ha valutato se l’omogenato di aglio fresco potesse interferire con la farmacocinetica dell’idroclorotiazide. Quest’ultima vaniva data per os alla dose di 10 mg/kg e l’omogenato di aglio alle dosi di 125 o di 250 o di 500 mg/kg. Si è visto che l’idroclorotiazide causava nell’ECG una riduzione significativa della durata del QRS, dell’intervallo RR, del segmento QT, della pressione arteriosa sistolica, della potassiemia, della frequenza cardiaca, della LDH e della CPK-MB. L’idroclorotiazide provocava un significativo effetto diuretico, che era aumentato dall’omogenato di aglio. Quest’ultimo invece riduceva la perdita di potassio indotta dal farmaco alla dose di 250 mg/kg. L’omogenato di aglio aumentava significativamente la biodisponibilità e l’emivita dell’idroclorotiazide e ne riduceva l’eliminazione. Lo studio indica che l’omogenato di aglio può potenziare in modo evidente l’azione dell’idroclorotiazide nel ratto e che ne riduce l’effetto kaliuretico (88).
CONTROINDICAZIONI: E' sconsigliato nei pazienti anemici, in quelli affetti da ulcera peptica e/o gastrite acuta, in quelli che soffrono di allergie di quasiasi origine e in quelli affetti da ipotiroidismo, in gravidanza e durante l'allattamento. Non indicato in età pediatrica.
TOSSICITÀ: è una droga priva di evidente tossicità, dal momento che, nel ratto, anche dosi molto elevate e pari a 2g/kg di peso per os per un periodo di 6 mesi, non hanno prodotto segni di tossicità generale e organica, ad eccezione di una riduzione del numero degli eritrociti e della concentrazione di emoglobina.
Non è stata mai rilevata attività teratogena, anche per dosi elevate, nel ratto.

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