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Schede piante >> HARPAGOPHYTUM PROCUMBENS (Arpagofito o Artiglio del diavolo)

Data ultima revisione 15-02-2005

FAMIGLIA: Pedaliaceae.

HABITAT: originario dell’Africa meridionale, in particolare Sud Africa, Namibia e Botswana, dove cresce sui suoli ricchi di ossido di ferro delle savane semidesertiche.

PARTE USATA: le radici laterali tuberizzate.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco titolato in arpagoside min. 1,8% (Farmacopea Italiana X), la cui posologia giornaliera va da 10 a 16 mg/kg, suddivisi in due somministrazioni meglio se dopo i pasti principali, a causa del gusto molto amaro della droga.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una pianta ricca di sostanze iridoidi, che sono dei monoterpeni esistenti generalmente sotto forma di glucosidi. Il costituente maggioritario è l’arpagoside, accompagnato dal procumbide e dal procumboside. Questi iridoidi sono dei glucosidi, che vengono idrolizzati nel tratto gastrointestinale per idrolisi acida e/o enzimatica. E' una droga ricca di zuccheri, sia semplici sia complessi e contiene anche triterpeni, esteri eterosidici fenilpropanici, acidi fenolici, fitosteroli liberi ed esterificati, flavonoidi, grassi e cere.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE:

Azione antiflogistica: le ricerche cliniche e sperimentali evidenziano che questa droga possiede una notevole azione anti-infiammatoria, alla quale si associano anche attività analgesiche e antispasmodiche.
Infatti esso è in grado di opporsi alla flogosi indotta dall’iniezione di metanale nell’articolazione dell’anca del ratto, ma ha scarsa attività sull’edema indotto nella stessa articolazione da agenti flogogeni quali ovalbumina e carragenani. Inoltre riduce il dolore provocato dall’applicazione di olio di croton sull’orecchio del coniglio.
Uno studio fatto in Canada sul ratto evidenzia peraltro che questa droga sarebbe inefficace, anche a dosi molto più alte di quelle utilizzate comunemente in terapia, nel ridurre l’edema indotto nella zampa del ratto da lambda carragenano e da Mycobacterium butyricum. Alle stesse dosi la droga è stata riscontrata inefficace, in vitro, nell’inibizione della sintesi delle prostaglandine.
Uno studio ha valutato l’effetto dell’arpagofito sulla flogosi indotta dal lipopolisaccaride su cellule fibroblastiche di ratto L929. Si è visto che l’estratto acquoso di arpagofito sopprimeva la sintesi della prostaglandina E2 e dell’NO inibendo l’aumento della COX2 stimolato dal lipopolisaccaride e l’espressione dell’mRNA specifico per la iNOS. Questi risultati indicano che l’arpagofito ha azione antiflogistica sopprimendo la COX2 e l’espressione della iNOS (18).
A tale riguardo è stato fatto uno studio in doppio cieco versus placebo su un gruppo di volontari sani, che assumevano estratto secco di arpagofito titolato in glucoiridoidi totali 3% alla dose di 2g. al giorno per 21 giorni. Sono stati valutati i livelli plasmatici di prostaglandina E2 (PGE2), trombossano B2 (TXB2), 6-keto-PGF1-alfa e leucotriene B4 (LTB4). Alla fine della sperimentazione non è stato evidenziato alcun cambiamento significativo nei parametri presi in esame (11).
L’infiammazione articolare comporta compromissione del panno cartilagineo ed è associata ad un aumento dell’interleuchina 1 beta e del TNF alfa. L’aumento delle suddette citochine provoca un’aumentata produzione di enzimi degradanti la matrice quali le metalloproteinasi di matrice. Questo studio ha quindi esaminato l’effetto dell’estratto di arpagofito sulla produzione di metalloproteinasi in condrociti umani stimolati con interleuchina 1 beta. Si è visto che questa droga riduceva in modo significativo la produzione delle metalloproteinasi di matrice, in particolare la 1, la 3 e la 9 (21).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto antiflogistico e analgesico dell’arpagofito in un modello di artrite da adiuvanti di Freund in fase sia acuta sia cronica. Gli animali ricevevano l’adiuvante di Freund nel tessuto subplantare della zampa posteriore destra e poi l’estratto di arpagofito alle dosi di 25, 50 o 100 mg/kg in acuto e di 100 mg/kg in cronico. Si misuravano il test comportamentale, il peso corporeo e il diametro della zampa interessata. Si è notato che l’estratto di arpagofito riduceva in modo dose dipendente il dolore e il volume della zampa interessata, senza modificazioni del peso corporeo sia in acuto sia in cronico. Questi dati confermano l’azione antiflogistica e analgesica dell’arpagofito (22).

Studi clinici: uno studio in doppio cieco ha valutato l’effetto di un estratto secco di arpagofito titolato in arpagoside all’8% in un gruppo di 197 pazienti affetti da lombalgia recidivante. Essi ricevevano per os 600 mg o 1200 mg di estratto o un placebo per un periodo di 4 settimane. Venivano valutati la gravità del dolore, la sua durata e i risultati del test di Arhus per il dolore lombosacrale. Al termine della sperimentazione si è notato che i soggetti del gruppo verum avevano un miglioramento di tutti questi indici debolmente significativo rispetto a quello del gruppo placebo, con un’incidenza di effetti collaterali, essenzialmente a tipo epigastralgie, decisamente bassa (4 pazienti) (12).
Uno studio clinico in doppio cieco ha arruolato 122 pazienti affetti da osteoartrite, che ricevevano per os 2610 mg/die di estratto secco di harpagophytum o 100 mg/die di diacereina per un periodo di 4 mesi. La valutazione era fatta ricorrendo ad un questionario sintomatologico e al Lequesne score da compilarsi pre terapia e al termine della stessa. In entrambi i gruppi vi è stato un miglioramento significativo, mentre il ricorso all’uso di FANS era significativamente minore nei pazienti trattati con Harpagophytum, che mostravano anche una minore incidenza di effetti collaterali (13B).
Uno studio clinico multicentrico in aperto ha valutato l’effetto di un estratto secco di arpagofito tipo LI 174 in pazienti affetti da lombalgia non radicolare. Sono stati arruolati 130 pazienti, che ricevevano per os 2 capsule al giorno di LI 174 da 480 mg ciascuna per 2 mesi. La valutazione era fatta ricorrendo alla Multidimensional pain scale (MPS), all’Arhus back pain index e ad altri parametri atti a valutare la mobilità della colonna lombare pre e post terapia. Si è visto che, al termine del trattamento, vi era un significativo miglioramento in tutti i tests utilizzati, senza la comparsa di evidenti effetti collaterali (16).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di arpagofito chiamato Doloteffin in pazienti affetti da lombalgia aspecifica e/o da dolore osteoartritico all’anca. Sono stati arruolati 250 pazienti, che ricevevano per os una dose di estratto capace di apportare 60 mg/die di arpagoside o un placebo per 8 settimane. La valutazione era fatta tramite l’Arhus low back pain, il WOMAC index e la versione tedesca dell’HAQ dopo 4 e dopo 8 settimane. Inoltre ogni paziente riceveva un diario per la registrazione quotidiana del dolore. Al termine della sperimentazione l’analisi statistica rivelava un miglioramento già significativo dopo 4 settimane e ancora di più dopo 8 settimane. Si è anche notato che tale miglioramento era tanto maggiore quanto maggiore era il dolore all’inizio dello studio e che i soggetti anziani miglioravano meno di quelli giovani. I pazienti del gruppo facevano significativamente meno ricorso ai FANS rispetto a quelli del gruppo lpacebo. In totale i pazienti che hanno dichiarato di essere soddisfatti dell’effetto del Doleffin sono stati il 70% del totale del gruppo verum.Gli effetti collaterali registrati nel gruppo verum interessavano circa il 10% dei pazienti e consistevano in gran parte in disturbi gastrointestinali come lievi epigastralgie e dolori addominali, accompagnati in alcuni casi da diarrea (17).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto di arpagofito chiamato Doloteffin in pazienti artroreumatici paragonato a quello del rofecoxib. Sono stati arruolati 88 pazienti con lombalgia, che ricevevano per os una dose di Doloteffin capace di apportare 60 mg./die di arpagoside o 12,5 mg/die di rofecoxib per 6 settimane. I pazienti erano liberi di assumere 400 mg/die di tramadolo in caso il dolore fosse particolarmente intenso. Si è visto che, al termine del trattamento, 10 pazienti del gruppo arpagofito e 5 pazienti del gruppo rofecoxib non avevano più dolore, mentre 18 pazienti del gruppo arpagofito e 12 pazienti del gruppo rofecoxib avevano un miglioramento del dolore di almeno il 50% rispetto all’inizio dello studio. Il decremento del punteggio dell’Arhus index era di 23 nel gruppo arpagofito e di 26 nel gruppo rofecoxib, mentre quello dell’Health assessment questionnaire era di 7 e di 6 rispettivamente. Il tramadolo è stato usato da 21 pazienti del gruppo arpagofito e da 13 pazienti del gruppo rofecoxib. 14 pazienti in ciascun gruppo hanno avuto effetti collaterali, essenzialmente di tipo gastrointestinale ma di entità lieve o moderata. Lo studio conclude affermando che non vi erano differenze statisticamente significative nel risultato di entrambi i gruppi, anche se il numero di pazienti non è sufficiente per poter trarre conclusioni definitive (19).
Una recente metanalisi (Settembre 2003) ha valutato gli studi clinici sull’Harpagophytum relativamente alla sua azione antidolorifica/antireumatica nel dolore cronico muscoloscheletrico. Otto lavori erano stati condotti in aperto ed erano studi osservazionali. Due lavori in aperto paragonavano questa droga ai FANS, e uno di questi era un lavoro randomizzato. Dieci lavori erano controllati, otto dei quali versus placebo e due versus FANS. I lavori clinici in aperto sembrano indicare un effetto favorevole della droga sul dolore muscoloscheletrico, ma essi non possono separare l’azione della droga da possibili effetti placebo verificatesi nei soggetti partecipanti agli studi. I due lavori in aperto versus FANS sono poco discriminanti per numerosi motivi (arruolamento dei pazienti, metodologia seguita, effetto placebo ecc.). Degli 8 lavori controllati versus placebo, sei sono stati condotti con metodiche non perfettamente corrette, uno non è del tutto attendibile soprattutto per i criteri di selezione dei pazienti e uno è invece assolutamente attendibile, indicando la superiorità della droga nei confronti del placebo. Uno dei due lavori controllati versus FANS ha usato come paragone il rofecoxib, ma è un lavoro di dimensioni troppo piccole per trarre conclusioni affidabili, mentre l’altro è di buona qualità e sottolinea la superiorità della droga rispetto alla diacereina. I risultati di alcuni studi suggeriscono una certa efficacia per alcuni prodotti, ma per nessuno di essi si può dire una parola chiara e definitiva. I lavori pubblicati indicano comunque che la quantità di arpagoside necessaria per avere un effetto clinico significativo non deve essere inferiore a 50 mg/die (20).
Una metanalisi clinica (Settembre 2004) ha valutato l’efficacia e la tollerabilità dell’harpagophytum nel paziente artroreumatico. Sono stati considerati solo i lavori clinici randomizzati in doppio cieco, selezionandone 12. Di questi 6 riguardavano pazienti con osteoartrite, 4 pazienti con lombalgia recidivante e 3 pazienti con dolori osteoarticolari migranti. La letteratura indica che la minima dose giornaliera efficace di arpagoside è di 30 mg, con effetti ottimali intorno ai 60 mg/die di questa sostanza per pazienti con dolori cronici, mentre la dose minima efficace nel dolore acuto è di 100 mg/die di arpagoside. La letteratura indica anche che 60 mg/die di arpagoside sono sostanzialmente analoghi a 12,5 mg/die di rofecoxib nella lombalgia cronica recidivante. La tollerabilità di queste dosi di estratto è stata discreta, con un’incidenza di effetti avversi di tipo gastrointestinale di circa l’8% dei soggetti trattati (23).

Una metanalisi (Aprile 2006) ha valutato l’efficacia e la tollerabilità dei fitoterapici nel trattamento della lombalgia. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati condotti nell’adulto affetto da lombalgia acuta o cronica, che avevano come obiettivo primario la misurazione del dolore e dell’impotenza funzionale. Sono stati selezionati 10 studi. Due di questi erano condotti con metodologia ineccepibile e riguardavano l’arpagofito. Essi indicavano che dosi di arpagoside comprese tra 50 e 100 mg/die erano superiori al placebo nel ridurre il dolore e l’impotenza funzionale. Un altro studio di buona qualità indicava che una dose di 60 mg/die di arpagoside era equivalente a 12,5 mg/die di rofecoxib sul dolore e sull’impotenza funzionale. Due studi di buona qualità esaminavano l‘estratto di Salix alba, dimostrando che una dose di salicina compresa tra 120 e 240 mg/die era superiore al placebo nel ridurre il dolore e l’impotenza funzionale. Un altro studio di buona qualità indicava che una dose di 120 mg/die di salicina era equivalente a 12,5 mg/die di rofecoxib sul dolore e sull’impotenza funzionale. Tre studi di qualità bassa riguardavano il Capsicum frutescens sotto forma di preparato topico, trovando che esso era moderatamente superiore al placebo nell’alleviare il dolore e l’impotenza funzionale. Uno studio di bassa qualità indicava le stesse cose per un preparato omeopatico di Capsicum frutescens. La metanalisi indica che l’arpagofito e il salice sembrano essere più efficaci del placebo nel ridurre il dolore e l’impotenza funzionale i pazienti con lombalgia, ma andrebbero effettuati studi rigorosi di buona numerosità per poterlo affermare con certezza (25).

Uno studio clinico in aperto ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un estratto secco di arpagofito nel trattamento dei disturbi reumatici. Sono stati arruolati 259 pazienti trattati per os con l’estratto in questione, misurando l’intensità della loro sintomatologia tramite le scale Western Ontario and McMasters Universities Osteoarthritis (WOMAC) Index e Algofunctional Hand Osteoarthritis Index pre e post trattamento, l’indice di qualità della vita e i comuni esami ematochimici. Si è notato un significativo miglioramento (p<0,0001) della sintomatologia algica e dell’impotenza funzionale conseguente. L’indice della qualità della vita era migliorato del 60% e anche il ricorso ai farmaci antidolorifici era significativamente diminuito. Gli effetti collaterali sono stati di entità moderata, principalmente di tipo gastrointestinale. Lo studio indica che l’estratto secco di arpagofito è efficace e ben tollerato nei disturbi reumatici (26).

Una metanalisi (Febbraio 2008) ha valutato l’efficacia e la tollerabilità dell’arpagofito nel trattamento della lombalgia e dell’osteoartrite. Sono stati inseriti 28 studi clinici controllati. In 20 di questi studi sono stati riscontrati effetti avversi, la cui incidenza è peraltro risultata simile a quella evidenziata per il placebo. Questi eventi avversi erano soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale, i sintomi più frequenti essendo nausea, pirosi gastrica e dolori addominali talvolta con diarrea, che interessavano circa il 3% dei pazienti trattati. Non vi sono state segnalazioni di tossicità cronica e solo due segnalazioni di tossicità acuta (un caso di rash cutaneo e 1 caso di nausea e vomito). L’efficacia nella maggior parte degli studi è risultata significativamente superiore rispetto al placebo, anche se in molti studi i dosaggi di estratto di artiglio erano piuttosto bassi e non tali da fornire quotidianamente almeno 30 mg di arpagoside. Pertanto sarebbe necessario uno studio clinico controllato di adeguata numerosità dove questo estratto venisse utilizzato a dosaggio pieno per poterne meglio vagliare le potenzialità curative (27).

Indicazioni principali: malattie artroreumatiche, piccola traumatologia sportiva.

Azione prevalente: antiflogistica e antidolorifica.

EFFETTI COLLATERALI: ha un sapore molto amaro, per cui la somministrazione delle forme liquide non è molto ben accetta dal paziente.
Può provocare talvolta epigastralgie con nausea, particolarmente in soggetti affetti da gastrite acuta e/o ulcera peptica. Pertanto si consiglia di assumere questa droga a stomaco pieno. In alcuni rari casi può provocare dolori addominali con diarrea.

CONTROINDICAZIONI: non è consigliabile nel bambino al di sotto dei 12 anni, in gravidanza e durante l’allattamento.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: non note.

TOSSICOLOGIA: questa droga è praticamente atossica, essendo la DL 50 nel topo pari a 1g/kg per l’arpagoside e a 3,2g/kg per l’arpagide, e non essendo stati notati effetti collaterali per la somministrazione di 600 mg/kg pro die per un periodo di 30 giorni nel ratto.

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