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Schede piante >> CRATAEGUS OXYACANTHA O MONOGYNA (Biancospino)

Data ultima revisione 02-12-2009

FAMIGLIA: Rosaceae.

HABITAT: è un arbusto molto comune nelle zone temperate dell’emisfero nord, specialmente negli incolti al limitare dei boschi.

PARTE USATA: i fiori e le foglie.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco nebulizzato e titolato in flavonoidi calcolati come iperoside min. 0,7% (Farmacopea Italiana X), la cui posologia giornaliera va da 9 a 13 mg/kg, suddivisi in due o tre somministrazioni preferibilmente lontano dai pasti.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una pianta ricca di flavonoidi, che possono rappresentare circa il 2% del peso della droga secca. I principali sono l’iperoside, lo spireoside, il rutoside e la quercetina. Vi sono anche mono-C-eterosidi di flavoni, in particolare vitexina, orientina e 2-ramnosil vitexina. Abbondanti sono anche i proantocianidoli, che possono rappresentare fino al 3% del peso della droga secca. Vi sono anche acidi triterpenici pentaciclici, in particolare acidi ursolico, oleanolico e crategolico, aminoacidi aromatici e amine cardiotoniche.

PROPRIETÀ  TERAPEUTICHE: Azione cardioprotettiva. Studi in vitro e nell’animale: provoca una vasodilatazione sui letti splancnico e coronarico, dovuta a rilasciamento delle fibrocellule muscolari della parete vasale, con aumento del flusso sanguigno in questi distretti.  Non causa alterazioni a livello del seno carotideo.
Possiede azioni cronotropa e dromotropa negative, inotropa positiva e potenzia l'azione della digitale. I flavonoidi e i proantocianidoli sono inibitori dell'enzima 3'-5'-AMP ciclico fosfodiesterasi, con un'efficacia nettamente superiore a quella della teofillina, e questo meccanismo d'azione, che comporta un aumento dei livelli intracellulari di AMP ciclico, può spiegarne in parte gli effetti cardiovascolari. Ricerche recenti evidenziano che la frazione del fitocomplesso più importante per l'espletarsi dell'azione cardioprotettiva è quella delle procianidine.
Alcuni studi dimostrano che il Biancospino protegge il cuore contro l'insulto da ischemia-riperfusione nel ratto, Infatti durante l'ischemia si ha calo dell'acido ascorbico e dei livelli di LDH e durante la riperfusione c'è invece un forte aumento di questo enzima, che poi diminuisce progressivamente nel prosieguo della riperfusione ma senza raggiungere i bassissimi livelli della fase di ischemia. Il pretrattamento con Biancospino riduce significativamente (p< 0,01) l’aumento della LDH durante riperfusione, e ciò suggerirebbe che questa droga aiuti a preservare la membrana cellulare delle cellule miocardiche proteggendola dal danno ischemico.
Altri studi dimostrano che l’ischemia deprime la funzione meccanica del cuore isolato di ratto, che recupera solo dopo 5 minuti di riperfusione. Il pretrattamento con Biancospino accelera significativamente (p <0,01) il recupero funzionale del cuore durante la riperfusione e riduce i livelli miocardici di acido lattico, ma non modifica quelli di acidi grassi liberi. Questo effetto sembra dovuto alle proprietà antiossidanti della droga.
Si sa che durante la riperfusione vi è aumento dei fenomeni di perossidazione lipidica, come provato dall'aumento dei livelli di malondialdeide e dalla riduzione dell'attività della superossido dismutasi nel tessuto miocardico, e dei livelli di plasminogen activator inhibitor 1 (PAI 1). Il Biancospino riduce nettamente questi fenomeni, e inoltre protegge la cellula miocardica dai danni istologici che si verificano durante i fenomeni di ischemia-riperfusione.
Inoltre i flavonoidi causano inibizione parziale dell'enzima di conversione dell'angiotensina, con conseguenti, possibili effetti ipotensivi. I più attivi in questo senso sono la quercetina, il kempferolo e alcuni loro esteri.
È stata anche dimostrata la capacità degli antocianosidi di  indurre vasodilatazione in svariati distretti arteriosi, in particolare su quelli splenico e coronarico. Questa azione non è dovuta ad un meccanismo di tipo beta adrenergico, bensì ad un aumento della liberazione delle prostaglandine ad azione vasodilatatoria, in particolare PGI2, prodotte dall'endotelio vasale. Inoltre gli antocianosidi potenziano la vasodilatazione coronarica indotta dall'adrenalina, verosimilmente inibendo l'attività dell'enzima catecol-O-metil-transferasi, responsabile della metilazione delle catecolamine e quindi del loro catabolismo, analogamente a quanto sono in grado di fare rutina e quercetina.
Uno studio ha valutato l'effetto dell'estratto secco di biancospino LI 132 titolato in flavonoidi al 2,2% su cuori di ratto in apposita soluzione in vitro. Tali cuori erano sottoposti a ischemia per un periodo di 10 o 20 minuti, dopodichè veniva effettuata la riperfusione. Negli organi sottoposti a ischemia di 20 minuti predominava la fibrillazione ventricolare, mentre in quelli che avevano subito ischemia di 10 minuti i fenomeni di fibrillazione ventricolare erano assai meno accentuati. Il pretrattamento dei cuori prima dell'esperimento con l'estratto di biancospino riduceva dall'89 al 51% gli episodi di fibrillazione ventricolare nei cuori esposti a 20 minuti di ischemia e dal 48 all'8% quelli di tachicardia ventricolare nei cuori esposti a 10 minuti di ischemia. Ciò sembra confermare che questo estratto di biancospino è in grado di opporsi alle aritmie tipiche della fase di riperfusione post-ischemia osservata nei cuori di ratto mantenuti in vitro (16).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto dell’estratto di biancospino WS1442 sul funzionamento del miocardio e sulla sua capacità di prevenire l’ischemia miocardica durante il fenomeno di ischemia-riperfusione, con durata dell’ischemia di 240 min. e della riperfusione di 15 min. L’estratto era somministrato alla dose di 10 o di 100 mg/kg per 7 giorni prima dell’ischemia-riperfusione. Si è notato che esso riduceva il sopraslivellamento del tratto S-T all’ECG, l’incidenza di fibrillazione ventricolare (pari al 67% nei controlli, al 64% a 10 mg/kg e al 27% a 100 mg/kg) e la mortalità (pari al 47% nei controlli e al 27% nei ratti del gruppo verum). Inoltre l’area miocardica infartuata si riduceva del 36,7% a 10 mg/kg e del 57% a 100 mg/kg rispetto ai controlli. Lo studio conferma l’azione cardioprotettiva del WS 1442 nel ratto, grazie alle sua azioni antiossidante, favorente la produzione di NO e inibente sulle elastasi prodotte dai leucociti (26).
Nello scompenso cardiaco si ha una ridotta vasodilatazione endotelio dipendente con aumentata produzione di endotelina 1, che è predittiva di elevata mortalità. Per questo lo studio in oggetto ha valutato l’effetto delle procianidine del biancospino su questo fenomeno. Si è visto che esse inibivano la sintesi dell’endotelina 1 in modo dose dipendente e ripristinavano una capacità di vasodilatazione simile a quella tipica dei vasi di soggetti normali. Lo studio indica che le procianidine del biancospino possono essere utili per combattere la disfunzione endoteliale nel paziente con scompenso cardiaco (28).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto di un estratto idroalcoolico di biancospino sulla funzionalità mitocondriale durante l’infarto miocardio sperimentalmente indotto. L’estratto veniva somministrato per os alla dose di 0,5 ml/100 g/die per 30 giorni. Al termine di questi 30 giorni gli animali ricevevano l’isoproterenolo alla dose di 85 mg/kg per via sottocutanea per 2 giorni, a intervalli di 24 ore per indurre l’infarto. Dopo 48 ore gli animali venivano sacrificati e i loro miocardiociti esaminati istologicamente. Si è visto che il pretrattamento con l’estratto manteneva lo stato antiossidante dei mitocondri, preveniva la lipoperossidazione a livello mitocondriale e si opponeva al calo degli enzimi del ciclo di Krebs indotto dall’isoproterenolo (30).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto di un estratto di biancospino sull’endotelio di cellule endoteliali di cordone ombelicale umane (HUVEC) stimolate col TNF alfa.  Si è visto che l’estratto inibiva l’apoptosi cellulare indotta dal TNF e riduceva l’espressione della caspasi 3. Inoltre inibiva la sintesi del DNA e la crescita delle cellule. Lo studio indica che l’estratto di biancospino riduce l’apoptosi delle cellule endoteliali, anche sa va considerato che la sua azione inibitoria sulla sintesi del DNA potrebbe ostacolare la riparazione dell’endotelio (31).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’estratto secco di biancospino WS1442 sul rimodellamento e sulla funzionalità del ventricolo sinistro dopo 1 mese di aumento artificialmente indotto tramite coartazione dell’aorta della pressione arteriosa con conseguente ipertrofia cardiaca. L’estratto veniva somministrato alle dosi di 1,3 o 13 o 130 mg/kg per 3 settimane dopo l’intervento di coartazione dell’aorta, valutando ecograficamente la funzionalità ventricolare sinistra. Come previsto la coartazione dell’aorta aumentava notevolmente (+34%) le dimensioni del ventricolo sinistro, e tale riscontro era significativamente ridotto dal WS1442 in modo dose dipendente (p<0,05). Anche lo spessore della parete ventricolare sinistra era significativamente ridotto dal WS1442 (p<0,05). La coartazione aortica riduceva la velocità del circumferential shortening (Vcf(c) del 28%, e anche tale fenomeno era significativamente ostacolato dal WS1442 (p<0,05). Lo studio indica che l’estratto di biancospino WS1442 ostacola l’ipertrofia ventricolare sinistra e la disfunzione miocardica indotte dalla coartazione aortica e dal conseguente carico pressorio (32).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto di un estratto di biancospino (WS1442) sul rateo di contrazione dei cardiomiociti. Per testare l’ipotesi che questo estratto agisca attraverso il recettore muscarinico si è valutato il suo effetto sui cardiomiociti sia atriali sia ventricolari. Si è visto che l’estratto agiva maggiormente sui cardiomiociti atriali, confermando che la sua azione avviene principalmente attraverso l’attivazione del recettore muscarinico. Successivamente i cardiomiociti sia atriali sia ventricolari venivano trattati con l’estratto in presenza di atropina o di imbacina. Si è visto che entrambi questi antagonisti muscarinici attenuavano significativamente l’effetto cronotropo negativo del biancospino. Usando il quinuclidinil benzilato come un radioligand antagonista si cercava di quantificare l’effetto inibitorio dell’estratto di biancospino sui recettori muscarinici. Si è notato che l’estratto inibiva in modo dose dipendente il legame del quinuclidinil benzilato alla membrana cellulare dei cardiomiociti. Lo studio indica che il biancospino riduce la frequenza cardiaca attraverso l’attivazione del recettore muscarinico (35).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto di biancospino sul rimodellamento e sulla funzionalità del ventricolo sinistro in animali con scompenso cardiaco indotto dal carico pressorio, a sua volta causato dalla costrizione chirurgica dell’aorta. Essi ricevevano per os l’estratto di biancospino WS1442 alle dosi di 1,3 o 13 o 130 mg/kg/die o un placebo per 5 mesi. Si misuravano le dimensioni del cuore per via ecocardiografica ogni mese, i markers di fibrosi e l’atrial natriuretic factor nel plasma pre e post terapia. Come previsto la costrizione dell’aorta aumentava il peso e le dimensioni del ventricolo sinistro del 53% nei ratti trattati col placebo, e dati simili si avevano anche negli animali che ricevevano l’estratto di biancospino. Il volume ventricolare sinistro e le dimensioni del ventricolo sinistro in sistole e in diastole aumentavano significativamente dopo 5 mesi dalla costrizione dell’aorta nei ratti trattati col placebo (+20%), mentre in quelli del gruppo verum tali aumenti erano significativamente inferiori (+10%).  Nei ratti del gruppo placebo la costrizione dell’aorta causava un aumento di circa il 1000% dell’atrial natriuretic factor e di circa l’80% della fibronectina, mentre il trattamento con l’estratto di biancospino attenuava significativamente questi reperti (+80 e +50% rispettivamente). Lo studio indica che l’estratto di biancospino WS1442 ha un modesto effetto positivo sul rimodellamento e sulla funzionalità del ventricolo sinistro dopo coartazione dell’aorta nel ratto (36).

Azione cardioprotettiva. Studi clinici.
Recentemente è stato valutato in uno studio clinico controllato, della durata di 8 settimane, in 136 pazienti affetti da scompenso cardiaco congestizio classe NYHA 2, dove ha dimostrato di poter ridurre efficacemente (p<0,01) la frequenza cardiaca, gli edemi perimalleolari e la pressione arteriosa, evidenziando anche azione inotropa positiva, con notevole attenuazione della sintomatologia soggettiva e obiettiva e senza comparsa di alcun effetto collaterale (13).
Uno studio clinico controllato ha valutato l'effetto su 1011 pazienti affetti da scompenso cardiaco classe NYHA 2 dell'estratto secco di biancospino WS 1442, somministrato per via orale alla dose di 2 capsule al giorno per 6 mesi. La valutazione era fatta basandosi sull'intensità di una serie di sintomi quali edemi perimalleolari, nicturia, faticabilità, palpitazioni, dispnea da sforzo, sui valori della pressione arteriosa, sul tracciato elettrocardiografico e su quello ecocardiografico. Alla fine della sperimentazione l'83% dei pazienti mostrava un miglioramento statisticamente significativo del corteo sintomatologico, con una riduzione della pressione arteriosa anch'essa significativa e con un incremento della frazione di eiezione e del tempo di eiezione all'ecocardiogramma. Dal canto suo l'elettrocardiogramma mostrava una riduzione della frequenza cardiaca, del sottoslivellamento del tratto S-T e delle extrasistoli statisticamente significative. Quattordici pazienti hanno avuto effetti collaterali a tipo dispepsia con epigastralgie, prontamente regrediti con la sospensione della terapia. Il 98,7% dei medici partecipanti allo studio ha quindi valutato la terapia con biancospino efficace e ben tollerata in pazienti affetti da scompenso cardiaco in stadio NYHA 2 (17).
Nel 1998 è stato avviato uno studio multicentrico chiamato SPICE che coinvolge 120 centri medici in 7 paesi europei e che dovrà arruolare 2300 pazienti affetti da scompenso cardiaco congestizio in classe NYHA 2 o NYHA 3, trattati per 24 mesi con 900 mg/die per os di estratto secco di biancospino di tipo WS 1442 o con un placebo. Lo scopo primario del lavoro suddetto è di valutare l'effetto di questo estratto da solo o in combinazione con farmaci cardiovascolari  quali diuretici, digitalici, ACE inibitori e beta bloccanti sull'incidenza di infarto miocardico, morte cardiaca improvvisa e tempi di ospedalizzazione per grave scompenso cardiaco. Lo scopo secondario è di valutare la mortalità totale, la durata dell'esercizio fisico, i parametri elettrocardiografici, la qualità di vita dei pazienti e gli aspetti di farmacoeconomia. Il lavoro dovrebbe concludersi alla fine del 2002 (18).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia del biancospino sulla tolleranza all’esercizio fisico e sulla qualità di vità in pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA II. Sono stati arruolati 88 pazienti, che ricevevano per os un estratto secco di biancospino titolato o un placebo per 3 mesi, misurando la resistenza allo sforzo col cicloergometro e la qualità di vita col Minnesota questionnaire pre e post terapia. Al termine della sperimentazione vi è stato un significativo miglioramento della resistenza allo sforzo del cicloergometro e un altrettanto significativo calo del punteggio del Minnesota questionnaire (calo del 31% nel gruppo verum e del 18% in quello placebo). Inoltre i pazienti del gruppo verum avevano una riduzione della dispnea del 12%, contro una riduzione dell'’8% nei soggetti del gruppo placebo (21).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto secco di biancospino tipo WS 1442 in pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA III trattati con terapia diuretica. Sono stati arruolati 209 pazienti, che ricevevano per os 900 o 1800 mg/die di WS 1442 o un placebo per 4 mesi. La valutazione era fatta misurando la capacità di sforzo al cicloergometro prima della terapia e al suo termine. Si è notato che la resistenza allo sforzo nei pazienti del gruppo verum era aumentata in modo statisticamente significativo per entrambe le dosi somministrate, con un’evidente diminuzione della loro sintomatologia. La tollerabilità della terapia è stata ottima, con la presenza di alcuni sporadici casi di vertigini e di malessere generale, peraltro piuttosto modeste. Gli autori concludono che l’estratto in questione può considerarsi efficace e ben tollerato in pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA III in terapia diuretica (23).
Uno studio clinico di coorte chiamato WISO ha analizzato l’efficacia e la tollerabilità dell’estratto secco di biancospino WS 1442 in pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA2 comparata a quella del trattamento farmacologico tradizionale. Sono stati arruolati 952 pazienti con scompenso cardiaco NYHA2, 588 dei quali ricevevano per os 900 mg/die di WS 1442 e 364 la terapia tradizionale per 2 anni. Al termine della sperimentazione i pazienti del gruppo biancospino mostravano un miglioramento dei sintomi soggettivi migliore di quelli trattati con la terapia convenzionale per quanto riguarda l’affaticamento (p<0,036), la dispnea da sforzo (p<0,020) e le palpitazioni (p<0,048). I pazienti del gruppo biancospino ricevevano meno farmaci rispetto a quelli del gruppo tradizionale, in particolare per quanto riguarda gli ACE inibitori (36 pazienti versus 54 pazienti p<0,004), i glicosidi cardioattivi (18 pazienti versus 37 pazienti p<0,001), i diuretici (49 pazienti versus 41 pazienti p<0,061) e i beta bloccanti (22 pazienti versus 33 p<0,052). Lo studio dimostra che in pazienti con scompenso cardiaco tipo NYHA2 l’estratto di biancospino è leggermente superiore alla terapia tradizionale (29).
Uno studio clinico controllato ha valutato se l’estratto di biancospino WS1442 potesse inibire la progressione dello scompenso cardiaco. Sono stati arruolati 200 pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA II, che dovevano assumere per 6 mesi 900 mg/die di estratto o un placebo, valutando l’evoluzione dello scompenso cardiaco. Si è visto che l’evoluzione in senso peggiorativo della malattia avveniva nel 46,6% dei pazienti del gruppo verum e nel 43,3% di quelli del gruppo placebo. Il rischio statistico di andare incontro a una progressione dello scompenso cardiaco nel gruppo verum aumentava in modo statisticamente significativo (95% CI=1.5, 26.5: p=0.011). I pazienti del gruppo verum con una frazione di eiezione sinistra inferiore o uguale al 35% erano quelli a maggior rischio evolutivo della malattia (3.2, 95% CI=1.3, 8.3: p=0.02). Lo studio indica che l’estratto di biancospino WS1442 non riduce la progressione dello scompenso cardiaco ma anzi tende ad aumentarla (33).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’estratto secco di Biancospino WS1442 in pazienti con scompenso cardiaco congestizio classe NYHA II o NYHA III e con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (pari o inferiore al 35%). Sono stati arruolati 2681 pazienti, che dovevano assumere per os 900 mg/die di estratto o un placebo per 2 anni. L’endpoint primario era il tempo necessario per il verificarsi del primo evento cardiovascolare. Si è visto che tale tempo era di 620 giorni per i pazienti del gruppo verum e di 606 giorni per quelli del gruppo placebo. La mortalità cardiaca non era significativamente differenze tra gruppo verum e gruppo placebo dopo 2 anni. La morte cardiaca improvvisa nei pazienti con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra era ridotta del 39,7% nei pazienti del gruppo verum (p<0,025). L’entità degli eventi avversi era simile in entrambi i gruppi. Lo studio indica che l’estratto di biancospino WS1442 non aveva effetto sull’endpoint primario e sulla mortalità cardiaca e che però esso riduceva significativamente la morte cardiaca improvvisa nei pazienti con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra, con un’ottima tollerabilità (34).
Uno studio clinico controllato ha valtato l’effetto di un estratto idroalcolico di biancospino aggiunto alla normale terapia di 120 pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA II e NYHA III. Essi ricevevano per os 900 mg/die di estratto o un placebo per 6 mesi oltre alla terapia cardiologica standard. Si misurava in prima istanza la resistenza a una marcia sostenuta di 6 minuti, mentre le altre misurazioni includevano l’indice di qualità della vita, il consumo di ossigeno, la capacità di esercizio anaerobio durante sforzo intensivo, i markers di stress ossidativo, i neuro ormoni e la frazione di eiezione ventricolare sinistra. Al termine dello studio non vi erano differenze statisticamente significative nella distanza percorsa in 6 minuti e negli altri parametri esaminati, ad eccezione un significativo aumento della frazione di eiezione ventricolare sinistra (p<0,04). L’incidenza di eventi avversi era significativamente maggiore nel gruppo biancospino (p<0,02), ma si trattava di disturbi modesti e non cardiaci. Lo studio indica che un estratto idroalcolico di biancospino può essere moderatamente utile come aggiunta alla terapia cardiologica standard in pazienti con scompenso cardiaco classe NYHA II e NYHA III (37).

Azione cardioprotettiva. Metanalisi.
Una metanalisi (Giugno 2003) ha valutato l’effetto dell’estratto di biancospino in pazienti con scompenso cardiaco classi NYHA II e NYHA III.  Gli studi considerati degni di nota dovevano essere controllati e usare solo prodotti monocomponenti a base di estratti titolati di biancospino.  Sono stati inclusi 13 lavori che soddisfacevano i criteri suddetti. Nella maggior parte di questi il biancospino era usato come aggiunta alla normale terapia. Per quanto riguarda il massimo lavoro cardiaco ottenibile il biancospino si è rivelato superiore al placebo (p<0,01), così come per quanto attiene alla riduzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca (p<0,01). I sintomi quali dispnea, senso di affaticamento, parestesie e sensazione di cuore in gola miglioravano in modo significativo nei pazienti trattati col biancospino rispetto a quelli che ricevevano il placebo. Gli eventi avversi erano rari e comprendevano disturbi gastrointestinali, nausea e malessere generale. Nel complesso si può dire che l’estratto di biancospino è più efficace del placebo nel trattamento dello scompenso cardiaco classi NYHA II e NYHA III (24).

Azione sedativa. Studi in vitro e nell’animale: ha anche una discreta azione sedativa a livello centrale, utile soprattutto nei pazienti eretistici, nei quali riduce l'emotività, lo stato ipertensivo e migliora il sonno. Essa è dovuta soprattutto ai tannini presenti in questa droga, poichè è stato dimostrato che essi riducono l'attività locomotoria, potenziano il sonno indotto dai barbiturici, diminuiscono le contrazioni addominali indotte dall'acido acetico e riducono la reazione da calore applicato sulla cute, anche se non è chiaro il meccanismo d'azione responsabile di questi effetti a livello del sistema nervoso centrale.
Un ruolo in questo senso potrebbero averlo anche i flavonoidi, in particolare i glucosidi dell'apigenolo, poichè si è recentemente potuto dimostrare che alcuni di loro, quali apigenolo e crisina, potrebbero esplicare attività benzodiazepinica con effetti anticonvulsivanti, ansiolitici e moderatamente ipnogeni, dal momento che sarebbero in grado di legarsi ai recettori delle benzodiazepine sia centrali sia periferici.

Azione sedativa. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un prodotto a base di estratto secco di biancospino, estratto secco di escolzia e magnesio in pazienti con disturbi funzionali da ansia moderata/media. Sono stati arruolati 264 pazienti, con punteggio alla Hamilton anxiety scale compreso tra 16 e 28, che ricevevano per os il prodotto o un placebo per 3 mesi. L’efficacia era valutata attraverso la Hamilton anxiety scale, il giudizio del paziente sul miglioramento dei propri disturbi, il numero di soggetti responder in modo positivo e la valutazione dell’efficacia data dai medici sperimentatori. Si monitoravano anche tutti gli eventuali eventi avversi. Si è notato che nel gruppo verum il calo del punteggio della Hamilton anxiety scale era significativamente (p<0,005) maggiore rispetto a quello osservato nei soggetti del gruppo placebo. Il rapporto costo/beneficio della terapia era nettamente migliore nei pazienti del gruppo verum. Il giudizio dei pazienti e quello dei medici sperimentatori era anch’esso favorevole al prodotto rispetto al placebo. 15 pazienti del gruppo verum e 13 pazienti di quello placebo hanno avuto moderati effetti avversi, principalmente di tipo gastrointestinale (27).

Farmacocinetica: non vi sono dati in letteratura che permettano di ricostruire il profilo farmacocinetico di questa droga, ma è stato provato che le proantocianidine si distribuiscono nei tessuti cardiaci in quantità pari al 30% della dose somministrata per via orale.

Indicazioni principali: tachicardia sinusale di qualsiasi origine, scompenso cardiaco classi NYHA 1 e NYHA 2, ipertensione arteriosa lieve, coadiuvante nelle malattie ischemiche del miocardio.
Azione prevalente: cardioprotettiva e bradicardizzante.
Altre azioni: sedativa e ansiolitica.

EFFETTI  COLLATERALI: in rari casi può provocare epigastralgie, particolarmente in pazienti affetti da gastrite e/o ulcera peptica, reversibili con la sospensione del trattamento.
INTERAZIONI CON FARMACI: Potenzia l'effetto della digitale sul cuore e amplifica l'azione bradicardizzante dei beta bloccanti e di altri farmaci dotati di questa attività.
I polifenoli di cui il biancospino è ricco sono i principali responsabili della sua azione cardioprotettiva, ma essi possono interferire con la funzione della glicoproteina P e causare interazioni con farmaci che sono substrati per essa, come ad esempio la digossina. Per studiare questi aspetti sono stati arruolati 8 volontari sani, che assumevano per os 0,25 mg/die di digossina da sola o la stessa dose abbinata a 900 mg/die di estratto di biancospino tipo WS1442 per 21 giorni. Gli studi di farmacocinetica effettuati non mettevano in evidenza differenze tra i due gruppi di soggetti per quanto riguarda AUC0-infinity, Cmax-Cmin, Cmin e clearance renale del farmaco. I dati di questo studio indicano che l’estratto di biancospino non interferisce con i parametri farmacocinetici della digossina, e che quindi queste due sostanze possono essere somministrate contemporaneamente (25).
CONTROINDICAZIONI: Va usato con prudenza in pazienti portatori di spiccata bradicardia, di blocchi seno-atriali e di blocchi atrio-ventricolari.
TOSSICOLOGIA: Nessun effetto tossico è stato rilevato, nel ratto, in seguito alla somministrazione per os di dosi pari a 30, 90 e 300 mg/kg/die per 26 settimane.
Non vi sono in letteratura dati di effetti negativi sulla fertilità, sull’embrione e sul feto, né informazioni su un’eventuale azione cancerogenetica della droga, per cui non è consigliabile in gravidanza e durante l’allattamento. Può essere usato in età pediatrica.

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