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Schede piante >> BOSWELLIA SERRATA (Boswellia)

Data ultima revisione 02-12-2009

FAMIGLIA: Burseraceae.

HABITAT: originaria delle regioni subtropicali dell’Africa e dell’Arabia saudita.

PARTE USATA: la resina.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una droga ricca di oleoresine, che sono miscele di resine e di oli essenziali. La frazione resinosa è composta principalmente da triterpeni, e costituisce circa il 55% della droga. Si ritrova anche una certa quantità di gomme e di gommoresine, che nel complesso formano circa il 23% di questa droga. La resina è costituita da una miscela di acidi triterpenici pentaciclici derivati dall’acido boswellico. Sono anche presenti quattro acidi triterpenici tetraciclici detti acidi tirucallenici, un alcool diterpenico, beta-sitosterolo e alcuni flobafeni. Si ritrovano anche piccole quantità di olio essenziale. La frazione gommosa è ricca di polisaccaridi.

PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA: estratto secco nebulizzato e titolato in acidi boswellici min. 4%.
La posologia giornaliera utilizzata negli studi clinici pubblicati in letteratura è di 7-11 mg/kg, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente lontano dai pasti. Siccome tali studi sono stati condotti con estratti diversi con titoli diversi, il valore posologico suddetto rappresenta un valore medio indicativo.

PROPRIETÀ  TERAPEUTICHE: Azione antiflogistica e antidolorifica. Studi in vitro e nell’animale: gli acidi boswellici ostacolano in modo dose dipendente la formazione di leucotriene B4 a partire dall'acido arachidonico in leucociti peritoneali di ratto coltivati in vitro. Tale azione è dovuta ad inibizione selettiva della 5-lipo-ossigenasi, che interviene già a dosi di 5 microgrammi/ml, mentre non sembra capace di influenzare la ciclo-ossigenasi e la 12-lipo-ossigenasi.
Inoltre questa droga inibisce, in vitro, le elastasi e le ialuronidasi, enzimi proteolitici notoriamente distruttivi, prodotti dai leucociti richiamati per fenomeni chemiotattici nel luogo dove è presente un fatto flogistico. Per questo motivo l’azione della Boswellia a livello articolare non è solo sintomatica ma anche curativa, poiché riduce l’assottigliamento della cartilagine articolare facilitato dagli enzimi nominati prima.
L'estratto etanolico di boswellia si è dimostrato efficace nel ridurre la flogosi e l'edema indotto nella zampa del ratto dalla carragenina e dal destrano, e tale effetto si verifica anche nell'animale surrenectomizzato. Non sembra invece avere effetto sul granuloma indotto dal pellet di cotone sempre nella zampa del ratto.
È stato fatto uno studio in vitro per valutare la minima dose efficace di estratto di boswellia. A questo scopo venivano usati dei leucociti stimolati col calcio ionoforo, nei quali l'estratto della droga inibiva la 5 lipossigenasi a partire dalla concentrazione di 15 microgrammi/ml, mentre concentrazioni più basse addirittura stimolavano l'attività dell'enzima suddetto.
Gli acidi boswellici inibiscono la trasformazione dell’acido arachidonico in leucotrieni grazie all’inibizione della 5 alfa lipossigenasi, ma aumentano la liberazione dell’acido arachidonico da parte dei leucociti e delle piastrine. Gli acidi boswellici e l’acido 3-O-acetyl-11-keto-boswellico (AKBA) aumentano il rilascio di acido arachidonico attraverso la fosfolipasi A2 citosolica e incrementano anche il rilascio di acido 12-hydro(pero)xyeicosatetraenoico. Questi effetti erano molto simili a quelli della trombina, ma ancora più rapidi e capaci di verificarsi anche in assenza di Ca2+. Tali effetti degli acidi boswellici non erano influenzati dalle sostanze ad azione inibitoria sulla liberazione e sul metabolismo dell’acido arachidonico e dell’acido 12-hydro(pero)xyeicosatetraenoico. Gli acidi boswellici raddoppiavano la capacità catalitica della 12 lipossigenasi nelle piastrine in assenza ma non in presenza di Ca2+. Non si notava alcuna azione stimolatoria degli acidi boswellici sull’attività della fosfolipasi A2. Gli acidi boswellici precipitavano selettivamente la 12 lipossigenasi dai lisati piastrinica ma non si legavano alla fosfolipasi A2. Questi dati indicano che gli acidi boswellici inducono il rilascio di acido arachidonico e la sintesi di acido 12-hydro(pero)xyeicosatetraenoico nelle piastrine con un meccanismo Ca2+ indipendente, grazie alla stimolazione della 12 lipossigenasi (17).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto antiflogistico di un estratto metanolico di boswellia studiandone l’azione su alcuni mediatori flogogeni quali TNF alfa, IL1beta, IL6 e NO. Si è visto che i livelli di queste citochine erano ridotti nei leucociti quando questi venivano incubati con l’estratto di boswellia. In particolare si notava una forte riduzione dei livelli di alcune citochine Th1 (interferone gamma e IL12) e invece un aumento dei livelli di alcune citochine Th2 (IL4 e IL10). Vi era anche una evidente riduzione della produzione di NO in macrofagi RAW264.7, probabilmente attraverso la soppressione dell’espressione della NO sintetasi inducibile. L’effetto dell’estratto metanolico di boswellia era primariamente dovuto all’inibizione della fosforilazione delle MAP chinasi JNK e p38, mentre non vi era alcuna inibizione nella fosforilazione delle chinasi ERK nei leucociti stimolati con il LPS. Lo studio indica che l’estratto metanolico di boswellia svolgono azione antiflogistica inibendo l’attività di alcune tra le chinasi che controllano la produzione dei mediatori flogogeni (19).

Azione antiflogistica e antidolorifica. Studi clinici.
È stato fatto uno studio clinico controllato per valutare l'efficacia della droga in un gruppo di 42 pazienti affetti da osteoartrite. Essi ricevevano un estratto della droga per via orale per 3 mesi, mentre la valutazione dell'efficacia era affidata in parte alla compilazione di un questionario sintomatologico da parte dei pazienti stessi e in parte ai risultati di alcuni tests specifici quali il Ritchie articular index, il Joint score e il Disability score. Inoltre venivano effettuati alcuni altri esami quali la VES ed opportune valutazioni radiologiche. I risultati finali evidenziavano un netto miglioramento della sintomatologia soggettiva registrato dai pazienti (p<0,001), con un significativo progresso (p<0,05) anche dei risultati dei tests specifici. Gli esami radiologici invece non evidenziavano variazioni significative prima e dopo la fine della sperimentazione, mentre gli effetti collaterali registrati sono stati di lieve entità e non tali da richiedere la sospensione del trattamento (3).
Un altro studio clinico controllato è stato condotto su 78 pazienti affetti da poliartrite, che ricevevano 3600 mg/die per os di estratto etanolico di boswellia o un placebo per un periodo di 12 settimane. La valutazione era fatta al tempo 0 e dopo 6 e 12 settimane ricorrendo a parametri quali il Ritchie Index for swelling and pain, l'ESR, il CRP e una scheda di autovalutazione compilata dagli stessi pazienti e basata sui sintomi soggettivi. È emerso che l'estratto della droga in esame non è risultato essere superiore al placebo sia per quanto riguarda la valutazione dei sintomi soggettivi sia per quel che attiene ai dati degli esami strumentali né dopo 6 né dopo 12 settimane (5).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia della boswellia in pazienti con osteoartrite del ginocchio. Sono stati arruolati 30 pazienti, trattati con estratto secco di boswellia alla dose di 400 mg/die o con placebo per 2 mesi. Al termine di questo periodo di tempo i pazienti del gruppo verum passavano al placebo e viceversa. La valutazione era fatta ricorrendo ad una scala validata di valutazione della sintomatologia algica pre e post terapia. Si è visto che i pazienti del gruppo boswellia avevano, al termine della sperimentazione, un significativo calo della sintomatologia e un conseguente miglioramento della mobilità, senza modificazioni nel quadro radiologico. L’incidenza di effetti collaterali è stata bassissima, poiché solo 3 pazienti del gruppo boswellia e 2 del gruppo placebo hanno avuto modici disturbi gastrointestinali (10).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di boswellia chiamato Loxin arricchito col 30% di acido 3-O-acetyl-11-keto-beta-boswellic acid (AKBA), un potente inibitore della 5 alfa lipossigenasi, in 75 pazienti affetti da artrite del ginocchio. Essi ricevevano per os 100 o 250 mg/die di Loxin o un placebo per 90 giorni, misurando pre e post terapia l’intensità della loro sintomatologia algica tramite le scale Visual analog scale, Lequesnès Functional Index e Western Ontario e McMaster Universities Osteoarthritis Index. Si valutava anche l’attività della metalloproteinasi 3 capace di degradare la cartilagine nel fluido sinoviale ottenuto dai pazienti arruolati. Al termine dello studio i pazienti di entrambi i gruppi verum mostravano un significativo miglioramento della loro sintomatologia, con un risultato migliore per quelli che avevano assunto 250 mg/die di Loxin. In vitro il Loxin riduceva significativamente l’attività della metalloproteinasi 3 e quindi la sua azione distruttiva sulla cartilagine. Non sono stati riscontrati effetti collaterali significativi in nessuno dei gruppi esaminati. Lo studio indica che il Loxin è efficace e ben tollerato nel trattamento dell’artrite del ginocchio, agendo non solo sui sintomi della malattia ma anche contrastando la progressiva riduzione della cartilagine articolare (22).
Una metanalisi (Dicembre 2008) ha valutato quale fosse l’effetto antiflogistico della boswellia sulla base degli studi clinici finora pubblicati. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati riguardanti la boswellia da sola, usando lo score di Jadad per valutare la qualità metodologica degli studi. Sono stati inseriti 7 studi che soddisfacevano i criteri richiesti, che riguardavano l’utilizzo della boswellia in patologie coma asma bronchiale, artrite reumatoide, morbo di Crohn, osteoartrite e retto colite ulcerosa. Tutti questi studi mostravano che l’estratto di Boswellia era superiore al placebo nell’alleviare la sintomatologia di questi pazienti, con una tollerabilità riferita come molto buona. La metanalisi indica che la boswellia è efficace in parecchie malattie degenerative a impronta infiammatoria nell’uomo (23).

Azione sull'intestino. Studi in vitro e nell’animale: è stato fatto uno studio nel ratto per valutare l’effetto dell’estratto di Boswellia sull’infiammazione dell’intestino sperimentalmente indotta. Agli animali veniva provocata un’ileite tramite due iniezioni sottocutaneee di indometacina ciascuna della dose di 7,5 mg/kg. e contemporaneamente gli animali ricevevano per os un estratto di Boswellia o acidi boswellici purificati a dosi per kg. di peso corporeo equivalenti a quelle consigliate nell’uomo per 2 giorni. La valutazione era fatta controllando l’istologia dell’ileo e il numero di leucociti adesi alla mucosa ileale. Come previsto l’indometacina causava uno spiccato aumento dell’adesione dei leucociti alla mucosa e severi danni istologici alla mucosa ileale, che erano notevolmente attenuati negli animali che ricevevano l'estratto di Boswellia o gli acidi boswellici puri, in particolare per quel che riguarda l’adesione dei leucociti, diminuita del 90%.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto dell’acido acetil-11-keo-boswellico (AKBA) sulla enterocolite indotta nel ratto dal destrano sodio solfato, paragonandolo a quello degli steroidi. Si è visto che l’AKBA riduceva in modo consistente il numero dei leucociti e delle piastrine adesi alle pareti delle venule della parete intestinale. Siccome è noto che nella colite da destrano sodio solfato la P-selectina media l’adesione dei leucociti e delle piastrine alle venule si è valutata l’espressione della P-selectina nel microcircolo del colon. Si è visto che l’AKBA preveniva la up-regulation della P-selectina associata con la colite in oggetto. Gli effetti dell’AKBA sulla colite erano simili a quelli degli steroidi. Lo studio indica che l’azione antiflogistica dell’AKBA a livello intestinale è valida e che la P-selectina è il target di questa azione antiflogistica (14).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’estratto di boswellia sulla motilità intestinale e sulla diarrea. Si è visto che questo estratto riduceva le contrazioni intestinali indotte dall’elettricità, dall’acetilcolina e dal cloruro di bario nell’ileo isolato di cavia. L’effetto inibitorio dell’estratto di boswellia sulle contrazioni indotte dall’acetilcolina era ridotto dai bloccanti dei canali L del calcio come il verapamil e la nifedipina ma non dall’acido ciclopiazonico, un inibitore della Ca2+ATPasi del reticolo sarcoplasmatico, dal rolipram, un inibitore della fosfodiesterasi tipo IV e dal zileuton, un inibitore della lipossigenasi. L’estratto di boswellia peraltro non modificava la motilità intestinale né nel tenue né nel crasso. Lo studio dimostra quindi che l’estratto di boswellia riduce la motilità intestinale con un meccanismo di tipo calcioantagonista che coinvolge i canali del calcio tipo L e ostacola la diarrea (15).

Azione sull'intestino. Studi clinici:
È stato fatto uno studio clinico su un gruppo di pazienti affetti da rettocolite ulcerosa di grado 2 e 3, ai quali veniva somministrata una dose di 350 mg/die per os di estratto alcoolico di boswellia per 6 settimane. La valutazione era fatta sulle caratteristiche delle feci, sull'aspetto istologico della mucosa del colon e su alcuni parametri biochimici quali emoglobinemia, sideremia, calcemia, fosforemia, proteinemia totale e livelli di leucociti e di eosinofili, eseguiti sia pre terapia sia al termine della stessa. Un gruppo di pazienti con la stessa patologia riceveva 1g./die per os di sulfalazina serviva come controllo. Al termine della sperimentazione il miglioramento dei suddetti parametri era in media dell'82% con la boswellia e del 75% con la sulfalazina (7).
Un altro studio clinico controllato ha paragonato l’effetto dell’estratto di Boswellia al 65% in acidi boswellici con la mesalazina in 102 pazienti affetti da morbo di Crohn in fase attiva. La valutazione era fatta misurando il Crohn disease activity index (CDAI) pre e post terapia, della durata di 60 giorni. Si è visto che al termine della sperimentazione l’efficacia clinica della Boswellia era quasi identica a quella della mesalazina, con un’incidenza di effetti collaterali significativamente più bassa. Lo studio conclude affermando che, data l’efficacia molto simile delle sostanze esaminate, la Boswellia potrebbe essere preferibile data la scarsità dei suoi effetti collaterali (10).
Un altro studio clinico controllato ha arruolato 30 pazienti affetti da colite ulcerosa in fase iniziale, che ricevevano per os in parte (20 pazienti) estratto di Boswellia alla dose di 900 mg/die e in parte (10 pazienti) sulfasalazina alla dose di 3g. al giorno per 6 settimane. La valutazione era fatta valutando su una scala apposita l’intensità della sintomatologia, l’esame delle feci, l’esame emocromocitometrico completo, la sideremia, la calcemia, la fosforemia e l’elettroforesi delle proteine. Nel gruppo boswellia 14 pazienti avevano una subtotale remissione della sintomatologia dopo 6 settimane con notevole miglioramento dei parametri ematochimici esaminati, il che accadeva in 4 dei 10 pazienti del gruppo sulfasalazina. L’incidenza degli effetti collaterali nel gruppo boswellia è stata bassissima, con 3 pazienti che hanno lamentato lievi dolori addominali con 2-3 evacuazioni al giorno (23).
Uno studio ha valutato l’utilizzo delle droghe vegetali in pazienti affetti da rettocolite ulcerosa tramite un questionario effettuato dalla German’s Crohn and Colitis Association. Sono stati restituiti 413 questionari correttamente compilati, con 246 pazienti affetti da morbo di Crohn e 164 da rettocolite ulcerosa. Il 52% dei pazienti ha dichiarato di utilizzare o di avere utilizzato rimedi fitoterapici. Il 36% dei pazienti di cui sopra ha riferito di utilizzare o di avere utilizzato la boswellia. È anche emerso che i pazienti trattati con boswellia e probiotici erano quelli che avevano ottenuto i migliori risultati clinici. I pazienti hanno dichiarato, nel 77% dei casi, di non essere soddisfatti di come i propri medici hanno loro consigliato di utilizzare rimedi fitoterapici e di come li hanno informati sulle loro proprietà (16).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco di boswellia sulla colite ulcerosa. Sono stati arruolati 31 pazienti affetti da questa malattia, che ricevevano per os 400 mg/die di estratto di boswellia o un placebo per 6 settimane, eseguendo la colonscopia e l’esame istologico della mucosa pre e post trattamento. I sintomi soggettivi e la qualità della vita dei pazienti erano indagati con un questionario apposito. Si è visto che, al termine dello studio, la percentuale di pazienti in remissione clinica era più elevata nel gruppo verum  (per protocol 63.6%; 95%CI, 30.8-89.1 vs 26.7%, 95%CI, 7.7-55.1; p = 0.04; intention-to-treat 43.8% vs 26.7%, p = 0.25). Il trattamento con la boswellia non aveva effetti sull’istologia e sulla qualità della vita. Cinque pazienti del gruppo verum e 3 del gruppo placebo hanno avuto moderati disturbi di tipo gastrointestinale. Lo studio indica che l’estratto di boswellia è efficace e ben tollerato in pazienti con colite ulcerosa (20).

Azione sull'intestino. Metanalisi.
Una metanalisi ha valutato l’effetto della Boswellia e delle altre terapie cosiddette complementari in pazienti affetti da rettocolite ulcerosa. Sono stati inclusi 7 studi clinici controllati di buona qualità, di cui 1 con il bismuto subsalicilato, 1 con la boswellia, 1 coi probiotici, 1 col prednisolone e 3 con la budesonide. Lo studio col bismuto subsalicilato ha arruolato 9 pazienti, che ricevevano per os 2348 mg/die di questa sostanza per 8 settimane, mostrando un miglioramento moderatamente superiore (p<0,003) a quello ottenuto col placebo sia sui sintomi sia sull’istologia intestinale. Lo studio col prednisolone ha arruolato 11 pazienti, che ricevevano per os 50 mg/die del farmaco per 2 settimane. Il miglioramento clinico indotto dal farmaco rispetto al placebo era ai limiti della significatività statistica (p<0,064), mentre l’effetto sull’istologia non è stato studiato. Lo studio sulla boswellia ha arruolato 31 pazienti, il 44% dei quali mostrava un significativo miglioramento clinico contro il 27% osservato nel gruppo placebo (p<0,32). Lo studio coi probiotici ha arruolato 29 pazienti, il 29% dei quali mostrava un miglioramento clinico significativo contro il 13% notato nel gruppo placebo (p<0,635). Gli studi con la budesonide (9 mg/die per 6 o 8 settimane) hanno arruolato in tutto 94 pazienti, che mostravano un significativo miglioramento (p<0,05) sia clinico sia istologico. La metanalisi indica che la budesonide pare essere efficace nel trattamento della rettocolite ulcerosa e che le altre sostanze testate hanno dati troppo frammentari e piccoli per poter trarre delle conclusioni (18).

Azione gastroprotettiva.
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiulcerosa gastrica degli acidi boswellici in un modello animale con legatura del piloro e danno gastrico indotto da etanolo, acido acetilsalicilico, indometacina e stress. Si è visto che gli acidi boswellici riducevano significativamente il danno gastrico da queste sostanze, probabilmente aumentando la resistenza della mucosa gastrica e la sintesi locale di prostaglandine ad azione gastroprotettiva e inibendo la sintesi dei leucotrieni (21).

Indicazioni principali: infezioni acute delle prime vie aeree, stati febbrili e dolorosi in genere, malattie artroreumatiche, piccola traumatologia sportiva, dismenorrea, cefalea lieve o moderata, specialmente di tipo muscolotensivo.
Azione prevalente: antiflogistica e antidolorifica.
Altre azioni: antiallergica.

EFFETTI  COLLATERALI: rari casi di reazioni allergiche cutanee.
CONTROINDICAZIONI: nessuna conosciuta.
INTERAZIONI CON FARMACI: non note.
TOSSICOLOGIA: nel ratto non sono stati osservati effetti negativi sul feto né sugli apparati cardiovascolare, gastroenterico e respiratorio e neppure sul sistema nervoso. La DL 50 nel ratto sia per via orale sia per via intraperitoneale è superiore a 2g./kg./die.
La somministrazione per os ai ratti di acidi boswellici alla dosi di 250, 500 e 1000 mg/kg./die per 6 mesi non ha prodotto alcuna variazione nel comportamento degli animali né la comparsa di effetti collaterali rilevanti. Lo stesso dicasi in caso di somministrazione di dosi analoghe per 6 mesi a primati. Le indagini istopatologiche dei tessuti dei principali organi degli animali coinvolti negli studi suddetti non hanno rilevato evidenti anormalità nell'architettura cellulare.
Sono stati condotti anche studi di teratogenicità, somministrando per via orale ai ratti gli acidi boswellici alle dosi di 250, 500 e 1000 mg/kg/die dal sesto al quindicesimo giorno di gravidanza. Non vi sono stati effetti negativi sul periodo di gestazione, sul peso e sulla taglia dei cuccioli, sul tasso di natalità e sullo sviluppo psico fisico dei neonati.
Gli acidi boswellici somministrati per os alla dose di 500 mg/kg/die per 6 giorni consecutivi ai ratti a digiuno hanno dimostrato di non possedere alcuna azione ulcerigena. Non ci sono dati sul suo uso in gravidanza e durante l’allattamento. Può essere usata in età pediatrica.
Uno studio nel ratto ha valutato la genotossicità di un estratto di boswellia, somministrata a dosi di 125 o 250 o 500 o 1000 mg/kg per os, paragonandola a quella della ciclofosfamide alla dose di 40 mg/kg o del metronidazolo alla dose di 130 mg/kg o a quella del cloruro di mercurio alla dose di 0,864 mg/kg. Non è stata notata una significativa genotossicità a nessuno dei dosaggi di boswellia utilizzati, mentre le altre sostanze testate erano chiaramente genotossiche (24).

BIBLIOGRAFIA.

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