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Schede piante >> CHAMOMILLA RECUTITA (Camomilla comune)

Data ultima revisione 02-12-2009

FAMIGLIA: Asteraceae.

HABITAT: Europa centro-meridionale, in particolare Ungheria, ex Jugoslavia e Gran Bretagna.

PARTE USATA: i fiori.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco nebulizzato e titolato in apigenina min.1,2% (Farmacopea Italiana X), la cui posologia giornaliera va da 10 a 12 mg./kg, suddivisa in due o tre somministrazioni possibilmente lontano dai pasti.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è ricca di flavonoidi, che rappresentano fino all’8% della massa della droga secca. Essi sono degli eterosidi di flavoni, in particolare la glucosyl-7-apigenina e i suoi derivati acetilati in 6’’ che si accumulano nei fiori ligulati. Vi sono anche glucosidi del luteololo ed eterosidi del quercetolo e dell’isoramnetolo. È interessante valutare la distribuzione di questi flavonoidi nelle strutture del fiore della camomilla che, su un ricettacolo conico e cavo, mostra fiori tubulosi gialli attorno ai quali fanno corona i fiori ligulati bianchi. I fiori gialli contengono i glucosidi della quercetina e della luteolina metossilati e non, ma l’apigenina è presente solo in tracce. Nei fiori ligulati bianchi si ritrovano solo i glucosidi dell’apigenina con tracce di quelli della luteolina. I fiori ligulati bianchi, al contrario di quelli gialli, sono però caduchi durante l’essicamento e vengono facilmente eliminati con la setacciatura, poichè solo i fiori gialli, più piccoli, riescono ad attraversare le maglie del setaccio. Da tutto questo si evince che la glucosyl-7-apigenina è la sostanza tipica della camomilla allo stato fresco, mentre l’aumento dell’apigenina libera può essere attribuito all’attività di una glicosidasi, che si manifesta durante lo stoccaggio e l’essicazione della droga.
L’essenza è costituita dal camazulene, dall’alfa bisabololo e dai suoi ossidi, dall’alfa pinene, dal beta pinene e dall’1,8-cineolo Questi ultimi sono più abbondanti nei fiori gialli, mentre il camazulene è leggermente prevalente in quelli bianchi.
Contiene inoltre dei polisaccaridi, delle cumarine, in particolare umbelliferone ed erniarina e piccole quantità di un lattone sesquiterpenico detto antecotulide.


PROPRIETÀ  TERAPEUTICHE: Azione gastroprotettiva: possiede attività antiflogistica, particolarmente a livello della mucosa gastrica. Essa è dovuta agli azuleni e ai derivati sesquiterpenici del tipo del bisabolano, poichè tali sostanze si sono dimostrate attive in questo senso in numerosi esperimenti effettuati su animali, ma non sarebbe trascurabile anche il contributo dei glucosidi dell'apigenolo e del luteololo, che si sono in questo senso dimostrati anch'essi attivi nell'animale da esperimento. Anche i polisaccaridi potrebbero avere importanza nell'azione antiflogistica esercitata da questa droga. Il bisabololo e i suoi derivati si oppongono all'ulcerazione gastrica indotta da differenti sostanze quali etanolo, indometacina e stress.

Azione antiinfiammatoria. Studi in vitro e nell’animale: In buona parte è dovuta ai flavonoidi, i quali posseggono azione anti-infiammatoria, essendo in grado di interagire col metabolismo dell'acido arachidonico poichè sono inibitori reversibili sia della lipo sia della ciclo-ossigenasi.
Ciò è stato convincentemente dimostrato in vitro, dove si è notato che l'apigenina in particolare, ma anche il kempferolo e la genisteina, riducono notevolmente l'attivazione trascrizionale della ciclo-ossigenasi 2 (COX 2) e della ossido nitrico sintetasi inducibile (INOS) in macrofagi umani attivati con lipoproteinsaccaride.
Inoltre si è visto che l'apigenina blocca, in queste stesse cellule, anche l'attivazione del fattore nucleare NFKappaB indotta dal lipoproteinsaccaride, probabilmente per inibizione dei fattori di degradazione di questa sostanza.
Infine pare che l'apigenina inibisca anche l'attività della kinasi kB dipendente indotta dal lipoproteinpolisaccaride o dall'interferone gamma, e che quest'ultimo meccanismo sia importante per spiegare la riduzione dell'attivazione trascrizionale di COX 2 e INOS.
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione dermoprotettiva di un estratto acquoso di camomilla. Agli animali venivano praticate ferite cutanee, ed essi ricevevano poi l’estratto di camomilla alla dose di 120 mg/kg/die col cibo. Si valutava il rateo di cicatrizzazione, il periodo di riepitelizzazione, il peso del tessuto di cicatrizzazione e il contenuto di idrossiprolina. Dopo 15 giorni di trattamento i ratti trattati con l’estratto mostravano un notevole aumento della cicatrizzazione della ferita, una maggiore riepitelizzazione, un maggior peso del tessuto di granulazione e un maggior contenuto di idrossiprolina. Lo studio indica che un estratto acquoso di camomilla favorisce la cicatrizzazione delle ferite (15).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto idroalcoolico di camomilla diluito in olio di oliva paragonato a quello dell’olio di oliva da solo sulle ustioni cutanee. Gli animali subivano l’ustione del 20% della superficie cutanea tramite immersione in acqua bollente e successivamente venivano trattati con il topico descritto sopra, applicato due volte al giorno fino a guarigione delle lesioni. Si è visto che la guarigione delle ustioni era significativamente maggiore (p<0,05) negli animali del gruppo verum, indicando che un topico di questo tipo può essere utile per accelerare la guarigione delle ustioni (17).
Uno studio in vitro e in vivo ha paragonato l’effetto di un estratto di camomilla e dei corticosteroidi sui fibroblasti (in vitro) e sulle ulcere cutanee. Si è notato che in vitro la camomilla stimolava l’attività dei fibroblasti, con un effetto maggiore rispetto ai corticosteroidi. In vivo la camomilla favoriva la chiusura delle lesioni, che scomparivano entro il nono giorno di trattamento, con un’azione superiore a quella dei corticosteroidi. Lo studio conferma che un estratto di camomilla favorisce la chiusure delle ulcere cutanee nel ratto (18).
Uno studio clinico ha valutato l’effetto di un estratto fluido di camomilla sulla stomatite aftosa. L’effetto analgesico del preparato è stato presente nell’62% dei soggetti trattati entro 15 minuti dalla sua applicazione. La tollerabilità del rimedio è stata giudicata eccellente dal 97% dei partecipanti (14).

Azione spasmolitica. Studi in vitro e nell’animale: la droga possiede attività spasmolitica sulla muscolatura liscia del tubo digerente, che parrebbe legata ai flavonoidi e in particolare all'apigenina, ma anche al bisabololo e ai suoi derivati. Tale azione spasmolitica è simile a quella della papaverina.
Tale effetto dipende, almeno in parte, da un'azione sui canali del cloro. In effetti si è visto che su cellule epiteliali renali di ratto coltivate in vitro l'apigenina ha un effetto stimolatorio sui cotrasportatori Na+/K+/2Cl- sensibili alla bumetamide, e tale effetto sembra dovuto alla struttura flavonoidica stessa dell'apigenina. Quest'ultima è anche capace di inibire, nelle cellule suddette, la protein chinasi mitogeno-attivata.
È stato dimostrato che questa droga inibisce la perossidazione e l'autossidazione lipidica, e tale effetto sembra riconducibile al camazulene.
I farmaci ad azione spasmolitica inibiscono la cAMP e la cGMP fosfodiesterasi. In questo studio è stato quindi valutato se questo meccanismo potesse spiegare anche l’azione spasmolitica della camomilla. Si è visto che la camomilla l’attività della cAMP con una IC50 compresa tra 18 e 40,5 mug/mL, mentre la cGMP era meno sensibile con IC50 di -15% alla concentrazione di 50 mug/mL. I flavonoidi della camomilla erano i composti di questa droga maggiormente dotati di questa azione spasmolitica, con IC50 compresa tra 1,3 e 14,9 muM. Lo studio indica che una buona parte dell’azione spasmolitica della camomilla può dipendere dall’inibizione del cAMP (16).

Azione sedativa. Studi in vitro e nell’animale: per quel che riguarda l'attività sedativa della camomilla, che è tradizionalmente considerata tipica di questa droga, si è recentemente potuto dimostrare che alcuni flavonoidi potrebbero esplicare attività benzodiazepinica con effetti anticonvulsivanti, ansiolitici e moderatamente ipnogeni, perché sarebbero in grado di legarsi ai recettori delle benzodiazepine. Si tratta dell'apigenina tipica della camomilla e della crisina tipica della passiflora, mentre quercetina e luteolina sarebbero inattive. Recentemente è stato osservato che il fitocomplesso della Camomilla compete con il legame del flunitrazepam ai suoi recettori cerebellari, con quello del muscimolo ai recettori GABA corticali e con quello del RO 5-4864 ai recettori periferici delle benzodiazepine  presenti nella membrana delle cellule surrenali del ratto.
A dosi elevate la droga sembra avere azione sedativa, mentre a dosi più basse pare dotata di attività ansiolitica.

Azione sedativa. Studi clinici. Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto sedativo di un estratto secco di camomilla e la sua tollerabilità in 61 pazienti affetti da ansia generalizzata moderata, che ricevevano per os l’estratto di camomilla o un placebo per 2 mesi. Si misurava l’ansia di questi pazienti ricorrendo ai test Hamilton Anxiety Rating (HAM-A), Beck Anxiety Inventory, Psychological Well Being e Clinical Global Impression Severity effettuati pre e post terapia. Si è notato che nei pazienti del gruppo verum vi era una significativa riduzione del punteggio del test HAM-A (p<0,047), con più modesti e non significativi vantaggi anche nei punteggi degli altri test effettuati. Gli eventi avversi erano rari e di moderata entità ed erano sovrapponibili in entrambi i gruppi. Lo studio indica che un estratto secco di camomilla può essere utile nel trattamento di pazienti con ansia generalizzata moderata (19).

Indicazioni principali: la Camomilla viene tradizionalmente utilizzata per via orale nel trattamento sintomatico dell'insufficienza digestiva, delle malattie infiammatorie dello stomaco e come spasmolitico del tubo digerente. Per uso topico la droga è utile nel trattamento delle affezioni flogistiche della cute, della cavità buccale, dell'orofaringe e per combattere i sintomi causati dalle punture d'insetto e dalle scottature solari.
Azione prevalente: anti-infiammatoria.
Altre azioni: antiallergica, antispasmodica viscerale.

EFFETTI  COLLATERALI: la presenza di lattoni, in particolare di antecotulide ma anche di erniarina e di umbelliferone può provocare, in persone sensibili, reazioni allergiche da fotosensibilizzazione a tipo dermatite da contatto nelle zone cutanee esposte alla luce solare. Queste reazioni avvengono con un meccanismo IgE mediato.
Uno studio su 14 pazienti con storia clinica di allergia alla camomilla ha mostrato che nel siero di questi pazienti vi sono IgE specifiche per gli allergeni di questa droga, che sono però in grado di legarsi anche ad altri allergeni di origine vegetale, ad esempio a quelli delle graminacee, e che sono termostabili e privi di carboidrati, predominando in essi la componente proteica.
CONTROINDICAZIONI: non utilizzare in soggetti sensibili alla camomilla.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: non note. Uno studio in vitro ha evidenziato che l’olio essenziale di camomilla è un inibitore della funzionalità del CYP1A2 e con attività un poco minore anche di CYP3A4, CYP2C9 e CYP2D6. Le sostanze maggiormente responsabili di questo effetto sono il camazulene, il cis-spiroetere e il trans-spiroetere. I dati di questo studio indicano che l’olio essenziale di camomilla potrebbe interferire con i farmaci eliminati da questi isoenzimi (12)
È stato descritto il caso di una paziente di 70 anni trattata con warfarin, che è giunta in ospedale con emorragie interne multiple dopo aver assunto anche un the a base di camomilla comune. La paziente ha poi superato la crisi ed è stata avvisata di non assumere nulla assieme al warfarin senza autorizzazione medica (13).

TOSSICOLOGIA: dati non disponibili.

BIBLIOGRAFIA.

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