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Schede piante >> CYNARA SCOLYMUS (Carciofo)

Data ultima revisione 08-06-2009

FAMIGLIA: Asteraceae.

HABITAT: originario del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente. Attualmente è estesamente coltivato in molti paesi a clima temperato.

PARTE USATA: le foglie basali, intere o ridotte in frammenti.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in acidi caffeilchinici calcolati come acido clorogenico min. 13% e max. 18% (Farmacopea Italiana X), la cui posologia giornaliera va da 9 a 12 mg./kg, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente 30 minuti prima dei due pasti principali.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una droga ricca di acidi fenolici e di acidi organici. Gli acidi fenolici sono rappresentati dall’acido 5-caffeil-chinico detto anche acido clorogenico (2,5%), dall’acido caffeico (1%) e dall’acido 1,5-dicaffeil-chinico. Gli acidi organici sono l’acido malico (0,8%), l’acido succinico, l’acido lattico, l’acido fumarico, l’acido citrico e l’acido glicolico. Questa droga contiene anche dei lattoni sesquiterpenici, la cinaropicrina e i suoi derivati, che le conferiscono il caratteristico sapore amaro e dei flavonoidi.

PROPRIETÀ  TERAPEUTICHE

Azione epatoprotettiva e antidispeptica: è un rimedio adoperato da secoli per le sue proprietà coleretiche ed epatoprotettive. Esso infatti stimola la coleresi, aumentandola di circa cinque volte nel cane portatore di fistola biliare, con un periodo di latenza di circa 60 minuti e con durata di azione di circa due ore. Risultati analoghi si ottengono nel ratto. 
Il carciofo possiede anche una valida azione colagoga, che si accompagna ad aumento della funzionalità epatocellulare e della secrezione epatica di bile. Ciò è ulteriormente dimostrato dal fatto che negli epatopazienti questa droga vegetale provoca la rapida scomparsa dell'ittero, con forte diminuzione di sali e pigmenti biliari nelle urine, ripristino del normale colorito fecale e notevole diminuzione della bilirubina.
Inoltre è capace di proteggere il fegato di questi animali dai danni indotti dal tetracloruro di carbonio. Il meccanismo forse più importante per spiegare quest'azione è legato alla capacità degli acidi fenolici di inibire i processi di perossidazione lipidica, riducendo ad esempio la lipoperossidazione indotta dall'ADP e dall'acido ascorbico nei mitocondri e quella causata dall'ADP e dal NADPH nei microsomi. Questa attività inibitoria si è dimostrata molto più forte di quella dell'alfa-tocoferolo. Epatociti di ratto in vitro messi a contatto con il tert-butil-idroperossido o col cumene idroperossido producono forti quantità di malondialdeide, indice di aumento della perossidazione lipidica, e mostrano segni di necrosi cellulare. Questi fenomeni vengono in buona parte inibiti dall'aggiunta di estratto di carciofo alla dose di 0,001 mg/ml.
Un meccanismo importante per il manifestarsi dell’azione coleretica è dovuto all’azione sinergica degli acidi citrico, malico, succinico e della cinaropicrina.
Questa droga aumenta il peso del fegato di animali da esperimento perchè stimola la rigenerazione epatocitaria e di incrementare il livello intraepatocitario di RNA. Infatti si è notato che, dopo l'asportazione di zone di tessuto epatico nel ratto, la rigenerazione del tessuto asportato era significativamente più elevata negli animali trattati con l'estratto secco di Carciofo rispetto a quelli che ricevevano il placebo. Questa azione è dovuta in parte all'aumento della sintesi proteica intraepatocitaria legata ad aumento dei livelli di RNA ribosomiale.
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione spasmolitica dell’estratto di carciofo e della cinaropicrina sull’ileo di cavia. La frazione diclorometanica dell’estratto era quella con la maggiore attività, con una IC50 di 0,93 mg/ml. Il suo componente più importante a tal fine era la cinaropicrina, la quale era 16 volte più attiva dell’estratto diclorometanico in toto e un’efficacia antispasmodica paragonabile a quella della papaverina (17).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto secco di carciofo sullo stress ossidativo epatico e sull’epatotossicità causati dal CCl4. Gli animali assumevano l’estratto per via intragastrica alla dose di 1,5 g/kg/die per 2 settimane e subito dopo ricevevano il CCl4 alla dose di 1 ml/kg per via intraperitoneale. Dopo 24 ore i ratti venivano sacrificati e il loro fegato prelevato per gli opportuni accertamenti. Come previsto il CCl4 provocava un forte aumento di transaminasi, malondialdeide e dieni coniugati e un netto calo di glutatione e di vitamina C nel fegato. La vitamina E era aumentata nel fegato di questi animali, che evidenziava anche un calo dell’attività degli enzimi glutatione perossidasi e glutatione transferasi, mentre l’attività della SOD restava sostanzialmente immutata. L’estratto di carciofo riduceva significativamente le transaminasi, la malondialdeide e i dieni coniugati e riportava verso la norma l’attività degli enzimi glutatione perossidasi e glutatione transferasi. Lo studio indica che l’estratto di carciofo riduce l’epatotossicità da CCl4 nel ratto (18).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto secco di carciofo sullo stress ossidativo epatico e sull’epatotossicità causati dal CCl4. Gli animali assumevano l’estratto per via intragastrica alla dose di 1,5 g/kg/die per 2 settimane e subito dopo ricevevano il CCl4 alla dose di 1 ml/kg per via intraperitoneale. Dopo 24 ore i ratti venivano sacrificati e il loro fegato prelevato per gli opportuni accertamenti. Come previsto il CCl4 provocava un forte aumento di transaminasi, malondialdeide e dieni coniugati e un netto calo di glutatione e di vitamina C nel fegato. La vitamina E era aumentata nel fegato di questi animali, che evidenziava anche un calo dell’attività degli enzimi glutatione perossidasi e glutatione transferasi, mentre l’attività della SOD restava sostanzialmente immutata. L’estratto di carciofo riduceva significativamente le transaminasi, la malondialdeide e i dieni coniugati e riportava verso la norma l’attività degli enzimi glutatione perossidasi e glutatione transferasi. Lo studio indica che l’estratto di carciofo riduce l’epatotossicità da CCl4 nel ratto (20).
Un estratto idrofilo di carciofo ricco di luteolina-7-glicoside, di luteolina-7-O-glucoside, di cinarina e di luteolina aglicone era capace di aumentare la contrattilità dell’ileo di ratto. Questo effetto era mediato dai recettori 5-HT(3) e 5-HT(2) ma non da quelli 5-HT(4) per la serotonina. Un estratto lipofilo di carciofo contenente soprattutto cinarina, luteolina, i suoi glucosidi e acido clorogenico aveva invece un effetto rilassante sulla contrattilità dell’ileo, con un effetto antiserotoninico che non era modificato dall’acetilcolina o dalla sostanza P. Entrambi gli estratti riducevano l’eccessiva motilità ileale tipica della sindrome dell’intestino irritabile. Lo studio indica che l’estratto idrofilico di carciofo è utile nella costipazione che necessita di un aumento della motilità intestinale, mentre l’estratto lipofilico è utile nella diarrea dove è necessaria una riduzione delle contrazioni intestinali. Le sostanze maggiormente responsabili di questi effetti sono la cinarina e la luteolina e i suoi glucosidi (21).
Azione epatoprotettiva e antidispeptica. Studi clinici.
È stato fatto uno studio clinico controllato per valutare l’effetto dell’estratto secco di carciofo su un gruppo di pazienti affetti da sindrome del colon irritabile con spiccata dispepsia. Essi ricevevano per os un estratto di carciofo o un placebo per un periodo di 6 settimane, e la valutazione era fatta basandosi su due questionari sintomatologici, uno compilato dai pazienti e l’altro dai medici sperimentatori pre e post terapia. Al termine della sperimentazione il 96% dei soggetti del gruppo verum aveva un miglioramento clinico sensibile, mentre questo si verificava solo nel 35% dei pazienti del gruppo verum. Nessun paziente ha avuto rilevanti effetti collaterali (11).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto secco di carciofo in pazienti con dispepsia funzionale. Sono stati arruolati 247 pazienti, che ricevevano per os 640 mg/die di estratto secco di carciofo titolato al 4% in acido caffeilachinico o un placebo per 1 mese. La valutazione era fatta misurando l’intensità della dispepsia tramite una scala apposita (four point scale) e i punteggi di ciascun sintomo dispeptico e la qualità di vita tramite il Nepean Dyspepsia index pre e post terapia. Per quanto riguarda la Four point scale e il Nepean Dyspepsia index i pazienti del gruppo verum avevano un miglioramento dei sintomi statisticamente significativo (p<0,01). Non sono stati registrati effetti collaterali degni di nota. Lo studio conclude che l’estratto di carciofo è più efficace del placebo nell’alleviare i sintomi della dispepsia funzionale (14).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’estratto secco di carciofo in pazienti affetti da dispepsia e da sindrome del colon irritabile. Si valutavano l’intensità della sintomatologia colitica tramite la misurazione dell’intensità dei sintomi, mentre tramite il Nepean Dyspepsia index si valutavano gli effetti sulla dispepsia pre terapia e al termine di essa (2 mesi). Si notava un significativo calo dell’incidenza dei disturbi del colon del 26,4% (p<0,001) nei pazienti del gruppo verum, che mostravano anche un decremento del punteggio del Nepean Dyspepsia index del 41% (p<0,001). Si notava anche un miglioramento del 20% nel punteggio che  misurava la qualità di vita dei pazienti. Lo studio dimostra che l’estratto di carciofo è capace di migliorare i sintomi della sindrome del colon irritabile e la dispepsia spesso ad essi associata (15).

Azione ipocolesterolemizzante: più recentemente ha dimostrato di possedere azione ipocolesterolemizzante e in parte ipotrigliceridemizzante, che sembrano legate soprattutto all'aumento della coleresi e quindi dell'escrezione di sali e acidi biliari ricchi di colesterolo. Potrebbe essere in gioco anche un'azione diretta di questa droga sul fegato, poichè è noto il ruolo centrale che questo organo ha sul metabolismo lipidico.
È stato dimostrato che un estratto acquoso di carciofo è in grado di inibire notevolmente la sintesi di colesterolo a partire dall'acetato in cellule epatiche di ratto in coltura alla dose di 1 mg/ml., ma questo effetto scompare quasi completamente se al posto dell'acetato si usa il mevalonato, il che starebbe ad indicare che questa droga agisca inibendo l'enzima HMGCoA reduttasi. Peraltro non si è potuta finora dimostrare un'inibizione diretta del carciofo sull'attività di questo enzima o di altri convolti nel ciclo biosintetico del colesterolo in vitro.
Uno studio in vitro ha valutato l'effetto di un estratto secco di carciofo ricco in luteolina sull'ossidazione delle LDL indotta dal Cu2+. Si è visto che l'estratto di questa droga ritarda l'ossidazione delle LDL in modo dose dipendente, con effetto significativo alla dose di 20 microgrammi/ml, mentre la luteolina da sola ha un effetto simile già alla dose di 1 micromole/l. Anche la luteolina-7-O-glucoside possiede questa proprietà, ma in modo notevolmente inferiore rispetto all'aglicone. Questi risultati suggerirebbero che l'azione antiossidante sulle LDL dell'estratto di carciofo  è dovuta in buona parte ai flavonoidi che agiscono come donatori di idrogeno e come chelanti di ioni metallici.

Azione ipocolesterolemizzanti. Studi clinici:
È stato fatto uno studio clinico controllato di tipo multicentrico su 143 pazienti affetti da iperlipoproteinemia, con colesterolemia iniziale superiore a 280 mg/dl. Essi ricevevano per os 1800 mg di estratto secco acquoso di carciofo (CY 450) o un placebo per 6 settimane, con valutazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e di colesterolo HDL pre e post terapia. Al termine del trattamento i pazienti del gruppo verum mostravano un calo del colesterolo totale del 18,5%  contro l'8,6% di quelli del gruppo placebo, mentre il decremento del colesterolo LDL era del 22,9% nel gruppo verum rispetto al 6,3% di quello placebo. La ratio LDL/HDL era del 20,2% nel gruppo verum e del 7,2% in quello placebo. Non sono stati osservati effetti collaterali degni di nota (10).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto di un succo totale di carciofo sugli indici di funzionalità endoteliale. Sono stati arruolati 18 volontari moderatamente iperlipemici, con colesterolo LDL superiore a 130 ma inferiore a 200 mg/dl e con trigliceridi superiori a 150 ma inferiori a 250 mg/dl, che dovevano seguire una dieta ipolipidica isocalorica per 6 settimane e che ricevevano per os 20 ml/die di un succo congelato di carciofo o un placebo. Si misuravano i parametri lipidici e i livelli di vascular cell adhesion molecule-1 (VCAM-1), di intercellular adhesion molecule-1 (ICAM-1) e di E-selectina pre e post terapia. Si valutavano anche i parametri di vasodilatazione mediata dal flusso (FMV) a livello dell’arteria brachiale tramite metodica ultrasonografica non invasiva. La stessa procedura si seguiva per 10 pazienti francamente iperlipemici. Si è notato che il succo di carciofo provocava, nei 18 pazienti moderatamente iperlipemici, un aumento dei trigliceridi (da 156 a 165 mg/dl p<0,05) e una riduzione del colesterolo totale (da 261 a 244 mg/dl p<0,05) e del colesterolo LDL (da 174 a 160 mg/dl p<0,05). Nei 10 pazienti francamente iperlipemici si osservava un calo del colesterolo totale (da 267 a 249 mg/dl p<0,001) e del colesterolo LDL (da 180 a 164 mg/dl p<0,001). Nei soggetti francamente iperlipemici i livelli di VCAM-1 si riducevano da 1633 a 1119 ng/ml (p<0,05) e quelli di ICAM-1 da 477 a 397 ng/ml (p<0,05), mentre il flusso brachiale aumentava da 3,3 a 4,5% (p<0,01), mentre in quelli moderatamente iperlipemici questi parametri non si modificavano in modo significativo. L’analisi univariata mostrava che le modificazioni delle molecole di adesione era significativamente correlata ai cambiamenti dell’FMV. In conclusione lo studio indica che il succo di carciofo può modulare in modo positivo la funzionalità endoteliale in pazienti dislipidemici (16).
Un lavoro di metanalisi ha valutato  la letteratura esistente riguardo all’effetto ipocolesterolemizzante del carciofo. Sono stati censiti due lavori clinici effettuati con una metodologia assolutamente corretta, che hanno coinvolto complessivamente 167 pazienti con ipercolesterolemia moderata. L’estratto secco di carciofo riduceva il colesterolo totale da 7,74 mmol/l. a 6,31 mmol/l dopo 42 giorni di trattamento, mentre il placebo lo riduceva da 7,69 mmol/l a 7,03 mmol/l. Gli effetti avversi registrati sono stati in entrambi i lavori molto modesti. Questi dati indicano che l'estratto secco di carciofo potrebbe essere utile per abbassare il colesterolo, ma i lavori clinici rigorosi sono troppo pochi per poter fare affermazioni in tal senso (12).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco di carciofo sull’assetto lipidico in 131 pazienti affetti da ipercolesterolemia moderata, con livello medio di colesterolo totale di 280 mg/dl. Essi assumevano 1280 mg/die di estratto o un placebo per 3 mesi, misurando l’assetto lipidico pre e post terapia. Si è visto che nel gruppo verum il colesterolo totale si riduceva del 4,2% (p<0,025), mentre non vi erano differenze statisticamente significative tra i due gruppi nel colesterolo LDL, in quello HDL e nei trigliceridi. Non sono stati registrati significativi effetti collaterali. Lo studio indica che l’estratto di carciofo qui esaminato riduce moderatamente il colesterolo totale in pazienti con ipercolesterolemia moderata (19).

Indicazioni principali: epatopatie lievi o moderate, insufficienza biliare, insufficienza digestiva.
Azione prevalente: epatoprotettiva e antidispeptica.
Altre azioni: ipocolesterolemizzante.

EFFETTI  COLLATERALI: ha un gusto amaro piuttosto sgradevole. È stata dimostrata la presenza di allergia alle Compositae, con presenza di anticorpo IgE specifici.
INTERAZIONI CON FARMACI: non note.
CONTROINDICAZIONI: Va usato con cautela nel paziente portatore di colelitiasi, specialmente se i calcoli sono di piccole dimensioni, per il rischio di provocare una colica biliare.
Controindicato in tutti i pazienti portatori di stenosi delle vie biliari.

TOSSICOLOGIA: imposibile raggiungere la DL 50 per os nel ratto.

BIBLIOGRAFIA:

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18)Mehmetcik G. et al. Effect of pretreatment with artichoke extract on carbon tetrachloride-induced liver injury and oxidative stress. Exp Toxicol Pathol. 2008 Jun 24. [Epub ahead of print].
19)Bundy R. et al. Artichoke leaf extract (Cynara scolymus) reduces plasma cholesterol in otherwise healthy hypercholesterolemic adults: A randomized, double blind placebo controlled trial. Phytomedicine. 2008 Apr 16. [Epub ahead of print].
20)Mehmetcik G. et al. Effect of pretreatment with artichoke extract on carbon tetrachloride-induced liver injury and oxidative stress. Exp Toxicol Pathol. 2008 Jun 24. [Epub ahead of print].
21)Verspohl E.J. et al. Effect of two artichoke extracts (36_U and 36_EB) on rat ileum (with respect to bowel syndrome) and the peristaltic threshold. Phytomedicine. 2008 Apr 16. [Epub ahead of print].