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Schede piante >> CASSIA ANGUSTIFOLIA (Senna)

Data ultima revisione 02-11-2004

FAMIGLIA: Cesalpiniaceae.

HABITAT: originaria dell’Africa del nord, del Sudan, della Somalia e del Medio Oriente fino all’India, cresce di preferenza nelle regioni semidesertiche.

PARTE USATA:le foglie.

PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA: estratto secco nebulizzato e titolato in eterosidi idrossiantracenici espressi come sennoside B (min.2,2%) (Farmacopea Italiana X), il cui dosaggio giornaliero va da 2 a 3 mg/kg., preferibilmente in un’unica somministrazione serale.

COMPOSIZIONE CHIMICA: appartiene alle droghe ricche di eterosidi idrossiantracenici. I composti principali sono i cosiddetti sennosidi, eterosidi di genine diantroniche dette sennidine. I sennosidi A e B sono maggioritari. Questa droga contiene anche dei flavonoidi, un poliolo detto pinnitolo e dei polisaccaridi acidi (circa il 7%). Abbiamo poi dal 10 al 12% di sali minerali soprattutto calcio e potassio e dei derivati naftalenici.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE:

Azione lassativa: è nota per la sua azione lassativa di tipo stimolante la peristalsi intestinale. Gli eterosidi antrachinonici e i diantroni, che sono molecole polari, idrosolubili e di elevata massa molecolare, sono poco assorbiti e idrolizzati a livello dell’intestino tenue, anche se la loro relativa lipofilia ne permette un riassorbimento parziale, che può spiegarne gli effetti sistemici indesiderati. I più interessanti dal punto di vista terapeutico sono gli O-eterosidi dei diantroni e degli antrachinoni, mentre i loro C-eterosidi sono meno attivi. Gli eterosidi di antroni monomeri hanno un’azione troppo violenta, per cui queste droghe antrachinoniche vanno stoccate per adeguati periodi o essiccate a 40° per favorire la trasformazione degli antroni in eterosidi antrachinonici.
Gli antrachinoni liberi, presenti in piccole quantità nella droga o formati in seguito all’idrolisi a livello gastrico, non sono assorbiti dall’intestino tenue a causa della forte idrofilia impartita dai gruppi glicosidici, dall’elevato peso molecolare e dalla resistenza del legame glicosidico agli enzimi digestivi. Essi vengono invece trasformati dalle glucosidasi in sennidina A e sennidina B e poi dalle reduttasi della flora batterica dell’intestino crasso in aloe-emodin-antrone e quindi assorbiti, coniugati nel fegato con l’acido glucuronico ed eliminati in modo pressochè totale con le urine. La rottura dei C-eterosidi dell’Aloe è più impegnativa dell’idrolisi operata dalle glicosidasi sui legami di tipo O-eterosidico. Ne consegue una latenza dell’effetto lassativo di 8-24 ore, che è il tempo necessario a queste sostanze per raggiungere il colon, dove si esplica l’attività farmacologica.
Gli eterosidi antracenici possono pertanto essere considerati come dei profarmaci, nei quali la componente glucidica serve per il loro trasporto e per ridurne l’assorbimento fino a che non giungano nel colon dove sono idrolizzati ad opera degli enzimi della locale flora batterica.
L’azione di queste sostanze è massima a livello del colon sinistro e del sigma. Qui essi inibiscono l’attività ATP asica Na-K dipendente degli enterociti provocando una riduzione del riassorbimento dell’acqua, del sodio e del cloro e un aumento della secrezione del potassio da parte della mucosa del grosso intestino, anche se questo meccanismo non sembra essere molto importante per l’azione lassativa. Paiono inoltre capaci di ridurre la sintesi delle prostaglandine, in particolare quelle della classe E, che sono implicate nel trasporto dell’acqua e degli elettroliti.
Forse potrebbero interferire col trasporto del calcio dall’esterno all’interno delle cellule della mucosa del colon, che influenza notevolmente la contrattilità della muscolatura liscia di questo organo.
Molto importante per l’azione lassativa è l’inibizione dei canali del cloro, che viene ulteriormente esaltata in presenza di glucosio, con importanti modificazioni dei potenziali di membrana degli enterociti.
Le sostanze antrachinoniche parrebbero anche in grado di sensibilizzare le fibrocellule muscolari liscie dell’intestino crasso all’azione procinetica della serotonina e dell’istamina, mentre sono capaci di aumentare l’effetto dell’acetilcolina sull’intestino a dosi medio-basse e di ridurlo a dosaggi elevati. Tale azione potrebbe essere legata agli ioni calcio.
È anche in gioco uno stimolo diretto dei plessi mioenterico e sottomucoso, con conseguente aumento della peristalsi.


EFFETTI COLLATERALI: può provocare diarrea con dolori addominali, e ciò può a sua volta causare ipopotassiemia. L’abuso di questa e di altre droghe ricche di antrachinoni può causare assuefazione con conseguente minore efficacia farmacologica. Può provocare dermatite acuta in soggetti ipersensibili, reversibile con la sospensione del trattamento, quando usato per via topica.

CONTROINDICAZIONI: è controindicata in gravidanza, nel bambino al disotto dei 12 anni di età, nell’allattamento, nella diverticolosi intestinale, nel mega-dolico colon, in pazienti con occlusione o subocclusione intestinale in pazienti affetti da emorroidi e/o da fistole perianali e nelle pazienti portatrici di patologie infiammatorie a carico degli organi del piccolo bacino.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: può avere interazioni medicamentose con gli antiaritmici di tipo chinidinico, coi digitalici, coi diuretici che provocano perdita di potassio, con la vincamina e il fenoxedil. Queste droghe non dovrebbero essere somministrate continuativamente per un periodo superiore a otto-dieci giorni.

TOSSICOLOGIA: è descritto che gli antrachinoni facilitano l’insorgenza della melanosi del colon, che si manifesta dopo 4-12 mesi dall’inizio del trattamento e scompare dopo 4-12 mesi dalla sospensione dello stesso.
Altri studi in vitro sembrano confermare una certa tendenza degli antrachinoni a favorire le aberrazioni cromosomiche in cellule di mucosa di grosso intestino di ratto, il che suggerisce che un uso cronico di droghe antrachinoniche dovrebbe essere evitato.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della Senna sulla mucosa del grosso intestino. Un gruppo di 32 pazienti era trattato con lavaggio del colon nel quale veniva aggiunto estratto di Senna, con valutazione dell’aspetto istologico della mucosa in 4 punti diversi del colon tramite biopsia e dell’espressione nelle cellule prelevate a livello del sigma delle proteine p53 e bcl-2. Istologicamente si evidenziava un significativo accorciamento delle cripte mucosali e la presenza di fenomeni apoptotici nucleari, con netto aumento dell’espressione della bcl-2 ma senza variazioni di quella della p53. Questi dati sembrano indicare che i sennosidi causano apoptosi cellulare nelle cellule della mucosa del colon e accorciamento delle cripte, e questo potrebbe favorire l’insorgenza della melanosi del colon e forse anche di vere e proprie lesioni eteroplasiche.
Recenti studi sembrano peraltro confermare che la genotossicità della Cassia sia molto ridotta, non essendo in grado di provocare, in vitro, un numero significativo di aberrazioni cromosomiche in cellule di midollo osseo di ratto.
Come altre droghe contenenti antrachinoni, può dare vasodilatazione a livello dei vasi sanguigni uterini e si ritrova nel latte materno.

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