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Schede piante >> CIMICIFUGA RACEMOSA (Cimicifuga)
Data ultima revisione 02-12-2009
FAMIGLIA: Ranunculaceae.
HABITAT: tipica delle zone parzialmente
soleggiate e umide del continente nordamericano. È una pianta
erbacea perenne di taglia alta, fino a circa 2 m a completa fioritura.
PARTE USATA: le radici col rizoma, da
raccogliere in autunno.
PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA:
l’estratto secco nebulizzato e titolato in glicosidi triterpenici
espressi come 27-desossiacteina min. 2,5%, La posologia giornaliera
utilizzata negli studi clinici pubblicati in letteratura è
di 0,6-1,0 mg./kg, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente
lontano dai pasti. Nei lavori suddetti è stato in genere
usato l’estratto secco col titolo indicato più sopra.
COMPOSIZIONE CHIMICA: contiene glicosidi
triterpenici, in particolare acteina, 27-desossiacteina, cimicifugoside,
cimifugina racemoside e cimigenol-glicoside. Sono stati identificati
finora tre cimicifugosidi, detti rispettivamente H1, H2 e H5. Vi
sono poi flavonoidi, in particolare la formononetina e la N-metilcitisina,
che sono degli isoflavoni, mentre piuttosto abbondante è
la quantità di acidi ferulico e isoferulico. Questa droga
contiene anche buone quantità di tannini gallici e tannici,
di acidi organici e quantità modeste di grassi poli-insaturi
nella pianta intera, che però sono quantitativamente molto
più abbondanti nelle radici. La cimicifuga è ricca
di carboidrati e contiene piccole quantità di vitamine, in
particolare niacina, tiamina e riboflavina.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Azione endocrina. Studi in vitro e nell’animale: l’azione prevalente di questa droga dal punto di vista clinico è quella di tipo estrogenosimile. Un recente lavoro ha valutato l’effetto di un estratto di Cimicifuga sulle dimensioni dell’utero e sulla corneificazione dell’epitelio vaginale. Sono stati somministrati 60 o 600 mg/kg/die per 3 giorni di estratto della droga a ratti immaturi per valutare l’effetto sull’utero e a ratti ovariectomizzati per indagare l’azione sulla corneificazione dell’epitelio vaginale. Non sono state rilevate modificazioni significative delle dimensioni dell’utero e della corneificazione dell’epitelio vaginale.
Uno studio in vitro ha testato due estratti di cimicifuga, uno etanolico e uno isopropanico, su cellule tumorali mammarie umane tipo MCF7 per valutare la sua azione estrogenica. In nessun caso è stato osservato un effetto di tipo estrogenico, ma anzi gli autori hanno osservato un effetto antagonizzante l’attività dell’estradiolo. Infatti entrambi gli estratti di cimicifuga erano capaci di inibire la proliferazione cellulare e l’espressione genica dei recettori estrogenici, mostrando così di avere un chiaro effetto antiestrogenico in queste condizioni sperimentali (13).
Uno studio in vitro ha cercato di individuare i principi attivi più importanti per spiegare l’azione clinica di un estratto di cimicifuga detto Klymadinon o Menofem. Si è quindi cercato di valutare il legame dei principi attivi dell’estratto in questione ai recettori estrogenici alfa e beta e ai recettori D2 per la dopamina dell’endometrio del maiale. Si è visto che non vi era un’apprezzabile competizione tra l’estratto di cimicifuga e gli estrogeni per il legame ai recettori estrogenici, mentre è stato confermato il legame dei principi attivi dell’estratto di cimicifuga ai recettori D2 per la dopamina. Il lavoro conclude che la cimicifuga sarebbe capace di legarsi a recettori non conosciuti per gli estrogeni a livello uterino, e che il suo legame ai recettori per la dopamina concorre a spiegare l’azione clinica dell’estratto in questione (18).
Uno studio nella cavia ha valutato le azioni della cimicifuga sui neurotrasmettitori. Sono stati utilizzati un estratto metabolico, un estratto etanolico e un estratto propanolico, che si sono dimostrati capaci di legarsi ai recettori per gli opioidi endogeni situati nel sistema nervoso centrale. Lo studio indica che almeno una parte dell’azione clinica della cimicifuga può dipendere dalla sua capacità di attivare i recettori per gli opioidi endogeni (30).
Uno studio in vitro ha indagato l’effetto di un estratto isopropanolico di cimicifuga su cellule carcinomatose uterine umane tipo RUCA. Si paragonava l’effetto della cimicifuga a quello del tamoxifene, che come noto a livello uterino ha azione agonista estrogenica. Si è visto che l’estratto di cimicifuga non aveva alcuna azione estrogeno-agonista e non aumentava la proliferazione delle cellule RUCA come invece faceva il tamoxifene (21).
Uno studio in vitro ha indagato l’effetto di un estratto isopropanolico di cimicifuga sulla proliferazione di cellule tumorali mammarie umane MCF7 in assenza di estrogeni. L’estratto in questione (Remifemin) non stimolava la crescita delle MCF7 ma anzi tendeva a ostacolarla, manifestando un effetto chiaramente antiestrogenico. Questo risultato indica che l’estratto di cimicifuga può essere usato anche in donne con tumori mammari in atto o pregressi (22).
Uno studio in vitro ha esaminato gli effetti di un estratto di cimicifuga su cellule tumorali mammarie MCF7. Si è visto che esso non causava la proliferazione di queste cellule, come invece erano in grado di fare sia il cumestrolo sia in misura maggiore il 17 beta estradiolo. Questo studio conferma che l’estratto di cimicifuga non ha azione estrogenosimile (23).
Clinicamente la cimicifuga favorisce la regolarità del ciclo mestruale e incrementa la contrattilità delle fibre muscolari liscie dell’utero favorendo le contrazioni di tipo intermittente, oltre a ridurre i disturbi tipici della donna nella fase iniziale del climaterio.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto di un estratto isopropanolico di cimicifuga sulla sintesi degli estrogeni da parte del tessuto mammario umano incubato con concentrazioni di estratto di cimicifuga progressivamente crescenti da 0,1 a 1 mg/ml. Si valutava l’attività dell’enzima steroido sulfatasi, capace di produrre estrone ed estradiolo. Si è visto che la cimicifuga induceva un aumento della sintesi di estrone e una riduzione di quella di estradiolo, con riduzione della quantità globale di estrogeni prodotta nel tessuto mammario prelevato da donne in premenopausa. Lo studio indica che la cimicifuga riduce la sintesi estrogenica nel tessuto mammario, il che concorre a spiegare l’assenza di effetti ormonali di tipo estrogenico da parte di questa droga (34).
Azione sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Studi clinici.
Uno studio clinico multicentrico è stato condotto su 704 pazienti con sintomi tipici della menopausa, che ricevevano un estratto di Cimicifuga per un periodo di 8 settimane. Venivano valutati una serie di sintomi tipici della donna in menopausa, cui era attribuito un punteggio crescente al crescere dell'intensità del sintomo. Al termine della sperimentazione l’80% delle pazienti ha ottenuto risposte positive valutate sia soggettivamente sia mediante diagnosi oggettiva, con significativi miglioramenti nei sintomi neurovegetativi tipo vampate di calore (86,6% di miglioramenti, di cui il 43,3% con scomparsa del sintomo), sudorazioni (88,5% di miglioramenti, di cui il 49,9% con scomparsa del sintomo), cefalea (891,9% di miglioramenti, di cui il 45,7% con scomparsa del sintomo), vertigini (86,8% di miglioramenti, di cui il 51,6% con scomparsa del sintomo), palpitazioni cardiache (90,4% di miglioramenti, di cui il 54,6% con scomparsa del sintomo) e tinnito (92,9% di miglioramenti, di cui il 54,8% con scomparsa del sintomo) e in quelli psichici tipo nervosismo e irritabilità (85,6% di miglioramenti), disturbi del sonno (76,8% di miglioramenti) e stati depressivi (82,5% di miglioramenti). 204 pazienti su 704 erano state precedentemente trattate con ormoni, che avevano fornito risultati peggiori rispetto a quelli ottenuti con la Cimicifuga nel 72% di loro. Il 93% delle donne coinvolte nello studio non ha denunciato la comparsa di effetti collaterali rilevanti. Solo nel 7% delle pazienti sono stati segnalati disturbi gastrointestinali, prontamente regrediti con la sospensione della terapia (14).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un estratto di cimicifuga sui disturbi della donna in perimenopausa e in menopausa iniziale. Esse ricevevano per os 39 o 127 mg/die dell’estratto in questione per 24 settimane. La valutazione era fatta ricorrendo all’indice di Kuppermann, al Self rating depression scale (SDS) e ad un questionario sintomatologico compilato dalle pazienti. Inoltre si valutavano la citologia vaginale e gli ormoni sessuali femminili. Al termine della sperimentazione si è visto che vi era una significativa riduzione della sintomatologia delle pazienti, senza modificazioni della citologia vaginale e degli ormoni femminili. Questi dati suggeriscono che l’estratto di cimicifuga non agisca con un meccanismo estrogenosimile nell’alleviare i disturbi neurovegetativi della menopausa (13).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco titolato di cimicifuga detto Klymadinon o Menofem sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 62 donne in menopausa iniziale, che ricevevano per os l’estratto in questione alla dose di 40 mg/die o gli estrogeni coniugati alla dose di 0,6 mg/die per 3 mesi. La valutazione era fatta indagando i sintomi caratteristici con la Menopause rating scale (MRS) e con un diario sintomatologico compilato dalle pazienti giornalmente. Si dosavano anche i livelli plasmatici di fosfatasi alcalina e quelli dei principali indicatori di distruzione ossea. Veniva anche studiata la citologia vaginale. I risultati dello studio indicano che l’estratto di cimicifuga era significativamente superiore al placebo ed equivalente agli estrogeni coniugati nel ridurre i sintomi neurovegetativi della menopausa. Inoltre esso riduceva i marker di distruzione ossea e incrementava quelli di neoformazione ossea. Tale estratto non aveva effetto, contrariamente agli estrogeni, sullo spessore dell’endometrio, mentre causava una certa azione proliferativa sulle cellule dell’epitelio vaginale. Il lavoro conclude affermando che l’estratto di cimicifuga testato era simile agli estrogeni coniugati (0,6 mg/die) nell’alleviare i sintomi neurovegetativi della menopausa e nel proteggere l’osso, senza stimolare l’endometrio come invece fanno gli estrogeni. Tale effetti potrebbero essere dovuti ad un’attività di tipo SERM della cimicifuga (15).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di cimicifuga (Klymadinon o Menofem) sulle vampate di calore in giovani donne in premenopausa sopravvissute al carcinoma della mammella. Sono state arruolate 136 donne, di età compresa tra i 35 e i 52 anni, che avevano subito mastectomia radicale + radioterapia + chemioterapia che ricevevano il tamoxifene (20 mg/die) da solo o abbinato all’estratto di cimicifuga alla dose di 20 mg/die per 12 mesi. Lo scopo dello studio era valutare l’effetto dell’estratto sulle vampate di calore pre e post terapia. Si è notato che al termine della sperimentazione il 48% delle donne era asintomatico, mentre il 24,4% delle restanti aveva ancora vampate intense e il 75,6% vampate di moderata intensità. Non sono stati osservati effetti avversi degni di nota. Questo studio dimostra che l’estratto di cimicifuga utilizzato nello studio è utile per combattere le vampate di calore in donne operate di carcinoma mammario estrogeno-dipendente in terapia con tamoxifene (16).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’estratto isopropanolico di cimicifuga sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 304 donne in menopausa, che ricevevano per os l’estratto in questione alla dose di 40 mg/die o un placebo per 1 anno. Si misuravano le modificazioni della Menopause Rating Scale pre e post terapia. Al termine della sperimentazione si è osservato che l’estratto di cimicifuga era significativamente (p<0,01) più efficace del placebo nel migliorare il punteggio dell’indice suddetto, con un effetto non di molto inferiore a quello della terapia ormonale sostitutiva e quindi clinicamente rilevante. Tale effetto era più accentuato nelle donne in menopausa da poco tempo ed era particolarmente significativo sulle vampate di calore rispetto agli altri sintomi considerati. Non sono stati osservati effetti collaterali degni di nota nè modificazioni evidenti della funzionalità epatica o renale. Lo studio afferma quindi che l’estratto isopropanolico è efficace e ben tollerato nel ridurre i disturbi neurovegetativi della donna in menopausa (24).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto di un estratto di cimicifuga detto Cr 99 sui disturbi neurovegetativi della donna in menopausa. Sono state arruolate 122 donne in menopausa, con un numero di vampate di calore pari o superiore a 3 al giorno, che ricevevano per os l’estratto suddetto o un placebo per 3 mesi. Si valutavano i punteggi del Kuppermann index e del Menopause rating scale pre e post terapia. Al termine dello studio le pazienti del gruppo verum con un indice di Kuppermann pari o superiore a 20 nel preterapia avevano un calo statisticamente significativo (p<0,018) del punteggio suddetto, che non si osservava nelle donne del gruppo placebo. Invece nelle donne con indice di Kuppermann inferiore a 20 nel preterapia l’estratto di cimicifuga non risultava superiore al placebo Anche il punteggio della Menopause rating scale si riduceva in modo significativo (p<0,009) solo nelle donne del gruppo verum. In nessuno dei due gruppi sono stati notati rilevanti effetti collaterali. Lo studio indica che l’estratto in questione è superiore al placebo solo nelle donne con indice di Kuppermann pari o superiore a 20 (25).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia della cimicifuga nelle vampate di calore nella donna in menopausa. Sono state arruolate 132 donne, che dovevano assumere per 1 mese 20 mg due volte al giorno di estratto secco di cimicifuga o un placebo con un disegno di tipo crossover. Esse dovevano tenere un diario dove dovevano annotare giornalmente il numero e l’intensità delle vampate di calore. Al termine dello studio le pazienti del gruppo verum mostravano un calo delle vampate di calore del 20% e quelle del gruppo placebo del 27%. La frequenza media delle vampate si riduceva del 17% nelle donne del gruppo verum e del 26% in quelle del gruppo placebo. Quando veniva chiesto alle partecipanti di indicare quale trattamento ritenessero migliore il 34% indicava la cimicifuga, il 38% il placebo e il 28% nessuno dei due trattamenti. Lo studio indica che l’estratto di cimicifuga non è migliore del placebo nell’alleviare le vampate di calore nella donna in menopausa (27).
Uno studio clinico controllato ha esaminato la sicurezza di un estratto idroalcoolico di cimicifuga chiamato BNO1055 a livello uterino. Sono state arruolate 400 donne in postmenopausa con disturbi neurovegetativi della menopausa, che assumevano per os 40 mg/die di BNO1055 o un placebo per 1 anno, valutando l’istologia dell’endometrio tramite biopsie mirate e l’entità dei disturbi correlati alla menopausa pre e post terapia. Al termine dello studio si è notato che nel gruppo verum, così come in quello placebo, non si notavano casi di iperplasia endometriale, e che lo spessore dell’endometrio era sovrapponibile nei due gruppi. Nel gruppo verum l’intensità dei disturbi neurovegetativi della menopausa era invece significativamente diminuita (p<0,01). Non sono stati registrati significativi effetti collaterali in nessuno dei due gruppi studiati. Lo studio indica che il BNO1055 non ha effetti avversi a livello endometriale ed è superiore al placebo nel ridurre i disturbi neurovegetativi della menopausa, con un’ottima tollerabilità (28).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto di un estratto idroalcoolico di cimicifuga chiamato BNO1055 sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 95 donne, che ricevevano per os il BNO1055 alla dose di 40 mg/die o gli estrogeni coniugati alla dose di 0,6 mg/die o un placebo per 3 mesi. Si valutava l’intensità dei sintomi tramite la Menopausa rating scale (MRS) e si indagava anche il sonno tramite un questionario apposito pre e post terapia. Al termine dello studio si è visto che vi era un calo statisticamente significativo del punteggio dell’indice MRS sia nel gruppo BNO1055 sia in quello estrogeni coniugati rispetto al gruppo placebo (p<0,01). La differenza nei risultati dei due gruppi verum non era statisticamente significativa. Non sono stati registrati significativi eventi avversi in nessuno dei gruppi esaminati. Lo studio indica che l’estratto di cimicifuga BNO1055 ha un’azione simile a quella degli estrogeni coniugati nel ridurre i disturbi neurovegetativi della menopausa e che ha anche un’ottima tollerabilità (29).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della cimicifuga sui disturbi neurovegatetivi della menopausa. Sono state arruolate 351 donne, di età compresa tra i 45 e i 55, affette da disturbi neurovegetativi della menopausa di entità moderata, che assumevano per os 160 mg/die di estratto di cimicifuga oppure la stessa dose di estratto più altri 9 ingredienti oppure 0,625 mg/die di estrogeni coniugati con o senza 2,5 mg/die di medrossiprogesterone acetato oppure un placebo. La valutazione era fatta ricorrendo alla Wiklund Vasomotor Symptom Subscale pre e post trattamento, della durata di 12 mesi. Al termine dello studio il punteggio della scala utilizzata non differiva in modo significativo tra i gruppi con estratti vegetali e il gruppo placebo, mentre le donne del gruppo ormoni mostravano una significativa riduzione (p<0,001) della loro sintomatologia. Lo studio indica che un estratto di cimicifuga da solo o in combinazione con altre sostanze naturali non è stato superiore al placebo nel ridurre i disturbi neurovegetativi della menopausa (31).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto isopropanolico di cimicifuga chiamato Remifemin paragonato a quello del tibolone in donne cinesi con disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 244 donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni con un punteggio del Kuppermann Menopause index (KMI) uguale o superiore a 15. Esse dovevano assumere per os 40 mg/die di Remifemin o 2,5 mg/die di tibolone per 3 mesi, valutando le variazioni del punteggio dell’indice suddetto pre e post terapia e gli eventuali effetti collaterali. Al termine della sperimentazione il punteggio del KMI si riduceva da 24,7 a 11,2 in entrambi i gruppi (p<0,002), con una percentuale di donne che rispondeva bene al trattamento dell’84% nel gruppo Remifemin e dell’85% nel gruppo tibolone. La tollerabilità delle due sostanze è stata molto buona, con un vantaggio per il Remifemin per quanto riguardava l’incidenza degli effetti avversi. Ad esempio nessuna donna del gruppo Remifemin ha avuto sanguinamenti vaginali mentre nel gruppo tibolone 17 donne ne hanno sofferto. Sempre nel gruppo tibolone vi era un’aumentata incidenza di dolori mammari e addominali e di leucorrea. Lo studio indica che il Remifemin è analogo al tibolone come efficacia clinica e superiore ad esso come tollerabilità in donne cinesi con disturbi neurovegetativi della menopausa (33).
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti della cimicifuga da sola o abbinata all’estratto di iperico sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 6141 donne da parte di 1287 ginecologi in Germania, che assumevano per os l’estratto isopropanolico di cimicifuga da solo o combinato con l’estratto idroalcoolico di iperico per 6 o per 12 mesi. La valutazione era fatta ricorrendo al Menopause Rating scale subscore Psiche dopo 3 mesi e al termine del trattamento. Si è notato che, al termine dello studio, vi era una riduzione statisticamente significativa della sintomatologia in entrambi i gruppi rispetto ai valori preterapia, con un vantaggio statisticamente significativo per le pazienti in terapia combinata rispetto alla monoterapia (p<0,001). L’incidenza di effetti collaterali sia per la monoterapia sia per quella combinata era dello 0,16%. Lo studio indica che l’estratto di cimicifuga è efficace nel trattamento dei disturbi neurovegetativi della menopausa, e che tale efficacia aumenta significativamente aggiungendo ad esso l’estratto di iperico, soprattutto quando le pazienti mostravano evidenti disturbi del comportamento (35).
Uno studio clinico ha valutato se un estratto isopropanolico di cimicifuga (Remifemin) avesse un’azione sul sistema opioide endogeno cerebrale in donne in menopausa. Si trattava di uno studio meccanicistico condotto in 11 donne studiate per la pulsatilità dell’LH con un test a base di soluzione salina e naloxone (6 soggetti) e la positron emission tomography (PET) con il carfentanil, un radiolegante selettivo per il recettore opioide mu (5 soggetti), prima e dopo il trattamento per 3 mesi con l’estratto di cimicifuga. Si è visto che quest’ultimo non aveva effetti sulla pulsatilità spontanea dell’LH e sui livelli plasmatici di estrogeni. Con il blocco causato dal naloxone si notava una soppressione della frequenza pulsatile media dell’LH (p<0,05) specialmente durante il sonno nel quale l’intervallo medio di pulsatilità veniva prolungato di circa 90 minuti (p<0,03). Vi era un significativo incremento del potenziale di legame del recettore mu opioide nel giro del cingolo posteriore e subgenicolato, nella corteccia temporale e orbitofrontale, nel talamo e nel nucleo accumbens coinvolte nella funzionalità emozionale e cognitiva. Al contrario si notava una moderata riduzione del potenziale di legame del recettore mu opioide nelle regioni coinvolte nella risposta di tipo placebo come il cingolo anteriore e la corteccia anteriore insulare. Lo studio indica che l’estratto di cimicifuga Remifemin agisce sul recettore opioide di tipo mu (39).
Una metanalisi (Gennaio 2009) ha valutato i dati clinici esistenti sull’attività della cimicifuga nel trattamento dei disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono stati inseriti 16 studi clinici di accettabile qualità metodologica, la maggior parte dei quali ha forniti risultati non univoci, in particolare per quanto riguardava il tipo di estratto usato, il suo dosaggio e la valutazione delle condizioni delle pazienti. La metanalisi indica che la cimicifuga non dispone di darti certi circa la sua efficacia nel contrastare i disturbi neurovegetativi della menopausa nell’uomo, mentre i suoi effetti collaterali sembrano essere modesti (40).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un estratto secco di cimicifuga nel trattamento dei disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono state arruolate 28 donne, che dovevano assumere l’estratto o un placebo per 3 mesi, valutando primariamente il punteggio della scala Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A) e secondariamente i punteggi delle scale Beck Anxiety Inventory, Green Climacteric Scale (GCS), and Psychological General Well-Being Index (PGWBI) e la quantità di pazienti con un miglioramento sintomatologico pari o superiore al 50% rispetto all’inizio del trattamento. Al termine dello studio si è notato che il punteggio delle scale HAM-A e PGWBI non era significativamente diverso nei due gruppi, ma che vi era una significativa riduzione (p<0,035) nel punteggio della scala GCS nel gruppo verum rispetto a quello placebo. Una paziente del gruppo cimici fuga è uscita dallo studio per l’insorgenza di rilevanti effetti avversi. Lo studio indica che un estratto di cimicifuga può migliorare solo il punteggio della Green climateric scale ma non quello delle scale HAM-A e GCS nella donna in menopausa (42).
Una metanalisi (Gennaio 2009) ha valutato i dati clinici esistenti sull’attività della cimicifuga nel trattamento dei disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono stati inseriti 16 studi clinici di accettabile qualità metodologica, la maggior parte dei quali ha forniti risultati non univoci, in particolare per quanto riguardava il tipo di estratto usato, il suo dosaggio e la valutazione delle condizioni delle pazienti. La metanalisi indica che la cimicifuga non dispone di darti certi circa la sua efficacia nel contrastare i disturbi neurovegetativi della menopausa nell’uomo, mentre i suoi effetti collaterali sembrano essere modesti (43).
Azione sull’osso. Studi in vitro e nell’animale.
Uno studio in vitro ha esaminato se un estratto etanolico di cimicifuga potesse avere azione anabolica sui preosteoblasti di ratto MC3T3-E1. Si è visto che questo estratto non stimolava la proliferazione osteoblastica ma anzi, alla concentrazione di 1000 ng/ml per 2 giorni, tendeva a ridurla. Alla concentrazione di 500 ng/ml l’estratto favoriva la formazione dei noduli ossei e aumentava l’espressione genica del runx2 e dell’osteocalcina. Il cotrattamento con ICI 182,780, un antagonista selettivo del recettore estrogenico, aboliva l’effetto suddetto e anche la formazione dei noduli ossei indotti dall’estratto. Lo studio indica che un estratto etanolico di cimicifuga stimola i preosteoblasti alla formazione dei noduli ossei attraverso un meccanismo dipendente dal recettore estrogenico (36).
Uno studio in vitro ha mostrato che un estratto isopropanolico di cimicifuga riduceva significativamente l’osteoclastogenesi indotta dal RANKL e dal TNF alfa, con abrogazione delle vie metaboliche correlate all’NF-KappaB e alla ERK e indotte sia dal RNKL sia dal TNF alfa. L’estratto in questione riduceva significativamente la perdita ossea causata dal TNF alfa in vitro. Lo studio indica che l’estratto isopropanolico di cimicifuga potrebbe essere utile per combattere l’osteoporosi (37).
Azione antiflogistica. Studi in vitro e nell’animale: questa droga ha un’interessante azione antiflogistica, probabilmente legata all’acido isoferulico. Infatti si è notato che, sia in vitro sia in vivo nei tessuti del ratto, si aveva una diminuzione della produzione di interleukina 8 da parte dei macrofagi di questo animale e una riduzione della chemiotassi leucocitaria in seguito a iniezione con virus influenzali, con percentuali di diminuzione per entrambe di circa il 50% rispetto al placebo. Le dosi somministrate erano di 5 mg/ratto/die per l'estratto in toto, di 0,5 mg/ratto/die per l'acido ferulico e di 0,125 mg/ratto/die per l'acido isoferulico.
Tale droga ha anche azione antireumatica, in particolare in pazienti affetti da artrosi, da dolori muscolari e da nevralgie conseguenti a fatti reumatici, e sembra piuttosto attiva anche contro la cefalea, particolarmente in quella di origine muscolotensiva.
Indicazioni principali: sindrome menopausale, sindrome premestruale, dismenorrea, oligomenorrea.
Azione prevalente: estrogenonosimile come effetto clinico, in particolare nelle donne in menopausa.
Altre azioni: antidolorifica.
EFFETTI COLLATERALI: questa droga non ha rilevanti effetti collaterali, neppure per trattamenti a dosaggi piuttosto elevati e per periodi di tempo abbastanza lunghi.
Recentemente sono stati descritti due casi di pazienti che hanno manifestato un’epatite acuta necrotica dopo aver assunto estratto di Cimicifuga. Uno di questi ha dovuto subire un trapianto di fegato.
Una metanalisi (2003) ha valutato gli effetti avversi dell’estratto di cimicifuga nell’uomo. Sono stati analizzati 2800 pazienti arruolati in studi clinici su questa droga, con un’incidenza di effetti avversi del 5,4%. Di questo 5,4% ben il 97% erano disturbi lievi, che non richiedevano l’uscita del soggetto dallo studio. Sembra che l’estratto meglio tollerato sia quello isopropanolico (20).
È stato recentemente descritto il caso di una donna affetta da grave astenia e con aumentati livelli ematici di creatina fosfochinasi e di lattato deidrogenasi, che aveva denunciato di fare uso di un integratore alimentare a base di cimicifuga al fine di attenuare i sintomi vasomotori conseguenti alla menopausa. Con lo scopo di escludere il possibile coinvolgimento dell’integratore, ne è stata suggerita la sospensione. Dopo la sospensione, la donna ha mostrato una progressiva normalizzazione dei parametri biochimici e un netto miglioramento dei sintomi clinici. Questo evento suggerisce che la miopatia presentata dalla donna sia stata causata dall’uso della cimicifuga; questa ipotesi è avvalorata dalla relazione temporale tra la sospensione del prodotto a base della pianta e la scomparsa dell’astenia e dall’assenza di altri fattori causali. La conferma dell’ipotesi mediante la ripresa dell’uso dell’integratore non è stata tentata per motivi etici. È questo il primo caso di miopatia associato all’uso di un prodotto contenente Cimicifuga racemosa (26).
Uno studio nel ratto ha valutato l’eventuale epatotossicità della cimicifuga. Gli animali ricevevano per via intragastrica 300 mg/kg di estratto per 30 giorni e, al termine, veniva loro effettuato un prelievo di sangue per valutare gli indici di funzionalità epatica e un esame istologico su biopsia epatica. Si è visto che l’estratto di cimicifuga non modificava gli indici di funzionalità epatica e neppure l’istologia del fegato, per cui si è concluso che una dose di estratto di cimicifuga di 300 mg/kg non è epatotossica nel ratto (38).
INTERAZIONI CON FARMACI: non conosciute. Mancano completamente studi di farmacocinetica.
CONTROINDICAZIONI: è controindicata in gravidanza perché può aumentare la contrazione della muscolatura liscia uterina. Controindicata anche durante l’allattamento.
TOSSICOLOGIA: La somministrazione per 6 mesi nel ratto di un estratto di Cimicifuga a dosi 90 volte più alte di quella terapeutica non ha provocato segni di tossicità.
Sono anche stati eseguiti studi di mutagenesi e carcinogenesi sia in vitro sia in vivo, che sono risultati tutti negativi.
È descritto il caso di una donna che assumeva estratto secco di cimicifuga (Remifemin) da 1 anno e che aveva sviluppato delle placche eritematose sulle braccia e sulle gambe, con diagnosi istologica di pseudolinfoma. La sospensione del Remifemin portava ad una completa regressione delle lesioni entro 3 mesi (32).
Uno studio di valutazione della letteratura ha esaminato gli effetti collaterali e la tossicologia della cimici fuga. Sono stati trovati 13 studi clinici, di cui 3 studi di postmarketing surveillance, 4 di descrizione di serie di casi e 8 di casi singoli. Tutti questi studi indicano che la cimicifuga può considerarsi una droga sufficientemente sicura (41).
BIBLIOGRAFIA.
1)Hirabayashi T. et al. Inhibitory effect of ferulic acid and isoferulic acid on murine interleukin-8 production in response to influenza virus infections in vitro and in vivo. Planta Med. 61, 221-226, 1995.
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