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piante >> CURCUMA LONGA (Curcuma)
Data ultima revisione 02-12-2009
FAMIGLIA: Zingiberaceae.
HABITAT: originaria dell’Asia, in
particolare India e Pakistan.
PARTE USATA: i rizomi primari ovali e
i rizomi secondari allungati.
PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA:
l’estratto secco titolato in curcumina min. 4% (Commissione
E tedesca).
La posologia giornaliera utilizzata negli studi pubblicati in letteratura
è di 8-10 mg/kg/die, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente
lontano dai pasti. Siccome tali studi sono stati condotti con estratti
diversi con titoli diversi, il valore posologico suddetto rappresenta
un valore medio indicativo.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una droga
ricca di amidi, che rappresentano il 45-55% del suo peso, ma è
presente anche una piccola quantità di arabinogalattani detti
ukonani. Contiene una buona quantità di olio essenziale ricco
di sesquiterpeni monociclici. Le sostanze coloranti presenti nella
droga sono dei curcuminoidi, il principale dei quali è la
curcumina. è stato identificato anche un peptide, chiamato
turmerina.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Azione antiflogistica. Studi in vitro e nell’animale: studi in vitro dimostrano che la curcumina inibisce la 5-lipo-ossigenasi in neutrofili peritoneali di ratto e lo stesso enzima ma anche la 12-lipo-ossigenasi ed entrambe le ciclo-ossigenasi in piastrine umane, nelle quali esercita pure un'evidente azione antiossidante
In vitro la curcumina inibisce, alla concentrazione di 5 micromoli/l., la produzione di TNF (Tumor necrosis factor) e di IL 1 (Interleukina 1) indotta da lipopolisaccaride da parte di macrofagi umani. Inoltre inibisce anche l'attivazione del fattore nucleare NF KappaB causata dal lipopolisaccaride e riduce l'attività biologica del TNF in colture in vitro di fibroblasti umani. Questi meccanismi d'azione concorrono a spiegare la spiccata azione antiflogistica di questa droga.
Una recente metanalisi (Febbraio 2003) ha indagato l’azione antiflogistica e la sicurezza d’uso della curcumina. Ci sono numerosi studi in vitro e nell’animale che confermano una valida azione anti-infiammatoria e antiossidante della curcumina. Alcuni studi fatti nell’uomo indicano che dosi elevate di curcumina, fino a 2500 mg/die, sono prive di evidenti effetti collaterali. Questi studi indicano che la curcumina è attiva su numerose molecole coinvolte nei fenomeni infiammatori quali fosfolipasi, lipossigenasi, ciclo-ossigenasi 2, leucotrieni, trombossano, prostaglandine, ossido nitrico, collagenasi, elastasi, ialuronidasi, monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1), monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1) e interleuchina 12 (12).
La curcumina inibisce l’espressione della COX2 indotta dal lipopolisaccaride e questo effetto, piuttosto che l’inibizione catalitica della COX, può contribuire alla ridotta formazione di prostaglandina E2. Nei macrofagi non stimolati col lipopolisaccaride la curcumina aumenta invece i livelli di COX2 nei macrofagi. I curcuminoidi hanno un notevole effetto inibitorio sull’attività perossidasica della COX1 piuttosto che su quella della COX2. La curcumina e i curcuminoidi inibiscono potentemente l’attività della 5 lipossigenasi. I risultati di questo studio indicano che la curcumina interferisce col metabolismo dell’acido arachidonico bloccando la fosforilazione della fosfolipasi citosolica A2, riducendo l’espressione della COX2 e inibendo le attività catalitiche della 5-lipossigenasi. Queste attività concorrono a spiegare l’azione antiflogistica e anticarcinogenetica della curcumina e dei curcuminoidi (14).
Nei processi patologici associati con l’infiltrazione dei leucociti del sistema nervoso centrale, come ad esempio l’encefalite sperimentale allergica e i traumi cerebrali, la macrophage inflammatory protein-2 (MIP-2) gioca un ruolo importante nella cronicizzazione del processo infiammatorio. Pare che questa proteina sia prodotta primariamente dagli astrociti, per cui questo studio ha valutato l’effetto della curcumina sulla produzione della MIP-2 da parte di queste cellule. Gli astrociti erano stimolati col lipopolisaccaride in assenza o in presenza di curcumina o di epigallocatechin gallato. Si dosavano i livelli dell’mRNA specifico per la MIP-2 e la produzione di proteine della MIP-2 stessa. Si è visto che la curcumina inibiva la produzione di mRNA e di proteine specifici per la MIP-2, mentre l’epigallocatechin gallato era pressochè inattiva. Lo studio indica che la curcumina potrebbe essere utile per il trattamento dei processi infiammatori del sistema nervoso centrale (16).
Uno studio nel ratto ha indagato l’azione antiartritica di un estratto idroalcoolico di curcuma in un modello animale di artrite reumatoide. Agli animali veniva provocata un’artrite tramite iniezione intra-articolare di streptococchi, misurando l’intensità dei sintomi, l’aspetto istologico e la densità minerale ossea. Si è visto che l’estratto di curcuma inibiva notevolmente l’infiammazione articolare e la distruzione del tessuto periarticolare in modo dose dipendente. L’estratto di curcuma preveniva l’attivazione locale del fattore NF-KappaB e la conseguente espressione dei geni correlati all’NF-KappaB. Inoltre l’estratto di curcuma si notava una netta riduzione dei livelli di PGE2 e dell’attività degli osteoclasti periarticolari. Lo studio indica che un estratto idroalcoolico di curcuma può essere utile per combattere l’artrite reumatoide nel ratto (27).
La curcumina è capace di ostacolare l’attività di alcuni enzimi (COX, lipossigenasi e fosfolipasi A2) che catalizzano la produzione di mediatori flogogeni. In questo studio è stata esaminata l’azione della curcumina sulle metalloproteinasi di matrice prodotte dalle cellule ematiche mononucleate, che giocano un ruolo importante nell’infiammazione. Si è visto che la curcumina inibiva significativamente la produzione di metalloproteinasi 9 da parte di queste cellule in modo dose dipendente, soprattutto grazie a un effetto inibitorio sull’attivazione dell’NF-KappaB sia spontanea sia indotta dall’agglutinina di Artocarpus Lakoocha. Quest’ultima causava l’attivazione dell’NF-KappaB, che a sua volta provocava un’aumentata espressione della metalloproteinasi 9 dovuta a una iperdegradazione della IKappaB alfa. La curcumina inibiva la degradazione della IKappaB alfa, la quale ultima ostacola l’attivazione dell’NF-KappaB e quindi l’attivazione della metalloproteinasi 9 (36).
Uno studio in vitro ha mostrato che la curcumina induceva sia l’espressione sia l’attività dell’eme ossigenasi in modo dose dipendente attraverso l’attivazione del PKalfa, del PKdelta/ERK1/2, p38 alfa e PI3 chinasi. Il rilascio di H2O2 è essenziale per la fosforilazione di ERK1/2 e p38 mediata dalla curcumina e per l’espressione della eme-ossigenasi 1. La curcumina inibiva la secrezione di IL1 e IL6 indotta dal LPS e il blocco dell’espressione e dell’attività della eme ossigenasi 1. L’aumentata espressione della eme-ossigenasi 1 aveva un effetto inibitorio simile a quello della curcumina sulla secrezione di IL1. Lo studio indica che la curcumina inibisce la secrezione di citochine proinfiammatorie da parte dei monociti attraverso un meccanismo che coinvolge l’azione dell’eme-ossigenasi 1 (37).
L’espressione dei geni proinfiammatori dipendenti dall’NF-KappaB in risposta allo stress ossidativo è regolata dall’acetilazione/deacetilazione degli istoni legati al DNA. Nell’asma e nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) lo stress ossidativo non solo attiva l’NF-KappaB ma anche altera l’acetilazione e la deacetilazione degli istoni attraverso delle modificazioni degli enzimi istone deacetilasi. La curcumina può esercitare un’azione scavenger diretta sui radicali liberi e modulare le vie di segnale controllate dall’NF-KappaB e dalla mitogen-activated protein kinase (MAP). Inoltre la curcumina riduce l’espressione delle metalloproteinasi di matrice, delle molecole di adesione e dei fattori di crescita che stimolano l’espressione di istone deacetilasi ossidate anomale nel polmone. Lo studio indica che la curcumina potrebbe essere un potenziale antiossidante e antiflogistico contro le malattie infiammatorie croniche del polmone (38).
Uno studio nel ratto ha mostrato che la curcumina ha un’azione antiflogistica in un modello di asma animale attraverso la soppressione dell’NO. I ratti venivano sensibilizzati tramite la ovalbumina e poi ricevevano la curcumina per via intraperitoneale. Si è visto che nei ratti sensibilizzati con la ovalbumina i livelli di NO nel tessuto polmonare erano aumentati per un’aumentata attività della iNOS, con aumento anche delle citochine infiammatorie e degli eosinofili e con un’aumentata risposta broncocostrittiva all’inalazione di metacolina. La curcumina ostacolava significativamente questi fenomeni riducendo l’attività della iNOS e conseguentemente la produzione di NO indotta dall’interferone gamma. Lo studio indica che la curcumina può ostacolare la flogosi respiratoria in ratti sensibilizzati con ovalbumina sopprimendo l’attività della iNOS e la produzione di NO (42).
È ormai assodato che la somministrazione di LPS, con conseguente aumento di TNF alfa, IL1 beta, IL6 e temperatura corporea induce un’iperproduzione di glutammato, di radicali idrossilici e di PGE2 nell’ipotalamo. In questo studio è quindi stato esaminato se la curcumina potesse ostacolare questi fenomeni nel coniglio. Come previsto il LPS causava aumento della temperatura corporea e dei livelli ipotalamici di glutammato e radicali idrossilici e dei livelli plasmatici di IL1 beta, TNF alfa e IL6. Il pretrattamento con la curcumina alle dosi di 5 o di 40 mg/kg/die per via intraperitoneale riduceva gli effetti della somministrazione del LPS. Lo studio indica che la curcumina può avere azione antipiretica e antiflogistica inibendo la produzione di IL1 beta, IL6, TNF alfa e PGE2 indotta dal LPS nel coniglio (43).
È ormai noto che la PGE2 ha un ruolo importante nell’infiammazione e nello sviluppo tumorale e che la sua produzione viene catalizzata dalla COX2 e dalla PGE2 sintetasi 1 microsomiale, enzimi che sono iperespressi in molte forme tumorali. Si è visto in questo studio che la curcumina sopprimeva la formazione della PGE2 per riduzione dell’espressione della COX2 e della PGE2 sintetasi 1. Infatti la curcumina inibiva in modo reversibile la conversione della PGH2 a PGE2 da parte della PGE2 sintetasi 1 microsomiale in cellule tumorali polmonari A549 stimolate con la IL1beta, con IC50 compresa tra 0,2 e 0,3 micromol/L. Nel sangue intero umano stimolato con LPS la curcumina inibiva la formazione della PGE2 da parte della COX2 a partire dall’acido arachidonico, mentre la formazione 6-keto PGF alfa e di 12(S)-idrossi-5-cis-8,10-trans eptadecatrienoico da parte della COX1 era soppressa solo a concentrazioni molto più elevate. Lo studio indica che la soppressione della PGE2 sintetasi 1 microsomiale da parte della curcumina è importante per spiegarne le azioni antiflogistica e antitumorale (48).
Azione antiflogistica. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità della curcumina in pazienti affetti da psoriasi a placche. Sono stati coinvolti 25 pazienti, che dovevano assumere per os 4,5 g/die di curcumina o un placebo per 3 mesi, valutando l’estensione delle lesioni, la loro gravità e il giudizio dei pazienti e dei medici sperimentatori sull’efficacia e sulla tollerabilità di questo rimedio. Al termine dello studio il 16,7% dei pazienti aveva un risultato soddisfacente, il 48% un risultato solo parziale e il 35,3% non aveva risultati tangibili. Gli effetti collaterali registrati sono stati trascurabili. Lo studio indica che la curcumina può essere efficace in pazienti affetti da psoriasi a placche e che sarebbe necessario uno studio di ampie dimensioni per dimostrarlo con maggiore certezza (39).
Azione epatoprotettiva e sull'apparato digerente. Studi in vitro e nell’animale: L'effetto protettivo sul fegato dell'estratto di curcuma è stato studiato su ratti che ricevevano come sostanza epatotossica il tetracloruro di carbonio. Questa droga ha dimostrato di ridurre significativamente l'aumento dei livelli di bilirubina, transaminasi, fosfatasi alcalina e colesterolo indotto dal tetracloruro di carbonio sia quando somministrata per 2 settimane prima del tossico e sia ancora di più quando data per 2 settimane prima del tossico e poi in concomitanza ad esso.
Un gruppo di ratti è stato diviso in tre sottogruppi, di cui due trattati con una dieta iperlipidica e con estratto di curcuma e uno solo con la dieta suddetta per un periodo di trenta giorni. Al termine della sperimentazione gli animali che ricevevano l'estratto della droga mostravano un'entità di lesioni epatiche significativamente minore rispetto a quelli del gruppo di controllo. Questo effetto sembra dovuto all'azione antiossidante della curcuma, poiché le biopsie epatiche dei ratti trattati con la droga mostravano una notevole riduzione dei livelli degli idroperossidi sia nei microsomi sia soprattutto nei mitocondri.
Alcuni studi dimostrano che la curcumina inibisce la deposizione di collageno nel fegato, soprattutto ad opera delle cellule stellate epatiche. Questi dati sono stati confermati da uno studio in vitro su tessuto epatico, nel quale si è visto che il trattamento con curcumina riduceva la deposizione di collageno, le aree di muscolatura liscia alfa-actina positive e i livelli dell’mRNA specifico per il collageno tipo 1. Questi dati confermano che la curcumina inibisce la sintesi collagenica da parte delle cellule stellate epatiche sia in vitro sia in vivo, potendo così essere utile per ostacolare la degenerazione fibrosa del fegato (12).
Altri studi hanno dimostrato una spiccata azione antiossidante della curcuma non solo a livello epatico ma anche a livello intestinale. Infatti l’estratto secco di questa droga riduce in modo statisticamente significativo i livelli di idroperossidi e di acido tiobarbiturico nella mucosa intestinale, aumentandovi invece quelli del glutatione e della superossido desmutasi.
Studi fatti sul ratto sembrano indicare che la curcuma abbia azione antiflogistica a livello del tubo gastroenterico, di cui sarebbero responsabili sia la curcumina sia l'olio essenziale, con azione più marcata per la somministrazione intraperitoneale rispetto a quella per os, probabilmente a causa di una non buona biodisponibilità di queste sostanze. Ciò sarebbe anche confermato dal fatto che, nell'uomo, i livelli ematici di curcumina dopo somministrazione per via orale sono molto bassi.
In vitro la curcumina ha anche evidenziato azione antispasmodica sulla muscolatura liscia del tubo digerente, che potrebbe essere spiegata con la buona concentrazione che questa sostanza ha nel lume gastrointestinale, dato che viene eliminata per via fecale.
È stato fatto uno studio nel ratto per valutare il potenziale ruolo della curcumina e della N-acetilcisteina sui livelli di prostanoidi nel fegato durante ingestione di alcool. Venivano misurati i livelli plasmatici degli enzimi epatici e quelli delle prostaglandine E1, E2, F2a e D2 nel fegato, nel rene e nel cervello prima e al termine dell’ingestione cronica di alcool. Nei ratti trattati solo con alcool si è visto che questa sostanza causava netto incremento dei parametri suddetti, mentre negli animali che ricevevano alcool + curcumina o N-acetilcisteina l’aumento di questi parametri era significativamente minore (7).
Uno studio in vitro ha indagato l’azione epatoprotettiva della curcumina. Gli epatociti di origine umana erano esposti all’etanolo, che causava un aumento di 3,5 volte nella produzione di LDH e un raddoppio dei livelli di lipoperossidi. Inoltre si osservava un forte aumento dell’attività degli enzimi antiossidanti. La curcumina alla concentrazione di 5 microM ostacolava fortemente questi fenomeni e tendeva a riportare alla norma i livelli degli enzimi antiossidanti. Lo studio conferma che la potente azione antiossidante della curcumina è alla base della sua azione epatoprotettiva (13).
Le metalloproteinasi sono ritenute importanti nella degradazione della matrice extracellulare e nel rimodellamento tessutale durante la flogosi e la presenza di ferite. Il loro ruolo nell’ulcera gastrica indotta dall’indometacina è sconosciuto, per cui questo studio ha cercato di chiarirlo. Si è notato che nell’ulcera gastrica da indometacina vi era un aumento della metalloproteinasi 9 e una moderata riduzione dell’attività della metalloproteinasi 2. La curcumina combatte l’ulcera da indometacina in modo notevole prevenendo la deplezione di glutatione, la lipoperossidazione e l’ossidazione delle proteine, con una tendenza netta alla riparazione dell’epitelio denudato dall’indometacina. La curcumina era capace di ridurre i livelli di metalloproteinasi 9 e di migliorare l’attività della metalloproteinasi 2, cosa che non fa l’omeprazolo, un noto farmaco antiulceroso. Lo studio indica che l’azione gastroprotettiva della curcumina potrebbe essere in gran parte dovuta alla sua azione sulle metalloproteinasi (15).
Uno studio ha esaminato l’effetto protettivo della curcumina sull’epatotossicità indotta dal tetracloruro di carbonio (CCL4). Quest’ultima sostanza sommministrata alla dose di 3 ml/kg/die per 3 mesi causava uno spiccato aumento delle transaminasi, della fosfatasi alcalina, delle gammaGT e dei livelli plasmatici di acido tiobarbiturico e di lipoperossidi e un calo dei livelli plasmatici di glutatione, vitamina C e vitamina E. Anche nel fegato e nei reni si osservava un evidente aumento di acido tiobarbiturico e di lipoperossidi e un altrettanto evidente calo dei livelli di glutatione, vitamina C e vitamina E. La somministrazione di curcumina asieme al CCL4 riduceva in modo significativo i fenomeni suddetti sia nel plasma sia nei reni e nel fegato e ostacolava anche i danni istologici osservati in questi organi, che si manifestavano soprattutto con ispessimento dei vasi portali e con la deposizione di gocciole di grasso nelle pareti vasali (18).
Uno studio nel ratto ha indicato che la curcumina non modifica i livelli e l’attività degli isoenzimi del citocromo P450 a livello epatico se non a dosi elevatissime, pari o superiori a 5 g/kg/die. Il tetracloruro di carbonio (CCL4) invece causava una drastica riduzione dell’attività di questi isoenzimi, in particolare della CYP2E1, con formazione di elevatissimi livelli di radicali liberi. Il pretrattamento con curcumina alla dose di 0,5 g/kg/die riduceva molto gli effetti del CCL4 sugli isoenzimi suddetti, ma non sulla CYP2E1, probabilmente grazie alla sua spiccata azione antiossidante. Lo studio indica che l’epatoprotezione garantita dalla curcumina contro i danni epatici da CCL4 può dipendere, almeno in parte, dai suoi effetti di contrasto nei confronti dei danni causati dal CCL4 stesso agli isoenzimi del citocromo P450 (20).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto della curcumina sull’epatotossicità acuta da tioacetamide. Gli animali ricevevano 300 mg/kg di questa sostanza per via intraperitoneale, preceduta o meno di 48 ore dalla somministrazione per la stessa via di 200 o di 400 mg/kg di curcumina. Si è notato che il numero di ratti sopravvissuti all’epatite fulminante era più elevato nei due gruppi verum, che mostravano anche incrementi minori di transaminasi, bilirubina, gammaGT e ammonio. La curcumina riduceva anche i livelli epatici di acido tiobarbiturico e inibiva l’espressione dell’NF-KappaB e della iNOS. Lo studio indica che la curcumina riduce significativamente i danni epatici causati dalla tioacetamide nel ratto diminuendo l’espressione dell’NF-KappaB e della iNOS, con conseguente riduzione dei danni istologici a livello epatico (21).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione profilattica della curcumina sulla fibrosi epatica, sul numero, sulla dislocazione e sull’apoptosi delle cellule stellate epatiche attivate. Si utilizzava un modello animale di fibrosi epatica che prevedeva l’iniezione intraperitoneale di CCl4. La curcumina veniva data alle dosi di 5, 10, 20 o 100 mg/g di peso corporeo. Dopo 2 mesi gli animali venivano sacrificati e il loro fegato esaminato istologicamente. Si è visto che i ratti trattati con la curcumina avevano meno fibrosi epatica rispetto a quelli trattati col placebo, con un minor numero di cellule stellate attivate e un maggior numero di cellule stellate in apoptosi. Tali effetti erano dose dipendenti. Lo studio indica che la curcumina può prevenire la fibrosi epatica riducendo il numero di cellule stellate attivate nel tessuto epatico (22).
Uno studio in vitro ha esaminato il meccanismo che spiega l’ulcera gastrica indotta dall’indometacina e l’effetto protettivo esercitato su di essa dalla curcumina. Si è visto che la curcumina bloccava in modo dose dipendente le lesioni gastriche da indometacina, riducendone l’incidenza dell’82% alla dose di 25 mg/kg., eliminando il danno ossidativo indometacino correlato come dimostrato dal calo della lipoperossidazione e dei tioli a livello gastrico. L’indometacina causava un aumento di 5 volte dei radicali idrossilici, che era prevenuto dalla curcumina. L’indometacina inattivava irreversibilmente la perossidasi solo in presenza di H2O2 agendo come substrato suicida. Il 5,5-dimetil-pirrolina-N-ossido proteggeva la perossidasi, indicando il coinvolgimento del radicale indometacina nell’inattivazione. Il radicale indometacina veniva anche rilevato nel sistema perossidasi-indometacina-H2O2 come un addotto dimetil-pirrolina-N-ossido attraverso la spettroscopia a risonanza elettronica. La curcumina proteggeva la perossidasi in modo concentrazione dipendente e consumava H2O2 per la sua ossidazione come un valido substrato per la perossidasi, bloccando quindi l’ossidazione dell’indometacina. Lo studio indica quindi che la curcumina protegge contro il danno gastrico da indometacina rimuovendo l’H2O2 grazie alla prevenzione dell’inattivazione della perossidasi da parte dell’indometacina (23).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto della curcumina sulla disfunzione epatica indotta dall’endotossina e sul conseguente stress ossidativo. L’epatotossicità era indotta somministrando il LPS alla dose singola di 1 mg/kg/die per via intraperitoneale, con somministrazione nei 7 giorni precedenti di curcumina. Si misuravano i livelli di transaminasi, fosfatasi alcalina, bilirubina, proteine totali, acido tiobarbiturico, glutatione e SOD pre e post trattamento nel fegato. Si misuravano anche i livelli di citochine nel siero dei ratti. Si è notato che il LPS causava una marcata disfunzione epatica, con aumento di bilirubina, transaminasi, fosfatasi alcalina e acido tiobarbiturico e con calo di SOD e glutatione. Tali effetti negativi del LPS erano ben antagonizzati dalla curcumina, che induceva anche una significativa riduzione dei livelli plasmatici di IL6 e di TNF alfa nel siero. Lo studio indica che la curcumina attenua l’epatotossicità da LPS verosimilmente ostacolando l’effetto citotossico dell’NO, dei radicali dell’ossigeno e delle citochine (24).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto della curcumina sulla flogosi intestinale indotta dall’acido trinitrobenzensulfonico (TNBS) e sul rapporto tra le citochine Th1 e Th2. Gli animali ricevevano il TNBS e in contemporanea il desametazone alla dose di 2 mg/kg/die o la curcumina alla dose di 30 mg/kg/die per via intraperitoneale o entrambe queste sostanze per via intraperitoneale. Si valutavano le modificazioni alla mucosa del colon, le concentrazioni di citochine nelle cellule della mucosa intestinale e nel siero. Si è visto che sia lo steroide sia la curcumina riducevano la perdita di peso, i danni istologici e l’attività della mieloperossidasi a livello intestinale. La curcumina riduceva l’espressione delle citochine Th1 (IL12, interferone gamma, TNF alfa e IL1) e aumentava invece l’espressione di quelle Th2 (IL4 e IL10) nella mucosa del colon. Inoltre essa aumentava la proporzione tra interferone gamma e IL4 negli splenociti e nel siero. L’abbinamento curcumina + desametazone riduceva l’espressione delle citochine Th1 ma non aumentava l’espressione di quelle Th2 e non modificava la proporzione tra interferone gamma e IL4 negli splenociti e nel siero. Lo studio indica che la curcumina ostacola i danni da TNBS al colon regolando la proporzione tra citochine Th1 e citochine Th2 (25).
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione epatoprotettiva della curcumina. Il fegato dei ratti veniva perfuso con una soluzione contenente 25 o 50 o 100 o 200 microM di curcumina per 24 o per 48 ore e poi per 120 minuti con una soluzione di Krebs-Henseleit (bicarbonato ossigenato). Subito dopo si preparavano microfettine di fegato da esaminare. Si è visto che a partire dalla concentrazione di 100 microM la curcumina preservava in modo eccellente il fegato, con riduzione delle transaminasi e della LDH e con aumento della produzione di bile. Lo studio indica che la curcumina ha un’interessante capacità epatoprotettiva in vitro (28).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto della curcumina sull’epatotossicità da CCl4. La curcumina alla dose di 200 mg/kg per os era data 2 ore prima del tossico e subito dopo la sua somministrazione. Si misuravano gli indicatori di colestasi (gammaGT e bilirubina) e di necrosi (Got e Gpt), che venivano significativamente incrementati dal CCl4, mentre la curcumina ne ostacolava validamente l’azione. Inoltre la curcumina era capace di prevenire l’attivazione dell’NF-KappaB e quindi di prevenire la produzione di citochine proinfiammatorie come TNF alfa, IL1 beta e IL6, che invece era notevolmente incrementata dal CCl4. Quest’ultimo induceva la traslocazione dell’NF-KappaB al nucleo e il suo legame col DNA, effetti che erano inibiti dalla curcumina. Lo studio indica che la curcumina ostacola il danno epatico da CCl4 sia inibendo l’attivazione dell’NF-KappaB sia esercitando una valida azione antiossidante (29).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto della curcumina sulla flogosi e sul danno intestinale indotti dall’indometacina. Gli animali erano pretrattati con 20 o 40 o 80 mg/kg di curcumina prima della somministrazione di 20 mg/kg di indometacina, valutando l’istologia intestinale e vari parametro di stress ossidativo a livello intestinale pre e post trattamento. L’indometacina alle dosi usate causava ulcerazioni intestinali diffuse e netto aumento dei livelli intestinali di malondialdeide, di proteine carbonilate e dell’attività degli enzimi pro-ossidanti come la mieloperossidasi e la xantina-ossidasi, con invece evidente calo dei livelli intestinali di enzimi antiossidanti (catalasi e glutatione perossidasi). Il pretrattamento con la curcumina riduceva significativamente i danni intestinali causati dall’indometacina (30).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto della curcumina sulla colite sperimentale indotta dal destano solfato sodico (DSS). Gli animali ricevevano per os il tossico da solo o abbinato alla curcumina. Si è visto che la perdita di peso corporeo, i danni istologici alla mucosa intestinale e l’attività della mieloperossidasi a livello intestinale erano significativamente più elevati negli animali trattati con il DSS da solo. I livelli di NF KappaB nella mucosa intestinale erano significativamente più bassi nei ratti trattati anche con la curcumina. Lo studio indica che la curcumina è in grado di ridurre significativamente la colite sperimentale indotta dal DSS nel ratto (31).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione della curcumina sull’ischemia/riperfusione epatica indotta dal calore e sul ruolo dell’espressione della heat shock protein 70 (Hsp70) e dell’attività degli enzimi antiossidanti. Gli animali ricevevano la curcumina alla dose di 50 mg/kg attraverso la vena mesenterica superiore 30 minuti prima dell’ischemia da calore, valutando dopo 3, 12 e 24 ore i livelli di transaminasi, NO(2)-, NO(3)- e malondialdeide ie l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni e di altri enzimi quali nitrossido sintetasi e mieloperossidasi e l’espressione della Hsp70. Si è notato che la curcumina riduceva significativamente i danni causati dall’ischemia/riperfusione, con aumento degli enzimi antiossidanti endogeni e della Hsp70 e un calo dei fenomeni di apoptosi e dei valori di malondialdeide, mieloperossidasi, No(2)-, NO(3)- e transaminasi. La curcumina riduceva anche l’attività della iNOS nel fegato dopo riperfusione, ma non aveva effetti sull’attività della eNOS endoteliale. La sopravvivenza degli animali era superiore nei ratti pretrattai con la curcumina. Lo studio indica che la curcumina ha azione protettiva contro l’ischemia/riperfusione epatica grazie soprattutto alla sua capacità di aumentare l’attività e i livelli degli enzimi antiossidanti endogeni e i livelli di Hsp70 (32).
Recentemente è stato dimostrato un ruolo protettivo del recettore vanilloide 1 (TRPV1) nella flogosi indotta dal dinitrobenzene acido sulfonico (DNBS) nel ratto. Lo studio ha quindi valutato l’effetto della curcumina alla dose di 45 mg/kg per os per 2 giorni prima e per 5 giorni dopo la somministrazione del tossico sulla colite causata dal DNBS. Si è visto che i danni macroscopici alla mucosa intestinale e l’attività della mieloperossidasi erano significativamente minori (p<0,01) nei ratti trattati con la curcumina. La capsazapina, un antagonista selettivo del recettore TRPV1 aboliva totalmente l’azione protettiva della curcumina. Lo studio indica che la curcumina nel tessuto infiammato ma non in quello normale può interagire col recettore TRPV1 per mediare la sua azione protettiva sulla colite da DNBS (33).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto della curcumina sullo stress ossidativo a livello delle cellule pancreatiche estratte dalle isole di Langerhans di ratti resi diabetici con la streptozotocina. Le cellule venivano incubate con la curcumina per 24 ore e poi esposte alla streptozotocina per 8 ore. Si è visto che le cellule pretrattate con la curcumina avevano un trofismo superiore e una migliore produzione di insulina rispetto a quelle esposte alla streptozotocina da sola. La curcumina ritardava la generazione di ROS e ostacolava l’attivazione della Poly ADP-ribose polymerase-1 (PARP1), prevenendo anche la riduzione degli enzimi antiossidanti endogeni. Lo studio indica che la curcumina protegge le cellule delle isole di Langerhans dal danno ossidativo causato ad esse dalla streptozotocina (34).
Uno studio nell’animale in avanzata fibrosi epatica ha mostrato che la curcumina ostacola la progressione di questa fibrosi soprattutto inibendo l’attivazione e la proliferazione delle cellule stellate epatiche, che producono mediatori proinfiammatori e matrice collagenica extracellulare. La curcumina induceva in queste cellule apoptosi e arresto della crescita e inibiva la formazione della matrice extracellulare aumentando l’espressione delle metalloproteinasi di matrice via il PPAR gamma e la soppressione dell’espressione del connective tissue growth factor (CTGF). È probabile che la curcumina sopprima l’espressione del CTGF inibendo la chinasi ERK e l’attivazione dell’NF-KappaB. Lo studio indica che la curcumina può ostacolare la fibrosi epatica nel ratto (35).
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto della curcumina sull’apoptosi e sulla necrosi epatocitarie indotte dall’etanolo a concentrazioni comprese tra 1 muM e 10 mM. Si è visto che la curcumina favoriva la deplezione del glutatione, l’attivazione della caspasi 3 e l’apoptosi cellulare causati dall’etanolo, ma essa diminuiva significativamente la lipoperossidazione e la traslocazione del citocromo c dai mitocondri verso il citosol alla concentrazione di 1 muM. Lo studio indica che la curcumina riduce la perossidazione lipidica indotta dall’etanolo a bassa concentrazione, mentre a concentrazioni più elevate stimola la deplezione del glutatione, l’attivazione della caspasi 3 e l’apoptosi cellulare causati dall’etanolo (40).
Uno studio nel ratto ha valutato se la curcumina potesse prevenire o migliorare la cirrosi epatica. Per valutare l’azione preventiva della curcumina (dose di 100 mg/kg/die) si usava il modello animale della legatura del dotto biliare per 1 mese. Per esaminare l’azione curativa della curcumina si somministrava per 3 mesi il CCl4 e poi solo la curcumina per altri 2 mesi. Si valutavano i principali parametri di funzionalità epatica, i livelli di TGF beta e l’istologia del fegato pre e post trattamento. Si è visto che la legatura del dotto biliare causava un aumento di 5 volte dei livelli di idrossiprolina e un incremento evidente di quelli di TGF beta, effetti che erano significativamente diminuiti dalla curcumina. Quest’ultima riduceva anche, seppure parzialmente, la fibrosi epatica indotta dal CCl4. Lo studio indica che la curcumina può sia prevenire sia combattere la fibrosi epatica, probabilmente a causa della sua capacità di ridurre l’espressione del TGF beta (41).
La steatoepatite non alcoolica viene spesso ritrovata in pazienti obesi, ed è spesso accompagnata da livelli elevati di leptina. Una parte rilevante di questi pazienti sviluppa col tempo una fibrosi epatica e talvolta anche cirrosi epatica. Le cellule stellate del fegato sono la causa principale di questi fenomeni e vengono attivate dalla leptina. In questo studio quindi è stato esaminato l’effetto della curcumina sull’attivazione delle cellule stellate epatiche mediato dalla leptina. Si è visto che la curcumina eliminava gli effetti stimolatori della leptina sull’espressione dei geni rilevanti per l’attivazione delle cellule stellate. La curcumina infatti interrompeva la fosforilazione del recettore per la leptina e i suoi intermediari a valle e anche l’espressione del recettore suddetto nelle cellule stellate, il che richiedeva l’attivazione del peroxisome proliferator-activated receptor-gamma (PPARgamma) endogeno e la sintesi de novo di glutatione. Lo studio indica che la curcumina elimina l’effetto stimolatorio della leptina sulle cellule stellate in vitro riducendo la fosforilazione e l’espressione del recettore per la leptina in queste cellule attraverso la stimolazione del PPAR gamma e l’attenuazione dello stress ossidativo, ostacolando la fibrosi epatica frequente in pazienti obesi (44).
Uno studio in vitro e in vivo ha esaminato l’azione antiulcera della bisdemetossicurcumina e della curcumina in un modello di ulcera peptica sperimentale. Si è visto che in vitro la bisdemetossicurcumina inibiva la produzione di iNOS, ma che non aveva effetto su quella di TNFalfa, mentre la curcumina sopprimeva fortemente la produzione della iNOS e inibiva anche quella del TNFalfa. Entrambe queste sostanze erano efficaci nell’esercitare un’azione scavenger sui radicali liberi generati dai macrofagi peritoneali RAW264.7. Entrambe queste sostanze inibivano l’induzione della iNOS in modo dose dipendente alivello trascrizionale e la curcumina inibiva anche l’induzione del TNF alfa a livello post-trascrizionale. In vivo la somministrazione intraduodenale di bisdemetossicurcumina a dosi comprese tra 5 e 80 mg/kg aveva un forte effetto inibitorio sulla secrezione acida gastrica in ratti con legatura del piloro, mentre la curcumina (dosi 5-20 mg/kg) mostrava un effetto un pò meno marcato. La bisdemetossicurcumina alle dosi suddette favoriva significativamente la cicatrizzazione delle ulcere gastriche indotte dall’acido acetico e la rigenerazione della mucosa nelle zone ulcerate in modo dose dipendente. Un effetto simile era posseduto anche dalla curcumina. A dosi superiori a 160 mg/kg l’effetti curativo della curcumina diminuiva. Lo studio indica che sia la curcumina sia la bisdemetossicurcumina hanno azione gastroprotettiva, grazie alla loro capacità di ridurre la secrezione acida gastrica e di stimolare le difese della mucosa gastrica con inibizione della flogosi mediata dalla iNOS (45).
Nella steatoepatite non alcoolica la progressione della steatosi è associata all’azione deleteria dei ROS, alla disfunzione mitocondriale e all’iperproduzione di citochine proinfiammatorie. Questo studio nel coniglio ha investigato l’effetto della curcumina nel trattamento della steatoepatite non alcoolica indotta da una dieta iperlipidica. Si notava in questi animali aumento delle transaminasi, riduzione degli antiossidanti nei mitocondri, aumento dei ROS nei mitocondri, riduzione della funzionalità mitocondriale e aumanto della produzione di TNF alfa. La curcumina riduceva tutti i fenomeni suddetti, in modo notevolmente superiore alla vitamina E. Lo studio indica che la curcumina può essere utile nel trattamento della steatoepatite non alcoolica nel coniglio (47).
Azione epatoprotettiva e sull'apparato digerente. Studi clinici.
Uno studio clinico osservazionale ha indagato l’effetto di un estratto di curcuma su pazienti affetti da sindrome del colon irritabile. Sono stati arruolati 500 pazienti affetti da questa patologia, che dovevano assumere per os 1 o 2 capsule di estratto di curcuma per 2 mesi. Si misurava l’intensità della sintomatologia tramite scale apposite validate, l’indice di qualità della vita e l’efficacia del rimedio secondo i pazienti pre e post terapia. Al termine del trattamento il miglioramento della sintomatologia era del 41% in coloro che assumevano 1 sola capsula e del 57% in quelli che ne assumevano 2. In particolare il dolore addominale si riduceva del 22 e del 25% nei due casi, con un miglioramento della qualità di vita di circa il 36% nei pazienti trattati con 2 capsule di estratto. Circa due terzi dei pazienti hanno giudicato il trattamento come efficace, senza manifestare effetti collaterali rilevanti (17).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto della curcuma su pazienti affetti da sindrome del colon irritabile. Sono stati arruolati 106 pazienti, che dovevano assumere per os 60 mg/die di estratto di curcuma o un placebo per 18 settimane. La valutazione era fatta ricorrendo ad una scala sintomatologica di tipo analogico pre e post terapia. Al termine della sperimentazione non vi erano differenze statisticamente significative tra i valori riscontrati nel gruppo placebo e quelli registrati in quello verum. Lo studio conclude che l’estratto di curcuma non è superiore al placebo nell’alleviare i sintomi della sindrome del colon irritabile nell’uomo (19).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della curcumina come terapia di mantenimento in pazienti affetti da rettocolite ulcerosa in fase quiescente. Sono stati arruolati 89 pazienti, che assumevano per os 1 g di curcumina a colazione e 1 g a cena abbinata alla sulfasalazina o alla mesalamina oppure un placebo abbinato alla sulfasalaziona o alla mesalamina per 6 mesi. Si valutavano l’intensità della sintomatologia e l’aspetto endoscopico dell’intestino pre e post terapia e 6 mesi dopo la sua cessazione. Si è visto che nei 6 mesi di durata dello studio 2 pazienti del gruppo curcumina avevano una ricaduta della malattia, mentre questo accadeva in 8 pazienti del gruppo placebo. Inoltre i sintomi dei pazienti con una ricaduta trattati con la curcumina erano significativamente inferiori a quelli dei pazienti trattati col placebo. A distanza di 6 mesi dalla cessazione del trattamento 8 pazienti del gruppo verum e 6 di quello placebo avevano una ricaduta. Lo studio indica che la curcumina può essere utile per mantenere la remissione di pazienti affetti da rettocolite ulcerosa (26).
Indicazioni principali: malattie infiammatorie del grosso intestino, epatopatie di lieve e media entità, sindrome del colon irritabile.
Azione prevalente: antiflogistica e blandamente spasmolitica a livello epato-biliare e intestinale.
Altre azioni: antiossidante.
EFFETTI COLLATERALI: La curcumina ha mostrato fototossicità su alcuni ceppi batterici in condizioni di aerobiosi e anche su cellule di ratto in vitro, e questo meccanismo richiede la presenza di ossigeno. La curcumina fotogenera ossigeno singoletto e forme ridotte dell'ossigeno molecolare in determinate condizioni dello sviluppo cellulare, ma sembra anche in grado di generare radicali carboniosi che possono portare a prodotti di ossidazione, e questi ultimi sembrano i più importanti per spiegare la potenziale fototossicità di questa droga.
CONTROINDICAZIONI: nessuna conosciuta.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto della curcumina come inibitore della multidrug-resistance-linked ATP Binding Cassette (ABCG2), un trasportatore di alcuni farmaci. Si esaminava in particolare la capacità della curcumina di interferire con l’assorbimento della sulfasalazina data per os. Si è visto che la curcumina inibiva l’attività della ABCG2 a concentrazioni nanomolari a livello della barriera ematoencefalica, ostacolando notevolmente l’efflusso della sulfasalazina e incrementando quindi il C(max) e la biodisponibilità della sulfasalazina grazie all’inibizione della ABCG2. Lo studio indica che la curcumina potrebbe essere utile per aumentare l’esposizione dell’organismo alla sulfasalazina (46).
TOSSICOLOGIA: è stata studiata la tossicità sia acuta sia cronica della curcuma nel ratto. Dosaggi acuti di 1 e di 3 g/kg/die e cronici di 100 mg/kg/die di estratto di curcuma per 90 giorni non hanno causato aumento della mortalità negli animali e neppure modificazioni del loro peso, ma si è osservato un certo aumento del peso del cuore e dei polmoni con riduzione del numero degli eritrociti e dei leucociti polimorfonucleati dopo 90 giorni di trattamento. Inoltre vi è stato un moderato aumento del peso degli organi genitali maschili con un incremento nel numero e nella vitalità degli spermatozoi.
Non ci sono studi sull’effetto di questa droga sul feto, per cui non andrebbe usata in gravidanza.
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