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Schede piante >> TRIGONELLA FOENUM GRAECUM (Fieno greco)

Data ultima revisione 16-02-2009

FAMIGLIA: Fabaceae.

HABITAT: originario del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, è attualmente coltivato in molti paesi a clima temperato-caldo.

PARTE USATA: le foglie e i semi.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto fluido, la cui posologia giornaliera va da 1 a 1,3 gocce/kg., suddivise in due somministrazioni circa 30 minuti prima dei 2 pasti principali.

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una droga ricca di saponine di tipo steroideo. Le principali sono la diosgenina, la yamogenina e degli eterosidi dei furostan-5-trioli. Abbondanti sono le proteine, che si aggirano sul 30%, e i lipidi prevalentemente poli-insaturi (7% circa). Questa droga è anche ricca di steroli. Particolarmente abbondanti sono poi i glucidi.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE: azione ricostituente: le sostanze contenute nei semi di questa pianta aumentano l’appetito, per stimolazione diretta dei nuclei della fame situati alla base del cervello. Inoltre aumentano la sintesi proteica nei tessuti periferici, in particolare nei muscoli, favorendo il loro sviluppo.
Un gruppo di ratti normali e un altro gruppo di animali resi iperglicemici con la streptozotocina sono stati trattati con 12,5 mg/die di estratto di fieno greco per un lungo periodo. Si è notato che gli animali normoglicemici aumentavano il consumo di cibo sia mangiando di più nel singolo pasto sia prendendo un maggior numero di pasti. Inoltre stabilizzava il consumo di cibo nei ratti diabetici, favorendo la loro perdita di peso. In tutti gli animali vi è stato calo del colesterolo totale senza apprezzabili modifiche ai livelli dei trigliceridi.
In un altro studio un gruppo di ratti riceveva 10 mg/die di estratto di fieno greco e un altro gruppo 100 mg/die dello stesso estratto. In entrambi i gruppi si è notata una maggior ingestione di cibo e una maggior pulsione verso il cibo, ma la droga non ha prevenuto l’anoressia né l’effetto anoressizzante della fenfluramina. Anche in questo studio vi è stato calo del colesterolo totale con aumento dei livelli di insulina, che potrebbe spiegare in parte l’effetto ipoglicemizzante tradizionalmente attribuito a questa droga.

Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di fieno greco sull’introito di carboidrati post esercizio, sulla resintesi del glicogeno e sulla successiva performance sportiva in atleti di durata normoglicemici. Si effettuava una biopsia del muscolo vasto laterale. Prima dell’esercizio, durante un esercizio al 50% dello sforzo compatibile e subito dopo l’esercizio. Subito dopo l’esercizio e 2 ore dopo lo stesso i soggetti ingerivano una dose di destrosio di 1,8 g/kg o lo stesso + l’estratto di fieno greco. Dopo 2 ore dall’ingestione di queste sostanze si eseguiva un’ulteriore biopsia muscolare e i soggetti consumavano un pasto standard. Dopo 15 ore dall’esercizio si eseguiva l’ultima biopsia del muscolo e subito dopo i soggetti dovevano pedalare per 40 km con sforzo submassimale. Non vi erano differenze statisticamente significative nel contenuto di glicogeno nel muscolo e nel tempo necessario per percorrere i 40 km tra i due gruppi. Lo studio indica che l’estratto di fieno greco non aumenta i depositi muscolari di glicogeno (17).

Azione ipoglicemizzante: l'incremento della produzione di insulina potrebbe essere dovuto, almeno in parte, alla presenza di 4-idrossileucina nel fitocomplesso del fieno greco, che è un aminoacido in grado di stimolare la produzione di questo ormone da parte del pancreas.
In un altro studio l'estratto acquoso di foglie di fieno greco si è dimostrato capace di ridurre significativamente la glicemia sia in ratti normali sia in ratti resi diabetici con allossano alla dose di 0,2 g./kg/die per os, mentre nelle stesse condizioni l'estratto alcoolico pare essere poco efficace.
Uno studio nel ratto reso diabetico con la streptozotocina ha indagato l’effetto del fieno greco sulla glicemia. Si è visto che l’estratto di questa droga tendeva a ridurre il peso corporeo degli animali, la glicemia, l’insulinemia e l’emoglobina glicosilata e aumentava i depositi epatici di glicogeno. Tale effetto era simile, anche se più sfumato, a quello della glibenclamide (7).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto di un estratto sgrassato di fieno greco sulla glicemia. Gli animali venivano resi diabetici con la streptozotocina e ricevevano poi l’estratto di fieno greco. Si è visto che la glicemia era di 5,21 mmol/l nei ratti non diabetici di controllo, di 24,33 mmol/l in quelli trattati solo con la streptozotocina e di 9,89 mmol/l in quelli diabetici trattati col fieno greco. Lo studio dimostra che il fieno greco riduce la glicemia nel ratto (13).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiossidante della polvere di foglie di fieno greco in ratti resi diabetici tramite streptozotocina, stimando i livelli di acido tiobarbiturico e di enzimi antiossidanti nel fegato, nel cuore e nel rene. Si è visto che la polvere in oggetto alla dose di 1 g/kg/die riduceva la lipoperossidazione e aumentava i livelli degli enzimi antiossidanti e mostrava un’azione antidiabetica simile a quella della glibenclamide (14).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’efficacia comparativa da soli o in terapia combinata di polvere di fieno greco e ortovanadato sul cristallino e sulla retina di ratti resi diabetici con allossano. Il cristallino e la retina venivano prelevati da animali di controllo oppure diabetici senza terapia oppure diabetici trattati con insulina. Si misuravano le attività di esochinasi (HK), aldoso reduttasi (AR), sorbitolo deidrogenasi (SDH), glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G-6-PD), glutatione perossidasi (GPx), glutatione reduttasi (GR), sorbitolo, fruttosio, glucosio, malondialdeide e glutatione ridotto nella frazione citosolica del cristallino, mentre nel plasma si misuravano glicemia e Hb glicosilata. Si effettuava anche una valutazione istologica su cristallino e retina. Nei ratti diabetici non trattati si notava un forte aumento di glucosio, Hb glicosilata ed enzimi del ciclo dei polioli AR e SDH, con accumulo di sorbitolo e di fruttosio nel cristallino. Il trattamento con polvere di fieno greco o con ortovanadato riportava i valori suddetti verso la normalità, e il trattamento combinato con queste due sostanze risultava essere ancora più efficace. L’esame istologico della retina rivelava la disintegrazione dello strato nucleare basale cellulare con riduzione del reticolo sarcoplasmatico rugoso e assottigliamento delle creste mitocondriali nelle cellule bipolari. Il trattamento combinato con polvere di fieno greco e di ortovanadato riduceva grandemente questi fenomeni. Lo studio indica che la polvere di fieno greco e l’ortovanadato e ancora di più la loro combinazione ostacola i danni al cristallino e alla retina indotti dal diabete (15).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’azione ipoglicemizzante della fibra solubile di fieno Greco somministrata a ratti con diabete tipo 1 o tipo 2 alla dose di 5 g/kg/die, che venivano sottoposti a carico orale di sucrosio. Si è visto che la fibra in questione riduceva significativamente l’assorbimento intestinale del sucrosio e di conseguenza la glicemia, con riduzione dell’attività della disaccaridasi intestinale e dell’assorbimento intestinale del glucosio. La somministrazione di 5 g/kg/die di fibra solubile di fieno greco a ratti con diabete tipo 2 per 1 mese riduceva la glicemia e aumentava il contenuto epatico di glicogeno, senza modificare l’insulinemia in modo apprezzabile. Il trasporto del glucosio negli adipociti tipo 3T3-L1 e l’azione in essi dell’insulina erano aumentati dalla fibra solubile di fieno greco. Lo studio indica che la fibra solubile di fieno greco ha azione antidiabetica perché riduce sia la digestione sia l’assorbimento intestinale dei carboidrati e perché aumenta l’effetto periferico dell’insulina (16).

La 4 idrossileucina contenuto nel fieno greco ha azione insulinotropica e antidiabetica in modelli animali di diabete mellito. Questo studio ha esaminato l’effetto della 4-idrossileucina sulla funzionalità epatica e sulla glicemia in due modelli animali di insulinoresistenza e cioè i ratti con dieta ricca di fruttosio e quelli resi diabetici con la streptozotocina. Nei ratti a dieta ricca di fruttosio si notava una iperglicemia e un aumento delle transaminasi (p<0,001), che venivano riportate verso la norma dalla 4 idrossileucina alla dose di 50 mg/kg per 2 mesi, con un effetto statisticamente significativo (p<0,01). Questa sostanza era assai ben tollerata e noon modificava apprezzabilmente la glicemia nei ratti normoglicemici. Nei ratti resi diabetici la 4 idrossileucina non riduceva significativamente la glicemia ma migliorava i livelli di colesterolo HDL aumentandoli del 31% (p<0,05). Lo studio indica che la 4 idrossileucina può avere azione epatoprotettiva e moderatamente ipoglicemizzante nel ratto diabetico (19).

Studi clinici: uno studio clinico controllato ha arruolato 25 pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 di nuova diagnosi, con glicemia basale inferiore a 200 mg/dl, che ricevevano per os 1 g. di estratto idroalcoolico di fieno greco o un placebo per 60 giorni. La valutazione era fatta misurando la glicemia basale, la risposta glicemica al carico orale di glucosio, i livelli lipidici, il C peptide a digiuno e l’emoglobina glicosilata pre e post terapia. Al termine della sperimentazione la glicemia media dei pazienti del gruppo verum era di 119,9 mg/dl versus 148,3 mg/dl nel gruppo placebo, la glicemia dopo carico orale di glucosio era di 210,6 nel gruppo verum e di 219,9 nel gruppo placebo, l’insulina, l’emoglobina glicosilata, i trigliceridi e il colesterolo totale erano anch'essi significativamente minori nel gruppo verum. In quest'ultimo vi era anche un rialzo significativo (p<0,05) del colesterolo HDL (9).

Uno studio clinico controllato ha ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un estratto di fieno greco in combinazione con le solfaniluree nel trattamento del diabete mellito di tipo II non ben controllato. Sono stati arruolati 69 pazienti con glicemia non ben controllata dalle sulfaniluree che ricevevano per os l’estratto di fieno greco o un placebo assieme alle sulfaniluree che già assumevano per 1 mese. Si misuravano i seguenti parametri: glicemia a digiuno, glicemia 2 ore dopo il pranzo e dopo la cena, HbA1C, BMI, sintomi clinici e gli indici di funzionalità epatica e renale. Al termine dello studio il miglioramento sintomatologico era significativamente superiore nei pazienti del gruppo verum (p<0,01), che mostravano anche cali significativi della glicemia a digiuno (p<0,05), di quella postprandiale (p<0,01) e della HbA1C (p<0,01), mentre non vi erano tra i due gruppi differenze significative per quanto riguardava il BMI e la funzionalità epatica e renale. Lo studio indica che l’aggiunta di un estratto di fieno greco alle sulfaniluree migliora il controllo metabolico in pazienti diabetici tipo II (18).

Azione antiossidante: uno studio nel ratto diabetico ha valutato l’effetto del fieno greco sugli enzimi antiossidanti endogeni. E’ noto che il diabete provoca un calo nell’attività delle catalasi nel fegato ma un suo aumento nel cuore, un calo nell’attività della superossido desmutasi nel fegato ma un suo aumento nel cervello e un calo nell’attività della glutatione prossidasi nel fegato ma un suo aaumento nel rene. La supplementazione degli animali diabetici con estratto di fieno greco tendeva a riportare alla normalità l’attività degli enzimi antiossidanti suddetti, con un netto calo dei fenomeni lipoperossidativi nei tessuti. Questi risultati indicano che il fieno greco può essere utile per combattere lo stress ossidativo tipico dell’animale diabetico.
Uno studio nel ratto ha dimostrato che l’estratto di fieno greco esercita una valida azione antiossidante nell’animale portatore di tumore del colon indotto da 1,2-dimetilidrazina. Infatti questo estratto riduce nettamente i fenomeni di lipoperossidazione e tende a ripristinare i livelli degli enzimi antiossidanti endogeni.
Uno studio nel ratto ha indagato l’azione di un estratto acquoso di fieno greco sulla lipoperossidazione e sullo stato antiossidante degli animali intossicati con etanolo. l’etanolo dato a forti dosi per 60 giorni provocava un netto aumento delle transaminasi, della fosfatasi alcalina, degli idroperossidi e dell’acido tiobarbiturico nel fegato e nel cervello, con un consensuale calo dei livelli di glutatione reduttasi, superossido desmutasi, catalasi e glutatione perossidasi negli stessi tessuti. Nel fegato e nel cervello causava inoltre un netto calo dei livelli di acido ascorbico, vitamina A e glutatione e dell’attività della Ca(2+)ATPasi. La contemporanea somministrazione dell’estratto di fieno greco con l’alcool riduceva in modo evidente i fenomeni suddetti, confermati anche dall’esame istologico del fegato, che dimostrava il suo effetto epatoprotettivo (11).

EFFETTI COLLATERALI: ha un gusto molto sgradevole, per cui non viene in genere preso da solo ma abbinato ad altre piante e ad aromatizzanti con gusto gradevole. In rari casi può dare reazioni allergiche.
L’inalazione di polvere di fieno greco o l’ingestione dei suoi estratti può causare rinorrea con starnuti e sensazione di naso chiuso e in rarissimi casi anche crisi di asma allergico. Questa allergia è IgE mediata, con legame di IgE specifiche del paziente con proteine dell’estratto nella banda tra i 20 e i 70 KD.

CONTROINDICAZIONI: nessuna degna di nota. Per prudenza non è consigliabile in gravidanza e durante l’allattamento.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: non note.

DATI TOSSICOLOGICI: non disponibili.

BIBLIOGRAFIA:

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