|
Schede piante >> INULINA
Data ultima revisione 08-06-2009
COMPOSIZIONE CHIMICA: L’inulina è uno zucchero caratterizzato dalla presenza di unità fruttosiliche legate al fruttosio in posizione beta 2,1, e contiene anche piccole quantità di altre molecole saccaridiche. Nella dieta dei paesi industrializzati l’ingestione giornaliera media di inulina va da 1 a 10 g., a seconda delle abitudini alimentari del soggetto.
Azione sull’intestino: Uno studio in vitro ha valutato l’effetto degli oligosaccaridi prebiotici sui processi di fermentazione intestinale, valutando la produzione di gas e di acidi grassi a catena corta. Si è visto che tutti i prebiotici aumentavano il numero dei Bifidobatteri e riducevano quello dei Clostridi. Gli xilo-oligosaccaridi e il lattulosio producevano il più elevato incremento di Bifidobatteri, mentre i frutto-oligosaccaridi causavano il massimo incremento di lattobacilli. I galatto-oligosaccaridi provocavano il massimo decremento nel numero dei Clostridi e il maggiore aumento degli acidi grassi a catena corta, quest’ultimoeffetto condiviso col lattulosio. La produzione di biogas era più bassa con gli isomalto-oligosaccaridi e più alta con l’inulina.
Uno studio in vitro ha dimostrato che l’inulina, i frutto-oligosaccaridi e i galatto-oligosaccaridi aumentano la crescita e favoriscono la produzione di acidi latttico e acetico dei seguenti ceppi di Bifidobatteri: B. longum, B. adolescentis, B. bifidum, B, infantis e B. breve.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’inulina sulla flora batterica intestinale. Gli animali assumevano per os una dieta ricca di grassi e senza fibre oppure la stessa dieta ma arricchita in inulina per il 10% del totale del cibo ingerito. Il contenuto del cieco veniva analizzato al tempo 0 e dopo 3 e 9 settimane. Si è notato che gli animali trattati con l’inulina mostravano un netto aumento dei bifidobatteri e una forte soppressione dei clostridi. Vi era anche un’alterazione nel metabolismo della flora batterica del cieco, come indicato dai più elevati livelli di acidi grassi a catena corta, in particolare di acido lattico. Questi dati indicano che l’inulina ha un notevole effetto sulla flora batterica intestinale, che non si limita ai batteri delle specie Bifidus e Lactobacillus e che andrebbe studiato a fondo.
Questo studio ha valutato l’effetto dell’inulina a basse concentrazioni sulla digestibilità dei nutrienti, sulla popolazione batterica del colon, sui prodotti finali della fermentazione proteica e sulle caratteristiche delle feci. In un primo esperimento gli animali ricevevano una dieta basata su farina di mais, supplementata o no con 2 g/die di inulina. Si è visto che l’inulina riduceva la digestibilità dei nutrienti, ma non modificava le caratteristiche delle feci. Aumentando la concentrazione di inulina si notava una riduzione dell’escrezione fecale dell’ammonio, ma non di quella degli acidi grassi ramificati, delle amine, degli indoli e dei fenoli. Le concentrazioni fecali degli acidi grassi liberi e dell’acido butirrico erano aumentate, così come quelle dei Bifidobatteri rispetto agli anaerobi.
Uno studio nel ratto ha valutato la capacità dell’acido fitico e dei frutto-oligosaccaridi sull’assorbimento intestinale dei sali minerali. Gli animali ricevevano quattro tipi diversi di dieta: 1)dieta senza fibre, 2)dieta contenente 7 g/kg/die di acido fitico, 3)dieta contenente 100 g/kg/die di inulina e 4)dieta contenente 7 g/kg/die di inulina + acido fitico. Si è notato che la dieta 3) causava un netto aumento dell’assorbimento di molti sali minerali (Ca +20%, Mg + 50%, Fe +23% e Cu +45%), mentre la dieta 2) provocava una evidente riduzione nell’assorbimento di alcuni minerali (Fe –48%, Zn –62% e Cu –31%). La dieta 4) provocava anch’essa una riduzione nell’assorbimento dei sali minerali (Mg –15%, Fe –12%, Mg –18%, Zn –25%) e un calo della saturazione della transferrina del 31%. Questi dati indicano che l’acido fitico riduce fortemente l’assorbimento di molti minerali, mentre l’inulina lo incrementa fortemente, e che quest’ultima induce il suddetto effetto negativo dell’acido fitico ma non lo annulla.
Uno studio nel ratto ha indagato come l’introito di calcio di breve durata o prolungato possa influire sull’azione dell’inulina sull’assorbimento intestinale del calcio. Gli animali ricevevano una dieta classica addizionata o no col 10% di inulina, alla quale veniva aggiunto il calcio in ragione dello 0,25% o dello 0,50% o dello 0,75% per 40 giorni in tutti i gruppi (con o senza inulina). Si è visto che l’inulina aumentava l’assorbimento intestinale del calcio e del magnesio a tutte le concentrazioni utilizzate, ma tale effetto dipendeva dai livelli di calcio nella dieta e dal tempo di somministrazione. Quando il calcio era fornito per breve periodo l’effetto dell’inulina era assai evidente sia in presenza di basse sia di alte concentrazioni di calcio nella dieta, mentre quando il calcio era dato per lungo periodo l’inulina migliorava il suo assorbimento soprattutto quando le concentrazioni di calcio erano basse. L’efficienza dell’assorbimento intestinale del calcio e del magnesio era negativamente influenzata dai livelli di introito di calcio. Questi dati indicano che l’effetto positivo dell’inulina sull’assorbimento intestinale del calcio e del magnesio è maggiore quando il loro introito è basso e/o quando le richieste dell’organismo sono elevate (31).
L’inulina da cicoria e l’oligofruttosio aumentano l’assorbimento intestinale del calcio e riducono il turnover osseo aumentando il contenuto minerale di calcio e la densità minerale dell’osso, ma non favoriscono la rimineralizzazione dell’osso. Queste sostanze aumentano il contenuto minerale di calcio e la densità minerale dell’osso (35).
Uno studio nel ratto ha cercato di chiarire quali meccanismi stanno alla base dell’aumentato assorbimento intestinale del calcio indotto dall’inulina. Si è visto che l’assorbimento transepiteliale del calcio nel colon era aumentato da alte concentrazioni di calcio nel lume intestinale, da una buona presenza nel lume di acidi grassi liberi e dall’inulina ma non da una riduzione del pH endoluminale. E’ stato osservato che il consumo di buone quantità di inulina stimola l’espressione, nelle cellule epiteliali della parete del colon, di geni che codificano il trasporto sia transcellulare sia paracellulare del calcio, aumenta le concentrazioni endoluminali di acidi grassi liberi a corta catena, che a loro volta facilitano l’assorbimento del calcio e incrementa il calcio libero e ionizzato nel lume intestinale, che viene più facilmente assorbito (36).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto sull’osso dell’oligofruttosio e dell’inulina, aggiungendoli ad una dieta standard per 3 mesi. Al termine dello studio gli animali venivano sacrificati e i loro organi esaminati. Non vi erano differenze tra i gruppi per quanto riguardava peso corporeo, massa magra e lunghezza delle ossa lunghe. I ratti del gruppo oligofruttosio avevano un aumento del peso del cieco del 30%, ma i livelli di calbindina-9K nel cieco, una proteina che favorisce l’assorbimento del calcio in quella zona, era aumentato di 2 volte nei ratti del gruppo oligofruttosio e di 4 volte in quelli del gruppo inulina. Inoltre la diminuzione dei livelli sierici del C-telopeptide del collageno I era significativamente maggiore nel gruppo inulina (-30%) rispetto al gruppo oligofruttosio (-16%). L’aumento del contenuto minerale dell’osso era maggiore nel gruppo inulina, la quale ultima aumentava anche la densità minerale dell’osso (BMD) nella tibia prossimale e nelle vertebre (p<0,01) più dell’oligofruttosio (p<0,05). Solo l’inulina aumentava la BMD della zona corticale e la resistenza allo stress della testa del femore in modo significativo (p<0,01). Questi dati indicano che l’inulina ha un maggiore effetto dell’oligofruttosio sulla BMD, probabilmente a causa della sua capacità di ostacolare maggiormente il riassorbimento dell’osso. In questo senso si possono interpretare i maggiori aumento della calbindina-9K, una proteina che aumenta l’assorbimento del calcio nel cieco. Lo studio indica che l’inulina e in misura minore l’oligofruttosio possono aumentare la BMC e la BMD (38).
Uno studio nel maiale ha valutato l’effetto dell’inulina sulla flora batterica intestinale. Gli animali tenevano una dieta standard addizionata o meno col 3% in peso di inulina per 3 o per 6 settimane. Si è visto che non vi erano differenze di effetto dopo 3 e dopo 6 settimane, per cui i dati relativi a queste due scadenza sono stati miscelati assieme. Negli animali senza inulina i Bifidobatteri si riscontravano in circa la metà degli animali, mentre nei maiali che ricevevano inulina il numero di animali con Bifidobatteri nell’intestino aumentava significativamente (p<0,05). I livelli di acidi grassi liberi nel colon erano minori nei maiali del gruppo verum, a causa dei diminuiti livelli di acetato (p<0,05). I livelli di acido butirrico erano maggiori nei maiali del gruppo verum (p<0,05), mentre il pH intestinale era minore negli animali trattati con inulina (p<0,05). Lo studio indica che l’inulina svolge azione prebiotica nel maiale e che questo effetto è indipendente dalla dieta basale tenuta da questi animali (39).
Uno studio nel ratto ha valutato se l’inulina fosse capace di aumentare l’assorbimento intestinale del ferro presente nella soia da parte di giovani maiali. Gli animali tenevano una dieta ricca di soia supplementata o meno con il 2 o il 4% in peso di inulina per 5 settimane. Si misurava il valore di emoglobina pre e post terapia. Si è notato che l’inulina favoriva significativamente (p<0,01) l’assorbimento del ferro, con massimo effetto per la supplementazione del 4%, che causava un incremento dell’emoglobina plasmatica del 15%. Inoltre i maiali supplementati col 4% di inulina avevano maggiori concentrazioni di ferro solubile nell’intestino (p<0,05) e minori concentrazioni intestinali (p<0,05) di composti solforati nel colon distale. L’inulina non modificava apprezzabilmente il pH e l’attività della fitasi in nessun segmento dell’intestino. Lo studio indica che la supplementazione dei giovani maiali col 4% di inulina migliora l’assorbimento intestinale del ferro, con aumento del ferro solubile e con calo dei livelli di composti solforati nell’intestino (40).
Uno studio nel coniglio ha valutato gli effetti dell’inulina sull’apparato gastroenterico. Essi ricevevano una dieta supplementati con 0 o con 25 o con 50 g/kg di inulina per 1 mese. Si è visto che l’inulina alla dose maggiore abbassava il pH ileale e favoriva l’idratazione del bolo alimentare (p<0,05). La dose di 25 g/kg di inulina era invece la più efficace nell’aumentare il volume del bolo alimentare e la concentrazione di proteine nel cieco (p<0,05). L’inulina a entrambi i dosaggi riduceva le popolazioni batteriche degli anaerobi e favoriva invece quelle dei Lattobacilli e dei Bifidobatteri, aumentando i livelli di acidi grassi liberi a catena corta nel colon. La dose maggiore di inulina riduceva anche i livelli plasmatici di colesterolo totale e di trigliceridi e aumentava quelli di colesterolo HDL. Lo studio indica che l’inulina ha svariati effetti positivi sull’intestino del coniglio (52).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di una dieta supplementata al 7,5% in peso con inulina sull’assorbimento e sul metabolismo del calcio e del magnesio. Si è visto che l’inulina causava un significativo allargamento del cieco e l’acidificazione del contenuto fecale (p<0,01), con un evidente aumento dell’acido succinico e degli acidi grassi liberi a catena corta, in particolare dell’acido butirrico. Dopo 1 mese l’inulina aumentava significativamente l’assorbimento intestinale del calcio (p<0,01), ma questo effetto non era più significativo dopo 3 mesi di trattamento. L’assorbimento intestinale del magnesio era significativamente aumentato sia dopo 1 sia dopo 3 mesi di trattamento. L’inulina aumentava il valore di BMD e migliorava la resistenza dell’osso ai carichi. Lo studio conferma l’azione prebiotica dell’inulina e la sua capacità di favorire l’assorbimento intestinale del calcio e del magnesio e la loro fissazione nell’osso nel ratto (53).
I prebiotici possono aumentare l’assorbimento dello zinco, che come noto è molto importante per il funzionamento del sistema immunitario. In questo studio è stato valutato se l’inulina potesse alterare il numero e la proporzione delle cellule immunocompetenti nella milza, nei linfonodi e nelle placche di Peyer, la secrezione di citochine e la permeabilità intestinale allo zinco in ratti zinco deficienti di sesso femminile. Gli animali ricevevano per 4 settimane una dieta supplementata col 5% di cellulosa o col 5% di inulina che conteneva normali quantità o ridotte quantità di zinco o che era priva di zinco. Al termine dello studio si è notato che i ratti supplementati con l’inulina avevano un maggior numero di cellule dendritiche nelle placche di Peyer e una maggior secrezione di IL2, IL10 e interferone gamma da parte della milza rispetto ai ratti senza inulina. Quest’ultima riduceva il numero e la proporzione delle cellule T cell receptor (TCR)-alphabeta+CD8+ nella milza delle cellule CD45RA nei linfonodi. I ratti a dieta senza zinco avevano minori livelli di IgG2a e di cellule T nei linfonodi rispetto a quelli con la dieta supplementata di zinco. Il numero di cellule TCR gammadelta+ nelle placche di Peyer era superiore nei ratti supplementati con inulina e con buon contenuto di zinco nella dieta rispetto a quelli senza inulina e con buon contenuto di zinco nella dieta. Le concentrazioni di zinco nel femore nei ratti con poco zinco nella dieta e supplementati con inulina erano superiori a quelle dei ratti con poco zinco nella dieta non supplementati con inulina. Lo studio indica che l’inulina aumenta il numero delle cellule dendritiche nelle placche di Peyer e che questo effetto è sicuramente importante per spiegare l’azione immunomodulante dell’inulina (54).
Uno studio nel cane ha valutato l’effetto dei prebiotici sul senso di fame e sull’introito di cibo. Gli animali ricevevano una dieta a bassa fermentazione (LFF) contenente l’8,5% di cellulosa o una dieta ad elevata fermentazione (HFF) conteente l’8,5% di fibra di canna da zucchero e il 2% di inulina. Si misuravano pre e post trattamento la digestibilità dei nutrienti e i livelli di acidi grassi liberi e di NH3 nelle feci. Si misuravano anche i livelli postprandiali di glucosio, insulina, total peptide tyrosine-tyrosine (PYY), total glucagon-like peptide-1 (GLP-1) e grelina. Si è visto che i cani con la dieta HFFavevano una maggiore degradazione intestinale e produzione di SCFA e anche un minore appetito. Non vi erano alterazioni negli altri parametri esaminati. Lo studio indica che una dieta ricca di fibre prebiotiche mitiga il senso di fame e l’obesità nel cane (57).
Azione sull’intestino. Studi clinici.
Uno studio clinico ha arruolato 8 soggetti apparentemente sani, per valutare l’effetto dell’inulina sui batteri del tipo Bifidobacterium. Essi assumevano per 15 giorni 15 g/die di sucrosio, che sostituiva completamente i 15 g./die di inulina. Al termine 4 di loro assumevano, per 15 giorni, 15 g/die di inulina, mentre gli altri 4 continuavano col regime dietetico suddetto. Si è visto che i pazienti passati all’inulina mostravano un significativo incremento della popolazione di Bifidobacterium e un evidente calo delle popolazioni di Bacteroides, Clostridia, Fusobacteria e Cocchi gram +, mentre la conta batterica totale era immodificata. Vi era anche un moderato aumento dell’idratazione, del contenuto di azoto e del residuo secco nelle feci dei soggetti trattati con inulina, mentre non vi erano evidenti modificazioni nel contenuto fecale di acidi grassi liberi. Questi dati indicano che l’aggiunta di inulina alla dieta aumenta significativamente la popolazione di Bifidobacterium nell’intestino umano (2).
Uno studio clinico controllato ha voluto valutare l’effetto dell’inulina e del lattosio sull’intestino di pazienti anziani affetti da stipsi cronica. 15 pazienti ricevevano il lattosio e 10 l’inulina alla dose di 20 g./die per 7 giorni, passando poi a 30 g./die per altri 7 giorni e poi a 40 g/die per ulteriori 7 giorni. La valutazione era fatta misurando la concentrazione di Bifidobatteri, di acido lattico e di acidi grassi a catena corta nelle feci pre e post terapia. Si è notato che l’innulina aumentava in modo significativo i Bifidobatteri e diminuiva in maniera altrettanto significativo le popolazioni di Enterococcus e di Enterobacteriaceae in genere. Nei soggetti trattati col lattosio vi era un netto aumento degli Enterococchi e una netta riduzione dei clostridi e dei Lattobacilli. In entrambi i gruppi di pazienti la conta batterica totale non era variata in modo significativo, così come i livelli di acido lattico e di acidi grassi liberi nelle feci, anche se vi era un moderato ma non significativo incremento dei livelli di acido butirrico. Il pH fecale e l’attività delle beta glicosidasi e delle beta glicuronidasi non era modificata. L’inulina aveva un effetto lassativo migliore di quello del lattosio con una minor comparsa di meteorismo rispetto ad esso (5).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sull’assorbimento del ferro e del calcio. Sono stati reclutati 12 volontari sani non anemici di sesso maschile, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che ricevevano una dieta controllata supplementata o no con 15 g/die di inulina per 3 settimane. I valori della sideremia e della calcemia erano misurati pre terapia e al termine della stessa. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nei valori suddetti tra il gruppo verum e quello placebo, dimostrando in tal modo che l’inulina non altera l’assorbimento del calcio e del ferro (11).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sul metabolismo del calcio. Sono stati arruolati 15 volontari sani di giovane età, che ricevevano a colazione un pasto addizionato con 210 mg di calcio e 15 g di inulina o un placebo per 4 settimane. Prima della colazione e poi 2, 4, 6 e 8 ore dopo di essa si effettuava un prelievo di sangue per valutare i livelli plasmatici di paratormone, calcio totale e calcio ionizzato, con prelievo anche dell’urina negli stessi orari per valutare la calciuria. Al termine della sperimentazione non sono state notate differenze tra i valori del gruppo verum e quelli del gruppo placebo, dimostrando così che l’inulina non interferisce col metabolismo del calcio (13).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 8 soggetti apparentemente sani, nei quali l’introito di energia era aggiustato alle richieste energetiche individuali. Essi ricevevano una dieta occidentale tipica che apportava il 45% dell’energia quotidiana attraverso i lipidi e il 40% di questa attraverso i carboidrati per 8 giorni. Successivamente essi consumavano una dieta che apportava il 30% dell’energia quotidiana attraverso i lipidi e il 55% di questa attraverso i carboidrati per 64 giorni, usando l’inulina come sostituto parziale dei grassi. Essa era somministrata alla dose di 34 g/die. Per valutare meglio l’effetto di questa dose di inulina un gruppo di controllo consumava il secondo tipo di dieta suddescritta ma senza inulina sempre per 64 giorni. Si è visto che l’inulina aumentava in modo significativo i Bifidobatteri da 9,8 log10/g di feci secche a 11.0 log10/g. e causava un moderato aumento del meteorismo intestinale. I lipidi plasmatici restavano pressochè immodificati (18).
I pazienti con un’anastomosi ileo anale hanno molto spesso una flogosi cronica dell’anastomosi stessa, con una diminuita concentrazione nelle feci di acidi grassi liberi a catena corta, un aumento del pH fecale, un cambiamento nella flora batterica intestinale e un’aumentata concentrazione di acidi biliari nelle feci. In uno studio clinico controllato 20 pazienti ricevevano con la dieta 24 g./die di inulina o un placebo per 3 settimane, con analisi nelle feci del pH, degli acidi grassi a catena corta, della flora batterica e degli acidi biliari e dell’aspetto istologico della mucosa. Al termine della sperimentazione i pazienti del gruppo inulina mostravano un aumento dell'acido butirrico e una diminuzione del pH, della popolazione dei ceppi di Bacteroides fragilis e degli acidi biliari nelle feci. Istologicamente essi evidenziavano una netta riduzione dei fatti flogistici della mucosa (21).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 29 pazienti, 14 dei quali supplementavano la loro dieta con 7,5 g/die di inulina e con 7,5 g/die di oligofruttosio per 2 settimane, mentre altri 15 soggetti servivano come controllo. Attraverso la colonscopia si eseguivano biopsie multiple a livello di cieco, colon ascendente, colon discendente e retto e si prelevava del liquido intestinale per l’analisi della flora batterica e dei livelli di acidi grassi liberi. Si è visto che i prebiotici aumentavano le popolazioni di Bifidobatteri e di Lattobacilli in tutte le zone del colon, senza indurre modificazione apprezzabili nelle Enterobacteriaceae. Si notava anche un moderato ma significativo aumento degli acidi grassi liberi nel colon (32).
La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria del colon con eziologia poco conosciuta, in cui si ritiene che una risposta immunitaria abnorme verso batteri comuni commensali intestinali possa avere un ruolo cruciale nello sviluppo della malattia. Pertanto in questo studio clinico si è valutato l’effetto di un sinbiotico in pazienti affetti da questa patologia. Esso era composto da Bifidobacterium longum, da inulina e da oligofruttosio. Sono stati arruolati 18 pazienti con rettocolite ulcerosa diagnosticata endoscopicamente, che assumevano per os il preparato in questione o un placebo per 1 mese. Si monitoravano le condizioni cliniche e si eseguiva una biopsia rettale pre e post terapia, con misurazione dei marker immunitari riferibili alla mucosa intestinale. Al termine del trattamento la sintomatologia clinica dei pazienti del gruppo verum era significativamente migliorata, mentre la biopsia rettale mostrava una ridotta flogosi e la rigenerazione di tessuto epiteliale. I livelli di mRNA specifici per le beta defensine 2, 3 e 4, che sono assai elevati nella rettocolite ulcerosa, erano significativamente ridotti dal trattamento. Quest’ultimo riduceva anche i livelli di TNF alfa e di interleuchina 1 alfa, che sostengono la flogosi e stimolano la produzione di defensine, erano nettamente ridotti dal simbiotico in questione. Lo studio conferma l’efficacia di questo sinbiotico nella rettocolite ulcerosa in fase attiva nell’uomo (33).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 18 pazienti anziani, tutti di età superiore ai 62 anni, che dovevano assumere per os un simbiotico composto da Bifidobacterium bifidum BB-02, da Bifidobacterium lactis BL-01 e da inulina (Synergy 1 di Orafti). Si misuravano i batteri ingeriti nelle feci prima, durante e al termine dello studio e si monitoravano anche gli anaerobi e i lattobacilli. Si è visto che durante la sperimentazione i batteri ingeriti comparivano nelle feci in tutti i soggetti trattati col simbiotico. Almeno una specie restava presente nelle feci a distanza di 3 settimane dall’ultima somministrazione del prodotto, e si notava anche un incremento dei bifidobatteri e dei lattobacilli totali. Lo studio conferma che un simbiotico di questo tipo migliora la flora batterica intestinale in pazienti anziani (34).
In sintesi i dati esposti in letteratura indicano che i prebiotici non sono sottoposti a digestione enzimatica nella arte superiore del tratto gastroenterico e arrivano al cieco con la loro struttura immodificata. Peraltro non si ritrovano tal quali nelle feci, il che indica che sono degradati dalla flora batterica intestinale ad una miscela di acidi grassi a catena corta (acetico, propionico e butirrico), L-lattato, diossido di carbonio e idrogeno. Essi stimolano notevolmente la proliferazione dei Bifidobatteri e inibiscono quella degli anaerobi, in particolare del Clostridium perfringens, e di altri batteri patogeni come Escherichia coli, Salmonella species, Listeria e Shigella. Tendono a migliorare il metabolismo lipidico e quello glucidico. Riducono il rischio del cancro del colon-retto e l’assorbimento dell’azoto, riducendo così il carico di scorie azotate a livello renale. Hanno anche uno scarso effetto cariogeno a livello dentario. Recenti ricerche indicano che l’inulina incrementa i livelli di acido butirrico nel grosso intestino, ed è noto che questa sostanza ha azione protettiva contro le malattie infiammatorie e neoplastiche del colon (14).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’inulina sull’assorbimento intestinale del calcio e sulla deposizione del calcio nell’osso in soggetti in età puberale che assumevano per os l’inulina per 1 anno. Essi ricevevano per os 8 g/die di inulina o di maltodestrina (placebo) misurando la BMD e la BMC pre terapia e dopo 12 mesi della stessa e l’assorbimento intestinale del calcio pre terapia, dopo 2 mesi e dopo 12 mesi. Si è visto che l’assorbimento del calcio era significativamente maggiore (p<0,001) nei soggetti del gruppo inulina sia dopo 2 mesi sia dopo 1 anno. Tale risultato era influenzato dal genotipo del soggetto, nel senso che soggetti con genotipo Kok1 avevano un aumento dell’assorbimento del calcio migliore di quello osservato in soggetti con genotipo ff. Dopo 1 anno i soggetti del gruppo inulina avevano valori di BMD significativamente migliori (p<0,03) e di BMC significativamente superiori (p<0,004) rispetto a quelli visti nei soggetti col placebo. Lo studio dimostra che il consumo cronico di inulina aumenta l’assorbimento del calcio e la sua deposizione nell’osso in soggetti di età puberale, e tale risposta può essere modulata da fattori genetici (37).
Numerosi studi sia nell’animale sia nell’uomo indicano che i probiotici favoriscono l’assorbimento intestinale del calcio e la sua fissazione nell’osso, soprattutto quando l’introito di calcio è buono. Questo effetto dipende dall’età, dalle condizioni del soggetto e dalla sua capacità di assorbire il calcio. I simbiotici possono fornire un ulteriore miglioramento dell’assorbimento di questo minerale. I meccanismi che possono spiegare questo effetto sono i seguenti: aumentata solubilità del calcio grazie all’aumentata produzione di acidi grassi a catena libera da parte della flora batterica intestinale, aumento della superficie di assorbimento grazie all’aumentata proliferazione degli enterociti mediata dai prodotti di fermentazione della flora batterica, aumentata espressione delle proteine di trasporto per il calcio, miglioramento della salute dell’intestino, degradazione dei complessi del calcio con l’acido fitico, aumentato rilascio di sostanze capaci di favorire l’assorbimento del calcio dagli alimenti come ad esempio gli isoflavoni di soia, stabilizzazione della flora batterica intestinale e suo migliore trofismo, stabilizzazione del muco intestinale e impatto di alcuni fattori di crescita come le poliamine. Lo studio indica che i probiotici possono aumentare l’assorbimento intestinale del calcio (42).
Uno studio clinico nel bambino ha valutato l’effetto bifidogenico dell’inulina. Sono stati arruolati 14 bambini, con età media di 3 mesi, che assumevano l’inulina alla dose di 1,5 g/die addizionata al latte per 3 settimane, misurando nelle loro feci la composizione microbica intestinale, il pH, la consistenza, la quantità e la frequenza delle defecazioni pre e post terapia. Si è visto che il consumo di inulina aumentava le popolazioni di Bifidobatteri e di Lattobacilli, senza modificare il numero dei Bacteroides e degli anaerobi totali. L’inulina rendeva anche le feci più soffici e più abbondanti quantitativamente, senza modificare la frequenza delle evacuazioni. Non sono stati descritti eventi avversi significativi. Lo studio indica che il consumo di 1,5 g/die di inulina in bambini di 3 mesi di età esercita un evidente effetto prebiotico senza causare effetti avversi significativi (43).
E’ noto che nella donna in menopausa il deficit ormonale riduce l’assorbimento intestinale del calcio e in parte anche del magnesio. In questo studio controllato è stato testato l’effetto dell’inulina sull’assorbimento intestinale del calcio e sui markers di turnover osseo. Sono state arruolate 15 donne in menopausa, che assumevano l’inulina o un placebo per 6 settimane, misurando l’assorbimento intestinale del calcio e i principali markers di turnover osseo pre e post terapia. Si è visto che l’inulina aumentava significativamente (p<0,05) l’assorbimento intestinale del calcio e i livelli di osteocalcina, un marker di osteoformazione. Si notava anche un moderato ma significativo (p<0,05) aumento dei livelli di deossipiridinolina, un marker di riassorbimento osseo, nelle urine. E’ stato anche osservato che il 66% dei soggetti rispondevano bene al trattamento, ma anche che il 34% di essi non aveva miglioramenti evidenti. Lo studio indica che l’inulina può favorire l’assorbimento intestinale del calcio e l’osteoformazione ma non in tutti i soggetti (44).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina in pazienti con rettocolite ulcerosa in fase attiva. I pazienti coinvolti erano stati in precedenza trattati con la mesalazina fino a raggiungere la remissione clinica e, al momento dell’arruolamento, avevano una recidiva di malattia trattata con mesalazina alla dose di 3 g/die, accompagnata o meno da 12 g/die di inulina o da un placebo per 2 settimane. Si valutavano i sintomi soggettivi accusati dai pazienti e i livelli di calprotectina nelle feci pre e post terapia. Al termine del trattamento si è visto che i pazienti del gruppo verum avevano un significativo calo dei sintomi soggettivi (p<0,05) e anche una significativa riduzione dei livelli fecali di calprotectina (p<0,05). Lo studio indica che l’aggiunta di inulina alla mesalazina durante una recidiva di rettocolite ulcerosa fornisce risultati clinici migliori della mesalazina da sola e riduce i livelli fecali di calprotectina (45).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto bifidogenico di due dosi di inulina in 30 volontari sani di entrambi i sessi, che dovevano bere una bevanda placebo o una contenente 5g o 8 g di inulina per 2 settimane. Ogni trattamento era seguito da 7 giorni di intervallo e lo studio era del tipo crossover. Si prelevavano campioni di feci preterapia e al termine di ciascun periodo di trattamento per valutare le seguenti popolazioni batteriche: Bifidobacterium genus, Bacteroides - Prevotella, Lactobacillus - Enterococcus e Clostridium perfringens – histolyticum. Si è notato che le popolazioni di Bifidobatteri aumentavano significativamente in entrambi i gruppi verum (p<0,05), che la dose più elevata era quella che mostrava un maggior numero di responders e che l’aumento dei Bifidobatteri dipendeva dal loro numero iniziale. Lo studio indica che 5g di inulina e ancora di più 8 g. della stessa possiedono un notevole effetto bifidogenico nell’uomo (46).
Uno studio clinico nel bambino ha valutato l’effetto bifidogenico dell’inulina. Sono stati arruolati 14 bambini, con età media di 3 mesi, che assumevano l’inulina alla dose di 1,5 g/die addizionata al latte per 3 settimane, misurando nelle loro feci la composizione microbica intestinale, il pH, la consistenza, la quantità e la frequenza delle defecazioni pre e post terapia. Si è visto che il consumo di inulina aumentava le popolazioni di Bifidobatteri e di Lattobacilli, senza modificare il numero dei Bacteroides e degli anaerobi totali. L’inulina rendeva anche le feci più soffici e più abbondanti quantitativamente, senza modificare la frequenza delle evacuazioni. Non sono stati descritti eventi avversi significativi. Lo studio indica che il consumo di 1,5 g/die di inulina in bambini di 3 mesi di età esercita un evidente effetto prebiotico senza causare effetti avversi significativi (47).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina in pazienti con rettocolite ulcerosa in fase attiva. I pazienti coinvolti erano stati in precedenza trattati con la mesalazina fino a raggiungere la remissione clinica e, al momento dell’arruolamento, avevano una recidiva di malattia trattata con mesalazina alla dose di 3 g/die, accompagnata o meno da 12 g/die di inulina o da un placebo per 2 settimane. Si valutavano i sintomi soggettivi accusati dai pazienti e i livelli di calprotectina nelle feci pre e post terapia. Al termine del trattamento si è visto che i pazienti del gruppo verum avevano un significativo calo dei sintomi soggettivi (p<0,05) e anche una significativa riduzione dei livelli fecali di calprotectina (p<0,05). Lo studio indica che l’aggiunta di inulina alla mesalazina durante una recidiva di rettocolite ulcerosa fornisce risultati clinici migliori della mesalazina da sola e riduce i livelli fecali di calprotectina (48).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del latte fermentato e dell’inulina come probiotici sulla funzionalità e sull’ecologia intestinale. Sono state arruolate 66 donne e uomini apparentmente sani, di età media di 40 anni, che dovevano consumare per 3 settimane 600 ml/die di latte contenente probiotici (Bifidobacterium longum BB536, Bifidobacterium spp. 420 e Lactobacillus acidophilus 145) oppure la stessa preparazione addizionata con 4 g. di inulina oppure il latte fermentato da solo. Essi tenevano un diario con la frequenza delle defecazioni e con i sintomi gastrointestinali e raccoglievano le loro feci per gli opportuni esami. Il consumo di latte fermentato con i probiotici o con i probiotici + inulina aumentava il numero dei Lattobacilli e dei Bifidobatteri nelle feci in modo statisticamente significativo (p<0,003) rispetto al latte fermentato da solo. I pazienti del gruppo probiotici + inulina riferivano con una certa frequenza di accusare meteorismo con dolori addominali. Lo studio indica che il latte coi probiotici o coi probiotici + inulina migliora la flora batterica positiva del colon ma può indurre con frequenza meteorismo con dolori addominali (49).
Uno studio clinico ha valutato l’effetto dell’inulina sull’assorbimento intestinale degli isoflavoni di soia in donne in menopausa. Sono state arruolate 12 donne, che consumavano per os 40 mg di estratto secco di soia titolato in isoflavoni al 40% (18 mg di genisteina e 6 mg di daidzeina) con o senza 3,66 g. di inulina due volte al giorno. Si raccoglievano i campioni di sangue dopo 1, 2, 3, 4, 6, 10, 12 e 24 ore dopo l’assunzione degli isoflavoni dopo 21 giorni di trattamento. Si è visto che l’inulina aumentava significativamente l’assorbimento intestinale della genisteina (+91%) e della daidzeina (+38%) rispetto agli isoflavoni da soli. Inoltre il tempo necessario per raggiungere la massima concentrazione plasmatica di isoflavoni era minore dopo 21 giorni di trattamento rispetto all’inizio del trattamento stesso. Peraltro i dati farmacodinamici e farmacocinetici degli isoflavoni non si modificavano con o senza inulina. Lo studio indica che l’inulina aumenta l’assorbimento intestinale degli isoflavoni di soia senza modificare la loro farmacocinetica e farmacodinamica in donne in menopausa (50).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sulla composizione microbica e sulle caratteristiche delle feci di 36 lattanti (età media 7,7 mesi) apparentemente sani che assumevano giornalmente 750 o 1000 o 1250 mg di inulina. Si è visto che l’inulina a tutti i dosaggi esaminati causava una significativa riduzione dei clostridi nelle feci (p<0,05) e un significativo aumento dei Bifidobatteri (p<0,05), con un calo concomitante dei cocchi gram + e dei coliformi (p<0,05). L’inulina riduceva anche significativamente (p<0,05) il pH delle feci e modificava il peso, la tessitura e il colore delle feci stesse, con un miglioramento della produzione di bile e della fermentazione batterica. Lo studio indica che l’inulina nel lattante migliora la composizione microbica delle feci e le loro caratteristiche fisico-chimiche (55).
Azione ipolipemizzante: Un gruppo di ratti era nutrito con una dieta iperlipidica senza fibre o con una dieta iperlipidica contenente l’1% di inulina o con una dieta iperlipidica contenente il 5% di inulina per 4 settimane, con misurazione di colesterolo totale,colesterolo LDL, colesterolo HDL, apolipoproteina B, apolipoproteina A1, ratio apoB/apoA1 e trigliceridi pre e post terapia. Al termine della sperimentazione i ratti trattati del gruppo inulina avevano livelli di colesterolo HDL più alti (p<0,05) e di colesterolo totale e LDL più bassi (p<0,05) di quelli del gruppo placebo, con un significativo (p<0,05) calo della Apo B e della ratio ApoB/Apo A1 (p<0,05). Nel fegato degli animali trattati con inulina vi erano livelli di fosfolipidi e colesterolo lievemente superiori rispetto a quelli osservati nei ratti senza inulina, ma tale differenza non era statisticamente significativa. Gli animali del gruppo inulina avevano un maggior peso delle feci, una maggiore (p<0,05) concentrazione in esse di acido propionico, di lipidi totali, di colesterolo e di acidi biliari. I risultati di questo studio suggeriscono che il miglioramento del metabolismo lipidico indotto dall’inulina sia dovuto a un’alterazione nell’assorbimento intestinale e/o nella sintesi del colesterolo, che potrebbe in parte essere spiegata con un cambiamento nei processi fermentativi intestinali, e anche ad un aumento nell’escrezione fecale dei lipidi, del colesterolo e degli acidi biliari.
Uno studio in ratti maschi ApoE deficitari ha valutato l’effetto dell’inulina sullo sviluppo delle placche aterosclerotiche vascolari. Essi ricevevano una dieta standard oppure una dieta supplementata con 10/g/100 g. di peso di inulina o di oligofruttosio o di oligofruttosio e inulina per 4 mesi. Si misuravano le placche aterosclerotiche vasali dell’arco aortico pre e post trattamento. Si è visto che i ratti trattati con l’inulina avevano una riduzione del 35% dell’area delle lesioni aterosclerotiche rispetto a quelli nutriti con la dieta da sola, mentre tale riduzione era del 25% per gli animali supplementati con l’oligofruttosio. L’inulina riduceva significativamente (p<0,001) i livelli plasmatici di colesterolo e la combinazione inulina-oligofruttosio anche quelli dei trigliceridi (p<0,001). Sia l’inulina sia l’oligofruttosio riducevano anche i livelli intraepatici di colesterolo rispetto alla sola dieta (p<0,05), e abbassavano i livelli intraepatici di trigliceridi in modo significativo (p<0,0001) sempre rispetto alla sola dieta. Lo studio indica che l’inulina e un po’ meno anche l’oligofruttosio riducono la formazione delle placche aterosclerotiche, probabilmente a causa di una modificazione del metabolismo lipidico (41).
Azione ipolipemizzante. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina su quadro lipidico. A tale scopo sono state arruolate 64 donne giovani normolipemiche e apparentemente sane, che assumevano per os 14 g./die di inulina o un placebo per 4 settimane. La valutazione era fatta misurando i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi pre e post terapia. Al termine della sperimentazione non vi erano differenze significative tra il gruppo verum e quello placebo in nessuno dei parametri esaminati. Nei soggetti del gruppo verum vi era un netto miglioramento di alcuni sintomi gastrointestinali quali meteorismo, flatulenza e dolori addominali migranti tipici della sindrome del colon irritabile (3).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sull’assorbimento intestinale e sull’escrezione del colesterolo, degli acidi biliari, dell’azoto e dei sali minerali. Erano arruolati pazienti colostomizzati per una colite ulcerativa, che ricevevano per os una dieta controllata addizionata di 7 g./die di inulina, 17 g./die di oligofruttosi e 7 g:/die di sucrosio per 3 settimane, con analisi degli effluenti provenienti dalla stomia. Le sostanze somministrate erano rinvenute a dosi di circa il 90% della dose somministrata nel materiale fecale, con incremento della massa secca fecale di circa il 15%. Non sono state riscontrate differenze nei livelli fecali di colesterolo, acidi biliari, azoto, grassi, calcio, magnesio, zinco e ferro. Questi dati indicano che l’inulina e le altre sostanze somministrate non erano digerite a livello intestinale e che esse non interferivano con l’assorbimento e/o l’escrezione delle sostanze esaminate nello studio. E’ quindi probabile che il loro effetto a livello intestinale sia mediato da meccanismi diversi da quelli che comportano un’escrezione da parte dell’intestino (7).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sulla lipemia e sull’ecosistema del colon in soggetti adulti apparentemente sani e normolipemici. Sono stati arruolati 12 soggetti, che consumavano per 4 settimane una dieta controllata arricchita o no del 18% di inulina. Al termine della sperimentazione non sono state osservate modificazioni del peso corporeo, , del contenuto fecale di acidi biliari, del contenuto fecale di acidi grassi a catena corta e del pH fecale, mentre il colesterolo totale e i trigliceridi diminuivano in modo significativo (p<0,05 e p<0,005 rispettivamente). La curva glicemica dopo il pasto non si modificava in modo significativo. Nella flora batterica intestinale si notava uno spiccato incremento dei Bifidobatteri e un evidente calo degli anaerobi. I risultati dello studio suggeriscono che l’inulina abbassi il colesterolo soprattutto agendo sulla fermentazione intestinale mediata dalle modificazioni delle popolazioni batteriche intestinali (12).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’inulina sull’assetto lipidico. Sono stati arruolati 21 soggetti, sia maschi sia femmine, con livelli di colesterolo LDL sopra la norma, che assumevano una dieta ipolipidica addizionata o no col 18% di inulina per due cicli di 6 settimane ciascuno, intervallati da 6 settimane di sospensione. Al termine dello studio si è notato un calo significativo (p<0,05) del colesterolo LDL e di quello totale nei pazienti del gruppo inulina, alcuni dei quali lamentavano dolori addominali migranti spesso associati a meteorismo, con un’incidenza nettamente superiore a quella osservata nei soggetti del gruppo placebo (17).
E’ noto che le diete ricche di carboidrati riducono l’aterosclerosi, soprattutto perché riducono la colesterolemia. Peraltro esse tendono ad aumentare i triacilgliceroli plasmatici. Questo studio clinico controllato ha valutato se l’inulina avesse effetti simili nell’uomo. Sono stati arruolati 8 soggetti apparentemente sani, che ricevevano una dieta ricca di carboidrati, povera di grassi saturi e addizionata con 10 g/die di inulina o di un placebo per 3 settimane. La valutazione era fatta misurando la lipogenesi epatica, la sintesi del colesterolo, la lipemia, la sintesi di acidi grassi liberi, i livelli di acetil CoA carbossilasin e l’RNA messaggero specifico per la sterol responsive element binding protein 1c. Al termine dello studio si è visto che i triacilgliceroli plasmatici e la lipogenesi epatica erano significativamente diminuiti nel gruppo inulina, mentre la sintesi del colesterolo e la colesterolemia non si modificavano apprezzabilmente. Anche gli altri parametri esaminati non si modificavano. Lo studio conclude affermando che l’aggiunta dell’inulina ad una dieta ricca di carboidrati riduce la lipogenesi epatica e le concentrazioni plasmatiche di triacilgliceroli, potendo quindi essere utile per la prevenzione della malattia aterosclerotica (25).
L’effetto ipolipemizzante dell’inulina è stato ben dimostrato negli animali, mentre nell’uomo i dati disponibili sono più incerti. Questo potrebbe essere dovuto soprattutto alle dosi molto più basse usate nell’uomo, a causa dell’aumento del meteorismo con disturbi addominali causato da dosi elevate di inulina. Due studi clinici controllati fatti somministrando 20 g/die di oligofruttosio o 14 g/die di inulina non hanno ottenuto modificazioni apprezzabili di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi. Due altri studio invece hanno registrato cali significativi (-27 e -19% rispettivamente) dei trigliceridi somministrando 9 g/die di inulina. In uno di questi due studi si notavano anche discrete riduzioni del colesterolo totale (-5%) e di quello LDL (-7%). Siccome negli animali l’azione principale che spiega l’effetto ipolipemizzante e soprattutto ipotrigliceridemizzante dell’inulina è l’inibizione della sintesi epatica degli acidi grassi liberi e siccome nell’uomo questa via metabolica è poco importante, tranne che in casi di elevato introito di carboidrati, negli studi clinici diventa molto importante valutare l’influenza della dieta di base sull’azione dell’inulina (16).
I risultati degli studi nell’animale e nell’uomo indicano che l’inulina riduce il colesterolo e i trigliceridi. In particolare nei soggetti ipercolesterolemici predomina l’azione ipocolesterolemizzante, mentre nei soggetti normocolesterolemici predomina quella ipotrigliceridemizzante. Si è cercato anche di studiare quali meccanismi stanno alla base di questo effetto. L’inulina causa un aumento degli acidi grassi liberi a livello intestinale, che possono ridurre la lipemia inibendo la sintesi epatica del colesterolo e favorendo la redistribuzione del colesterolo dal plasma verso il fegato. Inoltre alcuni batteri favoriti dall’inulina possono interferire con l’assorbimento intestinale del colesterolo, deconiugando i sali biliari e quindi modificando il ciclo metabolico del colesterolo. Altri batteri potrebbero direttamente attaccare e distruggere il colesterolo nell’intestino oppure utilizzarlo come fonte energetica (22).
Uno studio clinico controllato ha valutato se l’utilizzo cronico di inulina avesse un’azione ipolipidemizzante. Sono stati arruolati 17 soggetti apparentemente sani, che assumevano per os per 6 mesi 10 g/die di inulina e di oligofruttosio o un placebo, consumando la loro dieta abituale e non modificando il loro stile di vita. Si misuravano l’assetto lipidico, la lipogenesi epatica e i geni chiave del metabolismo del colesterolo. Si è visto che la miscela di inulina e oligofruttosio non aveva effetti sui trigliceridi e sulla lipogenesi epatica e che riduceva, ma non in modo statisticamente significativo, il colesterolo totale e quello LDL e che aumentava, sempre in modo non significativo, il colesterolo HDL. Anche la sintesi epatica del colesterolo non era modificata e così pure l’attività dei geni regolatori del metabolismo del colesterolo. Lo studio indica che l’uso cronico di fibre prebiotiche non ha effetti significativi sull’assetto lipidico nell’uomo sano (51).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di una pasta arricchita con inulina sull’assetto lipidico e sulla lipoproteina A in volontari sani. Sono stati arruolati 22 soggetti di sesso maschile, che dovevano mangiare una pasta contenente l’11% in peso di inulina per 5 settimane, seguite da un intervallo di 2 mesi e da ulteriori 5 settimane di trattamento. Si valutavano pre e post terapia l’assetto lipidico e i livelli di lipoproteina A. Si è visto che la pasta arricchita con inulina aumentava significativamente il colesterolo HDL del 35,9% (p<0,004) e la ratio colesterolo totale/colesterolo HDL del 22,2% (p<0,006) e riduceva significativamente i trigliceridi del 23,4% (p<0,04) e la lipoproteina A del 16,5% (p<0,02). Lo studio indica che la pasta arricchita con inulina migliora significativamente l’assetto lipidico in giovani volontari sani (56).
Azione antineoplastica: Colon: uno studio ha valutato l’effetto dell’inulina sulle lesioni neoplastiche del colon indotte dall’azossimetano nel ratto. Gli animali ricevevano una dieta addizionata al 10% in inulina per 5 settimane, alla seconda e alla terza delle quali essi ricevevano l’azossimetano alla dose di 15 mg/kg/die una sola volta alla settimana. Sette settimane dopo l’ultima somministrazione di azossimetano gli animali erano sacrificati e il loro colon esaminato per valutare la presenza di lesioni eteroplasiche. Si è visto che la supplementazione con inulina riduceva la formazione di foci neoplastici nel colon in modo significativo.
Altri studi nel ratto hanno dimostrato la capacità dell’inulina di ridurre l’incidenza di lesioni cancerose nel ratto indotte dalla somministrazione di azossimetano. Tale effetto potrebbe dipendere dalla capacità dell’inulina di stimolare la crescita delle popolazioni di Bifidobatteri, che a loro volta si sono dimostrate capaci di ridurre l’attività dell’ornitina decarbossilasi, l’espressione dell’oncoproteina p21 e lo sviluppo dei foci neoplastici in ratti trattati con azossimetano. E’ quindi ragionevole pensare che l’effetto antineoplastico dell’inulina a livello intestinale possa dipendere in modo importante dalla sua capacità di stimolare le popolazioni di Bifidobatteri.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’inulina sull’induzione di foci aberranti nel colon da parte dell’azossimetano e sull’iniziazione e la promozione delle neoplasie intestinali in genere. A tale scopo gli animali ricevevano per os una dieta di controllo oppure una dieta arricchita al 10% in peso di inulina. I ratti ricevevano poi una dose di 16 mg/kg/die di azossimetano per via sottocutanea al 7° giorno di età e una seconda dose dopo 8 settimane. I ratti trattati con inulina avevano diarrea dopo circa 2 settimane, che si risolveva spontaneamente dopo circa 2 settimane pur continuando ad assumere la sostanza. In essi il peso del cieco e il pH dello stesso erano superiori ai rispettivi valori dei ratti di controllo. Negli animali del gruppo inulina il numero di foci aberranti era del 66% più basso rispetto ai controlli. L’incidenza di tumori intestinali dell’intestino o del colon era del 78% e del 31% rispettivamente più bassa nei ratti del gruppo inulina. L’incidenza dei tumori del tratto distale del colon era del 63% più bassa nei ratti trattati con inulina. I risultati di questo studio indicano che l’inulina riduce la carcinogenesi nel colon, sia spontanea sia indotta da azossimetano nel ratto.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del latte fermentato, dell’inulina, dell’oligofruttosio e dei cavolini di Bruxelles contro la carcinogenesi epatica e colica indotta da 2-amino-3-metilimidazol[4,5-f] chinolina. Si è notato tutte le sostanze in esame riducevano la carcinogenicità della sostanza in questione, la più attiva essendo l’inulina (-74%) e la meno attiva i cavolini di Bruxelles (-39%). Tale effetto protettivo era collegato all’induzione della UDP-glucuronosil-transferasi e all’effetto positivo sulla flora del colon consistente in acidificazione, maggior produzione di acido butirrico e riduzione dell’attività della beta glicuronidasi (27).
Indicazioni principali: dismicrobismi intestinali, stipsi, dislipidemie.
Azione prevalente: prebiotica.
Altre azioni: lassativa, ipocolesterolemizzante.
EFFETTI COLLATERALI: A dosi elevate può causare meteorismo e, a causa del suo effetto osmotico, dolori addominali migranti di discreta entità.
Gli studi effettuati finora dimostrano che l’inulina è completamente priva di effetti mutageni e/o teratogeni.
INTERAZIONI CON FARMACI: non conosciute.
CONTROINDICAZIONI: nessuna nota.
TOSSICOLOGIA: un gruppo di 9 donne in gravidanza apparentemente sane riceveva per os una dose di 5 mg/kg/die di inulina tra la sesta e la dodicesima settimana di gestazione, con prelievo del liquido amniotico, del plasma e delle urine pervalutare i livelli in essi di inulina. Si è notato che l’inulina si ritrovava in concentrazioni significative non solo nel plasma e nelle urine, ma anche nel liquido amniotico, pur se le concentrazioni in quest’ultimo erano inferiori rispetto agli altri due. Questi dati confermano che l’inulina è in grado di attraversare la barriera feto-placentare in quantità apprezzabili (6).
Uno studio ha valutato la tossicità dell’inulina nel ratto. Gli animali ricevevano per os 0, 50, 150 e 1000 mg/kg/die di inulina per 4 settimane. Al termine della sperimentazione non sono state riscontrate anomalie nel peso corporeo, nel consumo di cibo, nella mortalità, nei valori dei principali esami ematochimici, nel peso degli organi e nel loro aspetto istologico a nessuna delle dosi utilizzate. Non sono state osservate sensibilizzazioni a livello cutaneo e neppure la presenza di qualsivoglia attività mutagena. Lo studio conclude che l’uso subcronico dell’inulina, anche a dosi elevate, sembra essere privo di qualsiasi tossicità nel ratto.
BIBLIOGRAFIA:
1)Van Loo J. et al. On the presence of inulin and oligofructose as natural ingredients in the western diet. Crit. Rev. Food Sci. Nutr. 35, 525-552, 1995.
2)Gibson G.R. et al. Selective stimulation of bifidobacteria in the human colon by oligofructose and inulin. Gastroenterology 108, 975-982, 1995.
3)Pedersen A. et al. The effect of ingestion of inulin on blood lipids and gastrointestinal symptoms in healthy females. Br. J. Nutr. 78, 215-222, 1997.
4)Reddy B.S. et al. Effect of dietary oligofructose and inulin on colonic preneoplastic aberrant crypt foci inhibition. Carcinogenesis 18, 1371-1374, 1997.
5)Kleessen B. et al. Effects of inulin and lactose on fecal microflora, microbial activity, and bowel habit in elderly constipated persons. Am. J. Clin. Nutr. 65, 1397-1402, 1997.
6)Jauniaux E. et al. Transfer of inulin across the first-trimester human placenta. Am. J. Obstet. Gynecol. 176(1 Pt 1), 33-36, 1997.
7)Ellegard L. et al. Inulin and oligofructose do not influence the absorption of cholesterol, or the excretion of cholesterol, Ca, Mg, Zn, Fe, or bile acids but increases energy excretion in ileostomy subjects. Eur. J. Clin. Nutr. 51, 1-5, 1997.
8)Reddy B.S. et al. Prevention of colon cancer by pre- and probiotics: evidence from laboratory studies. Br. J. Nutr. 80, S219-223, 1998.
9)Kim M. et al. Water-soluble extract of chicory influences serum and liver lipid concentrations, cecal short-chain fatty acid concentrations and fecal lipid excretion in rats. J. Nutr. 128, 1731-1736, 1998.
10)Roberfroid M.B. et al. The bifidogenic nature of chicory inulin and its hydrolysis products. J. Nutr. 128, 11-19, 1998.
11)Van den Heuvel E.G. et al. Nondigestible oligosaccharides do not interfere with calcium and nonheme-iron absorption in young, healthy men. Am. J. Clin. Nutr. 67, 445-451, 1998.
12)Brighenti F. et al. Effect of consumption of a ready-to-eat breakfast cereal containing inulin on the intestinal milieu and blood lipids in healthy male volunteers. Eur. J. Clin. Nutr. 53, 726-733, 1999.
13)Teuri U. et al. Addition of inulin to breakfast does not acutely affect serum ionized calcium and parathyroid hormone concentrations. Ann. Nutr. Metab. 43, 356-364, 1999.
14)Grizard D. et al. Non-digestible oligosaccharides used as prebiotic agents: mode of production and beneficial effects on animal and human health. Reprod. Nutr. Dev. 39, 563-588, 1999.
15)Reddy B.S. Possible mechanisms by which pro- and prebiotics influence colon carcinogenesis and tumor growth. J. Nutr. 129(7 Suppl), 1478S-1482S, 1999.
16)Williams C.M. Effects of inulin on lipid parameters in humans. J. Nutr. 129(7 Suppl), 1471S-1473S, 1999.
17)Davidson M.H. et al. Effects of dietary inulin on serum lipids. J. Nutr. 129(7 Suppl), 1474S-1477S, 1999.
18)Kruse H.P. et al. Effects of inulin on faecal bifidobacteria in human subjects. Br. J. Nutr. 82, 375-382, 1999.
19)Bezkorovainy A. Probiotics: determinants of survival and growth in the gut. Am. J. Clin. Nutr. 73(2 Suppl), 399S-405S, 2001.
20)Flamm G. et al. Inulin and oligofructose as dietary fiber: a review of the evidence. Crit. Rev. Food Sci. Nutr. 41, 353-362, 2001.
21)Welters C.F. et al. Effect of dietary inulin supplementation on inflammation of pouch mucosa in patients with an ileal pouch-anal anastomosis. Dis. Colon Rectum 45, 621-627, 2002.
22)Pereira D.L. et al. Effects of consumption of probiotics and prebiotics on serum lipid levels in humans. Crit Rev Biochem Mol Biol 37(4):259-81, 2002.
23)Poulsen M. et al. Different effects of short- and long-chained fructans on large intestinal physiology and carcinogen-induced aberrant crypt foci in rats. Nutr Cancer 42(2):194-205, 2002.
24)Johannsen F.R. Toxicological profile of carboxymethyl inulin. Food Chem Toxicol 41(1):49-59, 2003.
25)Letexier D. et al. Addition of inulin to a moderately high-carbohydrate diet reduces hepatic lipogenesis and plasma triacylglycerol concentrations in humans. Am J Clin Nutr 77(3):559-64, 2003.
26)Delzenne N. Et al. Prebiotics: actual and potential effects in inflammatory and malignant colonic diseases. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 6(5):581-6, 2003.
27)Humblot C. et al. Protective effects of Brussels sprouts, oligosaccharides and fermented milk towards 2-amino-3-methylimidazo[4,5-f]quinoline (IQ)-induced genotoxicity in the human flora associated F344 rat: role of xenobiotic metabolising enzymes and intestinal microflora. J Chromatogr B Analyt Technol Biomed Life Sci. 802(1):231-7, 2004.
28)Kien C.L. et al. Effects of prefeeding a prebiotic on diarrhea and colonic cell proliferation in piglets fed lactulose. JPEN J Parenter Enteral Nutr. 28(1):22-6, 2004.
29)Schultz M. et al. Effects of feeding a probiotic preparation (SIM) containing inulin on the severity of colitis and on the composition of the intestinal microflora in HLA-B27 transgenic rats. Clin Diagn Lab Immunol. 11(3):581-7, 2004.
30)Zafar T.A. et al. Inulin effects on bioavailability of soy isoflavones and their calcium absorption enhancing ability. J Agric Food Chem. 52(10):2827-31, 2004.
31)Coudray C. et al. Stimulatory effect of inulin on intestinal absorption of calcium and magnesium in rats is modulated by dietary calcium intakesShort- and long-term balance studies. Eur J Nutr. 2004 Sep 6
32)Langlands S.J. et al. Prebiotic carbohydrates modify the mucosa associated microflora of the human large bowel. Gut. 53(11):1610-6, 2004.
33)Furrie E. et al. Synbiotic therapy (Bifidobacterium longum/Synergy 1) initiates resolution of inflammation in patients with active ulcerative colitis: a randomised controlled pilot trial. Gut. 54(2):242-9, 2005.
34)Bartosch S. et al. Microbiological effects of consuming a synbiotic containing Bifidobacterium bifidum, Bifidobacterium lactis, and oligofructose in elderly persons, determined by real-time polymerase chain reaction and counting of viable bacteria. Clin Infect Dis. 40(1):28-37, 2005.
35)Weaver C.M. Inulin, oligofructose and bone health: experimental approaches and mechanisms. Br J Nutr. 93 Suppl 1:S99-103, 2005.
36)Raschka L. et al. Mechanisms underlying the effects of inulin-type fructans on calcium absorption in the large intestine of rats. Bone. 2005 Aug 26; [Epub ahead of print].
37)Abrams S.A. et al. A combination of prebiotic short- and long-chain inulin-type fructans enhances calcium absorption and bone mineralization in young adolescents. Am J Clin Nutr. 82(2):471-6, 2005.
38)Nzeusseu A. et al. Inulin and fructo-oligosaccharides differ in their ability to enhance the density of cancellous and cortical bone in the axial and peripheral skeleton of growing rats. Bone. 2005 Oct 21; [Epub ahead of print].
39)Loh G. et al. Inulin alters the intestinal microbiota and short-chain fatty acid concentrations in growing pigs regardless of their basal diet. J Nutr. 136(5):1198-202, 2006.
40)Yasuda K. et al. Supplemental dietary inulin affects the bioavailability of iron in corn and soybean meal to young pigs. J Nutr. 136(12):3033-8, 2006.
41)Rault-Nania M.H. et al. Inulin attenuates atherosclerosis in apolipoprotein E-deficient mice. Br J Nutr. 96(5):840-4, 2006.
42)Scholz-Ahrens K.E. et al. Prebiotics, Probiotics, and Synbiotics Affect Mineral Absorption, Bone Mineral Content, and Bone Structure. J Nutr. 137(3):838S-846S, 2007.
43)Kim S.H. et al. Supplementation of baby formula with native inulin has a prebiotic effect in formula-fed babies. Asia Pac J Clin Nutr. 16(1):172-7, 2007.
44)Holloway L. et al. Effects of oligofructose-enriched inulin on intestinal absorption of calcium and magnesium and bone turnover markers in postmenopausal women. Br J Nutr. 97(2):365-72, 2007.
45)Casellas F. et al. Oral oligofructose-enriched inulin supplementation in acute ulcerative colitis is well tolerated and associated with lowered faecal calprotectin. Aliment Pharmacol Ther. 25(9):1061-7, 2007.
46)Kolida S. et al. A double-blind placebo-controlled study to establish the bifidogenic dose of inulin in healthy humans. Eur J Clin Nutr. 2007 Jan 31; [Epub ahead of print].
47)Kim S.H. et al. Supplementation of baby formula with native inulin has a prebiotic effect in formula-fed babies. Asia Pac J Clin Nutr. 16(1):172-7, 2007.
48)Casellas F. et al. Oral oligofructose-enriched inulin supplementation in acute ulcerative colitis is well tolerated and associated with lowered faecal calprotectin. Aliment Pharmacol Ther. 25(9):1061-7, 2007.
49)Sairanen U. et al. The effect of probiotic fermented milk and inulin on the functions and microecology of the intestine. J Dairy Res. 74(3):367-73, 2007.
50)Piazza C. et al. Influence of inulin on plasma isoflavone concentrations in healthy postmenopausal women. Am J Clin Nutr. 86(3):775-80, 2007.
51)Forcheron F. et al. Long-term administration of inulin-type fructans has no significant lipid-lowering effect in normolipidemic humans. Metabolism. 56(8):1093-8, 2007.
52)Juskiewicz J. et al. Metabolic response of the gastrointestinal tract and serum parameters of rabbits to diets containing chicory flour rich in inulin. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 92(2):113-20, 2008.
53)Demignè C. et al. Comparison of native or reformulated chicory fructans, or non-purified chicory, on rat cecal fermentation and mineral metabolism. Eur J Nutr. 2008 Sep 8. [Epub ahead of print].
54)Ryz N.R. et al. Long-chain inulin increases dendritic cells in the Peyer's patches and increases ex vivo cytokine secretion in the spleen and mesenteric lymph nodes of growing female rats, independent of zinc status. Br J Nutr. 2008 Nov 24:1-11. [Epub ahead of print].
55)Yap W. et al. Changes in infants faecal characteristics and microbiota by inulin supplementation. J Clin Biochem Nutr. 43(3):159-66, 2008.
56)Russo F. et al. Inulin-enriched pasta affects lipid profile and Lp(a) concentrations in Italian young healthy male volunteers. Eur J Nutr. 47(8):453-9, 2008.
57)Bosch G. et al. The effects of dietary fibre type on satiety-related hormones and voluntary food intake in dogs. Br J Nutr. 2009 Jan 15:1-8. [Epub ahead of print].
|