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Schede piante >> AESCULUS HIPPOCASTANUM (Ippocastano)
Data ultima revisione 29-10-2004
FAMIGLIA: Ippocastanaceae.
HABITAT: originario dell’Asia occidentale,
si trova in tutta l’Europa, nel Medio Oriente e in Iran.
PARTE USATA: i semi.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE:
la forma farmaceutica più indicata è l’estratto
secco nebulizzato e titolato in glicosidi triterpenici totali calcolati
come escina anidra min.3% (Farmacopea Italiana X), il cui dosaggio
giornaliero è di 10-13 mg/kg., suddiviso in due o tre somministrazioni
possibilmente lontano dai pasti. Tale dosaggio si riferisce ad un
estratto titolato in escina al 15%. La dose ottimale giornaliera
di escina è di 1,3-1,5 mg/kg/die
COMPOSIZIONE CHIMICA: i cotiledoni del
seme sono molto ricchi di amidi (40-50%) e di altri zuccheri e contengono
anche sostanze lipidiche (6-8%), rappresentate soprattutto da steroli.
Contengono anche buone quantità di flavonoidi, ma le sostanze
tipiche di questa pianta sono i saponosidi, che rappresentano circa
il 10% della massa della droga essiccata. l’escina rappresenta
una miscela di saponosidi eterosidici. I tegumenti del seme contengono
proantocianidoli oligomeri dell’epicatecolo, e cioeacute;
il proantocianidolo B2 che è maggioritario, e poi esculitannini,
cinnamtannini (B1 e B2) e altri composti dimeri e trimeri. Si ritrova
anche un 2-3% di cumarine.
PROPRIETA’ TERAPEUTICHE:
Azione fleboprotettiva: le azioni antiedematosa
e antiessudativa sono legate ad un aumento del tono capillare, dovuto
ad un incremento della contrazione della muscolatura liscia della
tunica vascolare, e anche ad un aumento della resistenza e dell’elasticità
dei capillari, con diminuzione della loro permeabilità.
Si ha anche diminuzione dell’iperpermeabilità capillare
indotta da serotonina, istamina e cloroformio alla dose di 100 mg/kg/die
per os nel ratto. Quest’ultimo effetto sembra dovuto al legame
dell’escina con la frazione fosfatocolinica della lecitina,
fosfolipide presente nella costituzione delle membrane cellulari
degli endoteli capillari.
È stata anche suggerita un’azione inibitoria dell’escina
sul catabolismo dell’acido ascorbico, che è indispensabile
per il trofismo capillare, e sul passaggio di istamina in senso
extravasale.
Recentemente è stato osservato un aumento di PGF2alfa ad
azione vasocostrittrice in preparati di vena pretrattati con escina
e una capacità di questa sostanza di svolgere attività
antagonizzante i radicali liberi di tipo radical scavenger.
Inoltre i saponosidi sarebbero in grado di stimolare i recettori
alfa adrenergici postsinaptici delle cellule liscie della parete
vascolare, favorendo così i fenomeni di vasocostrizione e
migliorando quindi il tono venoso.
Si è anche dotato un aumento del potere contrattile delle
valvole intravenose e del flusso linfatico nel dotto toracico, mentre
non modifica i vasi arteriosi. Importante è anche l’azione
della proantocianidina A2, che si è dimostrata dotata di
spiccata attività di regolarizzazione sul tono venoso in
condizioni di alterata permeabilità capillare e/o di aumentata
fragilità.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto dell’escina sull’endotelio utilizzando sezioni di aorta di ratto. Si è visto che l’escina aumentava la vasodilatazione endotelio dipendente indotta dall’acetilcolina quando questa vasodilatazione era stata ridotta dall’esposizione a un generatore di anione superossido come il pirogallolo. Tale effetto era attribuibile ad un’aumentata sintesi di NO da parte della eNOS, un enzima Ca2+ dipendente, attivato dall’aumentata permeabilità delle cellule endoteliali al Ca2+ indotta dall’escina. Inoltre l’escina causava una vasocostrizione nelle sezioni di aorta esaminate, che era parzialmente inibita dalla rimozione dell’endotelio o dall’incubazione con indometacina e totalmente inibita dall’incubazione in un liquido di per fusione totalmente privo di Ca2+. Pertanto questa vasocostrizione è stata attribuita all’aumentata permeabilità delle cellule endoteliali al Ca2+ indotta dall’escina e in parte anche all’aumentato rilascio di prostanoidi ad azione vasocostrittiva. Lo studio indica che l’escina ha nell’endotelio aortico un’azione protettiva e vasocostrittoria (24).
Studi clinici: sono stati fatti alcuni
studi clinici in doppio cieco sull’uso dell’Ippocastano
nell’insufficienza venosa. Uno di questi è stato fatto
su 12 pazienti apparentemente sani valutati col metodo della resistometria
capillare (petecchie test). Nei pazienti trattati con l’estratto
secco di questa droga vi è stata netta riduzione del numero
delle petecchie, che erano anche di diametro minore rispetto a quelle
dei soggetti che ricevevano il placebo (5).
Altre sperimentazioni valutavano l’efficacia dell’Ippocastano
misurando la sintomatologia soggettiva e obiettiva dei pazienti,
e in modo particolare l’edema perimalleolare. Si è
notato che l’efficacia della droga è analoga a quella
che si ottiene utilizzando le calze contentive, con netta riduzione
dell’edema perimalleolare e degli altri sintomi tipici di
questa malattia.
Un altro studio ha evidenziato che l’estratto secco di Ippocastano
ha efficacia analoga a quella dell’oxirutina sulla malattia
da insufficienza venosa.
Un altro studio in doppio cieco su 22 pazienti con insufficienza
venosa cronica ha valutato il coefficiente di filtrazione capillare
e il volume sanguigno intravascolare delle gambe per mezzo della
pletismografia veno-occlusiva. Dopo tre ore dall’assunzione
di 600 mg di estratto secco di ippocastano contenenti 50 mg. di
escina il coefficiente di filtrazione capillare era diminuito del
22%, mentre il placebo non produceva modifiche apprezzabili (p<0,006).
Il volume intravascolare era ridotto del 5% dopo la somministrazione
della droga e per nulla dopo placebo, ma in questo caso la differenza
non era statisticamente significativa (10).
È stato fatto una studio su 5000 pazienti affetti da insufficienza
venosa cronica condotto da 800 medici di base. Tali soggetti ricevevano
estratto secco di ippocastano alla dose di 600 mg/die per os, ed
erano regolarmente controllati ogni 30 giorni per 6 mesi. I sintomi
presenti prima del trattamento e cioeacute; sensazione di gambe
pesanti, dolori in regione perimalleolare ed edema erano quasi scomparsi
al termine dello studio, come pure i sintomi obiettivi rilevabili
dal medico (11).
Un altro studio in doppio cieco ha arruolato 240 pazienti con insufficienza
venosa cronica, che ricevevano 600 mg/die per os di estratto secco
di ippocastano, capace di fornire 50 mg/die di escina. Al termine
della sperimentazione il volume di sangue negli arti inferiori era
ridotto in modo significativo versus placebo (p<0,005), ed era pressocheacute;
analogo a quello ottenuto con una terapia compressiva a base di
calze contentive. Non è stato registrato alcun effetto collaterale
rilevante (12).
Un altro studio in doppio cieco ha coinvolto 40 pazienti affetti
da insufficienza venosa cronica a carico del circolo profondo degli
arti inferiori, valutando i risultati in base all’edema perimalleolare
e alla idropletismografia. Essi ricevevano 600 mg/die per os di
estratto secco di ippocastano per tre mesi. Al termine del trattamento
si notava notevole riduzione dell’edema perimalleolare e significativa
riduzione del volume di sangue presente negli arti inferiori rispetto
al placebo (p<0,005), senza comparsa di effetti collaterali rilevanti
(13).
È stata fatta una metanalisi dei lavori clinici controllati
relativi all’azione fleboprotettiva dell’ippocastano.
Tutti i lavori indicano un significativo miglioramento nella sintomatologia
dei pazienti. Sei studi indicano un significativo calo del dolore
e delle parestesie, cinque studi suggeriscono un certo calo nella
circonferenza delle caviglie, uno studio ha paragonato l’effetto
dell’estratto secco di ippocastano con quello delle calze
contenitive. In tutti questi studi gli effetti collaterali sono
stati rari e di lieve entità (21).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un
topico a base di escina complessata con fosfolipidi sulla perfusione
cutanea in pazienti con insufficienza venosa cronica e severa ipertensione
venosa. Si misuravano i gradienti transcutanei di PO2 e di PCO2
a livello della zona perimalleolare. Si è visto che dopo
2 settimane di trattamento con il topico in oggetto i valori di
PO2 aumentavano e quelli di PCO2 diminuivano in modo statisticamente
significativo. Lo studio conclude affermando che il topico studiato
è efficace nel favorire la perfusione sanguigna della cute
in pazienti con insufficienza venosa cronica, senza indurre effetti
collaterali rilevanti (22).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un
topico a base di escina complessata coi fosfolipidi sui livelli
cutanei di radicali liberi. Sono stati arruolati 10 pazienti con
insufficienza venosa cronica e severa ipertensione venosa, cui veniva
applicata per 2 settimane la crema in oggetto alla frequenza di
3 volte al giorno nella zona perimalleolare, misurando i radicali
liberi a livello cutaneo. Si è visto che al termine dello
studio i livelli di radicali scendevano in modo evidente, raggiungendo
livelli pressochè normali. Questi dati indicano che una crema
di questo tipo può proteggere la cute dall’insulto
radicalico, tipico di pazienti con grave insufficienza venosa (23).
Uno studio in vitro ha esaminato l'effetto di un estratto secco di
ippocastano sulla capacit contrattile delle vene e delle arterie mesenteriche
e sull'aggregazione piastrinica. Si visto che questo estratto aumentava
significativamente la contrattilità vasale in modo dose dipendente,
con un effetto maggiore sui vasi venosi. Queste contrazioni erano inibite
significativamente dalla ketanserina, un antagonista del recettore della serotonina
ma non dall'indometacina, un inibitore delle COX, dal prazosin e dalla saralasina,
inibitori del recettore AT1 dell'angiotensina. L'estratto di ippocastano inibiva significativamente
l'aggregazione piastrinica indotta dall'ADP. Tale effetto era amplificato in presenza di ketanserina.
Lo studio indica che l'estratto di ippocastano aumenta la contrattilit venosa e in parte anche arteriosa
attraverso l'inibizione del recettore serotoninico e che riduce anche l'aggregazione piastrinica (25).
Azione fleboprotettiva. Metanalisi.
E' stata fatta una metanalisi dei lavori clinici controllati relativi all'azione
fleboprotettiva dell'ippocastano. Tutti i lavori indicano un significativo miglioramento
nella sintomatologia dei pazienti. Sei studi indicano un significativo calo del dolore
e delle parestesie, cinque studi suggeriscono un certo calo nella circonferenza delle caviglie,
uno studio ha paragonato l'effetto dell'estratto secco di ippocastano con quello delle calze contenitive.
In tutti questi studi gli effetti collaterali sono stati rari e di lieve entit (21).
Azione antiflogistica: è dotato
di proprietà anti-infiammatorie, antiedematose e antiessudative
legate soprattutto all’escina, che sono state messe in evidenza
in esperimenti su animali, ai quali venivano iniettate sostanze
flogogene tipo carragenani o altre. L’attività antiflogistica
è particolarmente valida nella fase iniziale del processo
infiammatorio e sembra dovuta sia ad un’interferenza dell’escina
con gli enzimi lisosomiali sia ad un aumento di ACTH e glicocorticoidi
indotto da questa sostanza. In particolare sembra in grado di proteggere
l’integrità anatomica dei lisosomi, la cui rottura
provoca l’uscita di enzimi proteolitici responsabili dell’iperpermeabilità
vasale, e riduce la diapedesi dei leucociti verso il tessuto perivascolare.
È stato fatto uno studio su 18 volontari sani per valutare
la biodisponibilità dell’ippocastano, che ricevevano
50 mg. di estratto secco di questa droga o di escina per 48 ore.
Si è visto che circa l’80% della beta escina pura somministrata
era assorbita nel tratto gastroenterico, mentre la biodisponibilità
dell’estratto secco di ippocastano era assai più bassa,
aggirandosi intorno al 30%.
Azione prevalente: fleboprotettiva.
INDICAZIONI PRINCIPALI: insufficienza
venosa e parzialmente linfatica, trattamento delle crisi emorroidarie.
EFFETTI COLLATERALI: in alcuni casi è
stato osservato, nell’animale da esperimento, un certo aumento
della secrezione acida gastrica. A contatto diretto con molti tessuti
e a concentrazioni elevate può causare fenomeni irritativi
e flogistici, non rilevabili però alle comuni dosi terapeutiche.
Può in alcuni casi stimolare il plesso mioenterico e provocare
effetti di tipo parasimpaticomimetico, ma solo a dosi elevate e
per somministrazioni prolungate. è stato dimostrato un effetto
allergizzante del polline dell’ippocastano in bambini che
vivono in aree urbane, il 5 % dei quali presenta anticorpi specifici
della classe IgE contro il polline di questa droga e manifesta reazioni
allergiche in coincidenza con la sua fioritura.
INTERAZIONI CON FARMACI: può leggermente
potenziare l’azione degli anticoagulanti orali.
CONTROINDICAZIONI: è controindicato
in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, percheacute; può
stimolare il plesso mioenterico con effetti imprevedibili. Controindicato
anche durante l’allattamento. Non indicato in età pediatrica.
TOSSICOLOGIA: non ha nessun effetto mutageno.
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