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Schede piante >> URTICA DIOICA (Ortica)

Data ultima revisione 08-06-2009

FAMIGLIA: Urticaceae.

HABITAT: comune in tutta Europa, nei luoghi incolti e soleggiati.

PARTE USATA: le radici.

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: la forma migliore è l’estratto secco, la cui dose giornaliera va da 8 a 12 mg./kg, suddivisa in due somministrazioni preferibilmente lontano dai pasti.

COMPOSIZIONE CHIMICA: la droga è ricca di polisaccaridi a catena lunga, identificati sinora in numero di cinque, con peso molecolare compreso tra i 15 e i 50 kDa. Contiene una lectina ricca in acetilglucosamina. I composti più abbondanti sono dei composti fenolici in C6-C3, in particolare acidi fenolici, aldeidi fenilpropaniche e alcooli fenilpropanici, e in C6-C2, in particolare lignani diarilfuranici e bis-fenilpropani come l’iresinolo, il secoisolariciresinolo, il isolariciresinolo, il pinoresinolo, il neoolivile e alcuni altri minoritari. Ben rappresentati sono anche gli steroli. Contiene anche discrete quantità di flavonoidi. Nelle radici sono presenti l’alcool omovanillico, l’acido vanillico e la vanillina.

PROPRIETÀ TERAPEUTICHE

Azione sulla prostata: questa droga contiene svariati lignani, che hanno dimostrato in vitro una buona affinità con la SHBG (Sex hormone binding globulin). Anche i loro prodotti di trasformazione intestinale, l'enterodiolo, l'enterolactone e l'enterofurano, sembrano essere dotati di un'affinità similare. Questa azione può avere un ruolo importante nel determinare l'attività antiprostatica di questa droga.
Inoltre l'estratto secco di Ortica è anche dotato di azione alfa 1 simpaticolitica a livello della muscolatura del detrusore della vescica, con conseguente aumentato rilasciamento dello stesso. Studi in vitro su tessuto prostatico di ratto in degenerazione adenomatosa hanno dimostrato che l'estratto metanolico di questa droga è in grado di ridurre di circa il 50% la crescita di questo tipo di tessuto.
Studi in vitro hanno anche evidenziato che la lectina dell'ortica, così come l'interleukina 2, è in grado di legarsi a frammenti di tessuto prostatico umano di tipo iperplastico o neoplastico, con spiccata preferenza per quello iperplastico.
Altri studi sempre in vitro su tessuto prostatico di tipo iperplastico indicano che tutti i tipi di estratto di ortica (esanico, eterico, etil acetico e butanolico) inibiscono consistentemente (dal 27,6 all'81,5%) l'attività dell'enzima Na, K-ATPasi del tessuto prostatico alla dose di 0,1 mg./ml., mentre altri componenti della droga quali stigmasterolo, campesterolo e stigmast-4-en-3-one presi isolatamente hanno anch'essi azione analoga anche se un po' minore di quella dell'estratto in toto. Questi risultati potrebbero indicare che l'inibizione dell'enzima Na,K-ATPasi sia un meccanismo importante per spiegare l'azione soppressiva dell'ortica sul metabolismo e sulla crescita di cellule prostatiche umane ipertrofiche e/o adenomatose. Inoltre le lectine dell'ortica riducono di circa il 53% il legame dell'epidermal growth factor (EGF) con i propri recettori in colture di tessuto prostatico umano ipertrofico.

Azione sulla prostata. Studi clinici:
E' stato fatto uno studio clinico controllato su 134 pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna. Essi ricevevano per os ogni 12 ore un preparato composto da 300 mg. di estratto secco di Urtica dioica e da 25 mg. di Pygeum africanum oppure un placebo per un periodo di 8 settimane. I parametri di valutazione utilizzati erano i seguenti: getto urinario massimo, volume residuo post-minzionale e nicturia. Già dopo 28 giorni i pazienti del gruppo verum mostravano miglioramenti significativi di tutti questi parametri, che divenivano ancora più evidenti dopo 56 giorni di trattamento. Cinque soggetti hanno avuto effetti collaterali a tipo disturbi gastrointestinali, che peraltro non hanno richiesto l'interruzione del trattamento (4).
E' stato fatto uno studio clinico controllato per valutare l'effetto del sitosterolo  sull'ipertrofia prostatica benigna. A tale scopo un gruppo di 177 pazienti con una chiara sintomatologia riferibile alla suddetta malattia sono stati trattati per un periodo di 6 mesi con il sitosterolo alla dose di 130 mg/die per os o con un placebo. Come parametri di valutazione si utilizzavano l'International prostate symptom score (IPSS), il flusso urinario massimo, il volume residuo postminzionale e un'autovalutazione sull'intensità dei sintomi fatta dai pazienti stessi su un apposito questionario. Al termine della sperimentazione vi è stato un miglioramento statisticamente significativo (p< 0,01) in tutti i parametri esaminati nei pazienti del gruppo verum rispetto a quelli del gruppo placebo. Non sono stati osservati evidenti effetti collaterali (1).
Un altro studio clinico ha valutato l'effetto del sitosterolo su 12 pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna. Essi ricevevano per os 180 mg/die di sitosterolo per un periodo di 3 mesi, con valutazione dei seguenti parametri: International prostate symptom score (IPSS), flusso urinario massimo, residuo vescicale post-minzionale, volume della prostata e questionario di autovalutazione. Al termine della sperimentazione l'IPSS e il questionario di autovalutazione mostravano miglioramenti statisticamente significativi (p<0,05) nel gruppo verum rispetto a quello placebo, mentre gli altri parametri esaminati evidenziavano solo miglioramenti lievi e non statisticamente significativi. Anche in questo studio non sono stati riscontrati effetti collaterali degni di nota (2).
Un altro studio clinico controllato ha coinvolto 200 pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna, che ricevevano 60 mg/die per os di sitosterolo o un placebo per un periodo di 6 mesi. Come parametri di valutazione si utilizzavano l'IPSS, il modified Bovarsky score, il flusso urinario massimo e il volume della prostata. Al termine della sperimentazione tutti i parametri esaminati erano migliorati in modo statisticamente significativo (p<0,01) nei pazienti del gruppo verum rispetto a quelli del gruppo placebo ad eccezione del volume della prostata, che non subiva variazioni apprezzabili in nessuno dei due gruppi in esame. Anche in questo studio non sono stati riscontrati effetti collaterali degni di nota (3).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto di un preparato a base di estratto lipidi sterolico di serenoa e di estratto secco di ortica sui sintomi irritativi dell’ipertrofia prostatica benigna. Sono stati arruolati 120 pazienti, che assumevano per os il preparato in questione o un placebo per 24 settimane. Si valutavano la frequenza delle minzioni, l’urgenza delle stesse e la qualità di vita tramite test appositi validati pre e post terapia. Al termine dello studio si è notato che i pazienti del gruppo verum avevano un significativo calo della frequenza delle minzioni e dell’urgenza delle stesse e della qualità della vita rispetto a quelli del gruppo placebo. Non sono stati osservati nei due gruppi effetti collaterali rilevanti. Lo studio indica che la combinazione serenoa/ortica è efficace e ben tollerata nel combattere i sintomi irritativi causati dall’ipertrofia prostatica, migliorando la qualità di vita dei pazienti affetti da questa malattia (18).

Azione immunostimolante: si è notato che la lectina di questa droga è un'agglutinina con proprietà di attivatore policlonale specifico dei linfociti T, in particolare di quelli del timo e della milza, simile ma per alcuni aspetti diversa dalla concanavalina. Infatti il tempo di contatto tra la membrana cellulare e il mitogeno necessario perché quest'ultimo eserciti il suo effetto è di 8-10 ore per la concanavalina e di 36-40 ore per la lectina.
Inoltre la lectina ostacola l'espressione dei geni che codificano la sintesi di alcune citochine, con presenza di livelli elevati di interleuchina 3 e di interferone gamma e di valori bassi di interleuchina 4 e di interleuchina 5. Tali effetti sono poco apprezzabili con la concanavalina.
Altri studi dimostrano che la lectina si lega sia ai linfociti CD 4 sia a quelli CD 8, indicando quindi che essa non distingua tra le cellule helper e quelle citotossiche e che non tutti i linfociti T messi a contatto con la lectina proliferino effettivamente, indicando che potrebbero esistere due popolazioni di cellule T, una sensibile e l'altra no a questa sostanza.
Altri studi in vitro su linfociti T umani dimostrano che la lectina dell'ortica si leghi sia alle glicoproteine MHC 1 sia soprattutto a quelle di tipo MHC 2, le quali quindi costituirebbero i suoi recettori a livello della membrana cellulare delle cellule suddette. Il legame recettore-lectina di ortica provoca l'attivazione e la proliferazione dei linfociti T, il che non si verifica eliminando le glicoproteine di tipo MHC. I meccanismi di stimolo dell'attività dei linfociti T da parte della lectina somigliano molto a quelli dei cosiddetti superantigeni sia batterici sia virali, per cui è probabile che la lectina stessa si possa considerare come un superantigene.

Azione antiflogistica: questa droga viene tradizionalmente utilizzata come antiflogistico, in particolare nelle malattie artroreumatiche.
Uno studio in vitro ha dimostrato che l'estratto di questa droga inibisce la produzione cellulare di citochine, in particolare inibendo l'attivazione del fattore NF-kappaB, che svolge un ruolo importante nella biosintesi delle citochine suddette. Tale inibizione non sembra essere mediata da una modifica diretta del legame al DNA del fattore suddetto ma da un'inibizione della sua formazione a partire dal suo precursore I kappaB-alfa.
L'azione antiflogistica dell'Ortica è in parte anche dovuta alla presenza nel suo fitocomplesso di acido malico. Esso infatti è in grado di inibire la produzione di leucotriene B4 in modo dose-dipendente, con IC 50 di 92 microgrammi/l., mentre l'inibizione causata dall'estratto di Ortica in toto sulla sintesi di leucotriene B4 ha una IC 50 di 38 microgrammi/l. Questo risultato indicherebbe che il suddetto meccanismo d'azione non è l'unico capace di spiegare l'attività antiflogistica di questa droga.
Le cellule dendritiche sono importanti cellule presentanti antigeni, che giocano un ruolo nella fase iniziale dell’artrite reumatoide. Uno studio in vitro ha valutato l’effetto di un estratto di foglie di ortica detto Hox alfa sulla maturazione delle cellule dendritiche ematopoietiche. Si è visto che esso ostacolava fortemente la maturazione delle cellule suddette. L’Hox alfa riduceva l’espressione dei CD 83 e CD 86 e aumentava l’espressione del recettore 5 della chemochina e del CD 36 in modo dose dipendente. Anche la produzione di TNF alfa veniva ridotta dall’estratto in questione. Le cellule dendritiche a contatto con Hox alfa mostravano un’elevata endocitosi di destrano e una bassa capacità di stimolare la proliferazione delle cellule T. Questi dati indicano che Hox alfa sopprime la maturazione delle cellule dendritiche mieloidi umane, provocando una riduzione dell’induzione della responsività dei linfociti T., il che può essere di aiuto nelle malattie infiammatorie cellulo mediate come l’artrite reumatoide.
Un estratto secco di ortica ha dimostrato, nel ratto, di inibire l'edema indotto nella zampa dell'animale dai carragenani e di svolgere azione anticomplementaria agendo prevalentemente sulla via classica del complemento, con netta diminuzione dell'emolisi complemento-indotta.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto di ortica sull’encefalopatia diabetica valutando la densità delle cellule a granuli del giro dentato. Gli animali venivano resi diabetici con la streptozotocina e 7 giorni dopo ricevevano per via intraperitoneale 100 mg/kg/die di estratto idroalcoolico di ortica per 1 mese (gruppo 1). Un altro gruppo di ratti riceveva l’estratto di ortica per 5 giorni e poi la streptozotocina al sesto giorno (gruppo 2). Al termine dello studio gli animali venivano sacrificati e si prelevavano sezioni di ippocampo dorsale dell’emisfero destro. Si è visto che nei ratti diabetici la densità delle cellule a granuli nel giro dentato era minore che in quelli non diabetici (p<0,05) e che tale reperto era presente anche nei ratti del gruppo 2. Gli animali del gruppo 1 invece avevano una densità delle cellule suddette maggiore di quella visibile nei ratti di controllo (p<0,05). Lo studio indica che il trattamento prolungato con un estratto di ortica riduce la perdita di densità delle cellule a granuli nel giro dentato indotta dal diabete, il che potrebbe migliorare il decadimento cognitivo indotto dal diabete stesso (20).

Azione antiflogistica. Studi clinici:
Uno studio clinico controllato ha arruolato 27 pazienti affetti da dolore di tipo osteoartritico alla base del pollice, che applicavano per via topica nella zona dolente un estratto di ortica o un placebo per un periodo di 7 giorni. La valutazione era fatta misurando l'intensità del dolore e dell'impotenza funzionale prima e dopo la terapia. Si è notato che i pazienti del gruppo verum mostravano un significativo calo di entrambi questi parametri rispetto a quelli del gruppo placebo, senza insorgenza di effetti collaterali (15).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di ortica in 45 pazienti affetti da artrosi cronica del ginocchio, di età compresa tra i 55 e gli 80 anni, con un punteggio alla scala Womac superiore a 4. Essi ricevevano per os l’estratto di ortica o un placebo per 7 giorni, valutando il punteggio della scala Womac pre e post terapia. Il valore medio del punteggio della scala di Womac preterapia era di 9,2 nel gruppo verum e di 7.9 in quello placebo. Al termine del trattamento il punteggio della scala Womac si riduceva di 1,7 punti nel gruppo verum e di 1,6 punti in quello placebo. Il trattamento era molto ben tollerato. Lo studio indica che un estratto di ortica non pare essere superiore al placebo nel trattamento dell’artrosi del ginocchio (19).

Indicazioni principali: ipertrofia prostatica benigna, malattie reumatiche.
Azione prevalente: antiprostatica.
Altre azioni: antiflogistica, immunomodulante.

EFFETTI  COLLATERALI: può verificarsi una reazione allergica al contatto con le parti aeree della pianta, che può prolungarsi fino a 12-14 ore dopo il contatto stesso. E' probabile che l'effetto immediato sia dovuto all'azione dell'istamina contenuta nella pianta, ma un effetto così prolungato parrebbe dovuto a sostanze tossiche sulle terminazioni nervose e/o capaci di stimolare il rilascio di altri mediatori allergogeni, il che sembrerebbe confermato dall'aspetto istologico della cute interessata, dove si osserva un numero superiore alla norma di mastociti associati con cellule dendritiche cutanee e con numerosi linfociti.
CONTROINDICAZIONI: nessuna degna di nota. Per prudenza non somministrare in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: non note.
DATI TOSSICOLOGICI: non disponibili.

BIBLIOGRAFIA:

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