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Schede piante >> PLANTAGO PSYLLIUM (Psillio)
Data ultima revisione 16-02-2009
FAMIGLIA: Plantaginaceae.
HABITAT: originaria del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, specie in terreni semisabbiosi.
PARTE USATA: i semi essiccati.
PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA: polvere micronizzata, il cui dosaggio giornaliero va da 40 a 80 mg/kg/die, suddivisi in una o due somministrazioni, da ingerire con abbondanti liquidi. Il suo indice di rigonfiamento non deve essere inferiore a 10 (Farmacopea Italiana X).
COMPOSIZIONE CHIMICA: nel seme troviamo sostanze lipidiche a acidi grassi insaturi, proteine, degli steroli, tracce di alcaloidi ciclopentapiridinici, una sostanza iridoide che è l’aucuboside e numerosi zuccheri. La quantità di mucillagine presente nella droga è di circa il 30%.
PROPRIETA’ TERAPEUTICHE:
Azione lassativa: ha un effetto lassativo di tipo meccanico e osmotico, legato al fatto che le mucillagini altamente idrofile di questa droga aumentano molto di volume in presenza di liquidi (fino a circa 30-40 volte il loro volume a secco), formando un gel voluminoso che aumenta il volume del bolo fecale, stimolando così la peristalsi e facilitando l’evacuazione. Il gonfiamento della polvere micronizzata di Plantago psyllium è ottimale a pH alcalino, quindi nel lume intestinale.
Questa droga data alla dose di 150 mg/kg aumenta nettamente il volume e il peso delle feci, ma il loro contenuto di liquidi è invariato.
Il contenuto fecale di proteine, di grassi e di composti biliari è aumentato.
Si è notato che lo Psillio rallenta moderatamente l’attività enzimatica della mucosa intestinale a livello del digiuno, mentre la incrementa a livello dell’ileo.
Gli effetti di questa droga a livello intestinale sono risultati simili ma leggermente superiori a quelli della crusca
Lo Psillio preso con abbondanti liquidi 60 minuti prima dei pasti principali aumenta, seppure in modo moderato, il senso di sazietà, che permane per circa due ore dopo la fine del pasto. l’azione sul senso di sazietà è solo parziale, in quanto questa droga rigonfia in modo ottimale a pH alcalino. Con questo trattamento il paziente tende ad ingerire minori quantità di cibi ricchi di grassi.
Uno studio nel ratto ha indagato l’azione antiflogistica a livello intestinale dello psillio in un modello sperimentale di colite. Le fibre vegetali possono avere un’azione antiflogistica intestinale, probabilmente dovuta ad un aumento della produzione di acidi grassi a catena corta da parte dei batteri intestinali. I ratti di questo studio erano alimentati con una dieta contenente il 5% in peso di polvere di psillio per 3 mesi, con valutazione istologica della mucosa intestinale e dei livelli di acidi grassi liberi prodotti nel colon all’inizio e al termine della sperimentazione. Si è notato che la polvere di psillio riduceva in modo evidente la flogosi intestinale, come confermato dall’esame istologico della mucosa del colon e da un netto calo dei markers di infiammazione a questo livello quali NO, leucotriene B4 e TNF alfa. Vi era un aumento significativo nella produzione di acidi grassi liberi a catena corta, in particolare butirrico e propionico, che sono ritenuti i maggiori responsabili del calo del TNF alfa osservato in questi animali. Lo studio conclude affermando che la polvere di psillio può ridurre la flogosi intestinale nel ratto, soprattutto aumentando i livelli intestinali di acidi grassi liberi a catena corta (29).
Studi clinici: un gruppo di 15 volontari sani assumeva per os una preparazione contenente 15 g. di fibra di psillio per un periodo di 7 giorni. Si è visto che questa droga aumentava significativamente la viscosità, il volume e il peso delle feci, favorendo la progressione del bolo fecale nel lume intestinale (22).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dello psillio in pazienti con sindrome del colon irritabile. Sono stati arruolati 20 pazienti con sindrome del colon irritabile, 14 pazienti con costipazione e dolori addominali e 6 pazienti con dolori addominale e diarrea, che ricevevano per os lo psillio alla dose di 6 g al giorno per 30 giorni. Al termine dello studio si è visto che i dolori addominali si riducevano notevolmente nell’80% dei pazienti, la costipazione nel 78,6% di essi e la diarrea in 5 pazienti su 6. Si notava anche un evidente aumento del peso e del volume delle feci, con un’accelerazione del transito del pasto radio-opaco nei pazienti con costipazione e con un suo rallentamento in quelli affetti da diarrea. Lo studio conclude che lo psillio svolge un’azione regolatoria sulla motilità intestinale (10B).
Uno studio clinico ha indagato l’effetto dello psillio in pazienti con costipazione cronica. Sono stati arruolati 20 pazienti, che ricevevano per os 5 g. di psillio o un placebo per 30 giorni, con misurazione del peso e del volume delle feci e del tempo di transito intestinale tramite pasto radio-opaco pre e post terapia. Nei pazienti del gruppo psillio la frequenza delle defecazioni aumentava da 2,5 a 8 alla settimana (p<0,01), con un aumento del peso e del volume delle feci (p<0,01) e della velocità di transito intestinale da 48 ore a 34 ore (p<0,05). Non sono stati osservati rilevanti effetti collaterali in nessun paziente (6).
Uno studio clinico in aperto ha paragonato l’effetto lassativo dello psillio a quello della crusca. Sono stati arruolati 30 pazienti affetti da sindrome del colon irritabile ad impronta stiptica, che assumevano per os 9,75 g/die di polvere di psillio oppure 21 g/die di crusca per 2 settimane, seguite da 2 settimane di intervallo e poi ancora da 2 settimane di trattamento. Essi non dovevano assumere lassativi di alcun tipo per almeno 3 settimane prima dell’inizio dello studio. Si valutavano la consistenza delle feci e il numero delle evacuazioni. Si è visto che in entrambi i gruppi vi era un aumento significativo (p<0,001) del numero delle evacuazioni e della consistenza delle feci dopo 2 settimane di trattamento. I soggetti del gruppo psillio mostravano un miglioramento dei parametri suddetti migliore di quello osservato nei pazienti del gruppo placebo (p<0,05), e inoltre avevano minor senso di meteorismo e di distensione addominale (p<0,01). Questo studio dimostra che lo psillio in polvere è superiore alla crusca nel regolarizzare l’evacuazione di pazienti con sindrome del colon irritabile (4B).
Recentemente è stata fatta una metanalisi dei lavori clinici che hanno valutato l’azione lassativa dello psillio in pazienti con problemi neurologici. Si tratta di 7 lavori, tutti di piccole dimensioni e spesso condotti con una metodologia criticabile. Da essi emerge che non è oggi possibile raccomandare lo psillio sulla base di dati scientificamente accertati, anche se sembra che la somministrazione di questa droga favorisca un’evacuazione più regolare e l’emissione di feci più morbide. In nessuno studio sono stati evidenziati rilevanti effetti collaterali (23).
Azione ipocolesterolemizzante: queste mucillagini contribuiscono a ridurre l’assorbimento intestinale dei lipidi, con diminuzione del colesterolo totale ma senza modificazioni apprezzabili del colesterolo HDL e dei trigliceridi.
Un gruppo di ratti era nutrito con una dieta ipercolesterolemica contenente un placebo oppure il 3% di psillio. Gli animali che ricevevano il placebo mostravano un progressivo aumento del colesterolo soprattutto a carico della frazione VLDL, che era notevolmente antagonizzato (p<0,01) dallo psillio. I livelli dei trigliceridi non differivano in modo apprezzabile nel gruppo verum rispetto a quello placebo. Anche i livelli intraepatici di colesterolo erano nettamente più bassi (p<0,001) nei ratti del gruppo psillio rispetto a quelli del gruppo placebo. Gli animali trattati con psillio avevano un aumento del 26% nell’escrezione degli acidi biliari, soprattutto per incrementata eliminazione di acido beta muricolico e dei suoi derivati acido omega muricolico e acido hiodeossicolico.
Ratti alimentati con una dieta ricca di psillio mostrano una riduzione del colesterolo intraepatico totale, un aumento dell’attività della 7 alfa idrossilasi epatica, un incremento della idrossi metil glutaril CoA reduttasi epatica e un incremento dell’attività del trasportatore ileale apicale sodio dipendente degli acidi biliari, con un’aumento dell’escrezione fecale degli acidi biliari e degli steroidi totali. Questi risultati indicano che lo psillio riduca il colesterolo intraepatico soprattutto intervenendo sulla produzione e sulla composizione degli acidi biliari, grazie ai suoi effetti sugli enzimi citati più sopra.
Studi clinici: Uno studio effettuato su 5000 pazienti con cardiopatia ischemica ateromasica che si estrinsecava con angina pectoris, ha evidenziato significativi cali di colesterolo totale e glicemia postprandiale, con aumento moderato del colesterolo HDL e calo modico dei trigliceridi. Soggettivamente è stato registrato calo della frequenza degli attacchi anginosi, mentre tutti i pazienti erano sopravvissuti dopo 5 anni di sperimentazione.
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’aggiunta di polvere di psillio ad una dieta ipocolesterolemizzante sul quadro lipidico. Sono stati arruolati 340 pazienti con ipercolesterolemia moderata, che dovevano seguire per 8 settimane una dieta ipolipidica standardizzata e poi per 12 settimane dovevano assumere, assieme alla dieta suddetta, 10 g/die di polvere di psillio. Si misuravano i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, apolipoproteina A1 e apolipoproteina B pre terapia e al termine della stessa. Alla fine della sperimentazione si è visto che il colesterolo LDL calava del 10,5% e il colesterolo totale dell’8,9%, senza evidenti modificazioni dei trigliceridi e del colesterolo HDL. Non sono stati registrati rilevanti effetti avversi (20B).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della polvere di psillio sul quadro lipidico e sulla glicemia. Sono stati arruolati 125 pazienti affetti da diabete tipo II in terapia e in buon compenso metabolico, che assumevano per os 10 g/die di polvere di psillio o un placebo per 6 settimane, abbinati a una dieta moderatamente ipolipidica e ipoglucidica. Si misuravano i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi e glicemia ogni 2 settimane fino al termine dello studio. Non sono state osservate modificazioni del peso corporeo, mentre vi era un calo statisticamente significativo (p<0,05) di colesterolo totale, colesterolo LDL, trigliceridi e glicemia e un aumento del colesterolo HDL anch’esso significativo (p<0,01). La tollerabilità dello psillio è stata definita come ottima (3B).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 150 pazienti moderatamente ipercolesterolemici di entrambi i sessi, con età compresa tra i 25 e i 70 anni, che dovevano consumare giornalmente 4 pasti a base di cibi ricchi di fibre e dovevano parlare settimanalmente con uno sperimentatore per valutare l’aderenza alla dieta prescritta. Si valutavano i livelli lipidici pre e post terapia. Al termine della sperimentazione il colesterolo totale era calato in media del 5,6%, il colesterolo LDL del 7,1%, la ratio LDL/HDL del 5,6% e i trigliceridi del 14,2%. I partecipanti allo studio hanno anche segnalato una loro maggiore abilità nel cucinare cibi ricchi di fibre e poveri di colesterolo, un minor senso di fame e una significativa perdita di peso corporeo, con un evidente aumento della quantità di esercizio fisico svolto (27).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della polvere di psillio alla dose di 8 g/die sui livelli lipidici e quindi sul rischio cardiovascolare. Sono stati arruolati 68 pazienti adulti iperlipidemici, che assumevano per os 8 g/die di polvere di psillio o un placebo e una dieta ipolipidica per un periodo di 30 giorni. La valutazione era fatta misurando i parametri lipidici pre terapia, a metà e al termine della stessa. Si è visto che i pazienti del gruppo psillio avevano un calo statisticamente significativo del colesterolo totale e del colesterolo LDL (p<0,001), della ratio LDL/HDL (p<0,015) e dell’apolipoproteina B (p<0,076). Appplicando a questi dati l’equazione di rischio cardiovascolare dello studio Framingham vi era una significativa (p<0,003) diminuzione nel rischio cardiovascolare, accompagnata da un moderato calo della pressione arteriosa ai limiti della significatività statistica. Lo studio dimostra che l’ingestione di 8 g. di fibra di psillio al giorno è capace di ridurre in modo significativo il rischi cardiovascolare in pazienti ipercolesterolemici (26).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’effetto del consumo di fibre vegetali sull’assetto lipidico, sulla glicemia e sul senso di sazietà postprandiale in soggetti obesi con BMI pari o superiore a 30. Sono stati arruolati 10 pazienti obesi, che dovevano consumare un pasto ricco di fibre (15 g) o uno povero di fibre (3 g) ciascuno per 7 giorni. Si prelevava il sangue ogni ora per 10 ore valutando l’assetto lipidico, la glicemia, l’insulinemia e le apolipoproteine. L’analisi statistica è stata condotta usando il Paired t test e l’ANOVA. Si è visto che l’aumento dei trigliceridi nelle prime 4 ore dopo il pasto era significativamente minore (p<0,037) nei soggetti con dieta ricca di fibre. Entrambi i regimi dietetici causavano un analogo incremento dell’insulinemia. Non si notavano variazioni significative dell’assetto lipidico postprandiale, ma vi era un minor aumento dell’apolipoproteina B48 nei pazienti con dieta ad alto contenuto di fibra (p<0,045). Non vi erano neppure alterazioni dell’appetito e del senso di sazietà tra le due diete. Lo studio indica che un elevato consumo di fibra alimentare riduce l’aumento postprandiale di trigliceridi e di chilomicroni, ma non influenza l’assetto lipidico e quello glicemico in pazienti obesi (33).
Alcuni studi indicano che la combinazione di 7,3 g/die di psillio e di 2 g/die di steroli vegetali riduce significativamente (p<0,01) il colesterolo LDL e la quantità di LDL piccole e dense in pazienti ipercolesterolemici. In questo studio clinico controllato è stato testato l’effetto della suddetta combinazione psillio + steroli vegetali in un gruppo di pazienti con ipercolesterolemia moderata, che assumevano la combinazione suddetta o un placebo per 1 mese. Si è visto che, al termine dello studio, i pazienti del gruppo verum mostravano un significativo calo del colesterolo LDL1 da 2,46 mmol/L a 2,26 mmol/L (p<0,05) e del colesterolo LDL2 da 0,63 mmol/L a 0,54 mmol/L (p<0,05) versus placebo. Si notava anche un aumento delle dimensioni delle particelle LDL da 27,3 nm a 27,5 nm (p<0,05). I valori della proteina di trasporto degli esteri colesterinici si riducevano dell’11% nel gruppo verum (p<0,05) sempre versus placebo. La combinazione psillio + steroli vegetali causava anche un aumento del numero dei recettori per le LDL nei monociti del 26% rispetto al placebo (p<0,03). Lo studio indica che la combinazione in oggetto riduce il colesterolo sia per le modificazioni del processamento intravasale delle lipoproteine sia per un aumento del numero dei recettori per le LDL nei monociti (35).
Uno studio clinico in aperto ha arruolato 141 pazienti ipertesi, che ricevevano per os 3,5 g/die di polvere di psillio o una pari dose di polvere di guar, da assumere 20 minuti prima dei due pasti principali abbinati a una dieta standard. Si misuravano la pressione arteriosa, il BMI, il colesterolo totale, il colesterolo LDL, i trigliceridi, la ApoB e la HbA1C. Si è notato entrambe le fibre riducevano la BMI, la HbA1C, il colesterolo totale, il colesterolo LDL e l’ApoB, mentre solo lo psillio riduceva significativamente anche i trigliceridi. I valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica erano significativamente ridotti solo dallo psillio (p<0,05). Non sono stati osservati effetti collaterali significativi in entrambi i gruppi. Lo studio indica che lo psillio migliora i parametri metabolici e riduce la pressione arteriosa in pazienti ipertesi (36).
Una metanalisi (Novembre 2008) ha valutato i dati oggi disponibili relativamente all’azione ipocolesterolemizzante dello psillio in pazienti con ipercolesterolemia moderata. Sono stati inseriti solo gli studi clinici controllati, reperiti in numero di 21, per un totale di 1030 pazienti. La dose di psillio usata in questi studi andava da un minimo di 3,0 g/die a un massimo di 20,4 g/die e la durata media di questi studi era superiore alle due settimane. Si è visto che lo psillio abbassava il colesterolo totale di 0,375 mmol/l (95% CI: 0.257-0.494 mmol/l) e il colesterolo LDL di 0,278 mmol/l(95% CI: 0.213-0.312 mmol/l). Il modello di regressione del colesterolo totale era di -0,0222+0,2061 x log (dose +1) e quello del colesterolo LDL di 0,0485+0,1390 x log (dose +1). I dati indicano anche che lo psillio riduceva il colesterolo totale più rapidamente del colesterolo LDL. La metanalisi indica che lo psillio riduce significativamente il colesterolo totale e il colesterolo LDL in pazienti con ipercolesterolemia moderata (39).
Azione ipoglicemizzante: può anche ridurre l’assorbimento intestinale dei glucidi, con diminuzione del picco iperglicemico postprandiale e con potenziamento dell’efficacia dei farmaci ipoglicemizzanti. È importante ricordare che questa droga va assunta con forti quantità di liquidi.
È stato fatto uno studio clinico in doppio cieco utilizzando 12 pazienti con diabete non insulino dipendente e 10 volontari sani. Essi ricevevano 90 g. di pane bianco preceduti dalla somministrazione per via orale di 200 mg. di acarbose o di 15 g. di psillio o di un placebo. Venivano misurati la glicemia e l’insulinemia basali e poi tali parametri erano controllati ogni 30 minuti fino al 180° minuto compreso. Il picco glicemico e insulinemico nei pazienti diabetici trattati con acarbose era il più basso, seguito da quello dei pazienti che prendevano lo psillio e infine dai controlli. La differenza tra i picchi glicemico e insulinemico dei soggetti diabetici trattati con psillio nei confronti dei controlli era statisticamente significativa (p< 0,01). Nei soggetti normoglicemici non si osservavano differenze nel picco glicemico tra coloro che prendevano lo psillio e i controlli, mentre nei primi vi era un picco insulinemico statisticamente più basso rispetto ai secondi (p<0,05) (20).
Uno studio clinico ha valutato l’effetto dello psillio sul carico orale di glucosio. Sono stati arruolati 8 volontari sani, che si sottoponevano al carico orale di glucosio con 75 g. dello stesso in bolo unico mescolato a 10 o 20 o 30 g. di psillio. La glicemia era misurata al tempo 0 e dopo 60, 120 e 180 minuti dal carico di glucosio. Si è visto che i soggetti trattati con 20 o 30 g. di psillio aggiunti al carico di glucosio avevano un picco glicemico significativamente (p<0,025) minore e un’area sotto la curva del glucosio più piccola di quelli trattati col solo glucosio (19).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della polvere di psillio e della gomma guar sui livelli plasmatici postprandiali di glucosio e di insulina in soggetti di sesso femminile. Sono state arruolate 10 volontarie sane, che ricevevano per os polvere di psillio o gomma guar o un placebo ed erano poi sottoposte a carico glucidico per os, misurando ogni 30 minuti per 4 ore la glicemia e l’insulinemia. Si è notata una riduzione del picco glicemico dell’11% per lo psillio e del 2,6% per la gomma guar, con una diminuzione del picco insulinemico del 36% per lo psillio e del 39,4% per la gomma guar. Tale effetto era particolarmente evidente dopo 60 e dopo 90 minuti dal carico glucidico. Lo studio suggerisce che lo psillio e anche la gomma guar potrebbero essere utili per ridurre i picchi glicemico e insulinemico postprandiale in pazienti iperglicemici e/o diabetici (21).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dello Psillio in pazienti affetti da diabete di tipo 2. Sono stati arruolati 20 soggetti, 12 uomini e 8 donne, con BMI medio di 28,2 kg/m2 negli uomini e di 25,9 kg/m2 nelle donne. Lo studio si articolava in una prima fase di controllo di 1 settimana, seguita da una seconda fase di 6 settimane di trattamento con 14g/die di psillio o di placebo e infine da una terza fase di 4 settimane di controllo. Al termine di ciascuna fase si valutavano i livelli plasmatici di glucosio, insulina, peptide C, fruttosamina, HbA1c, colesterolo totale, colesterolo LDL, acido urico, vitamine liposolubili e dei principali minerali e urinari di glucosio. Si è visto che l’assorbimento intestinale del glucosio e della fruttosamina (-10,9%) calavano significativamente (-12%) nei pazienti del gruppo Psillio, mentre quelli di insulina, peptide C e HbA1c non si modificavano apprezzabilmente. Vi era anche un calo significativo del colesterolo totale (-7,7%), del colesterolo LDL (-9,2%) e dell’acido urico (-10%), senza apprezzabili alterazioni nei livelli di vitamine e minerali. Vi era però un aumento significativo dei livelli di sodio. Questi risultati confermano che lo Psillio contribuisce a ridurre la glicemia e il colesterolo e che può quindi essere utile in pazienti con diabete tipo 2 (28).
Indicazioni principali: stipsi, dislipidemie, iperglicemia.
Azione prevalente: lassativa di tipo meccanico-osmotico.
Altre azioni: ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante, moderatamente iporessizzante.
EFFETTI COLLATERALI: sono state segnalate, seppure raramente, reazioni allergiche sia per ingestione sia per inalazione della polvere.
CONTROINDICAZIONI: è controindicato in pazienti affetti da stenosi pilorica e da occlusione o subocclusione intestinale, e va somministrato con cautela nel paziente portatore di megacolon o di megadolicocolon.
Può essere somministrato in gravidanza, durante l’allattamento e nel bambino.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: può ridurre l’assorbimento intestinale di altre sostanze farmacologicamente attive. Esse vanno quindi assunte almeno 1 ora prima o almeno 3 ore dopo l’ingestione dello psillio.
DATI TOSSICOLOGICI: la DL 50 non è raggiungibile per os.
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