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Schede piante >> ROSMARINUS OFFICINALIS (ROSMARINO)
Data ultima revisione 08-06-2009
FAMIGLIA: Lamiaceae.
HABITAT: originario del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente. Coltivato in molti di questi paesi.
PARTE USATA: le sommità fiorite.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco nebulizzato e titolato in olio essenziale min.1,5% (Farmacopea Francese X), olio essenziale. La forma più attiva è l’olio essenziale, la cui posologia giornaliera va da 0,1 a 0,2 gocce/kg., suddivise in due somministrazioni, possibilmente 30 minuti prima dei due pasti principali. Assai attivo è l’estratto secco titolato, la cui posologia giornaliera va da 10 a 13 mg/kg., suddivisa in due somministrazioni come nel caso dell’olio essenziale.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una pianta ricca di olio essenziale, contenendone non meno dell’1,5%. Esso è composto da canfora (dal 15 al 25%), 1-8 cineolo (dal 15 al 30%), alfa-pinene (25%), borneolo libero ed esterificato (dal 3 al 10%) bornyl-acetato, canfene (dal 10 al 20%), p-cimene (dall’1 al 2%), mircene (da 0,5 a 1,5%), sabinene, dipentene, beta fellandrene, alfa e beta pinene (da 5 a 20%), beta cariofillene, delta-3-carene (da 5 a 15%), limonene (da 0,5 a 1,5%), linalolo (da 0,5 a 10%), verbenone (da 5 a 30%), carvone, metileptenone e 3-esanone. I composti fenolici sono rappresentati da una dozzina di flavonoidi a genine metilate e da numerosi acidi fenolici. Ritroviamo anche dei diterpeni triciclici e una certa quantità di tannini e di steroli. Sono anche presenti dei triterpeni.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE
Azione epatoprotettiva: è tradizionalmente utilizzato per le sue proprietà epatoprotettive, coleretiche e facilitanti i processi digestivi. La sua azione coleretica è di discreta entità, e porta al raddoppio della secrezione biliare entro 60 minuti dalla somministrazione della droga, con una durata d'azione di circa due ore.
L'estratto secco di rosmarino per via orale aumenta di circa 4 volte nel ratto i livelli di glutatione-S-transferasi e di circa 3 volte quelli di NAD (P)H-chinone reduttasi, mentre il carnosolo isolato dato sempre per os ha effetti molto più sfumati.
Il carnosolo e l'acido carnosico sono dei potenti inibitori della lipoperossidazione nei microsomi e nei liposomi, in particolare a livello degli epatociti, e tale attività sembra molto importante nello spiegare l'azione epatoprotettiva di questa droga. Quando queste due sostanze vengono somministrate per via intraperitoneale sono entrambe attive. Ciò significa che questa droga ha marcati effetti sul fegato di questi animali.
L'olio essenziale è dotato di attività spasmolitica sullo sfintere di Oddi e sulla muscolatura liscia del tubo gastroenterico, con un'efficacia leggermente inferiore a quella della menta.
Un gruppo di ratti era trattato con estratto etanolico di rosmarino alla dose di 0,15 g./100 g. di peso corporeo somministrato per via intragastrica per un periodo di 3 settimane, dopodichè riceveva un bolo unico di tetracloruro di carbonio come epatotossico. Un altro gruppo di animali era posto nelle stesse condizioni sperimentali ma era pretrattato con silimarina. Si è notato che l'azione epatoprotettiva delle due sostanze era pressochè equivalente, come dimostrato dagli esami ematochimici ed istologici effettuati.
Uno studio nel ratto ha studiato l’effetto protettivo del rosmarino sui danni da tetracloruro di carbonio (CCl4). Gli animali ricevevano per os un estratto secco di rosmarino capace di apportare 6,04 mg/kg di carnosolo un’ora dopo essere stati trattati con CCl4. Si è notato che l’aumento della bilirubina e delle transaminasi indotto dal tossico era prevenuto quasi completamente dal rosmarino, che ostacolava anche il decremento del glicogeno epatico e della glutatione S-transferasi causati dal CCl4. Il rosmarino favoriva l’aumento dei livelli epatici di glutatione S-transferasi e produceva un incremento dell’attività plasmatica della glutatione S-transferasi. Lo studio istologico rivelava che il rosmarino riduceva nettamente i fenomeni di infiammazione, necrosi e vacuolizzazione epatocitaria indotti dal CCl4. Questi dati indicano che l’effetto protettivo di questa droga sul fegato potrebbe dipendere soprattutto dalla sua azione antiossidante e dalla sua capacità di preservare l’attività e i livelli della glutatione S-transferasi.
E’ noto che l’azatioprina ha una notevole azione epatotossica, dovuta in gran parte alla generazione di radicali liberi. In questo studio è stato quindi esaminato l’effetto di un estratto di rosmarino sull’epatotossicità da azatioprina. Quest’ultima aumentava i livelli di malondialdeide e riduceva quelli degli enzimi antiossidanti endogeni nel fegato. Il pretrattamento con estratto di rosmarino proteggeva contro questi fenomeni, riducendo anche i fenomeni necrotici provocati dall’azatioprina a livello epatico e riducendo i valori delle transaminasi e della gammaGT. Infine il rosmarino riduceva i livelli intraepatici di malondialdeide e aumentava invece quelli degli enzimi antiossidanti (18).
Azione antiossidante/antiradicalica: molto interessante è l'attività antiossidante di questa droga, legata essenzialmente alla presenza di acido rosmarinico e di difenoli diterpenici, in particolare l'acido carnosolico, il carnosolo e il rosmanolo.
Questa azione antiossidante potrebbe spiegare le capacità epatoprotettive di questa droga, in particolare contro i danni epatici indotti dall'idroperossido di tert-butile. Si è infatti notato un aumento nel contenuto di acidi grassi poliinsaturi nelle membrane cellulari degli epatociti dopo somministrazione di olio essenziale di rosmarino.
Uno studio in vitro ha evidenziato che il carnosolo, il rosmanolo e l’epirosmanolo, tutti fenoli diterpenici presenti nel fitocomplesso del rosmarino, hanno un’azione inibitoria sulla lipoperossidazione e sulla formazione di particelle ApoB ossidate nelle LDL circolanti di origine umana, con una IC50 di 7-10 mol/l. Tale effetto limitante l’ossidazione delle LDL sembra legato ad un’azione scavenger diretta di questi composti sui radicali.
E’ stato fatto uno studio per valutare l’effetto protettivo dell’acido carnosico sui danni indotti dai raggi UVA su fibroblasti dermici umani. Si è notato che tali radiazioni provocavano nelle cellule un drammatico aumento delle metalloproteinasi 1, che era ben ostacolato dall’acido carnosico e dalle vitamine antiossidanti, ma non dal beta carotene o dal licopene. I raggi UVA causavano anche un forte aumento dell’eme-ossigenasi 1, che nessuna sostanza riusciva a prevenire.
Uno studio in vitro ha dimostrato che l’olio essenziale di rosmarino riduceva significativamente l’ossidazione dell’esanale e il deterioramento del metil linoleato alla temperatura di 40° C.
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione protettiva dell’acido rosmarinico sull’apoptosi indotta dal perossido di idrogeno negli astrociti di ratto. Si è visto che il pretrattamento di queste cellule con acido rosmarinico aumentava l’indice di sopravvivenza cellulare e riduceva i fenomeni di apoptosi. Si notava in particolare un aumento del potenziale della membrana mitocondriale e una riduzione dell’attività della caspasi 3, con una diminuzione dello stress ossidativo cellulare evidenziata dalla riduzione dei livelli intracellulari di ROS e di malondialdeide. Lo studio dimostra che l’acido rosmarinico attenua i danni cellulari da H2O2 grazie alle sue azioni antiapoptotica e antiossidante (17).
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto protettivo dell’acido carnosico (CA), del carnosolo (COL), dell’acido rosmarinico (RO), dell’acido ascorbico (AA) e del dimetil sulfossido (DMSO), misurando la riduzione nella frequenza di micronuclei in linfociti umani prima e dopo irradiazione con raggi gamma. Se questi composti venivano incubati con i linfociti prima dell’irradiazione i più attivi erano nell’ordine CA, RO, COL, AA e DMSO, mentre se venivano usati dopo l’irradiazione gli effetti erano assai meno evidenti e i composti più attivi erano nell’ordine CA e COL. Il CA e il COL sono gli unici composti attivi sia quando usati prima sia quanto adoperati dopo l’irradiazione, e si ritiene che questo loro effetto antiradiazioni sia primariamente dovuto alla loro energica azione antiossidante/antiradicalica (19).
Uno studio in vitro ha esaminato la capacità dei composti presenti nel rosmarino di ostacolare l’ossidazione degli steroli vegetali dell’olio extravergine di oliva durante il riscaldamento. La stabilità degli steroli era misurata valutando la formazione di sterli e di loro ossidi entro 6 ore dall’esposizione al calore, con o senza la presenza di rosmarino. Il riscaldamento aveva luogo alla temperatura di 180°C per 1, 3 o 6 ore. Il contenuto totale di steroli nell’olio di oliva era di 255 mg/100 g prima del riscaldamento, mentre nell’estratto di rosmarino si ritrovavano 270 mg/100 g. di steroli. Il sitosterolo era lo sterolo più abbondante (circa il 50% del totale). Dopo 6 ore di riscaldamento l’11,5% degli steroli dell’olio di oliva erano ossidati contro il 6,5% dell’olio di rosmarino. Anche l’aggiunta di olio di rosmarino all’olio di oliva ne riduceva significativamente la quantità di steroli ossidati. Lo studio indica che il rosmarino ostacola l’ossidazione degli steroli vegetali, prevenendo la formazione di ossidi potenzialmente dannosi alla salute (20).
I componenti volatili del rosmarino, e in particolare l’acido rosmarinico, sono capaci di ridurre la flogosi polmonare causata dalle polveri sottili emesse dai motori diesel, in gran parte grazie alle loro proprietà antiossidanti. In questo studio i ratti subivano un’instillazione intratracheale di olio essenziale di rosmarino e poi venivano sottoposti all’inalazione delle polveri sottili del diesel. Queste ultime causavano flogosi polmonare con neutrofilia ed eosinofilia, con un’aumentata espressione di IL1beta, proteina 1 alfa infiammatoria macrofagica, proteina macrofagica chemioattrattiva 1 e proteine chemioattrattive per i cheratinociti. Il pretrattamento degli animali con l’essenza di rosmarino inibiva significativamente questi fenomeni, con un effetto dovuto in parte all’azione antiossidante di questa essenza e in parte alla sua capacità di inibire la sintesi dei mediatori flogogeni indicati più sopra (21).
Il carnosolo, un diterpene fenolico presente nel rosmarino, ha una potente azione antiossidante, che è stata testata in vitro per vedere il suo effetto sulla neurotossicità indotta dal rotenone in cellule dopaminergiche. Si è visto che il carnosolo ostacolava i danni cellulari da rotenone ostacolando l’espressione della caspasi 3 e aumentando la tirosina idrossilasi e la extracellular signal-regulated kinase ½. Questi dati indicano che il carnosolo può avere azione neuroprotettiva sui neuroni dopaminergici e potrebbe quindi essere utile per combattere il morbo di Parkinson (22).
E’ ormai noto che i raggi UVA provocano la generazione di radicali liberi dell’ossigeno, che causano stress ossidativo con apoptosi e necrosi a livello cutaneo. In questo studio è stato esaminato l’effetto dell’acido rosmarinico su questi fenomeni usando cheratinociti umani HaCat coltivati in vitro. Queste cellule erano sottoposte a raggi UVA alle dosi di 10 o di 30 J/cm2 e contemporaneamente erano esposti all’acido rosmarinico alle concentrazioni di 1 o di 18 mg/l per 4 ore. Si è visto che l’acido rosmarinico riduceva significativamente la produzione dei ROS, con un netto calo dei fenomeni di lipoperossidazione, con un aumento dell’ATP e del glutatione e con una notevole riduzione dei danni al DNA. I raggi UVA inoltre causavano un aumento della caspasi 3, che era ostacolato dall’acido rosmarinico. La dose più efficace di questa sostanza era compresa tra 8 e 10 mg/l. Lo studio indica che l’acido rosmarinico può offrire una buona protezione contro i danni da raggi UVA alla cute (23).
Uno studio in vitro ha esaminato la capacità di un estratto metanolico di rosmarino di ritardare l’ossidazione degli acidi docosaesaenoico C22:6 (DHA) e eicosapentaenoico C20:5 (EPA) tipici dell’olio di pesce. L'olio di pesce veniva ossidato o tramite calore a 150 gradi per 30 minuti o tramite incubazione a 60 gradi per 5 giorni. Si è visto che dopo il riscaldamento a 150 gradi la quantità di DHA rimasta nell’olio di pesce era del 15,9% e quella di EPA del 18,5%, ma se l’olio di pesce veniva addizionato col 2% di estratto di rosmarino restavano dopo riscaldamento l’88,2% di DHA e l’88,3% di EPA. Dopo l’incubazione a 60 gradi per 5 giorni non restavano più DHA e EPA nell’olio di pesce. Inoltre l’estratto di rosmarino mostrava anche una notevole azione scavenger contro il radicale DPPH (2,2'-diphenyl-1-picrylhydrazyl) (25).
Uno studio nel coniglio ha valutato l’azione di un estratto etanolico di rosmarino sulla glicemia e sulle difese antiossidanti. In un primo esperimento si è visto che questo estratto dato per os alla dose di 50 o 100 o 200 mg/kg riduceva la glicemia sia nel ratto normoglicemico sia in quello iperglicemico, ma solo alla dose di 200 mg/kg, in modo indipendente dagli effetti dell’insulina. In un secondo esperimento si somministravano 200 mg/kg di estratto di rosmarino a ratti resi diabetici con l’allossano. Si è notato che l’estratto riduceva significativamente la glicemia e aumentava l’insulinemia. Inoltre questo estratto inibiva la perossidazione lipidica e attivava gli enzimi antiossidanti endogeni. Lo studio indica che ha azione antidiabetica legata in gran parte alla sua potente azione antiossidante (26).
E’ ormai noto che la migrazione delle cellule muscolari liscie della parete vasale e l’attivazione della metalloproteinasi di matrice ha un ruolo assai importante nel determinismo dell’aterosclerosi. L’acido carnosico presente nel rosmarino ha una notevole azione antiossidante, per cui in questo studio sono stati indagati i suoi effetti sulla migrazione delle cellule muscolari liscie parietali indotta dal TNF alfa, sulla formazione intracellulare dei ROS, sulla traslocazione nucleare dell’NFKappaB e sull’attivazione e sull’espressione della metalloproteinasi 9 in cellule muscolari liscie prelevate dalla parete dell’aorta umana. Si è visto che l’acido carnosico alle concentrazioni di 10 o di 20 mumol/l inibiva la migrazione delle cellule muscolari liscie indotta dal TNF alfa e anche l’espressione e l’attivazione della metalloproteinasi 9. L’acido carnosico sopprimeva pure la produzione intracellulare dei ROS e la traslocazione nucleare dei frammenti p50 e p65 dell’NFKappaB indotta dal TNF alfa in modo dose dipendente. Lo studio indica che l’acido carnosico ha azione ha azione antiflogistica e può prevenire la migrazione delle cellule muscolari liscie della parete aortica umana ostacolando l’espressione della metalloproteinasi 9 attraverso una sottoregolazione dell’NFKappaB (27).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiossidante di un estratto di rosmarino ottenuto con la CO2 supercritica contenente il 20% di acido carnosico. Gli animali adulti tenevano una dieta standard supplementata con l’estratto allo 0,02 o allo 0,2% in peso. Dopo 12 settimane di questa dieta i ratti venivano sacrificati e i loro organi esaminati. Si è visto che l’estratto in questione riduceva significativamente la lipoperossidazione nel tessuto cerebrale e riduceva le attività della catalasi nel cuore e nella corteccia cerebrale. Inoltre l’estratto riduceva i livelli di NO nel cuore e quelli di ROS nell’ippocampo. Nel ratto anziano questo estratto di rosmarino riduceva l’attività antiossidante totale, la lipoperossidazione e i livelli di ROS sia nel cuore sia nel cervello e i livelli di NO nel cuore. Lo studio indica che un estratto di rosmarino ottenuto con la CO2 supercritica svolgeva un’energica azione antiossidante nel ratto sia adulto sia anziano (30).
Azione anti-infettiva: l'olio essenziale ha anche azione antibatterica, prevalentemente di tipo batteriostatico, rivolta in particolare contro Stafilococchi, Escherichia coli, Corynebacterium difteriae e Mycobacterium avium. Non sembra avere efficacia nei confronti dei gram -.
Possiede anche azione antimicotica interessante contro Candida albicans, Criptococcus neoformans e Mycobacterium intracellulare e attività vermifuga dimostrata contro Allolobophora caliginosa.
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione antimicrobica dell’essenza di rosmarino contro 13 ceppi batterici e 6 ceppi micotici inclusa la Candida albicans. I ceppi batterici più sensibili erano Escherichia coli, Salmonella typhi, S. enteritidis e Shigella sonei. Anche la maggior parte dei miceti testati erano sensibili all’essenza di rosmarino, che mostrava anche un’evidente azione scavenger e antilipoperossidante contro i radicali 2,2-difenil-1-picrilidrazil (DPPH) e idrossilici, usando come agente inducente della loro formazione il Fe(2+). Tale azione era dose dipendente (24).
Azione sul sistema nervoso centrale: interessante è la scoperta che l'olio essenziale di rosmarino possiede attività eccitatoria sui motoneuroni cerebrali, legata probabilmente alla sua elevata lipofilia con modifica dei canali del calcio a livello della membrana cellulare. Ciò spiegherebbe l'aumento dell'attività locomotoria indotto da questa droga.
Sembra che l'azione dell'olio essenziale di rosmarino sul sistema nervoso centrale interessi soprattutto il locus coeruleus, con conseguente aumento della liberazione di catecolamine, ma anche l'ippocampo e l'amigdala, il che incrementa il rilascio di neuroormoni che influenzano l'attività cerebrale in senso stimolatorio.
Azione antiflogistica: l'acido rosmarinico inibisce alcuni processi infiammatori complemento dipendenti, agendo più sulla via classica che su quella alternativa, e inoltre inibisce la generazione del fattore C5 del complemento, grazie a blocco dell'enzima C5 convertasi.
E’ anche in grado di inibire la frazione C3 del complemento e in parte anche l'elastasi. Importante è anche l'azione inibitoria dell'acido rosmarinico sulla formazione di prostacicline e trombossani, probabilmente per interferenza con le ciclo-ossigenasi.
Viene anche segnalato che il carnosolo, l'acido carnosolico, il rosmanolo, e l'acido ursolico siano capaci di stabilizzare le membrane cellulari e quelle lisosomiali, con ciò ostacolando la fuoriuscita degli enzimi lisosomiali.
L'acido rosmarinico inibisce la produzione di leucotriene B4 da parte di leucociti polimorfonucleati umani coltivati in vitro.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto dell’olio essenziale di rosmarino su un modello animale di infiammazione e di nocicezione. Agli animali si procurava una flogosi pleurica tramite carragenina e poi si prelevava l’essudato infiammatorio formatosi per misurare in esso il numero e l’attività dei leucociti. La nocicezione veniva indagata usando il test del leccamento post acido acetico e/o applicazione di calore localmente. Si è visto che l’essenza di rosmarino alla dose di 500 mg/kg riduceva significativamente il volume dell’essudato pleurico e il numero di leucociti in esso contenuti. Alle dosi di 250, 500 o 750 mg/kg l’essenza di rosmarino inibiva significativamente l’edema da carragenina dopo 1-4 ore dall’iniezione dell’agente irritante, mentre nel test nocicettivo del calore l’essenza di rosmarino era poco attiva, laddove la meperidina usata come controllo mostrava di avere un netto effetto antinocicettivo. L’essenza di rosmarino aveva invece un valido effetto antinocicettivo nel test all’acido acetico. Lo studio indica che l’essenza di rosmarino ha azione antiflogistica e anche una certa azione antinocicettiva periferica (29).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antinocicettiva dell’olio essenziale di rosmarino utilizzando il modello animale del dolore artritico. L’essenza di rosmarino veniva somministrata per via intraperitoneale alle dosi di 100 o 300 o 600 mg/kg e produceva un effetto antinocicettivo dose dipendente, con una significativa riduzione nell’impaccio funzionale degli animali. L’essenza di rosmarino conteneva soprattutto alfa-pinene (14.10 %), camfene (11.47 %), beta-pinene (12.02 %), myrcene (3.31 %), alfa-fellandrene (7.87 %), eucalyptolo (8.58 %), 2-bornanone (3.42 %), canfora (8.75 %), isoborneolo (3.48 %), borneolo (4.85 %) e borneolo acetato (6.49 %). Si valutava anche l’effetto antinocicettivo della combinazione essenza di rosmarino + WAY100635 (un antagonista del recettore 5HT(1A) o + naloxone (un antagonista del recettore opioide endogeno). In entrambe queste associazioni si osservava un’inibizione della risposta antinocicettiva. Lo studio indica che l’essenza di rosmarino svolge un’azione antinocicettiva mediata in buona parte dal sistema serotoninergico attraverso il recettore 5HT(1°) e gli opioidi endogeni nel ratto (31).
Indicazioni principali: dispepsia, insufficienza epatica.
Azione prevalente: antidispeptica ed epatoprotettiva.
Altre azioni: antiossidante, psicostimolante.
EFFETTI COLLATERALI: L'olio essenziale può dare fenomeni di eccitazione con fascicolazioni muscolari, per una sua attività eccitatoria a livello del SNC. Se ne sconsiglia l’uso per via interna.
CONTROINDICAZIONI: va usato con prudenza in pazienti portatori di colelitiasi, specialmente se i calcoli sono di piccole dimensioni, per la possibilità di provocare una colica biliare.
Non è consigliabile in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: non note.
DATI TOSSICOLOGICI: Uno studio nel ratto ha valutato la tossicità acuta di due estratti di rosmarino ottenuti con la CO2 supercritica. Gli animali ricevevano per os in bolo unico 2 g/kg di estratto. Non si notavano effetti collaterali particolari e neppure segni di tossicità nelle due settimane successive alla somministrazione e neppure alterazioni significative degli esami ematochimici o del peso o dell’aspetto istologico degli organi di questi animali. Lo studio indica che gli estratti di rosmarino somministrati avevano una tossicità acuta molto bassa, con una DL50 superiore a 2 g/kg nel ratto (28).
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