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piante >> GLYCINE MAX. (Soia)
p. « 1 - 2 - Data ultima revisione 02-12-2009
Azione ipocolesterolemizzante. Studi in vitro e nell’animale: come noto da tempo, la soia ha la capacità di ridurre la colesterolemia. Sono state fatte numerose ipotesi sui meccanismi con cui la soia abbassa la colesterolemia, tra cui un aumento della funzionalità tiroidea, un meccanismo simile a quello delle fibre a livello intestinale e un’attività degli isoflavoni, ma nessuno di questi è realmente convincente.
Recenti ricerche dimostrano che gli isoflavoni della soia, essendo degli inibitori della tirosin chinasi, riducono sia il numero dei recettori per le LDL a livello degli epatociti sia la loro affinità per le LDL stesse.
Recentemente si è visto che sostituendo le proteine animali con quelle di soia si ha un netto aumento dei recettori per le LDL negli epatociti, nei linfociti e nei monociti. In tal modo si avrebbe un cospicuo aumento del legame del colesterolo LDL ai suddetti recettori, legato alla presenza delle globuline della soia, in particolare della 7S.
Altri studi indicano che i fitoestrogeni sono anche in grado di inibire l'attività dell'enzima 7 alfa reduttasi, che rappresenta una delle tappe iniziali della biosintesi del colesterolo.
Vi sono dimostrazioni in vitro che i fitoestrogeni inibiscono la proliferazione, la sintesi di proteine, la sintesi di collageno, la migrazione e l'attività della protein chinasi mitogeno attivata (MAP) in cellule muscolari lisce di aorta umana coltivate in vitro.
Ciò potrebbe significare che i fitoestrogeni abbiano azione cardio e vasculo protettiva inibendo il rimodellamento vascolare e la formazione di neointima, potendo sostituire gli estrogeni nella prevenzione delle malattie cardiovascolari in entrambi i sessi.
Uno studio nel ratto ha valutato gli effetti degli isoflavoni da soli o abbinati con gli estrogeni sull’aterogenesi. Sono stati usati ratti ovariectomizzati, che assumevano una dieta ricca di colesterolo, divisi in due sottogruppi: quello A dove gli animali ricevevano una dieta priva di isoflavoni con o senza 17 beta estradiolo o una dieta ricca di isoflavoni senza nessun ormone per 30 giorni e quello B dove i ratti erano trattati con una dieta ricca di isoflavoni senza estradiolo o con livelli progressivamente crescenti di 17 beta estradiolo per 30 giorni. Nel sottogruppo A gli animali con dieta priva di soia avevano un contenuto di colesterolo nell’aorta doppio di quelli trattati con una dieta ricca di soia o con una dieta priva di soia ma con aggiunta di estradiolo. Nel sottogruppo B non vi erano differenze significative tra i due gruppi, con una tendenza a risultati migliori nei ratti trattati con la dieta ricca di isoflavoni con aggiunta di estradiolo. Questi risultati indicano che gli isoflavoni di soia riducono l’accumulo del colesterolo nell’aorta con un’efficacia simile a quella del 17 beta estradiolo e sembrano capaci di potenziarne ulteriormente l’effetto protettivo.
Recentemente è stato dimostrato che l’ingestione cronica di proteine di soia estraibili con alcool o acuta di genisteina provoca, nella scimmia Rhesus monkey, un’aumentata dilatazione delle arterie coronarie, il che confermerebbe che sono questi i principi attivi di questa droga capaci di avere azione ipocolesterolemizzante e cardioprotettiva.
Gli isoflavoni presenti nella soia, in particolare la genisteina ma anche la daidzeina, hanno una valida azione antiossidante sulle LDL in vitro. Infatti le LDL ossidate in presenza di questi isoflavoni sono incorporate dai macrofagi in misura molto minore rispetto a quelle ossidate in assenza di queste sostanze, e inoltre proteggono le LDL dalle modificazioni ossidative, pur non venendo strettamente incorporate nella loro struttura. Quindi esse possono esercitare la loro azione nel mezzo acquoso delle lipoproteine, similmente a quanto fa la vitamina C.
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto protettivo degli isoflavoni di soia contro la perossidazione delle HDL indotta dal rame estratte da soggetti normolipemici. La genisteina ha dimostrato di avere un effetto protettivo evidente, confermato da un abbassamento dei livelli di dieni coniugati nelle lipoproteine. Inoltre la genisteina inibiva le alterazioni della struttura dell’apoproteina e delle proprietà fisico-chimiche, causata dalla lipoperossidazione delle HDL indotta dal rame. Tale azione protettiva si osservava a concentrazioni tipiche di soggetti che ingerivano una dieta ricca di soia o preparati a base di isoflavoni di soia. Lo studio conferma l’azione antilipoperossidante della genisteina anche a carico delle HDL (85).
Uno studio nella scimmia ha valutato l’effetto degli isoflavoni sul metabolismo delle LDL e sulla loro azione antiaterosclerotica. Scimmie ovariectomizzate ricevevano una dieta aterogena per 20 settimane, addizionata con proteine di soia isolate o con isoflavoni. Si è visto che le concentrazioni plasmatiche delle lipoproteine erano migliorate dalle proteine di soia ma non dagli isoflavoni. La degradazione delle LDL nelle arterie coronarie si riduceva del 50% con le proteine di soia ma non con gli isoflavoni isolati. Nessuno dei due trattamenti modificava la permeabilità dei vasi sanguigni. La ridotta degradazione delle LDL era dovuta ad una diminuita penetrazione delle LDL nella parete dei vasi. Risultati analoghi si osservavano a livello delle arterie carotidi. I livelli di isoprostani plasmatici e dei markers di infiammazione non differivano nei due gruppi. Lo studio conclude dicendo che le proteine di soia possono avere un affetto antiaterogeno riducendo la penetrazione e il catabolismo delle LDL nella parete dei vasi arteriosi nella scimmia (86).
È ormai assodato che l’adesione dei monociti attivati all’endotelio è un evento precoce della malattia aterosclerotica. In questo studio è stato esaminato l’effetto delle proteine di soia contenenti isoflavoni sulla capacità dei monociti attivati di aderire ad una specifica proteine delle cellule endoteliali, la CD54. Sono stati utilizzati ratti di sesso femminile trattati con una dieta arricchita o meno con proteine di soia, ai quali si prelevava il sangue venoso per valutare l’adesione dei monociti abivano l’adesione dei monociti all’endotelio. Si è visto che nei ratti a dieta arricchita con le proteine di soia l’adesione dei monociti all’endotelio dipendente dalla proteina CD54 si riduceva significativamente, perché gli isoflavoni di soia contenuti nelle proteine inibivano sia l’adesione dei monociti alla proteina CD54 sia l’espressione di quest’ultima. L’espressione della proteina CD11, parente della CD54, non era influenzata dagli isoflavoni. Peraltro il legame dell’anticorpo mAb24, che si lega specificamente alla forma attiva della proteina CD11a, era significativamente minore nei monociti dei ratti che ingerivano le proteine di soia. La riduzione del legame dei monociti alla proteina CD54 delle cellule endoteliali causava una ridotta produzione di citochine flogogene come la IL6 e la IL8. I dati di questo studio indicano che le proteine di soia contenenti isoflavoni hanno azione antiaterosclerotica spiegabile in parte almeno con la loro capacità di inibire l’adesione dei monociti alle cellule endoteliali dipendente dalle proteine CD54 nel ratto (141).
Numerosi studi nell’animale e nell’uomo indicano che la soia riduce il colesterolo totale e quello LDL e aumenta quello HDL.In questo studio è stato evidenziato che le proteine della soia alterano l’espressione di geni per la sterol regulatory element binding protein, per il peroxisomal proliferator activated receptor e per il liver X receptor. Le proteine della soia sopprimono le attività di legame al DNA dei recettori epatici nucleari per gli ormoni tiroidei e per l’acido retinico e alterano le attività di alcuni enzimi chiave nel metabolismo del colesterolo quali al 7 alfa idrossilasi e la ATPasi/ATP sintetasi attraverso una modificazione proteica post traslazionale. Lo studio indica che l’azione ipolipemizzante della soia è principalmente riconducibile a questi suoi effetti genici (172).
Uno studio nel ratto ha valutato i meccanismi che stanno alla base dell’azione antiaterogena degli isoflavoni di soia in ratti apoE deficienti ovariectomizzati. Si è visto che l’ovariectomia causava un netto peggioramento delle lesioni aterosclerotiche a livello aortico, mentre la supplementazione con isoflavoni di soia alla dose di 0,055 mg/KJ di dieta riduceva significativamente le dimensioni delle lesioni aterogeniche. Gli isoflavoni non riducevano apprezzabilmente i livelli plasmatici di colesterolo e di isoprostani, noti biomarkers di stress ossidativo, ma riducevano significativamente l’espressione dell’mRNA specifico per la monocyte chemoattractant protein (MCP)-I nella parete aortica e i livelli di NO secreti dai macrofagi peritoneali prelevati dagli animali e coltivati in vitro. Lo studio indica che l’azione antiaterogenica degli isoflavoni dipende essenzialmente dalla loro capacità di prevenire l’attivazione dei macrofagi e della MCP-I conseguenti all’ovariectomia (176).
Azione ipocolesterolemizzante. Studi clinici.
Bambini con alti livelli di colesterolo LDL devono seguire una dieta molto povera di grassi saturi (max. 10%) e povera i grassi totali (max. 30%). Una dieta di questo tipo però si è dimostrata capace di ridurre i livelli del colesterolo LDL solo di circa l’8% anche per un periodo di tre anni. Una dieta contenente 20 g. di proteine isolate di soia miscelate a verdure e carboidrati pare in grado di ridurre in questi piccoli pazienti i livelli di colesterolo LDL di circa il 22% e del colesterolo totale del 16%. Ciò è molto utile, dal momento che i farmaci dotati di intensa attività ipocolesterolemizzante dovrebbero essere evitati il più possibile nel bambino, a causa dei loro effetti collaterali (63).
Uno studio clinico controllato ha valutato 66 donne in menopausa affette da ipercolesterolemia, che ricevevano tre diversi regimi dietetici, capaci di apportare quantitativi progressivamente crescenti di isoflavoni, per un periodo di 6 mesi Venivano monitorati i livelli plasmatici di colesterolo totale, di colesterolo HDL, il numero di recettori per le LDL sui monociti e la mineralometria ossea effettuata a livello della spina iliaca. Si è visto che in tutti i gruppi vi era aumento del colesterolo HDL, dei recettori per le LDL e diminuzione di quello totale statisticamente significativi (p< 0,05), mentre il miglioramento della densità ossea era significativo (p< 0,05) solo per le pazienti del gruppo che riceveva i livelli più elevati di isoflavoni (64).
È stato esaminato un gruppo di 500 uomini e di 510 donne orientali, che introducevano con la dieta una dose media giornaliera di 102 mg di isoflavoni per gli uomini e di 77 mg nelle donne. Si è notato che i livelli di colesterolo LDL erano tanto minori quanto maggiore era l'introito di derivati della soia, senza modificazioni apparenti nei livelli di colesterolo HDL (65).
Uno studio clinico ha coinvolto 24 soggetti, cui veniva somministrata una dieta ricca di isoflavoni oppure una povera in queste sostanze, con valutazione dei markers di lipoperossidazione e di resistenza all'ossidazione delle LDL indotta dal rame in vivo come l'F(2)-isoprostano e l'8-epiprostaglandina F(2)alfa. Si è visto che i soggetti con assunzione alimentare di elevate quantità di isoflavoni avevano livelli plasmatici delle suddette sostanze nettamente inferiori rispetto a quelli con dieta povera di isoflavoni, il che significa che queste sostanze hanno effetto protettivo verso l'ossidazione delle LDL e quindi possono proteggere contro l'evoluzione della malattia aterosclerotica (66).
È stato fatto uno studio clinico controllato su 208 donne di età compresa tra i 45 e i 74 anni tutte in menopausa, per valutare l’effetto cardioprotettivo degli isoflavoni. Esse assumevano per os genisteina pura oppure daidzeina pura oppure una miscela di isoflavoni oppure un placebo per 12 mesi. La valutazione era fatta misurando i seguenti parametri: colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, body mass index (BMI), distribuzione del grasso tramite ecografia, pressione arteriosa, glicemia, insulinemia, circonferenza del bacino e risposta glicemica e insulinemica al test da carico orale con 75 g. di glucosio. Veniva inoltre compilato un questionario con tutte le abitudini di vita delle pazienti. Si è visto che le donne dei gruppi che introducevano isoflavoni in ogni forma avevano una riduzione statisticamente significativa della BMI (p<0,05), della circonferenza del bacino (p<0,05), dell’insulinemia basale (p<0,07), del colesterolo LDL (p<0,05) e della ratio LDL/HDL (p<0,05) rispetto a quelle del gruppo placebo. Questi dati suggerirebbero un certo effetto protettivo degli isoflavoni contro le malattie cardiovascolari (67).
Uno studio clinico controllato ha studiato l’associazione tra l’ingestione di isoflavoni con la dieta e il rischio cardiovascolare nella donna in menopausa. A questo scopo 939 donne in menopausa partecipanti al Framingham offspring study sono state arruolate in questo studio di tipo cross sectional. Le donne erano divise in gruppi a seconda dell’entità dell’ingestione di isoflavoni, con valutazione della pressione arteriosa, della waist-hip ratio (WHR),dei livelli plasmatici delle lipoproteine e del punteggio metabolico per il rischio cardiovascolare. Al termine della sperimentazione si è notato che le donne appartenenti al quartile con maggior ingestione di isoflavoni avevano un WHR e livelli di lipoproteine significativamente più bassi di quelli delle donne situate nei quartili con scarso consumo di isoflavoni, e che anche il loro punteggio metabolico per il rischio cardiovascolare era significativamente inferiore. Questi dati indicano che l’ingestione di buone quantità giornaliere di isoflavoni è associata ad un favorevole profilo di rischio cardiovascolare (68).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sul quadro lipidico e sulla pressione arteriosa nell’uomo. Sono stati arruolati 41 pazienti di entrambi i sessi, di età compresa tra i 50 e i 60 anni, con iperlipidemia. Essi assumevano per os 73 mg di isoflavoni o 10 mg di isoflavoni o un placebo per un periodo di 30 giorni e ricevevano una dieta ipolipidica con meno di 50 mg/die di colesterolo. Il prelievo del sangue era fatto all’inizio e alla fine della sperimentazione, con controllo di colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL, omocisteina e apolipoproteina A1, e così pure la misurazione della pressione arteriosa. Non sono state registrate variazioni significative tra i pazienti con ingestione di 73 mg/die di isoflavoni e quelli con 10 mg/die degli stessi. In entrambi i gruppi infatti si notava un significativo calo del colesterolo totale, di quello LDL, dell’omocisteina e dell’apolipoproteina A1 e un moderato aumento di quello HDL, che non erano dipendenti dal sesso dei partecipanti. I valori della pressione arteriosa erano significativamente più bassi al termine del trattamento negli uomini di entrambi i gruppi verum ma non nelle donne. L’indice di rischio cardiovascolare (CAD) era più basso nei pazienti di entrambi i gruppi verum di circa il 10% (69).
Uno studio clinico ha indagato l’effetto delle proteine di soia e degli isoflavoni sulle caratteristiche elettroforetiche delle LDL in pazienti di entrambi i sessi moderatamente ipercolesterolemici. Essi consumavano 4 tipi di dieta (proteine di soia senza isoflavoni, proteine di soia arricchite di isoflavoni, proteine animali senza isoflavoni e proteine animali addizionate di isoflavoni) per 6 settimane. Si è visto che le proteine di soia aumentavano le dimensioni delle particelle di LDL rispetto alle proteine animali in modo significativo (p<0,01), riducevano il livello di colesterolo nelle LDL di diametro inferiore a 25 nm del 12,3%, aumentavano il livello di colesterolo nelle LDL di diametro superiore a 26 nm del 14,3%, senza modificare le caratteristiche di queste particelle LDL. Le proteine di soia spostano la distribuzione delle particelle LDL in senso meno aterogenico, e tale effetto è indipendente dal loro contenuto in isoflavoni (87).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto delle proteine di soia e degli isoflavoni sulla biosintesi dei trigliceridi, degli acidi grassi liberi e del colesterolo in soggetti di età superiore ai 50 anni con colesterolo LDL > 130 mg/dl. Essi dovevano consumare una dieta a base di proteine animali o una dieta a base di proteine di soia, entrambe addizionate o no con 49 mg di isoflavoni ogni 1000 KCal fornite per 6 settimane. Si è visto che le proteine di soia riducevano i trigliceridi del 12,4% (p<0,0001), il colesterolo totale del 4,4% (p<0,001) e il colesterolo LDL del 5,7% (p<0,003) rispetto alle proteine animali. La sintesi degli acidi grassi liberi era ridotta dalle proteine di soia del 13,3% (p<0,018) e quella del colesterolo libero era aumentata da esse del 7,6% (p<0,017), sempre in paragone alle proteine animali. Gli isoflavoni non avevano effetti sui trigliceridi e sulla sintesi degli acidi grassi, ma essi riducevano il colesterolo totale del 3,1% (p<0,009), pur non avendo effetti sul colesterolo HDL e su quello LDL e sulla sintesi del colesterolo libero (88).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’azione degli isoflavoni di soia sull’assetto lipidico. Sono state arruolate 301 donne in menopausa, il cui introito giornaliero di soia era stabilito tramite un apposito questionario validato. Si misuravano i seguenti parametri: colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, lipoproteine, insulinemia e glicemia a digiuno, con accurato aggiustamento dei potenziali confounders. Si è notato che un’elevato introito di isoflavoni (>50 mg/die) era associato con minori livelli di lipoproteine, mentre non si notavano associazioni significative con gli altri parametri esaminati. Lo studio indica che un’alta ingestione di isoflavoni può migliorare i livelli plasmatici di lipoproteine, senza modificare apprezzabilmente quelli dei vari tipi di colesterolo, di glicemia e di insulinemia, indicandi che il loro ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari resta ancora da definire (99).
Uno studio clinico controllato si è valutato l’effetto delle proteine di soia e di quelle animali sull’assetto lipidico di pazienti anziani sottoposti ad esercizio fisico di resistenza. Sono stati arruolati 26 pazienti, di età superiore ai 65 anni ma apparentemente sani, che dovevano consumare per 14 settimane una dieta vegetariana integrata con uova. Poi per 2 settimane essi consumavano 0,6 g/kg/die di proteine di soia. Infine una parte di essi continuava ad assumere le proteine di soia per altre 12 settimane, mentre un’altra parte assumeva, sempre per 12 settimane, 0,6 g/kg/die di proteine animali bovine. Si misurava l’assetto lipidico, la forza e la massa muscolare e gli introiti di nutrienti pre e post trattamento. Al termine dello studio la forza e la massa muscolare erano analoghe nel gruppo soia e in quello carne bovina, ma quest’ultimo mostrava un aumento significativo di colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL, senza modificazioni apprezzabili dei trigliceridi. Lo studio indica che il consumo di carne bovina aumenta maggiormente i livelli lipidici, senza avere maggiori effetti sulla massa e sulla forza muscolare in soggetti anziani ben allenati (109).
Uno studio clinico controllato ha valutato se l’aggiunta delle proteine della soia ad una dieta ipolipidica potesse migliorare il rischio cardiovascolare in 18 donne in menopausa e in 14 uomini ipercolesterolemici e se la contemporanea somministrazione della terapia ormonale sostitutiva (HRT) alterasse la risposta alla dieta. Dopo 3 settimane di dieta ipolipidica le pazienti assumevano per os 25 g/die di proteine di soia capaci di fornire 90 mg di isoflavoni o di latte bovino. Si misuravano l’assetto lipidico, la VCAM1, la p-selectina e i livelli urinari di isoflavoni pre e post terapia. Si è visto che negli uomini e solo nelle donne in terapia con HRT vi era una riduzione del 17,3% del colesterolo LDL, dei trigliceridi dell’11,5% e del colesterolo HDL del 15,3%, sulla quale gli isoflavoni di soia non avevano alcun effetto. Nelle donne senza HRT si notava un abbassamento significativo (p<0,01) del colesterolo LDL, senza alterazioni apprezzabili dei trigliceridi e del colesterolo HDL. Lo studio indica che la dieta ipolipidica addizionata alla HRT abbassa il colesterolo LDL e i trigliceridi nelle donne e negli uomini in modo indipendente dall’azione degli isoflavoni di soia (110).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto delle proteine di soia sull’assetto lipidico di soggetti con ipercolesterolemia moderata. Sono stati arruolati 159 pazienti, che ricevevano una dieta placebo o una dieta a base di proteine di soia per 5 settimane, monitorando l’assetto lipidico e i livelli plasmatici di isoflavoni pre e post terapia. Al termine della sperimentazione non sono state notate modificazioni significative di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi tra i due gruppi. Non si sono manifestati effetti collaterali degni di nota (117).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto delle proteine di soia ricche di isoflavoni sull’assetto lipidico. Sono stati arruolati 30 maschi, che consumavano una dieta priva di isogflavoni oppure proteine di soia purificate con 27,9 mg/die di isoflavoni oppure proteine di soia purificate con 61,8 mg/die di isoflavoni per 2 mesi, con disegno crossover (intervallo di 4 settimane). Si misuravano i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, ApoB, apo A1 e PCR pre e post terapia e i livelli urinari di isoflavoni. Al termine del trattamento i livelli urinari di isoflavoni erano significativamente maggiori nei soggetti con proteine ricche di isoflavoni. L’assetto lipidico non era significativamente differente nei tre gruppi, anche se i soggetti con proteine ricche di isoflavoni avevano un maggior incremento del colesterolo HDL e un maggior calo di ApoB e Apo A1. Lo studio indica che il consumo di proteine di soia ricche di isoflavoni favorisce l’aumento del colesterolo HDL e il calo di ApoB e Apo A1 (128).
Uno studio clinico controllato ha valutato il ruolo delle proteine isolate di soia, degli isoflavoni e dell’equolo sull’azione ipocolesterolemizzanti della soia. Sono stati arruolati 33 uomini e 58 donne con un livello medio di colesterolo totale di 250 mg/ml, che dovevano ingerire giornalmente 1) 24 g di proteine di soia + 80 mg di isoflavoni di soia oppure 2) 12 g. di proteine isolate di soia e 80 mg di isoflavoni di soia oppure 3) 24 g. di proteine isolate di soia senza isoflavoni per 6 settimane. Si misurava l’assetto lipidico pre e post terapia. Si è visto nel gruppo 1) il colesterolo totale si riduceva del 3% rispetto al gruppo 3 (p<0,05) e che nel gruppo 1) e in quello 2) i trigliceridi calavano del 4% sempre rispetto al gruppo 3) (p<0,05). Non vi erano in nessun gruppo effetti statisticamente significativi sul colesterolo LDL, colesterolo HDL e sulla ratio colesterolo totale:colesterolo HDL. 30 di questi soggetti erano equolo produttori, ma l’assetto lipidico di questi 30 non era significativamente diverso da quello dei soggetti non equolo produttori. Lo studio indica che il consumo regolare di proteine di soie e di isoflavoni ha moderati effetti riduttivi sul colesterolo totale e sui trigliceridi ma non ha effetti significativi sul colesterolo LDL e sul colesterolo HDL in soggetti moderatamente ipercolesterolemici (188).
Uno studio nella scimmia e nella donna in menopausa ha valutato se la cosomministrazione degli isoflavoni di soia durante terapia col tibolone potesse ostacolare la dislipidemia indotta da questo farmaco. Gli animali, preventivamente ovariectomizzati, erano alimentati con una dieta standard addizionata con 1) placebo, 2) tibolone alla dose di 1,25 mg/die, 3) isoflavoni di soia alla dose di 138 mg/die e 4) tibolone + isoflavoni di soia per 14 settimane. Un gruppo di donne in menopausa trattate con tibolone riceveva per os 52 g/die di farina di soia capace di fornire 112 mg/die di isoflavoni o un placebo con un disegno di tipo crossover per 8 settimane. Si valutava l’assetto lipidico sia delle scimmie sia delle donne pre e post terapia. Si è visto che nelle scimmie del gruppo 2) vi era un aumento del 14% del colesterolo LDL e delle VLDL-C, mentre nelle scimmie del gruppo 4) vi era una riduzione del 22% degli stessi parametri. Inoltre le scimmie del gruppo 2) avevano una riduzione del 48% del colesterolo HDL, che non si modificava negli animali del gruppo 4). Nelle donne trattate col tibolone la soia riduceva il colesterolo LDL del 10% circa senza modificare il colesterolo HDL. Lo studio indica che la soia migliora la dislipidemia causata dal tibolone sia nella scimmia ovariectomizzata sia nella donna in menopausa (189).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’assetto lipidico in 47 donne brasiliane in menopausa moderatamente ipercolesterolemiche di età compresa tra i 47 e i 66 anni. Esse dovevano assumere per os 40 mg/die di isoflavoni o un placebo per 6 mesi, valutando il rischio cardiovascolare, l’assetto lipidico, i livelli urinari degli isoflavoni e quelli plasmatici di FSH. LH e 17 beta estradiolo pre e post terapia. Al termine dello studio non vi erano differenze statisticamente significative tra il gruppo verum e quello placebo per quanto riguardava l’assetto lipidico. Anche i valori ormonali plasmatici erano simili in entrambi i gruppi. I livelli urinari degli isoflavoni e dei loro metaboliti erano significativamente maggiori nel gruppo verum. Non sono stati registrati effetti collaterali significativi. Lo studio indica che 40 mg/die di isoflavoni non hanno modificato significativamente l’assetto lipidico nelle donne brasiliane in menopausa (195)
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto delle proteine isolate di soia sull’assetto lipidico di soggetti adulti affetti da diabete mellito tipo II. Sono stati arruolati 29 pazienti diabetici che dovevano ingerire una quantità di proteine isolate di soia capaci di fornire 80 mg/die di isoflavoni oppure un placebo per 2 mesi. Si misurava nelle urine il livello di isoflavoni e nel sangue l’assetto lipidico pre e post terapia. Si è visto che nei soggetti trattati con le proteine di soia vi era un significativo aumento del livello urinario di isoflavoni e una riduzione significativa (p<0,04) del colesterolo LDL, della ratio LDL:HDL (p<0,02) e della ratio apoB:apo A1 (p<0,05) rispetto ai pazienti trattati col placebo. Non vi erano invece modificazioni significative del colesterolo HDL, del colesterolo totale e dei trigliceridi tra i due gruppi. Lo studio indica che il consumo delle proteine di soia contenenti isoflavoni può ridurre il colesterolo LDL in pazienti diabetici tipo II (217).
Azione ipocolesterolemizzante. Metanalisi.
Una metanalisi (Febbraio 2003) ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’assetto lipidico. Sono stati selezionati 50 lavori clinici controllati che hanno indagato l’azione ipolipemizzante della farina di soia contenente isoflavoni. Si è visto che essa riduce del 27% la ratio LDL : HDL, che è un forte predittore di eventi cardiovascolari. Inoltre riduce del 15% il colesterolo LDL, del 10% il colesterolo totale e del 6% i trigliceridi, aumentando il colesterolo HDL del 5%. Questi dati indicano che gli isoflavoni possono contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare nella donna in menopausa (70).
Una metanalisi (Novembre 2003) ha studiato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’assetto lipidico. Sono stati inseriti nella metanalisi 17 studi clinici controllati, per un totale di 853 soggetti. Si è visto che gli isoflavoni da soli avevano un effetto molto scarso su colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi. La metanalisi conclude che gli isoflavoni purificati, anche a dosi di 150 mg/die, sembrano essere poco efficaci nell’abbassare colesterolo e trigliceridi, mentre la farina di soia contenente isoflavoni pare essere decisamente più attiva in questo senso (77).
Una metanalisi (Ottobre 2004) ha selezionato i lavori clinici controllati riguardanti l’effetto ipocolesterolemizzante degli isoflavoni di soia, valutato indipendentemente da quello delle proteine di soia. Sono stati isolati 8 studi clinici, nei quali i partecipanti consumavano una dieta ipolipidica standardizzata e nei quali non si registravano alterazioni nel peso corporeo dei pazienti al termine della sperimentazione. Si è visto che i livelli di colesterolo LDL nei soggetti che ingerivano 96 mg/die di isoflavoni + le proteine della soia si riducevano in modo significativo (95% CI: 0,08 a 0,23 mmol/L; p<0,0001) rispetto a quelli che ingerivano solo le proteine della soia nella stessa quantità. Questo studio dimostra che l’effetto ipocolesterolemizzante sul colesterolo LDL è significativamente maggiore per le proteine di soia con buoni quantitativi (96 mg/die) di isoflavoni rispetto alle proteine di soia senza isoflavoni (96).
Una metanalisi (Febbraio 2005) ha analizzato l’effetto delle proteine di soia e degli isoflavoni in esse contenuti sull’assetto lipidico. Sono stati inseriti 23 studi clinici controllati pubblicati tra il 1995 e il 2003. Si è notato che le proteine di soia contenenti isoflavoni riducevano il colesterolo totale del 3,77%, il colesterolo LDL del 5,25% e i trigliceridi del 7,27%, con un aumento del colesterolo HDL del 3,03%. L’effetto positivo delle proteine di soia sull’assetto lipidico era maggiore negli uomini che nelle donne ed era tanto maggiore quanto maggiore era il livello di colesterolo pre terapia. L’effetto delle proteine di soia sull’assetto lipidico era ottimale per un’ingestione giornaliera di isoflavoni pari o superiore a 80 mg/die. Si è anche visto che gli effetti delle proteine di soia sul colesterolo totale, sul colesterolo LDL e sui trigliceridi erano rapidi e massimali per studi inferiori ai 3 mesi, mentre l’azione sul colesterolo HDL era ottimale solo negli studi di durata superiore ai 3 mesi (105).
Una metanalisi (Marzo 2006) ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’assetto lipidico e sul rischio cardiovascolare. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati fatti con metodologia valida. Gli studi esaminati suggeriscono che le proteine di soia ricche di isoflavoni e assai meno quelle prive di isoflavoni, migliorano l’assetto lipidico, riducendo quindi il rischio cardiovascolare. Tale effetto è comunque moderato e i risultati degli studi sono spesso assai diversi tra loro, in buona parte anche a causa dei differenti estratti di soia utilizzati. La metanalisi indica che l’effetto della soia sull’assetto lipidico e sull’apparato cardiovascolare è di moderata entità ma può comunque essere utile (129).
Una metanalisi (Luglio 2006) ha valutato l’effetto delle proteine di soia sull’assetto lipidico nell’adulto. Sono stati inclusi 41 studi clinici controllati effettuati con la supplementazione delle proteine della soia. Si è notato che l’ingestione delle proteine di soia era associata con una significativa riduzione del colesterolo totale (-5.26 mg/dl, 95% confidence interval [CI] -7.14 to -3.38), del colesterolo LDL (-4.25 mg/dl, 95% CI -6.00 to -2.50) e dei trigliceridi (-6.26 mg/dl, 95% CI -9.14 to -3.38) e con un significativo aumento dei livelli del colesterolo HDL (0.77 mg/dl, 95% CI 0.20 to 1.34). L’analisi di meta regressione mostrava una relazione dose risposta tra la supplementazione di proteine di soia contenenti isoflavoni e le modificazioni del colesterolo e dei trigliceridi. La metanalisi indica che la supplementazione con le proteine di soia contenenti isoflavoni riduce i lipidi plasmatici, per cui la sostituzione anche parziale delle proteine animali con quelle di soia può avere un effetto benefico sui fattori di rischio coronarico (142).
Azione cardio e vasoprotettiva. Studi in vitro e nell’animale: La capacità degli isoflavoni di proteggere le LDL dall’ossidazione ostacola ulteriormente l’aggregazione piastrinica, poiché è stato dimostrato che le LDL ossidate favoriscono tale evento. Inoltre gli isoflavoni, in particolare la genisteina, ostacolano la riduzione della vasodilatazione delle arterie coronarie indotta dall'acetilcolina e riducono l'accumulo nelle piastrine di serotonina, le cui proprietà vasocostrittive sono aumentate dalla dislipidemia e dall'aterosclerosi.
Questi risultati sono stati confermati in uno studio su un gruppo di scimmie, che ricevevano una dieta aterogena per un periodo di 6 mesi addizionata con gli isoflavoni o con un placebo. In più si è anche notato che la riduzione del flusso sanguigno in risposta all'iniezione endovenosa di collageno con conseguente attivazione piastrinica era significativamente minore nell'arteria coronaria circonflessa sinistra degli animali del gruppo verum rispetto a quella presente nel gruppo placebo, mentre non vi erano differenze tra i due gruppi per quel che riguarda l'arteria coronaria comune. Peraltro la soia non modificava la risposta delle arterie di grosso calibro all'adenosina difosfato (ADP), alla nitroglicerina e alla serotonina. Si potrebbe dunque concludere che gli isoflavoni di soia favoriscono la vasodilatazione modulata dall'endotelio e inibiscono la vasocostrizione indotta dall'iniezione di collageno ostacolando sia l'aggregazione piastrinica sia la liberazione di sostanze ad azione vasocostrittiva da parte delle piastrine.
Un effetto inibitorio della genisteina sulla corrente del calcio di tipo L nei miociti ventricolari di cavia confermerebbe che il rilassamento nei vasi arteriosi sia dovuto ad un meccanismo di tipo calcio antagonista, che sarebbe importante per spiegare l'effetto protettivo degli isoflavoni sull'apparato cardiovascolare.
È noto che le lesioni all'endotelio provocano una reazione dello stesso che conduce alla formazione di neointima. Questo effetto viene consistentemente inibito dagli isoflavoni e dal 17 beta estradiolo e concorre a spiegare l'effetto vasoprotettivo di queste sostanze.
Uno studio in vitro ha dimostrato che la genisteina e la daidzeina causano un rilassamento dose dipendente di sezioni di aorta di ratto precontratte con fenilefrina. La rimozione dell'endotelio o il trattamento con nitroarginina metilestere (L-NAME) riducono in modo notevole questo effetto.
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto degli isoflavoni sulla sindrome da ischemia-riperfusione. Studi fatti nel ratto indicano che gli isoflavoni di soia hanno azione protettiva nella sindrome da ischemia-riperfusione nel ratto.
Uno studio in vitro suggerisce che a basse concentrazioni la genisteina non ha un evidente effetto vasodilatante suo proprio, ma aumenta il rilassamento vascolare endotelio indipendente, mentre ad alte dosi mostra un effetto vasodilatante abbastanza spiccato. Se ne deduce che la genisteina non sembra capace di coinvolgere la via della nitrossido sintetasi a livello endoteliale e che l’azione della genisteina è mediata da un meccanismo diverso dall’inibizione della tirosinchinasi.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto neuroprotettivo della genisteina paragonato a quello del 17 beta estradiolo su cellule di neuroblastoma umano tipo SH-SY5Y. Si è visto che la genisteina e l’estradiolo avevano una significativa e similare capacità di proteggere queste cellule contro la tossicità cellulare indotta dalla proteina beta amiloide, e che tale effetto era bloccato da un bloccante specifico per i recettori estrogenici come l’ICI 182,780. L’estradiolo, ma non la genisteina, induceva la proliferazione delle cellule endometriali dell’utero. Questi dati indicano che la genisteina può essere una valida alternativa agli estrogeni nel trattamento della malattia di Alzheimer (90).
Altri studi fatti nel ratto indicano che gli isoflavoni di soia sembrano avere un’azione ipotensiva nel ratto spontaneamente iperteso che non pare legata al sistema dell’ossido nitrico ma piuttosto ad un’interazione col sistema nervoso autonomo.
Uno studio nel ratto ha valutato gli effetti degli isoflavoni di soia sui lipidi plasmatici e sull’aterosclerosi. Gli animali ricevevano una dieta standard oppure la stessa dieta addizionata con l’1% di isoflavoni di soia per 5 settimane, seguite dall’aggiunta dello 0,02% di colesterolo per 18 settimane. Si misuravano l’assetto lipidico pre terapia, prima dell’aggiunta del colesterolo e poi ogni 3 settimane fino al termine della sperimentazione. I livelli di malondialdeide venivano misurati al termine dello studio. Si valutava anche l’aterosclerosi aortica misurando l’accumulo di lipidi nell’aorta ascendente. L’aggiunta di colesterolo alla dieta causava un netto aumento del colesterolo plasmatico in entrambi i gruppi di animali, ma tale aumento era significativamente minore (p<0,05) nei ratti con dieta addizionata di isoflavoni. Anche i trigliceridi erano più bassi in questi animali (p<0,05). I livelli di VLDL erano più bassi (p<0,05) nei ratti a dieta addizionata con gli isoflavoni, mentre le altre lipoproteine non variavano in modo apprezzabile nei due gruppi. I livelli di malondialdeide nelle LDL erano comparabili in entrambi i gruppi. La deposizione di materiale lipidico nell’aorta era minore nei ratti con dieta addizionata di isoflavoni. I dati di questo studio indicano che gli isoflavoni ostacolano l’aterosclerosi aortica riducendo la deposizione di lipidi nella parete vasale, a causa soprattutto del decremento del colesterolo e dei livelli di VLDL, e che l’abolizione dei recettori per le LDL tipica dei ratti usati in questo studio non abolisce l’azione antiaterosclerotica degli isoflavoni (96).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiaterogenica a livello aortico della genisteina. Gli animali ricevevano una dieta aterogenica o una dieta di controllo, addizionate o no con la genisteina per 4 mesi. Pre trattamento l’area delle lesioni aterosclerotiche dell’aorta era di 0,269 mm2, che aumentava a 10,06 mm2 dopo 4 mesi di dieta aterogenica. Nel caso della combinazione dieta aterogenica + genisteina l’area in questione dopo 4 mesi era di 0,997 mm2. La ratio macrofagi/cellule muscolari lisce nella zona interessata dall’aterogenesi non era modificata dalla genisteina. Si notava una riduzione dell’espressione della metalloproteinasi 3 nei ratti a dieta aterogenica + genisteina rispetto a quelli con la sola dieta aterogenica. Lo studio indica che l’azione antiaterogenica della genisteina potrebbe essere dovuto ad un miglioramento della funzionalità endoteliale piuttosto che ad un’azione diretta sui macrofagi e/o sulle cellule muscolari lisce della parete. Inoltre la genisteina sembra capace di stabilizzare le lesioni aterosclerotiche riducendo l’espressione della metalloproteinasi 3 (100).
Uno studio in vitro ha esaminato gli effetti degli isoflavoni di soia sulla produzione di prostaciclina da parte delle cellule endoteliali del cordone ombelicale (HUVEC) e il possibile ruolo non solo dei recettori estrogenici ma anche delle isoforme delle COX. Si è visto che gli isoflavoni aumentavano la produzione di prostaciclina in modo dose e tempo dipendente, con un effetto manifesto già dopo 24 ore. Tale aumentata produzione di prostaciclina veniva ridotta dall’inibizione delle COX, ma solo l’inibizione totale della COX2 aboliva totalmente l’effetto degli isoflavoni sulla prostaciclina. Gli isoflavoni aumentavano anche l’espressione dell’mRNA specifico per la COX2 ma non di quello per la COX1 nelle cellule HUVEC. Tutti questi effetti erano mediati attraverso il recettore estrogenico, poichè il blocco di questo recettore aboliva gli effetti dei fitoestrogeni. Lo studio indica quindi che gli isoflavoni di soia aumentano la produzione di prostaciclina da parte delle cellule HUVEC attraverso un meccanismo dipendente dal recettore estrogenico, che coinvolge anche la COX2 (118).
Uno studio nella scimmia ha esaminato l’effetto delle proteine concentrate di soia date cronicamente per 31 mesi sullo sviluppo dell’aterosclerosi e sulla reattività vascolare delle arterie coronarie. Gli animali erano nutriti con una dieta aterogena e ricevevano come supplemento un placebo oppure proteine di soia capaci di apportare 0,94 mg/g. di isoflavoni oppure proteine di soia capaci di apportare 1,88 mg/g. di isoflavoni per 31 mesi. Si misuravano i livelli di colesterolo LDL, colesterolo HDL e apolipoproteina A1 e si indagava lo stato delle placche nelle coronarie pre e post terapia. Al termine dello studio si è notato che il colesterolo LDL era significativamente calato (p<0,05) e quello HDL significativamente aumentato (p<0,05) in entrambi i gruppi verum. Il volume medio delle placche presenti nei vasi coronarici di riduceva del 34% in entrambi i gruppi verum (p<0,05), mentre non si osservavano modificazioni apprezzabili nella reatività endotelio dipendente o endotelio indipendente delle coronarie. Lo studio indica che il consumo cronico di proteine di soia contenenti isoflavoni ostacola l’aterosclerosi coronarica senza modificare la reattività vascolare (123).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto della genisteina sull’aterosclerosi e anche le sue proprietà antiossidanti e sui processi immunitari. Gli animali subivano un trapianto di aorta e successivamente assumevano per via intraperitoneale un placebo o la genisteina alla dose di 20 mg/kg/die. Dopo 2 mesi gli animali venivano sacrificati e il trapianto aortico esaminato. Si è visto che la genisteina riduceva significativamente l’afflusso di leucociti verso il segmento aortico trapiantato, con notevole riduzione del numero di macrofagi CD69 infiltranti la parete del vaso trapiantato. Inoltre la genisteina inibiva l’espressione del vascular endotelial growth factor (VEGF) e dell’interferone gamma (p<0,01). Lo studio indica che la genisteina ostacola l’aterosclerosi della sezione di aorta trapiantata (147).
È ormai noto che un elevato introito di NaCl può aumentare la pressione arteriosa in ratti ovariectomizzati spontaneamente ipertesi. Questo studio ha quindi valutato se la supplementazione di genisteina con la dieta ipersodica fosse capace di ridurne l’azione ipertensivizzante. Si è visto che gli animali con la sola dieta ipersodica mostravano un ulteriore e significativo aumento della pressione arteriosa sistolica, che era significativamente ostacolato dalla genisteina. Il blocco ganglionare con l’esametonio riduceva la pressione arteriosa, suggerendo che l’effetto anti-ipertensivo della genisteina sia influenzato dal sistema nervoso autonomo. Questa ipotesi si è dimostrata esatta in quanto la genisteina riduceva l’insulinemia e la resistenza all’insulina in questi animali, riducendo in essi anche il colesterolo LDL e i trigliceridi. Lo studio indica che la genisteina riduce l’azione ipertensivizzante della dieta ipersodica e che tale effetto è regolato in parte dal sistema nervoso autonomo e da un’azione sull’insulina e sui lipidi plasmatici (163).
Uno studio nel ratto con deficit di ApoE ha valutato l’azione antiaterosclerotica di una dieta ricca di soia versus la stessa dieta senza soia. Si è visto che i ratti del gruppo verum mostravano una significativa riduzione (-20%) delle placche aterosclerotiche nel seno aortico e nell’aorta discendente, senza modificazioni apprezzabili nell’assetto lipidico tra i due gruppi. Nella parete aortica si notava una ridotta espressione della monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1) e una ridotta infiltrazione parietale di macrofagi. In un modello sperimentale aggiuntivo di flogosi indotta dal LPS gli isoflavoni inibivano in modo dose dipendente la produzione di MCP1 da parte dei macrofagi. Lo studio indica che una dieta ricca di soia può ridurre le lesioni aterosclerotiche vascolari e che tale effetto è in parte dovuto alla sua capacità di inibire la produzione di MCP1 da parte dei macrofagi (177).
Uno studio nel ratto con deficit di ApoE ha valutato l’azione antiaterosclerotica di una dieta ricca di soia versus la stessa dieta senza soia. Si è visto che i ratti del gruppo verum mostravano una significativa riduzione (-20%) delle placche aterosclerotiche nel seno aortico e nell’aorta discendente, senza modificazioni apprezzabili nell’assetto lipidico tra i due gruppi. Nella parete aortica si notava una ridotta espressione della monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1) e una ridotta infiltrazione parietale di macrofagi. In un modello sperimentale aggiuntivo di flogosi indotta dal LPS gli isoflavoni inibivano in modo dose dipendente la produzione di MCP1 da parte dei macrofagi. Lo studio indica che una dieta ricca di soia può ridurre le lesioni aterosclerotiche vascolari e che tale effetto è in parte dovuto alla sua capacità di inibire la produzione di MCP1 da parte dei macrofagi (181).
È ormai noto che gli estrogeni possono agire direttamente sulle cellule endoteliali per aumentare la produzione di NO attraverso un’aumentata espressione della eNOS, ma non è noto se gli isoflavoni di soia e in particolare la genisteina possano agire in questo modo. Pertanto questo studio ha valutato l’effetto della genisteina sulla sintesi di eNOS e quindi di No in cellule endoteliali aortiche o di cordone ombelicale umano (HUVEC). Si è notato che la genisteina aumentava l’espressione della eNOS e la produzione di NO in queste cellule, a concentrazioni comprese tra 1 e 10 micromol/L. Peraltro questi effetti della genisteina sulla eNOS non erano mediati dall’attivazione del segnale estrogenico o dall’inibizione delle tirosin-chinasi. La genisteina aumentava l’espressione della eNOS da 1,8 a 2,6 volte e anche l’attività eNOS promoter del gene per la eNOS, suggerendo che la genisteina agisca attivando la trascrizione della eNOS. La supplementazione della dieta di ratti spontaneamente ipertesi con la genisteina riportava alla norma i livelli di eNOS nell’aorta, riduceva lo spessore della parete vasale e tendeva ad abbassare i livelli pressori. Lo studio indica che la genisteina aumenta l’espressione della eNOS nell’endotelio e quindi la produzione di NO con un meccanismo di tipo genomico, potendo così ridurre la pressione arteriosa (182).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di una dieta arricchita con farina di soia sui parametri cardiovascolari in ratti ipercolesterolemici di sesso maschile tenuti a dieta iperlipidica supplementata o meno per 2 settimane con farina di soia. La dieta iperlipidica causava, oltre a un aumento dei parametri lipidici, anche un incremento della pressione arteriosa. Gli isoflavoni di soia addizionati alla dieta non riducevano in modo statisticamente significativo colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi, ma abbassavano significativamente la pressione arteriosa e ripristinavano una corretta risposta vasodilatatoria all’acetilcolina in sezioni isolate di aorta. La preincubazione di queste sezioni con la L-NAME alla concentrazione di 10 M per 20 minuti riduceva parzialmente l’effetto della soia sulla vasodilatazione da acetilcolina, indicando nche l’effetto della soia in tal senso era parzialmente mediato attraverso la via dell’NO (194).
Uno studio nel ratto ha esplorato l’effetto della genisteina data per os sullo sviluppo dell’aterosclerosi utilizzando ratti privi di recettori per le LDL. Si è visto che la genisteina riduceva significativamente la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche (p<0,05) e che aumentava significativamente la capacità antiossidante plasmatica totale (p<0,01), riducendo i livelli plasmatici di malondialdeide (p<0,01) e incrementando l’attività della SOD (p<0,01). Peraltro la genisteina non modificava in modo statisticamente significativo l’assetto lipidico. La genisteina iporegolava l’espressione dell’NF-KappaB e della vascular cell adhesion molecule (VCAM)-1 nell’aorta di questi animali (p<0,05). Lo studio indica che la genisteina può ostacolare l’aterosclerosi nel ratto privo di recettori per le LDL aumentando l’attività antiossidante plasmatica totale e riducendo l’espressione di NF-KappaB e VCAM-1 nell’aorta (196).
Uno studio in vitro ha valutato se la genisteina fosse capace di proteggere le cellule endoteliali dell’aorta contro l’apoptosi in esse indotta dal TNF alfa. Si è visto che la genisteina inibiva significativamente l’apoptosi indotta dal TNF alfa in queste cellule, che dipendeva dall’attivazione della caspasi 3 con conseguenti danni al DNA. L’azione antiapoptotica della genisteina era associata con un’aumentata espressione della proteina antiapoptotica Bcl2 e della sua azione promoter. L’inibizione della extracellular signal-regulated kinase 1/2, protein kinase A o dei recettori estrogenici non aveva effetto sull’azione citoprotettiva della genisteina. Peraltro l’inibizione della p38 mitogen-activated protein kinase (p38) aboliva completamente l’effetto della genisteina. La stimolazione delle cellule endoteliali aortiche con la genisteina risultava in una rapida attivazione della p38beta ma non della p38 alfa. Lo studio indica che la genisteina agisce come un fattore di sopravvivenza a livello delle cellule endoteliali aortiche per proteggerle contro l’apoptosi indotta dal TNF alfa attraverso l’attivazione della p38beta (204).
Uno studio nel ratto ha valutato se la genisteina potesse inibire le risposte vascolari all’angiotensina I o aumentare le risposte vascolari alla bradichinina come risultato di un effetto di tipo ACE inibitorio. Si misuravano le variazioni pressorie indotte dall’angiotensina I a dosi comprese tra 0,03 e 10 microg/kg, dall’angiotensina II a dosi comprese tra 0,01 e 3 microg/kg e dalla bradichinina a dosi comprese tra 0,03 e 10 microg/kg negli animali trattati o meno con la genisteina alla dose di 25 mg/kg o col captopril alla dose di 2 mg/kg. dati entrambi per via endovenosa. Si misurava anche il valore dell’enzima ACE con metodo fluorimetrico. Si è visto che la genisteina riduceva significativamente (p<0,01) l’attività dell’ACE in modo concentrazione dipendente. Lo studio indica che la genisteina può inibire l’ACE sia in vitro sia in vivo e indica che questo effetto contribuisce all’azione ipotensiva della genisteina (205).
Uno studio fatto in ratti spontaneamente ipertesi e soggetti all’ictus cerebrale (SHRSP) ha valutato l’impatto delle proteine di soia, degli isoflavoni di soia e delle antocianidine sul rischio di ictus emorragico e sulla pressione arteriosa. Gli animali ricevevano una dieta contenente 200 g/kg di proteine (caseina o proteine di soia)ed era supplementata con isoflavoni a dosi variabili tra 0 e 500 mg/kg o con antocianine a dosi variabili tra 0 e 500 mg/kg. La dieta conteneva 10 g/l di cloruro di sodio per indurre ipertensione arteriosa. Si è visto che le curve di sopravvivenza e i ratei di sopravvivenza degli animali con dieta arricchita con caseina e quelli degli animali con dieta arricchita con proteine di soia erano simili. Invece la dieta arricchita con isoflavoni di soia o con antocianine migliorava le curve di sopravvivenza e i ratei di sopravvivenza (210).
Azione cardio e vasoprotettiva. Studi clinici.
Uno studio clinico ha valutato l’effetto degli isoflavoni sulla funzionalità endoteliale utilizzando il test di reattività dell’arteria brachiale. Sono state arruolate 29 donne in menopausa, che assumevano 80 mg/die di una miscela di isoflavoni o un placebo per 2 settimane. Al termine della sperimentazione non vi erano differenze significative tra le donne dei due gruppi per quel che riguardava la dilatazione dell’arteria brachiale mediata dal flusso (%FMDmax) o la risposta alla nitroglicerina. Non vi erano neppure modificazioni evidenti dell’assetto lipidico. Questi risultati indicano che una terapia di breve durata con isoflavoni non migliora la funzionalità endoteliale (68B).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della genisteina sulla funzione endoteliale nella donna in menopausa. Sono state arruolate 76 donne, di età media pari a 56 anni, che ricevevano per os 1 mg./die di 17 beta estradiolo + 0,5 mg/die di noretisterone acetato oppure 54 mg/die di genisteina oppure un placebo per 1 anno. La valutazione era fatta misurando la velocità di flusso dell’arteria brachiale, la vasodilatazione endotelio-dipendente e i livelli plasmatici di nitriti, di nitrati e di endotelina 1 pre e post terapia. Il trattamento con la genisteina aumentava i livelli di nitriti e di nitrati in modo significativo (p<0,001), con un effetto simile a quello degli estroprogestinici associati. La genisteina e gli estroprogestinici associati causavano anche un significativo (p<0,001) calo dei livelli di endotelina 1 e un incremento del flusso nell’arteria brachiale anch’esso statisticamente significativo (p<0,001). I dati di questo studio indicano che la genisteina migliora la funzionalità endoteliale in modo simile a quello degli estroprogestinici (78).
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti dell’ingestione con la dieta di isoflavoni di soia sulla pressione arteriosa in donne e uomini giapponesi. Sono stati arruolati 294 uomini e 330 donne, delle quali 246 erano in premenopausa e 84 in postmenopausa. L’ingestione di soia era misurata attraverso un apposito questionario alimentare. Si è visto che negli uomini l’ingestione della soia era inversamente e significativamente correlata con la pressione diastolica, anche dopo l’aggiustamento per i fattori confondenti come età, sesso, fumo di sigaretta, BMI, alcool, cloruro di sodio e cibi a base di alghe marine. La correlazione dell’introito di soia con la pressione sistolica era ai limiti della significatività statistica. La pressione sistolica era inversamente e significativamente correlata con l’ingestione di vegetali. Nessuna differenza statisticamente significativa è stata osservata nelle donne. I dati di questo studio indicano che la soia può avere un lieve effetto ipotensivo, specie sulla pressione diastolica, nell’uomo ma non nella donna (79).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli isoflavoni di soia sui livelli plasmatici di omocisteina in 201 donne giapponesi in premenopausa. Le donne assumevano per os 60 mg/die di isoflavoni coniugati per 30 giorni, con misurazione dei livelli plasmatici di omocisteina, di acido folico, di vitamina B6 e di vitamina B12 pre terapia e al termine della stessa. Si è visto che all’aumentare della quantità di isoflavoni ingeriti vi era una moderata ma significativa diminuzione dei livelli plasmatici di omocisteina, accompagnata da un’altrettanto moderato ma sempre significativo incremento dei livelli di acido folico. I valori delle vitamina B6 e B12 non erano modificati in modo apprezzabile. Questi dati indicano che gli isoflavoni possono ridurre i livelli circolanti di omocisteina, un noto fattore di rischio per le malattie ischemiche dell’appparato cardiovascolare (80).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli isoflavoni di soia sui livelli plasmatici di omocisteina e di dimetilarginina asimmetrica (ADMA). Sono state arruolate 89 donne, che consumavano una dieta addizionata di barrette di cereali contenenti o meno 50 mg/die di isoflavoni per 2 mesi, con un intervallo di 2 mesi e un successivo ciclo di cura di altri 2 mesi. Si è visto che i livelli di isoflavoni nelle urine aumentavano in modo significativo (p<0,001) nelle donne del gruppo verum, dimostrando così il loro assorbimento sistemico. I livelli plasmatici di omocisteina al termine del trattamento erano diminuiti di 0,32 mumol/L nel gruppo verum e di 0,29 mumol/L in quello placebo rispetto al preterapia. Tale differenza non era statisticamente significativa. I livelli plasmatici di ADMA erano calati di 0,02 mumol/L nel gruppo verum e di 0,00 mumol/L in quello placebo. Anche tale differenza non era statisticamente significativa. Non si riscontrava alcuna associazione tra i livelli plasmatici di omocisteina e quelli di ADMA. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia non sembrano avere effetti significativi sui livelli plasmatici di omocisteina e di ADMA nella donna in menopausa (124).
Uno studio clinico prospettico di coorte ha arruolato 64915 donne di età compresa tra i 40 e i 75 anni, con diagnosi di ischemia cardiaca, ictus cerebrale, cancro o diabete. Questi soggetti dovevano compilare un questionario alimentare validato, allo scopo di accertare il loro consumo giornaliero di cibi a base di soia. Dopo 2,5 anni di follow-up, sono stati registrati 62 casi di ischemia cardiaca (43 non fatali e 19 fatali). Vi era una chiara relazione monotonica dose-risposta tra l’introito di cibi a base di soia e il rischio di ischemia cardiaca, con un rischio relativo aggiustato (RR) di 0,25 nelle donne del quartile a maggior consumo di soia rispetto a quelle del quartile a più basso consumo di soia. L’associazione inversa era più pronunciata per i casi di infarto non fatale (RR=0,14) nelle donne del quartile a maggior consumo di soia rispetto a quelle del quartile a più basso consumo di soia. Questo studio dimostra per la prima volta che un elevato consumo di soia può ridurre il rischio di ischemia cardiaca nell’uomo (81).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli isoflavoni e delle proteine di soia sulla pressione arteriosa e sui livelli di colesterolo in pazienti scozzesi maschi con elevato rischio cardiovascolare. Sono stati arruolati 61 pazienti con pressione arteriosa e colesterolo elevati, che tenevano una dieta contenente 20 g./die di proteine di soia o 80 mg./die di isoflavoni o un placebo per 5 settimane. Al termine dello studio si è notato un significativo calo della pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica, del colesterolo totale e di quello LDL, con un evidente aumento del colesterolo HDL. Lo studio conclude dicendo che le proteine di soia e gli isoflavoni sono capaci di ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti studiati (89).
Uno studio clinico controllato ha valutato se gli isoflavoni di soia avessero effetti positivi sulla funzionalità vascolare. Sono state arruolate 202 donne in postmenopausa, che assumevano una quantità di proteine di soia capace di apportare giornalmente 99 mg di isoflavoni o un placebo per 1 anno, misurando la pressione arteriosa e la funzionalità endoteliale pre e post terapia. Gli indici di funzionalità endoteliale al termine della sperimentazione erano analoghi in entrambi i gruppi. La pressione arteriosa sistolica era aumentata significativamente nel gruppo soia di 4,3 mm/Hg (95% CI: 0.3, 8.4 mm Hg; P = 0.04), mentre la diastolica era aumentata solo di 2 mm/Hg (95% CI: -0.74, 4.71 mm Hg; P = 0.15). Nelle donne del gruppo soia che si dimostravano essere equolo produttrici invece la pressione arteriosa e la funzionalità endoteliale tendevano a migliorare rispetto a quelle dello stesso gruppo ma non equolo produttrici. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia hanno scarsissimi effetti sulla funzionalità vascolare e sulla pressione arteriosa anche nelle donne equolo produttrici (106).
Uno studio prospettico di coorte fatto in Olanda (Dutch prospectic EPIC cohort) ha esaminato se l’abituale ingestione di cibi a base di soia ricchi di isoflavoni potesse ridurre il rischio cardiovascolare. Sono state arruolate 16165 donne di età compresa tra i 49 e i 70 anni e senza malattie cardiovascolari pregresse o in atto, che venivano seguite per 6 anni. L’ingestione quotidiana di isoflavoni era indagata tramite un apposito questionario validato all’inizio dello studio. Si usava la Cox regression analysis per stimare le ratio di rischio della malattia cardiovascolare per i quartili relativi all’ingestione degli isoflavoni aggiustati per età, indice di massa corporea (BMI), fumo di sigaretta, attività fisica, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, uso di terapia ormonale sostitutiva, stato della menopausa, ingestione girnaliera di calorie, di fibre, di verdura, di frutta e di alcool. Durante i 6 anni 372 donne hanno avuto un evento cardiovascolare e 147 un fatto cerebrovascolare. I risultati dello studio indicano che nè gli isoflavoni nè i lignani riducono in modo significativo il rischio cardiovascolare, anche se una certa riduzione di quest’ultimo è stata osservata nei soggetti fumatori (107).
Uno studio clinico ha indagato se gli isoflavoni di soia potessero combattere l’aterosclerosi anche misurando i markers plasmatici di aterosclerosi quali omocisteina, stato antiossidante plasmatico e lipoperossidazione in presenza o in assenza di stress ossidativo indotto dall’esercizio fisico. Sono stati arruolati 30 soggetti ben allenati, che assumevano per os 150 mg/die di isoflavoni o un placebo per 1 mese. Il prelievo di sangue era eseguito a riposo e poi dopo 5 e dopo 30 minuti di sforzo fisico all’80% della propria capacità massima. Si è notato che i livelli plasmatici di genisteina e di daidzeina erano significativamente aumentati nei soggetti del gruppo verum. Gli isoflavoni riducevano i livelli di malondialdeide (p<0,05) e di omocisteina (p<0,01) a riposo e aumentavano quelli del glutatione totale (p<0,01) sempre a riposo, ma non influivano sull’aumento della malondialdeide e sul calo del glutatione indotti dall’esercizio fisico. Gli isoflavoni aumentavano anche la capacità antiossidante plasmatica a riposo, ma non influenzavano i livelli plasmatici di vitamina A, vitamina C e acido urico. Lo studio indica che gli isoflavoni riducono lo stress ossidativo nei soggetti a riposo ma non dopo intenso sforzo fisico (108).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli isoflavoni di soia sulla funzionalità endoteliale in donne in menopausa apparentemente sane. Sono state arruolate 60 donne, che ricevevano per os gli isoflavoni alla dose di 60 mg/die o un placebo per 6 mesi. Si misurava la vasodilatazione endotelio mediata a livello dell’arteria brachiale e i livelli plasmatici di ICAM1, di VCAM1, di selectina E, di selectina P, di trombomodulina solubile, del fattore di Von Willebrand e del tissue plasminogen activator. Le differenze tra la vasodilatazione endotelio dipendente e quella endotelio indipendente erano misurate valutando la reattività dell’arteria brachiale dopo iperemia e dopo somministrazione di nitroglicerina per os. Gli effetti degli isoflavoni erano anche valutati durante l’infusione intra-arteriosa di N-monometil-L-arginina. Si misuravano anche l’assetto lipidico, la protrombina, il fibrinogeno, il plasminogen activator inhibitor-1 e il D.dimero della fibrina e i livelli plasmatici degli isoflavoni. Si è visto che gli isoflavoni favorivano significativamente la vasodilatazione endotelio dipendente ma non quella endotelio indipendente. L’iniezione endovenosa di N-monometil-L-arginina inibiva l’effetto degli isoflavoni sulla vasodilatazione endotelio dipendente. Gli isoflavoni riducevano anche i livelli di ICAM1, VCAM1 e selectina E, ma non modificavano nessuno degli altri parametri misurati. Lo studio indica che gli isoflavoni hanno azione protettiva sull’endotelio favorendo la vasodilatazione endotelio dipendente e ostacolando la formazione delle molecole di adesione (111).
Uno studio di popolazione condotto in Cina ha valutato l’effetto della soia sulla pressione arteriosa. Sono state arruolate 45694 donne, di età compresa tra i 40 e i 70 anni, che non avevano storia clinica di ipertensione arteriosa o di diabete mellito o di malattie cardiovascolari. Si utilizzavano i modelli della multiple regression per valutare le differenze medie nella pressione arteriosa a seconda dell’entità di soia assunta con la dieta. Si è notato che l’ingestione delle proteine di soia era inversamente correlata con la pressione arteriosa sistolica (P for trend = 0.01) e con quella diastolica (P for trend = 0.009) dopo aggiustamento per età, BMI, stile di vita e alimentazione. Il valore sistolico medio era di 2 mm/Hg più basso (95% CI: -3.0, -0.8 mm Hg) e quello diastolico di 0,9 mm/Hg minore (-1.6, -0.2 mm Hg) nelle donne che consumavano una dose di proteine di soia pari o superiore a 25 g/die. Tali valori erano più evidenti nelle donne di età superiore a 60 anni. In queste donne infatti il valore sistolico medio era di 4,9 mm/Hg più basso (95% CI: -8,0, -1,9 mm/Hg) e quello diastolico di 2,2 mm/Hg minore (95% CI: -3.8, -0.6 mm Hg). Lo studio indica che il consumo di adeguate quantità di proteine di soia tende ad abbassare la pressione arteriosa, soprattutto nella donna di età superiore ai 60 anni (112).
Uno studio clinico controllato ha paragonato gli effetti sull’iperlipidemia di una dieta con basso indice glicemico versus 30 g/die di proteine di soia e 4 g/die di fitosteroli in donne in postmenopausa. Sono state arruolate 95 donne, con BMI compreso tra 27 e 35 kg/m2, che dovevano tenere una dieta a basso indice glicemico integrata o meno con proteine di soia e fitosteroli. Si è visto che le donne del gruppo verum mostravano un calo del 14,8% statisticamente significativo (p<0.004) del colesterolo LDL, un calo del 15,8% e statisticamente significativo del colesterolo totale (p<0,0036) e un calo del 44,8% e statisticamente significativo (p<0,006) dei trigliceridi. Si notava anche un calo della pressione arteriosa e dell’indice di rischio coronario di Framingham statisticamente significativi rispetto alle donne del gruppo placebo. Lo studio indica che una dieta a basso indice glicemico integrata con proteine di soia e fitosteroli è significativamente migliore della sola dieta nel ridurre il rischio cardiovascolare della donna in menopausa (130).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni sui markers di funzionalità endoteliale su donne in postmenopausa. Esse dovevano consumare barrette di cereali capaci di fornire o meno 50 mg/die di isoflavoni per 2 mesi. Pre e post terapia si misuravano la compliance arteriosa sistemica (SAC), la compliance arteriosa isobarica (IAC), la vasodilatazione endotelio dipendente mediata dal flusso (FMD), la vasodilatazione endotelio indipendente mediata dalla nitroglicerina (NMD), la pressione arteriosa, i livelli plasmatici di nitriti, nitrati e di endotelina 1. La NMD basale era 13,4 nei due gruppi e 15,5 al termine nel gruppo verum e 12,4 in quello placebo (p<0,03). I nitriti e i nitrati passavano da 27,7 basale a 31,1 microM al termine dello studio nel gruppo verum versus 25,4 basale e 20,4 microM al termine dello studio nel gruppo placebo (p<0,003). Si notava un significativo incremento della ratio nitriti/nitrati:endotelina 1 (p<0,005) nel gruppo verum. Non si notavano differenze significative tra i due gruppi per FMD, IAC, pressione arteriosa ed endotelina 1. Lo studio indica che il consumo di barrette che forniscono 50 mg/die di isoflavoni aumenta i livelli plasmatici di nitriti e nitrati e migliora la vasodilatazione endotelio indipendente in donne in postmenopausa apparentemente sane (135).
Uno studio epidemiologico è stato condotto ad Hong Kong per valutare il nesso tra la mortalità totale e il consumo di isoflavoni in soggetti adulti. Sono stati arruolati 21494 soggetti di età pari o superiore ai 60 anni, il cui introito di cibi a base di soia veniva indagato tramite un apposito questionario validato. Questa popolazione veniva seguita per 6 anni registrando tutte le cause di morte. Si è visto che assegnando alle odds ratios aggiustate per la mortalità da tutte le cause un valore di 1,0 per i non consumatori di soia, i soggetti che consumavano cibi a base di soia almeno 4 volte alla settimana avevano un valore di 0,77 (95% CI: 0.62, 0.95) per gli uomini e di 0,66 (0.54, 0.81) per le donne. La mortalità da neoplasie calava in modo statisticamente significativo per le neoplasie seguenti: carcinomi polmonari p<0,02 per entrambi i sessi, carcinomi del colon-retto p<0,07 per i maschi e p<0,001 per le femmine, carcinomi dello stomaco p<0,04 per i maschi e p<0,03 per le femmine e carcinomi della mammella p<0,02. Si notava anche un calo significativo delle malattie cardiovascolari (p<0,001 per i maschi e p<0,002 per le femmine). Lo studio conferma l’azione protettiva della soia sulla mortalità (136).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia e della terapia ormonale sulla reattività vascolare, sulla formazione di NO e sulla lipoperossidazione in donne in menopausa ipercolesterolemiche. Le donne ricevevano per os gli isoflavoni di soia (80 mg/die) o il 17 beta estradiolo o il 17 beta estradiolo + il noretisterone acetato per 3 mesi. Si misuravano i livelli plasmatici di nitriti, nitrati, S-nitrosotioli, nitrotirosina, colesterolo LDL, estradiolo, ossidi colesterinici e isoflavoni e si valutava la reattività vascolate tramite ultrasonografia ad alta risoluzione. Si è visto che sia gli isoflavoni di soia sia l’estradiolo riducevano i livelli plasmatici i nitriti, nitrati, colesterolo LDL e ossidi colesterinici con un aumento di S-nitrosotioli. Gli isoflavoni riducevano il colesterolo LDL e gli ossidi colesterinici in modo superiore rispetto all’estradiolo. Solo gli isoflavoni di soia inibivano la formazione di nitrotirosina. Un miglioramento della reattività vascolare si osservava solo nelle donne che ricevevano l’estradiolo. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia hanno un effetto simile a quello dell’estradiolo sulla biodisponibilità dell’NO e che gli isoflavoni inibiscono la lipoperossidazione in modo più efficiente rispetto all’estradiolo (148).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni sui markers di flogosi e sulla funzionalità endoteliale in donne in menopausa. Sono state arruolate 42 donne affette da sindrome metabolica tenute a una dieta contro l’ipertensione nella quale le proteine di soia rimpiazzavano le proteine animali per 2 mesi. Si misuravano i livelli di NO, E-selectina e PCR pre e post terapia. Si è visto che le proteine di soia riducevano dell’11,4% i livelli di E-selectina (p<0,01), dell’8,9% quelli di PCR (p<0,01) e aumentavano quelli di NO del 9,8% (p<0,01). Lo studio mostra che le proteine di soia riducono i livelli di alcuni markers di flogosi e aumentano quelli di NO in donne in menopausa con sindrome metabolica (153).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della soia sui componenti della sindrome metabolica (lipemia, glicemia, insulinoresistenza) in donne in menopausa affette da sindrome metabolica. Sono state arruolate 42 donne, che dovevano consumare: 1) una dieta di controllo, 2) una dieta con proteine di soia o 3) una dieta con legumi di soia per 2 mesi. Le carni rosse erano sostituite nella dieta 2 dalle proteine di soia e in quella 3 dai legumi di soia. Si è visto che, al termine dello studio, le pazienti della dieta 3 riducevano significativamente la resistenza all’insulina, la glicemia a digiuno e il colesterolo LDL rispetto alle diete 1 e 2 (p<0,01) e mostravano una significativa riduzione nei livelli sierici di peptide C (p<0,01) rispetto a quelli delle diete 1 e 2. Lo studio indica che una dieta supplementata con legumi di soia migliora la sindrome metabolica nella donna in menopausa (154).
Le linee guida più recenti in materia di ipertensione indicano che per soggetti di età compresa tra i 40 e i 70 anni un incremento della pressione sistolica maggiore di 20 mm/Hg o della diastolica maggiore di 10 mm/Hg raddoppia il rischio cardiovascolare. In questo studio sono state arruolate 60 donne in menopausa apparentemente sane per valutare l’effetto di una dieta ricca di soia rispetto a una dieta tradizionale sulla pressione arteriosa. Durata dello studio 2 mesi. Al termine della sperimentazione si è notato che la dieta ricca di soia riduceva la pressione sistolica del 9,9% e quella diastolica del 6,8% nelle donne ipertese (pressione sistolica pari o superiore a 140 mm/Hg) e la pressione sistolica del 5,2% e quella diastolica del 2,9% nelle donne normotesi (pressione sistolica inferiore a 120 mm/Hg). Nelle donne con uno stato preipertensivo (pressione sistolica compresa tra 121 e 139 mm/Hg) la dieta ricca di soia riduceva la pressione sistolica del 5,5% e quella diastolica del 2,7%. Inoltre la dieta ricca di soia riduceva il colesterolo LDL dell’11% e l’apoproteina B dell’8% nelle donne ipertese ma non in quelle normotese. Lo studio indica che una dieta ricca di soia riduce la pressione arteriosa e l’assetto lipidico nelle donne in menopausa ipertese, collaborando a ridurne il rischio cardiovascolare (158).
Uno studio clinico ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sui principali markers di flogosi vascolare (omocisteina, PCR, selectina E, vascular adhesion molecule-1 (VCAM-1) e intercellular adhesion molecule-1 (ICAM-1). Sono state arruolate 34 donne in menopausa, che assumevano per os 26 g/die di proteine di soia contenenti 44 mg di isoflavoni o delle proteine del latte per 6 settimane. Al termine dello studio i livelli dei markers suddetti non differivano in modo statisticamente significativo tra i due gruppi, e tale risultato non era influenzato dalla produzione urinaria di equolo e dall’assetto lipidico pre terapia. Lo studio indica che la soia e gli isoflavoni in essa contenuti non riducono i livelli plasmatici dei markers di flogosi cardiovascolare nella donna in menopausa (164).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’associazione tra il consumo di soia, l’ispessimento della tunica intima carotidea e l’assetto lipidico in 406 soggetti di entrambi i sessi di età compresa tra i 40 e i 65 anni senza rilevanti patologie in atto o pregresse. Si è visto che il consumo di soia era inversamente correlato con lo spessore dell’intima carotidea e con in livelli plasmatici di colesterolo totale e di colesterolo LDL (p<0,05 per entrambi). In particolare lo spessore dell’intima carotidea si riduceva del 9,4%, il valore del colesterolo totale del 6,2% e quello del colesterolo LDL del 10,4% nella donna e del 16%, del 12% e del 19,6% rispettivamente nell’uomo per i soggetti del quintile più alto rispetto a quelli del quintile più basso. Lo studio indica che un elevato consumo di soia riduce lo spessore dell’intima a livello carotideo, il colesterolo totale e il colesterolo LDL in soggetti cinesi di entrambi i sessi di mezza età, con un effetto maggiore nel sesso maschile rispetto al sesso femminile (173)
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di una dieta arricchita con isoflavoni di soia (80 mg/die) versus la stessa dieta ma senza isoflavoni sulla vasodilatazione mediata dal flusso nell’arteria brachiale. Sono state arruolate allo scopo 22 donne in menopausa che subivano un prelievo di sangue a digiuno e poi dopo 5 e dopo 7 ore dall’ingestione del pasto, per misurare i livelli plasmatici di isoflavoni, di 8-isoprostano F2 alfa, di NO, di glucosio e di trigliceridi. I livelli plasmatici di genisteina raggiungevano il valore di 1,49 micromol/L e quelli di daidzeina di 0,95 micromol/L dopo 7 ore nel gruppo verum. In questo gruppo la vasodilatazione mediata dal flusso dell’arteria brachiale e le concentrazioni di NO erano superiori a quelle del gruppo placebo (p<0,01 e p<0,005 rispettivamente) dopo 7 ore, indicando un miglioramento del funzionamento postprandiale dell’endotelio. Non vi erano differenze statisticamente significative per quanto riguardava la pressione arteriosa, i livelli di 8-isoprostano F2 alfa e di trigliceridi. Lo studio indica che il consumo di una quantità di soia con la dieta capace di fornire 80 mg/die di isoflavoni migliora la vasodilatazione mediata dal flusso nell’arteria brachiale (endotelio dipendente) nella donna in menopausa (183).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della genisteina sui parametri metabolici e sulla reattività vascolare di un gruppo di donne in menopausa. Sono state arruolate 50 donne apparentemente sane, che ricevevano per os 54 mg/die di genisteina o un placebo per 6 mesi. Le donne del gruppo verum erano in parte normoinsulinemiche e in parte iperinsulinemiche. Si esaminavano le misure antropometriche, i livelli ormonali, la glicemia, l’insulinemia, il peptide C, la curva da carico glucidico per os e la funzionalità endoteliale pre e post terapia. Al termine dello studio nelle donne del gruppo verum rispetto a quelle del gruppo placebo la glicemia basale e l’insulinemia basale si riducevano significativamente sia nelle donne normoinsuliemiche sia in quelle iperinsulinemiche. In queste ultime vi era anche una significativa riduzione del peptide C. Nelle donne del gruppo verum si notava anche un aumento del colesterolo HDL e un miglioramento significativo della vasodilatazione sia endotelio dipendente sia endotelio indipendente. Le pazienti normoinsulinemiche mostravano un significativo aumento della vasodilatazione mediata dal flusso e dall’NO, mentre questi parametri erano poco visibili nelle donne iperinsuliemiche. Lo studio indica che la genisteina migliora il metabolismo glicoinsulinemico e la funzionalità endoteliale, con un effetto più marcato nelle donne normoinsulinemiche (197).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di dosi elevate di isoflavoni di soia sui marker di flogosi in donne in postmenopausa. Sono state arruolate 75 donne apparentemente sane, che dovevano assumere per os 20 g/die di proteine di soia contenenti 160 mg/die di isoflavoni o 20 g/die di proteine di soia senza isoflavoni per 3 mesi. Le donne dovevano interrompere un’eventuale terapia estrogenica almeno 3 mesi prima dell’inizio dello studio. Si misuravano glicemia, insulinemia e adipochine/citochine pre e post terapia. Le donne arruolate si trovavano in media in menopausa da 9 anni. Al termine dello studio si è visto che il BMI non era significativamente diverso tra i due gruppi esaminati, mentre i livelli plasmatici di TNF alfa si riducevano significativamente nel gruppo verum (p<0,0001). Gli altri parametri valutati non erano significativamente diversi tra i due gruppi, anche se nel gruppo verum si notava un significativo incremento dei livelli sierici di adiponectina (p<0,03). Lo studio indica che una dose elevata di isoflavoni di soia riduce il TNF alfa e aumenta l’adiponectina in donne in menopausa, senza modificare gli altri parametri metabolici (198).
Uno studio clinico ha valutato la relazione tra il consumo di cibi a base di soia e il rischio di ictus cerebri in una popolazione cinese. Sono stati arruolati 374 pazienti colpiti da ictus cerebri e 464 soggetti di controllo, che dovevano compilare un questionario validato per valutare il loro consumo di soia. Per valutare l’associazione suddetta si utilizzava l’analisi della regressione logistica. Si è notato che il consumo di soia era significativamente minore nei pazienti colpiti da ictus (239 g/die) rispetto ai soggetti di controllo (426 g/die) (p<0,01). Un elevato consumo di soia riduceva il rischio di ictus cerebri dopo aggiustamento per i fattori confondenti. Le odds ratios per il quintile più alto versus quello più basso relativo al consumo di soia o di tofu o di latte di soia o di cibi a base di soia in genere erano rispettivamente 0.20 (95% confidence interval = 0.09-0.48), 0.56 (0.36-0.89), 0.18 (0.06-0.51) e 0.23 (0.14-0.39). Lo studio indica che un buon consumo giornaliero di soia riduce il rischio di ictus cerebri in pazienti cinesi adulte (211).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della genisteina come aglicone su alcuni fattori di rischio cardiovascolare e sull’omocisteina in particolare in 389 donne in menopausa osteopeniche. Le pazienti ricevevano per os la genisteina alla dose di 54 mg/die o un placebo per 2 anni. Entrambi i due gruppi ricevevano anche la vitamina D3 e il calcio alle dosi terapeutiche classiche. Tutte le pazienti dovevano seguire una dieta isocalorica a basso tenore di lipidi saturi. Si misuravano i livelli plasmatici di colesterolo, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, glicemia, insulinemia, resistenza all’insulina, fibrinogeno, osteoprotegerina e omocisteina pre e post terapia. Si è visto che la genisteina riduceva significativamente la glicemia, l’insulinemia, la resistenza all’insulina, il fibrinogeno e l’omocisteina ma non modificava l’assetto lipidico e l’osteoprotegerina. Lo studio indica che la genisteina addizionata al calcio e alla vitamina D3 riduce il rischio cardiovascolare nelle donne studiate anche grazie alla sua capacità di ridurre i livelli plasmatici di omocisteina (218).
Isoflavoni e flora batterica intestinale: Uno studio in vitro ha valutato la metabolizzazione della genistina da parte della microflora batterica intestinale. Si è visto che essa è piuttosto rapida, e che la flora batterica è capace di degradare anche i malonil e acetil derivati della genistina. I principali metaboliti che si formano, oltre alla genisteina, sono la diidrogenisteina, la 6’-idrossi-O-desmetilangolensina e l’acido 4-idrossifenil-2-propionico.
Uno studio ha valutato l’assorbimento degli isoflavoni da parte dell’intestino umano in un gruppo di volontari adulti apparentemente sani. Essi ricevevano per os 50 mg. di daidzina o di genistina (i glicosidi rispettivamente di daidzeina e di genisteina) oppure 250 ml. di latte di soia, con prelievi di sangue subito prima e durante le 8 ore successive. Non si ritrovavano tracce di daidzina e di genistina nel plasma dopo 1, 2 e 8 ore dall’ingestione, mentre si potevano dosare nel plasma la daidzeina e la genisteina come agliconi. Questo lavoro conferma che gli isoflavoni come glucosidi non sono assorbiti dall’intestino umano, ma necessitano di essere idrolizzati dalle glicosidasi presenti nell’intestino (56).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della supplementazione con probiotici sul metabolismo degli isoflavoni in donne con e senza neoplasie mammarie. Sono state arruolate 20 donne sopravvissute al carcinoma mammario e 20 donne apparentemente sane, che ricevevano per os i seguenti trattamenti: 1) 26,6 g/die di proteine di soia + 44,4 mg/die di isoflavoni, 2) la stessa supplementazione + Lactobacillus acidophilus e Bifidobacterium longum + 30 mg./die di FOS, 3) proteine del latte e 4) proteine del latte + i probiotici di cui sopra. L’ingestione degli isoflavoni faceva aumentare i livelli plasmatici di questi ultimi, che non differivano in modo significativo tra le donne normali e quelle con pregressa neoplasia. Le concentrazioni plasmatiche degli isoflavoni non differivano tra i soggetti dei gruppi 1 e 2, e così pure il numero di donne equolo escretrici. I risultati di questo studio indicano che la supplementazione col probiotico qui utilizzato non modifica in modo apprezzabile i livelli plasmatici degli isoflavoni (97).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 39 donne in postmenopausa per valutare le modifiche alla flora batterica intestinale dopo 2 mesi di ingestione con la dieta di isoflavoni con o senza prebiotici o probiotici. Si è visto che gli isoflavoni da soli favorivano lo sviluppo del Clostridium coccoides, dell’Eubacterium rectale, dei Lactobacillus, degli Enterococcus, del Faecalibacterium prausnitzii e dei Bifidobacteria. La stimolazione delle popolazioni di Clostridium coccoides e di Eubacterium rectale dipendeva dall’escrezione di equolo ed era transitoria. La somministrazione di isoflavoni + probiotici non modificava apprezzabilmente il quadro descritto più sopra, mentre l’ingestione degli isoflavoni + prebiotici aveva un più marcato effetto bifidogenico. Lo studio indica che l’ingestione degli isoflavoni e dei prebiotici può modificare la composizione quali-quantitativa della flora batterica intestinale nella donna in menopausa (125).
Uno studio clinico ha valutato l’assorbimento intestinale degli isoflavoni nei bambini rispetto agli adulti. Sono stati arruolati 21 bambini e 19 adulti, che assumevano un supplemento alimentare a base di soia capace di fornire 54,4 mg di isoflavoni, con raccolta delle urine nelle successive 12 ore. Si è visto che i bambini avevano livelli urinari di isoflavoni significativamente superiori a quelli degli adulti (p<0,05) sia per la daidzeina sia per la genisteina sia per gli isoflavoni totali. Lo studio indica che la biodisponibilità degli isoflavoni è maggiore nel bambino rispetto all’adulto (165).
Indicazioni principali: sindrome menopausale, osteoporosi postmenopausale, coadiuvante nella prevenzione delle neoplasie mammarie, oligomenorrea, coadiuvante nella prevenzione della malattia aterosclerotica.
Azione principale: antiosteoporotica, preventiva della malattia aterosclerotica.
Altre azioni: utile nel contrastare i sintomi della sindrome premestruale.
EFFETTI COLLATERALI: nessuno degno di nota.
CONTROINDICAZIONI: non utilizzare in pazienti con lesioni preneoplastiche o francamente neoplastiche in atto a carico della mammella e/o dell’apparato genitale femminile.
Controindicata in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Uno studio nel ratto ha indagato le interazioni tra la genisteina e il tamoxifene sulla crescita di cellule tumorali mammarie umane estrogeno dipendenti MCF7 impiantate in ratti atimici ovariectomizzati. Il trattamento con tamoxifene sopprimeva l’effetto proliferante dell’estradiolo sulle cellule MCF 7, ma la genisteina ostacolava questo effetto, abbassava i livelli di estrogeni nel plasma e aumentava l’espressione dei geni estrogeno responsivi (pS2, PR e ciclina D1) nelle cellule tumorali. Questi dati indicano che la genisteina potrebbe ridurre l’effetto del tamoxifene (53).
È stato dimostrato che alcuni flavonoidi quali genisteina, quercetina, naringenina, diosmetina, acacetina e crisina incrementano significativamente l’assorbimento intestinale dell’antibiotico beta lattamico cefixima in cellule intestinali Caco2.
Uno studio clinico ha valutato l’effetto degli isoflavoni sull’isoenzima CYP1A2 del citocromo P450 e sulla farmacocinetica della teofillina. Sono stati arruolati 20 soggetti apparentemente sani, che assumevano per os 100 mg/die di teofillina per 3 giorni, dopodichè erano trattati con daidzeina alla dose di 200 mg/die per 10 giorni o un placebo. L’ultimo giorno i soggetti ricevevano 200 mg di daidzeina e 100 mg. di teofillina o un placebo. Si è visto che nei soggetti trattati con la daidzeina la diminuzione della ratio metabolica della teofillina era significativamente evidente (p<0,009), mentre non vi erano differenze rispetto al basale nei partecipanti del gruppo placebo. Se si paragonano i parametri cinetici della teofillina nel giorno 1 e nel giorno11 osservati nel gruppo daidzeina si vede che l’AUC era aumentata del 33,57%, il C(max) del 23,4% e il t(1/2) del 41,39%. I risultati di questo studio indicano che la daidzeina, somministrata a dosi elevate, può inibire la funzionalità del CYP1A2 e aumentare i livelli plasmatici della teofillina (71).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto della genisteina a dosi di 250 e di 1000 ppm aggiunte alla dieta sull’effetto del letrozolo, un inibitore specifico dell’aromatasi, sulla crescita di cellule tumorali mammary umane esprimenti l’aromatasi MCF7Ca in presenza e in assenza di androstenedione. Si è visto che la genisteina da sola stimolava la crescita di queste cellule e che il letrozolo inibiva la crescita delle cellule tumorali stimolata dall’androstenedione. La genisteina in presenza di androstenedione e di letrozolo riduceva l’azione inibitoria sulle cellule del letrozolo in modo dose dipendente. Lo studio indica che la genisteina non dovrebbe essere usata assieme al letrozolo nel trattamento del carcinoma mammario da cellule MCF7 che esprimono l’aromatasi (191).
TOSSICOLOGIA: è’ stato valutato l’effetto dell’esposizione alla genisteina a dosi di 25000, di 5000 e di 5 microgrammi di feti di ratto al ventesimo giorno di gestazione. Una parte di questi animali è stato trattato con 5 mg di dietilstilbestrolo e con 50 mg di etinilestradiolo. Sono stati valutati gli effetti sul peso alla nascita, sulla distanza anogenitale alla nascita, sulla secrezione di LH stimolata dal GnRH, sul volume del nucleo sessualmente dimorfico nell’area preottica dell’ipotalamo, sull’inizio della pubertà e sulla ciclicità vaginale. I soggetti nati da madri trattate con genisteina alla dose di 25000 microgrammi o con estradiolo o con stilbestrolo avevano un peso alla nascita inferiore ai controlli, ma ciò non si notava nei nati da madri trattate con genisteina alla dose di 5000 microgrammi.
I nati di sesso femminile esposti alla genisteina avevano un ritardo della pubertà, mentre le femmine esposte allo stilbestrolo avevano cicli vaginali atipici. Questi dati confermano che l’esposizione prenatale agli estrogeni può influenzare la differenziazione sessuale nel ratto, e questo può verificarsi anche per i fitoestrogeni quali la genisteina.
Sono stati fatti tests in vitro per valutare l’effetto mutageno dei fitoestrogeni e del cumestrolo su Salmonelle, saggiando concentrazioni progressivamente crescenti di queste sostanze, da 1 a 500 microgrammi per piastra. Non è stato osservato alcun effetto mutageno anche per le concentrazioni massime su ceppi di Salmonella TA 1538, TA 98 e TA 100.
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto di una miscela di isoflavoni composta dal 45% di genisteina, dal 23% di daidzeina e dal 4% di gliciteina sulla fertilità maschile. Tale miscela era somministrata agli animali per 1 anno a dosi di 200 o di 2000 mg/kg/die. Si è notato che anche la dose maggiore non produceva evidenti effetti tossici sugli animali o alterazioni del peso corporeo. Le dimensioni e il peso dei testicoli e dell’epididimo erano pressochè analoghe nei due gruppi verum rispetto al gruppo di controllo, e così pure l’esame istopatologico degli organi suddetti. Non si notavano effetti apprezzabili sulla conta degli spermatidi, sulla produzione di sperma o sulla morfologia e vitalità degli spermatozoi. Questo studio indica che anche alte dosi di isoflavoni non hanno alcuna tossicità sull’apparato riproduttivo del ratto maschio (91).
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti ormonali e metabolici della somministrazione cronica (6 mesi) di isoflavoni in 48 bambini di età media di 37 mesi, 27 maschi e 21 femmine. Si valutavano l’età ossea, i markers urinari del metabolismo osseo, i livelli sierici di fosfatasi alcalina, osteocalcina, 17 beta estradiolo e ormone paratiroideo. 18 bambini con le stesse caratteristiche servivano da gruppo di controllo. Nessuno dei parametri esaminati nei bimbi del gruppo verum aveva valori diversi da quelli osservati nei soggetti del gruppo di controllo al termine della sperimentazione. Lo studio conclude affermando che la somministrazione cronica di isoflavoni non causa effetti ormonali di tipo estrogenico nei bambini (92).
Uno studio clinico ha valutato l’escrezione degli steroidi sessuali nelle urine di 20 volontarie sane di età compresa tra gli 8 e i 14 anni che assumevano farina di soia con la dieta o una farina placebo per 2 mesi. Gli steroidi sessuali (estrone, estradiolo, estriolo, testosterone e pregnandiolo) venivano misurati tramite gas cromatografia. Al termine della sperimentazione nelle partecipanti del gruppo verum si notava un lieve e non significativo incremento degli androgeni e degli estrogeni e un lieve e non significativo calo del pregnandiolo, confermando che il consumo di soia non altera in modo significativo l’assetto ormonale delle femmine prepuberi o all’inizio della pubertà (119).
Uno studio nel cane ha valutato la tossicità subcronica (4 settimane) e cronica (52 settimane) della genisteina data alla dose di 50 o 150 o 500 mg/kg/die per via orale. Nel test a 4 settimane si notava solo un moderato aumento del peso dell’utero alla dose di 500 mg/kg/die. Nello studio a 52 settimane nei cani di sesso maschile si notava una riduzione del volume dei testicoli, dell’epididimo e della prostata nel 25% degli animali, ma sempre solo alla dose di 500 mg/kg/die. L’esame istologico indicava la presenza di atrofia testicolare e prostatica, con assenza di spermatozoi nell’epididimo. Alla dose di 150 mg/kg/die vi era un’ipotrofia testicolare, epididimale e prostatica ma senza alterazioni istopatologiche. Nei cani di sesso femminile vi era un modesto calo del peso delle ovaie senza alterazioni istopatologiche delle stesse solo alla dose di 500 mg/kg/die. Lo studio conferma la bassissima tossicità subcronica e cronica della genisteina anche a dosi molto elevate (113).
Uno studio clinico ha valutato i livelli di isoflavoni nei lattanti di madri che ingerivano cibi contenenti soia durante l’allattamento o che erano nutriti con latte di soia. Sono state arruolate 18 donne che non consumavano cibi a base di soia, che dovevano consumare una bevanda a base di soia per 4 giorni, raccogliendo il loro latte e le loro urine e le urine dei loro bambini sempre per 4 giorni. Si prelevavano anche campioni di sangue dai lattanti per valutare in essi i livelli di isoflavoni. Un’altra popolazione di lattanti nutriti con latte di soia subiva gli stessi accertamenti. Si è notato che nelle donne supplementate con la bevanda a base di soia i livelli urinari di isoflavoni passavano da 18,4 nmol/mg di creatinina a 135,1 nmol/mg di creatinina, mentre i livelli di isoflavoni nel loro latte crescevano da 5,1 nmol/l a 70,7 nmol/l. Nelle urine dei loro bambini i livelli di isoflavoni passavano da 29,8 nmol/l a 111,6 nmol/l. La concentrazione plasmatica di isoflavoni nei bambini allattati da madri supplementate con la bevanda a base di isoflavoni erano di 19,7 nmol/l, mentre i bambini nutriti con latte di soia avevano livelli plasmatici di isoflavoni di 1049 nmol/l e livelli urinari di isoflavoni di 229 nmol/l. L’escrezione urinaria di isoflavoni per ora aggiustata per dose e per peso corporeo era dell’81% più bassa nei bambini allattati dalle madri supplementate con la bevanda a base di soia rispetto ai bambini nutriti col latte di soia. Lo studio indica che gli isoflavoni passano nel latte materno e raggiungono quindi il feto, che i bambini nutriti con latte di soia hanno livelli plasmatici e urinari di isoflavoni molto elevati e che nei bambini i livelli plasmatici e urinari degli isoflavoni sono proporzionalmente molto più alti di quelli riscontrabili negli adulti (143).
Uno studio nel ratto ha valutato se l’esposizione neonatale alla genisteina influisse sulla BMD e sulla resistenza dell’osso alle fratture una volte che l’animale abbia raggiunto l’età adulta. Sono stati utilizzati ratti di entrambi i sessi, che ricevevano per via sottocutanea il dietilstilbestrolo alla dose di 2 microg/die o la genisteina alla dose di 4 microg/die o un placebo dal primo al quinto giorno di vita. Gli animali venivano poi studiati anche al raggiungimento dell’età adulta. Si è visto che sia il dietilstilbestrolo sia la genisteina aumentavano la BMD nelle femmine a livello sia vertebrale (p<0,001) sia femorale (p<0,016), il che si associava ad un osso più robusto e più resistente alle fratture (p<0,012). Nei maschi tali effetti erano notevolmente più sfumati ed erano più evidenti a livello vertebrale che a livello femorale. Lo studio indica che l’esposizione perinatale alla genisteina aumenta nei ratti di sesso femminile la BMD e la resistenza dell’osso alle fratture a livello sia vertebrale sia femorale, probabilmente a causa della sua azione estrogenosimile, mentre nei maschi l’effetto è minore specie a livello femorale (155).
Uno studio nel macaco ha valutato l’effetto delle proteine di soia ricche di isoflavoni sull’aspetto istologico della ghiandola mammaria, della prostata, dei testicoli e dello sperma in animali adulti di sesso maschile. Gli animali tenevano una dieta priva di isoflavoni o una dieta povera di isoflavoni o una dieta ricca di isoflavoni per 3 anni, al termine dei quali gli animali venivano sacrificati e i loro organi esaminati. Si è visto che i livelli plasmatici di isoflavoni erano correlati all’ingestione degli stessi ed erano di 67 nmol/L per la dieta standard, di 799 nmol/L per quella povera di isoflavoni e di 1458 nmol/L per quella ricca di isoflavoni. Non si notavano alterazioni evidenti nei livelli plasmatici o testicolari o epididimali di estradiolo, testosterone e di spermatozoi, mentre anche l’aspetto istologico degli organi genitali era nei limiti di norma. Così pure l’istologia della ghiandola mammaria. Lo studio indica che l’ingestione anche di dosi elevate per periodi prolungati di isoflavoni nel macaco maschio non altera l’istologia e il funzionamento dei genitali e della ghiandola mammaria (159).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto estrogenico di cibi ricchi di soia in 92 soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 3 e i 24 mesi apparentemente sane, parte delle quali assumeva cibi ricchi di soia e parte era invece allattata al seno da madri con scarsa esposizione alla soia. Si valutava in particolare la presenza di telarca pre e post trattamento (durata di 3 mesi). Si è visto che nel secondo anno di vita le bambine che ingerivano cibi ricchi di soia sviluppavano con maggiore frequenza il telarca (22.0% vs 10.3%; P = 0.02), mentre ciò non si verificava nel primo anno di vita. Lo studio conferma l’influenza che gli isoflavoni di soia possono avere sulla ghiandola mammaria (178).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sull’endometrio di donne in menopausa. Sono state arruolate 50 pazienti, che assumevano per os un estratto secco titolato di soia capace di fornire 80 mg/die di isoflavoni o un placebo per 1 anno, che venivano sottoposte a studio dell’endometrio per via ultrasonica (ecografia) e per isteroscopia pre terapia, dopo 6 mesi e al termine della stessa. Al termine dello studio le caratteristiche dell’endometrio non si discostavano da quelle involutive registrate nel preterapia, ad eccezione di una donna che mostrava un endometrio ispessito e di tipo proliferativo, ma senza iperplasia endometriale. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia sono ragionevolmente sicuri a livello endometriale (184).
Uno studio clinico ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sugli spermatozoi in 99 uomini che dovevano ingerire cibi a base di soia. Si è notata un’associazione inversa tra l’ingestione di soia e la concentrazione di spermatozoi, che restava significativa anche dopo l’aggiustamento per i potenziali fattori confondenti. Nell’analisi multivariata gli uomini a più elevata ingestione di soia avevano 41 milioni di spermatozoi per ml in meno degli uomini che non consumavano soia (95% confidence interval = -74, -8; P, trend = 0.02). Questo dato era più evidente tra i soggetti in soprappeso o obesi. Non vi erano alterazioni significative della motilità e della morfologia degli spermatozoi e del volume dell’eiaculato tra gli uomini che non ingerivano soia e quelli che ne mangiavano buone quantità. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia possono ridurre la concentrazione degli spermatozoi nello sperma (190).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto della genisteina sulla maturazione dell’ovocita e sul susseguente sviluppo pre e post impianto sia in vitro sia in vivo. Si è visto che la genisteina causava una significativa riduzione della maturazione dell’ovocita, della sua fertilizzazione e dello sviluppo dell’embrione sia in vitro sia in vivo. In vitro il trattamento degli ovociti con la genisteina portava a un ridotto impianto e a riduzione del peso della placenta e del feto. In vivo la genisteina provocava la riduzione della maturazione dell’ovocita, una ridotta fertilizzazione dello stesso e un più ridotto sviluppo dell’embrione. Nelle blastocisti esposte alla genisteina si osservava una selettiva inibizione dei recettori dell’acido retinoico durante la maturazione dell’ovocita. Lo studio indica che la genisteina riduce la maturazione degli ovociti, la loro fertilizzazione e il susseguente sviluppo embrionale sia in vitro sia in vivo (212).
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