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Schede piante >> CAMELLIA SINENSIS (The verde)
Data ultima revisione 02-12-2009
FAMIGLIA: Teaceae.
HABITAT: originaria della Cina e del Giappone, ora estesamente coltivata anche in India e nel sudest asiatico.
PARTE USATA: le foglie.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco titolato in epigallocatechine totali min. 5% e in flavonoidi totali min. 4%. Il suo dosaggio giornaliero va da 5 a 7 mg/kg/die, in due somministrazioni mattino e sera a stomaco vuoto.
Azione antiossidante.
Studi in vitro: Uno studio in vitro ha esaminato l’azione radical scavenger del the verde, di frutta e di verdura presentando i risultati come vitamina C equivalenti. Si è visto che il the verde, ma anche il the nero e altri tipi di the avevano un fortissimo potere radical scavenger, mentre la frutta e la verdura mostravano un’azione radical scavenger significativa ma decisamente inferiore. Una tazza di the verde fornisce un’attività radical scavenger paragonabile a quella di cinque porzioni di frutta o di verdura crude o a 400 mg di vitamina C. Ovviamente va usata prudenza nel trasferire questi dati dal vitro al vivo (1).
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione antiossidante del the verde e del suo estratto acquoso contro i radicali 1,1-diphenyl-2-picrylhydrazyl (DPPH) e contro l’ossidazione delle LDL in 10 volontari sani, che dovevano assumere un bolo unico di the verde o di estratto acquoso di the verde per os. In vitro il the verde e il suo estratto inibivano efficacemente l’azione ossidante del radicale 1,1-diphenyl-2-picrylhydrazyl (DPPH) e l’ossidazione delle LDL. Dopo 1 ora dall’assunzione i livelli plasmatici di epigallocatechin-gallato (EGCG) passavano da 3,7 ng/ml a 65,7 ng/ml e quelli di epicatechin-gallato (ECG) da 0,8 ng/ml a 54,6 ng/ml. Lo studio indica che il the verde ha azione antiossidante sulle LDL prelevate da volontari sani e che tale effetto dipende dalle catechine in esso contenute (2).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto del the verde sulla lipoperossidazione indotta dalla 4-nitrossichinolina 1-ossido (4-NQO), un potente carcinogeno a livello orale. Si è visto che il 4-NQO alla concentrazione di 1,5 nM induceva lipoperossidazione in un omogenato di fegato, come dimostrato da un’aumentata produzione di radicali idrossilici e di acido tiobarbiturico. Esso inoltre riduceva l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni e i livelli di glutatione nell’omogenato di fegato. L’aggiunta simultanea di polifenoli del the verde alla concentrazione di 10 mg/ml riduceva significativamente la lipoperossidazione e aumentava lo stato antiossidante. Lo studio indica che i polifenoli del the verde possono ostacolare validamente la lipoperossidazione indotta dal 4-NQO in vitro (3).
Uno studio in vitro ha esaminato la capacità antiossidante dei polifenoli del the verde, della (-)-epicatechin-3-gallato (ECG) e della (-)-epigallocatechin-3-gallato (EGCG) in cellule normali e in cellule tumorali vescicali esposte all’H2O2. Si è visto che quest’ultima riduceva il trofismo delle cellule sia normali sia tumorali (p<0,001), effetto che era significativamente attenuato (p<0,01) da tutti i polifenoli del the verde esaminati, con effetto massimale per la ECG. Questo effetto protettivo era maggiore per le cellule normali rispetto a quelle tumorali, ma anche in queste ultime era evidente. Lo studio indica che la H2O2 provoca un forte stress ossidativo nelle cellule della vescica a causa della generazione di anione superossido e che i polifenoli del the verde hanno azione protettiva contro di esso (4).
Azione antiossidante. Studi nell’animale: Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del the verde sulla lipoperossidazione a livello epatico, sierico e nervoso. Si è visto che il the verde aumentava l’attività della glutatione perossidasi e della glutatione reduttasi, aumentava il contenuto di glutatione ridotto e riduceva i livelli di lipoperossidi (4-idrossinonenale e malondialdeide) nel fegato. La concentrazione di vitamina A nel fegato era aumentata del 40% dal the verde. A livello plasmatico si notava un moderato aumento del glutatione e un significativo aumento delle difese antiossidanti plasmatiche totali, con una riduzione significativa dei livelli di malondialdeide. Nel sistema nervoso centrale vi era un aumento dell’attività della glutatione reduttasi e della catalasi, un calo della SOD e della glutatione perossidasi e una significativa riduzione dei livelli di lipoperossidi (4-idrossinonenale e malondialdeide). Lo studio indica che il the verde ha una significativa azione antiossidante a livello epatico, plasmatico e nervoso (5).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto preventivo di un estratto acquoso di the verde sullo stress ossidativo indotto dal 7,12-dimetilbenzoantracene (DMBA). Gli animali ricevevano per os l’estratto di the verde alle dosi dello 0,5 o 1 o 1,5% del peso della dieta per 7 giorni prima del tossico, che era somministrato per os alla dose di 50 mg/kg. Al termine dello studio i ratti venivano sacrificati e i loro organi esaminati. Si è visto che il DMBA riduceva significativamente l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni e incrementava la lipoperossidazione, effetti che erano validamente ostacolati dall’estratto di the verde. Lo studio indica che il the verde ostacola il danno ossidativo causato dal DMBA nel ratto (6).
Uno studio ha valutato se il the verde potesse ostacolare la lipoperossidazione indotta dall’ossalato di sodio (10 mg/kg/die) nel ratto. Si è visto che questa sostanza aumentava drasticamente i livelli plasmatici di malondialdeide e riduceva quelli di acido ascorbico, catalasi, colesterolo, fosfolipidi, transaminasi e fosfatasi alcalina (p<0,05). Se gli animali venivano pretrattati con una dose di 100 mg/kg/die di the verde tali effetti erano assai più sfumati. Lo studio indica che un estratto di the verde protegge il ratto contro la lipoperossidazione indotta dall’ossalato di sodio (7).
Uno studio nel ratto ha valutato se il the verde potesse prevenire lo stress ossidativo renale causato dall’ipertensione arteriosa e dal diabete. Si utilizzavano allo scopo ratti spontaneamente ipertesi SHR diabetici e non, che dovevano ingerire quotidianamente 13,3 g/L di the verde o di un placebo per 3 mesi. Si è visto che al termine della sperimentazione la pressione arteriosa sistolica non differiva tra i ratti trattati o non trattati diabetici o non diabetici. Peraltro la massa magra era minore e la glicemia era maggiore (p<0,05) nei ratti diabetici rispetto a quelli non diabetici. Il danno renale, valutato misurando l’espressione della 8-idrossidesossiguanosina (8-OHdG) e della nitro tirosina, la generazione di superossidi NADH ossidasi dipendente e l’espressione di Nox4 nella corticale del rene era significativamente maggiore (p<0,05) nei ratti diabetici rispetto a quelli non diabetici. Le catechine del the verde riducevano significativamente tutti i fenomeni elencati sopra nei ratti diabetici. Anche l’albuminuria e l’espressione del collagene IV nel rene erano significativamente più elevati nei ratti diabetici trattati col placebo rispetto a quelli che ricevevano le catechine del the verde, che ristabilivano lo stato riduttivo nel rene e riducevano gli indici di nefropatia senza alterare la glicemia e la pressione arteriosa sistolica nei ratti diabetici. Lo studio indica che le catechine del the verde possono migliorare la nefropatia nel ratto diabetico iperteso (8).
I muscoli affetti da distrofia muscolare soffrono di un notevole stress ossidativo. In questo studio è stato esaminato l’effetto della epigallocatechin-gallato (EGCG) sullo stress ossidativo muscolare di ratti mdx, un fenotipo che sviluppa spontaneamente la distrofia muscolare di Duchenne. La EGCG veniva iniettata sottocute alla dose di 5 mg/kg/die per 2 mesi in ratti sia normali sia mdx subito dopo la nascita. Si è visto che la EGCG non aveva effetti sui ratti normali e sul peso corporeo di quelli mdx. In questi ultimi peraltro essa migliorava significativamente l’istologia e l’elettrofisiologia muscolari. La EGCG in questi animali riduceva i livelli plasmatici di CPK e il numero di granuli fluorescenti alla lipofuscina per unità di volume nei muscoli soleo e diaframma di circa il 50% rispetto ai controlli. Nei muscoli soleo e diaframma dei ratti mdx trattati con la EGCG vi era un significativo aumento delle fibre muscolari normali e una evidente riduzione del loro contenuto di tessuto connettivo e di aree di necrosi delle fibre muscolari. Infine la EGCG aumentava la forza massimale sviluppabile dal muscolo soleo che era ridotta almeno alla metà dalla malattia e incrementava del 17% il contenuto di utrofina nel muscolo diaframma, compensando così parzialmente il deficit nell’espressione della utrofina tipico della malattia di Duchenne (9).
Uno studio nel ratto ha valutato se il the verde e i suoi principali componenti potessero avere azione protettiva contro i danni polmonari provocati dal fumo di sigaretta. Gli animali venivano esposti al fumo per 1 ora al giorno per 56 giorni, al termine dei quali venivano sacrificati con prelievo dei loro polmoni e del siero, per effettuare gli opportuni accertamenti. Si è visto che il fumo di sigaretta provocava un inizio di enfisema polmonare e l’iperplasia delle cellule mucinose bronchiali, effetti che il the verde preveniva validamente. Il fumo causava anche un aumento dei livelli sierici di 8-isoprostano (p<0,01), di superossido desmutasi e di catalasi (p<0,05), e anch’esso era prevenuto dal the verde. Lo studio indica che il the verde può ostacolare il danno ossidativo causato dal the verde sia a livello sistemico sia a livello polmonare nel ratto (40).
Azione antiossidante. Studi clinici. Uno studio clinico ha valutato l’effetto del the verde sullo stress ossidativo nel plasma e negli eritrociti. Sono stati reclutati 34 soggetti adulti, dei quali si valutava lo stress ossidativo plasmatico ed eritrocitario pre e post trattamento (stato antiossidante totale, malondialdeide, 4-idrossinonenale ed emoglobina legata alla membrana dei globuli rossi). Per 4 settimane essi dovevano bere 1 litro al giorno di the verde. Al termine dello studio vi era una significativa riduzione dei livelli sierici di malondialdeide e di idrossinonenale e dello stress ossidativo negli eritrociti, come confermato da un’evidente riduzione dell’emoglobina legata alla membrana dei globuli rossi. Si osservava anche un significativo incremento della capacità antiossidante plasmatica totale. Lo studio indica che il the verde migliora lo stato antiossidante globale dell’organismo e riduce lo stress ossidativo nel plasma e negli eritrociti nell’uomo (10).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto del the verde sulla funzionalità vascolare e sulla lipoperossidazione versus placebo. Sono state arruolate 14 donne apparentemente sane, che ricevevano per os un estratto acquoso di the verde o un placebo per 5 settimane misurando la funzionalità vascolare endoteliale tramite flussimetria Doppler e la concentrazione delle LDL ossidate. Si è visto che il diametro medio dell’arteria brachiale dopo iperemia di tipo compressivo aumentava significativamente (p<0,0001) dopo il trattamento con l’estratto. La vasodilatazione mediata dal flusso nell’arteria brachiale aumentava del 5,68% nel gruppo placebo e dell’11,98% in quello verum (p<0,02). Il the verde riduceva anche significativamente la concentrazione delle LDL ossidate (p<0,017) e degli anticorpi IgM anti LDL ossidate (p<0,002). Lo studio indica che un estratto acquoso di the verde migliora la funzionalità vascolare e riduce l’ossidazione delle LDL nella donna (11).
Azione sulla cute.
Studi in vitro. La epigallocatechin-gallato (EGCG) può avere azione protettiva contro i danni causati alla cute dai raggi UVB. In questo studio è stato esaminato l’effetto della EGCG sui cheratinociti esposti alle radiazioni UVB. Si è visto che la EGCG attenuava in modo dose dipendente la morte dei cheratinociti indotta dagli UVB e inibiva la lipoperossidazione membrana ria e la generazione di H2O2 nei cheratinociti provocata dagli UVB. La H2O2 induceva l’attivazione delle chinasi ERK1/2, p38 e JNK nei cheratinociti, che era invece inibita dalla EGCG. Gli UVB causavano l’arresto dei cheratinociti nella fase G1 del ciclo cellulare e fenomeni di apoptosi, e tali eventi erano antagonizzati dalla EGCG. Lo studio indica che la EGCG protegge i cheratinociti contro i danni ad essi causati dai raggi UVB, riducendo la formazione di H2O2 e l’attivazione conseguente delle chinasi ERK1/2, p38 e JNK (12).
Azione sulla cute. Studi clinici. Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti antiossidante e anti-infiammatorio a livello cutaneo del the verde dato per via sia sistemica sia topica. Sono state arruolate 40 donne con invecchiamento cutaneo che prendevano per os 600 mg/die di estratto acquoso di the verde e contemporaneamente applicavano sulla cute una crema contenente il 10% di the verde oppure assumevano un placebo sia per via sistemica sia per via topica per 2 mesi. Si è visto che la cute dei soggetti del gruppo verum mostrava un significativo miglioramento nel contenuto di tessuto elastico all’esame microscopico, mentre dal punto di vista soggettivo una parte dei pazienti del gruppo verum segnalava una certa irritazione cutanea dopo l’applicazione della crema al the verde. Lo studio indica che il the verde può migliorare il contenuto di tessuto elastico nella cute dopo 2 mesi di trattamento, ma che sarebbe probabilmente necessario un periodo di trattamento più lungo perché questo aspetto possa riflettersi anche a livello clinico (13).
Il cheloide, una malattia cronica fibroso-proliferativa, mostra un aspetto istologico caratterizzato da un’abbondante matrice extracellulare stromale, infiltrazione di cellule infiammatorie ivi compresi i mastociti e un elevato livello di citochine. In questo studio sono state investigate le vie di segnale che stanno alla base della sintesi di collageno tipo I stimolata dai mastociti e gli effetti del the verde sull’omeostasi del collageno nel cheloide. Si è visto che i mastociti stimolavano significativamente l’espressione del collageno tipo I nei fibroblasti del cheloide, e tale effetto era attenuato dal blocco della fosfatidilinositolo-3-chinasi (PI3K) e dalle vie di segnale facenti capo alla chinasi p38 MAPK, ma non dal blocco delle vie di segnali afferenti alla chinasi ERK1/2. Il the verde inibiva drammaticamente la produzione di collageno tipo I probabilmente interferendo con la chinasi PI3K/Akt/mTOR. Lo studio indica che l’interazione tra i mastociti e i fibroblasti del cheloide contribuisce a un’eccessiva produzione di collageno tipo I, mentre il the verde ostacola questo fenomeno (14).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di una crema contenente the verde, mangifera indica e melograno nel ringiovanimento della cute del viso. Sono state arruolate 20 donne di età compresa tra i 35 e i 65 anni con rughe evidenti al viso, con un punteggio alla scala delle rughe di Rao-Goldman pari o superiore a 2, che dovevano applicare la crema in oggetto o una crema placebo per 2 mesi due volte al giorno. Al termine dello studio le donne partecipanti riferivano di notare un ammorbidimento della cute del viso, e un 41% di esse dichiarava che i risultati erano decisamente incoraggianti. Solo lo 0,06% delle partecipanti riteneva che il placebo fosse superiore al verum. L’esame microfotografico a ingrandimento della cute trattata mostrava che la crema verum causava un netto ammorbidimento della cute e una riduzione delle dimensioni delle rughe da 1 a 3 mm. Lo studio indica che la crema in questione è superiore a una crema placebo nel migliorare la morbidezza cutanea e nel ridurre le rughe nella donna (15).
Uno studio clinico ha valutato se l’applicazione topica del the verde potesse prevenire il danno ossidativo conseguente all’esposizione solare al DNA e alle cellule di Langerhans, che può portare all’immunosoppressione e alla carcinogenesi. Si utilizzavano volontari sani, dai quali si prelevavano frammenti di cute dopo irradiazione con UV. In un altro gruppo di pazienti si valutava l’effetto immunoprotettivo del the verde utilizzando il test della ipersensibilità al dinitroclorobenzene. Si è notato che l’applicazione topica del the verde proteggeva contro gli effetti deleteri degli UV sull’immunità cutanea, che non dipendeva dall’assorbimento diretto degli UV o dall’azione di filtro solare da parte del the verde. Lo studio indica che il the verde può avere azione fotoprotettiva contro i raggi UV nell’uomo (41).
Uno studio clinico ha valutato se un prodotto protettivo solare contenente il 2 o il 5% di estratto di the verde avesse un’azione protettiva contro l’invecchiamento cutaneo e la immunosoppressione causati dalle radiazioni UVR. Sono stati arruolati 20 volontari sani, che esponevano alle radiazioni UVR la faccia superiore dell’avambraccio fino a causare eritema per 4 giorni. Essi dovevano applicare sulla zone esposta agli UVR i due prodotti topici 30 minuti prima dell’esposizione e anche 6, 24 e 48 ore dopo l’ultima esposizione. Si effettuavano biopsie cutanee 72 ore dopo l’ultima esposizione ai raggi UVR, misurando lo spesore dello strato corneo, dell’epidermide e l’espressione in essi delle citocheratine (CK) 5/6 e CK16 e delle metallo proteinasi 2 e 9. I raggi UVR causavano eritema, ispessimento dello strato corneo e iperespressione delle citocheratine e delle metallo proteinasi, mentre l’estratto di the verde per via topica si opponeva validamente a questi fenomeni a entrambi i dosaggi testati. Lo studio indica che un estratto di the verde usato per via topica a concentrazioni del 2 o del 5% ha una buona azione protettiva cutanea contro i danni da UVR (44).
Azione antiaterosclerotica.
Studi in vitro. Uno studio in vitro ha esaminato gli effetti protettivi di un estratto acquoso di the verde paragonati a quelli dell’alfa tocoferolo sulle alterazioni del citoscheletro indotte nei miocardiociti dalla sindrome di ischemia/riperfusione. Come noto l’ischemia/riperfusione causa danni alle cellule miocardiche come degenerazione e disorganizzazione del citoscheletro e perdita dell’integrità strutturale del nucleo. L’estratto di the verde ostacola validamente questi fenomeni e protegge quindi i miocardiociti dai danni ad essi causati dalla sindrome di ischemia/riperfusione (16).
La stimolazione alfa adrenergica fa scattare il trasporto del glucosio nel cuore attraverso la traslocazione dei trasportatori del glucosio GLUT1 e GLUT4 nelle membrane cellulari, che viene mediata dalle isoforme della proteinchinasi C (PKC). Questo studio ha valutato la capacità del the verde di modulare il trasporto del glucosio mediato dal recettore alfa 1 adrenergico nei cardiomiociti di ratto in vitro. Si è visto che il the verde riduceva la penetrazione del glucosio indotta dalla fenilefrina e il coinvolgimento della GLUT4. La fenilefrina attivava le PKC alfa, beta, delta ed epsilon, mentre il the verde riduceva la traslocazione delle isoforme beta e delta ma non di quelle alfa ed epsilon, supportando l’idea che il the verde influisce direttamente sull’attivazione della PKC ed è un inibitore selettivo delle due isoforme beta e delta di questa chinasi. Inoltre il the verde riduceva significativamente i livelli di ROS nei miocardiociti. Lo studio indica che il the verde inibisce gli effetti della PKC e riduce i livelli di ROS nei miocardiociti in vitro (17).
Uno studio in vitro ha valutato se la connessione tra il the verde, l’angiotensin converting enzyme (ACE) e l’NO potrebbe spiegare gli effetti del the verde sull’apparato cardiovascolare. A tale scopo cellule endoteliali HUVEC venivano incubate con estratto acquoso di the verde. Si è visto che il the verde, e in particolare la epigallocatechin-gallato (EGCG), la epicatechin-gallato (ECG) e la epigallocatechina (EGC) inibivano in modo dose dipendente l’attività dell’ACE e aumentavano la produzione di NO nelle cellule endoteliali. Lo studio indica che le catechine del the verde inibiscono l’attività dell’ACE e aumentano la produzione di NO nelle cellule endoteliali in vitro (18).
Le molecole di adesione VCAM e ICAM mediano il legame delle cellule infiammatorie alla parete dei vasi e ne favoriscono la penetrazione nella parete vasale, dando così inizio all’aterosclerosi. In questo studio è stato investigato il meccanismo attraverso il quale la epigallocatechin-gallato (EGCG) inibisce l’aumento di VCAM e ICAM da parte dell’angiotensina II nelle cellule HUVEC di cordone ombelicale umano. Si è visto che l’angiotensina II aumentava queste due molecole di adesione nella membrana plasmatica del 40%, mentre la EGCG alle concentrazioni di 10 o di 50 microM inibiva tale effetto. Essa era anche capace di annullare l’aumento dell’mRNA specifico per ICAM e VCAM nelle cellule HUVEC causato dall’angiotensina II alla concentrazione di 50 microM. Poiché la chinasi MAPK è coinvolta nella flogosi vascolare è stato esaminato anche l’effetto della EGCG sulla via di segnale controllata da questa chinasi stimolata dall’angiotensina II. Si è notato che la EGCG alle concentrazioni di 30 o di 50 microM inibiva totalmente la fosforilazione delle chinasi ERK1/2 e p38 MAPK causata dall’angiotensina II. Un inibitore specifico della ERK1/2 inibiva l’aumento della VCAM, ma non quello della ICAM, indotto dall’angiotensina. Un inibitore della chinasi p38 MAPK inibiva l’aumento di entrambe queste molecole di adesione causato dall’angiotensina II. Lo studio indica che la EGCG inibisce l’aumento di VCAM e ICAM indotto dall’angiotensina II nella membrana plasmatica delle cellule HUVEC inibendo le vie di segnale legate alle chinasi ERK1/2 e p38 MAPK (19).
Nel diabete vi è un aumentato contenuto di collageno e di collageno glicato a livello cardiaco, il che contribuisce al danno cardiaco causato dal diabete. Uno studio in vitro ha quindi valutato l’effetto del the verde sul contenuto e sulle caratteristiche del collageno miocardico in ratti resi diabetici con la streptozotocina. Sei settimane dopo l’induzione del diabete gli animali ricevevano per os un estratto di the verde alla dose di 300 mg/kg per 1 mese. Al termine dello studio l’estratto di the verde riduceva la glicemia, l’emoglobina glicosilata e la pressione arteriosa sistolica e anche i valori plasmatici delle transaminasi, della LDH e della CPK aumentati dal diabete. Nei ratti diabetici vi era un significativo aumento del collageno miocardico e una riduzione della sua solubilità, il che indicava un incremento della glicazione del collageno. Il the verde riduceva significativamente (p<0,05) il contenuto di collageno miocardico e aumentava la sua solubilità, indicando una diminuzione della glicazione del collageno stesso. Lo studio indica che il the verde migliora le caratteristiche del collageno miocardico e ostacola quindi il danno miocardico indotto dal diabete nel ratto (20).
Azione antiaterosclerotica. Studi nell’animale. Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiaterosclerotica dell’epigallocatechin-gallato (EGCG) sull’aterosclerosi iniziale e su lesioni aterosclerotiche già di vecchia data in ratti ipercolesterolemici ApoE deficienti. Gli animali ricevevano per via intraperitoneale la EGCG alla dose di 10 mg/kg per 21 o per 42 giorni. Si è visto che la EGCG aumentava significativamente la capacità antiossidante totale nel tessuto vascolare, riduceva la proliferazione delle cellule muscolari liscie e ostacolava l’attivazione dei geni legati all’ossidazione. La EGCG riduceva le placche aterosclerotiche evolutive conseguenti a lesioni vascolari indotte dal palloncino del 55% dopo 21 giorni e del 73% dopo 42 giorni rispetto al placebo (p<0,05). Peraltro la EGCG non aveva effetto sulle lesioni aterosclerotiche di vecchia data presenti nell’aorta. Lo studio indica che la EGCG ostacola la progressione della malattia aterosclerotica ma non modifica le lesioni aterosclerotiche già esistenti (21).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del the verde sullo stress ossidativo da iperglicemia nell’aorta e nel cuore in ratti resi diabetici con la streptozotocina. Sei settimane dopo l’induzione del diabete gli animali ingerivano per os il the verde alla dose di 300 mg/kg per 1 mese. Si è visto che negli animali diabetici vi era un significativo aumento dell’attività della SOD, della catalasi e della glutatione per ossidasi, con un forte aumento dei lipoperossidi e un netto calo del glutatione nel cuore e nell’aorta. Il the verde riduceva significativamente i lipoperossidi e l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni e aumentava il contenuto di glutatione nell’aorta e nel cuore. Lo studio indica che l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni non è sufficiente nel diabete per ridurre lo stress ossidativo e che il the verde coopera efficacemente con gli enzimi suddetti per combattere il danno ossidativo causato dal diabete a livello aortico e cardiaco (22).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del the verde sui livelli di calcio, sodio, potassio e sull’attività degli enzimi Na+/K+ATPasi e Ca2+ATPasi nei cuori dei ratti diabetici. Questi animali ricevevano per os 300 mg/die di estratto acquoso di the verde per 1 mese sei settimane dopo l’induzione del diabete. Si misuravano anche i livelli dei trigliceridi, di lipoperossidazione e di glicazione delle proteine nei cuori dei ratti diabetici pre e post trattamento. Si è visto che l’estratto di the verde riduceva la glicemia, i lipoperossidi, i trigliceridi e la glicazione delle proteine nel cuore dei ratti diabetici e inoltre ostacolava l’aumento del Ca2+ e del Na+ nel miocardio e aumentava l’attività degli enzimi Na+/K+ATPasi e Ca2+ATPasi nel cuore. Lo studio indica che l’estratto di the verde può avere azione cardioprotettiva sul cuore del ratto diabetico grazie soprattutto alla riduzione dei livelli intracellulari cardiaci di Ca2+ e di Na+ e al miglioramento dell’attività degli enzimi Na+/K+ATPasi e Ca2+ATPasi (23).
Poiché lo sviluppo della placca aterosclerotica richiede la crescita di nuovi microvasi nella placca stessa (vasa vasorum), questo studio ha valutato se il the verde potesse avere un’azione antiaterosclerotica legata al suo effetto antiangiogenico nel coniglio. Gli animali venivano nutriti con una dieta iperlipidica per 4 mesi e ricevevano o meno con la dieta una dose di the verde pari al 2,5% in peso della dieta stessa. Si è visto che i conigli del gruppo verum avevano delle lesioni aterosclerotiche meno gravi di quelle osservate negli animali del gruppo placebo. Inoltre nei conigli del gruppo verum il numero delle placche, i livelli di VEGF e la proliferazione delle cellule muscolari liscie della parete erano inferiori a quelli riscontrati nei conigli del gruppo placebo. Lo studio indica che il the verde ostacola l’aterosclerosi vascolare anche attraverso una significativa riduzione dell’espressione del VEGF e quindi della formazione di neovasi (azione antiangiogenica) (24).
I ratti tipo M-SHRSP sviluppano spontaneamente grave ipertensione arteriosa e ictus cerebrale. In questo studio è stato esaminato l’effetto di un estratto acquoso di the verde contenente lo 0,5% di catechine sull’ictus cerebrale spontaneo di questi animali. Essi venivano trattati per os con l’estratto in questione a partire dall’età di 5 settimane misurando la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e l’attività locomotoria. Si è visto che l’estratto di the verde ritardava mediamente l’insorgenza dell’ictus cerebri di 10 giorni, con una modesta riduzione della pressione arteriosa. L’estratto non aveva effetto sui livelli plasmatici di NO2 e NO3 dopo l’ictus. Lo studio indica che un estratto di the verde può ritardare l’insorgenza dell’ictus cerebrale in ratti M-SHRSP (25).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto acquoso di the verde nell’ipertensione arteriosa con elevato stress ossidativo, nella quale l’angiotensina II induce disfunzione endoteliale, che è cruciale per lo sviluppo dell’aterosclerosi e dell’ipertensione. Gli animali ricevevano per os l’estratto di the verde alla dose di 6 mg/ml o un placebo e contemporaneamente 350 o 700 microg/kg/die di angiotensina II per 2 settimane tramite una micro pompa. Si monitorava la pressione arteriosa e al termine dello studio i ratti venivano sacrificati e i loro organi esaminati. In particolare si valutava la massa del ventricolo sinistro e le curve di concentrazione-risposta delle arterie precontratte con la fenilefrina all’azione vasodilatante dell’acetilcolina. Si misuravano anche l’effetto della SOD sulla risposta delle arteria all’acetilcolina, gli indici di stress ossidativo, l’mRNA per l’eme ossigenasi e la subunità p22 phox della NADPH ossidasi endoteliale pre e post trattamento. Si è visto che l’angiotensina II aumentava significativamente la massa del ventricolo sinistro, la pressione arteriosa, l’eme ossigenasi, la p22 phox, l’mRNA specifico per la SOD e i livelli di idroperossidi. L’estratto di the verde ostacolava validamente questi fenomeni. Inoltre l’angiotensina II riduceva la risposta delle arterie precontratte con la fenilefrina all’acetilcolina, e anche questo effetto era antagonizzato dal the verde. Lo studio indica che un estratto acquoso di the verde ostacola l’ipertensione e il danno d’organo indotto dall’angiotensina II nel ratto, grazie soprattutto alla sua energica azione antiossidante (26).
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto di un estratto di the verde alla dose di 100 mg/kg/die sul danno cardiaco di tipo ossidativo legato all’età. Si utilizzavano ratti sia giovani sia anziani, misurando le difese antiossidanti plasmatiche totali, la lipoperossidazione, l’ossidazione delle proteine e lo stato ossido riduttivo nel tessuto cardiaco dopo assunzione di estratto di the verdeo di un placebo. Si è notato che negli animali anziani vi erano significativi aumenti della lipoperossidazione e delle proteina carbonilate e significativi cali delle difese antiossidanti plasmatiche rispetto ai ratti giovani. La somministrazione per 1 mese dell’estratto di the verde ostacolava in modo evidente questi fenomeni. Lo studio indica che un estratto di the verde ostacola l’invecchiamento del tessuto cardiaco legato all’età nel ratto (42).
Azione antiaterosclerotica. Studi clinici. Uno studio clinico ha valutato l’effetto del the verde sulle cellule progenitrici endoteliali in 20 volontari sani fumatori, nei quali si misurava la vasodilatazione mediate dal flusso nell’arteria brachiale e il numero di cellule progenitrici endoteliali nel sangue periferico pre terapia e dopo 2 settimane di trattamento col the verde alla dose di 8g/die. Si è visto che il numero delle cellule progenitrici endoteliali era inversamente correlato al numero di sigarette fumate e che il the verde incrementava significativamente (p<0,001) il loro numero dopo 2 settimane. La vasodilatazione mediata dal flusso nell’arteria brachiale si correlava direttamente con il numero delle cellule progenitrici endoteliali dopo 2 settimane di trattamento col the verde (p<0,003). Lo studio indica che il trattamento di breve termine col the verde aumenta il numero delle cellule progenitrici endoteliali circolanti e la vasodilatazione mediata dal flusso nell’arteria brachiale in soggetti fumatori (27)
Uno studio clinico controllato ha valutato se un estratto acquoso decaffeinato di the verde potesse ridurre la pressione arteriosa, l’assetto lipidico, lo stress ossidativo e i markers di flogosi cronica in 111 soggetti adulti apparentemente sani, di età compresa tra i 21 e i 70 anni. Essi ricevevano per os 2 cps/die di estratto di the verde o un placebo per 3 settimane, misurando pre e post terapia la pressione arteriosa, l’assetto lipidico, l’alfa amiloide sierica (un marker di flogosi cronica) e la malondialdeide (un marker di stress ossidativo). Si è visto che al termine della sperimentazione l’estratto di the verde riduceva la pressione sistolica di 5 mm/Hg e quella diastolica di 4 mm/Hg, abbassava il livelli di alfa amiloide del 42% e quello di malondialdeide dell’11,9%. Il colesterolo totale si riduceva di 10 mg/dl e il colesterolo LDL di 9 mg/dl nei soggetti del gruppo verum. Non sono stati registrati effetti collaterali significativi. Lo studio indica che un estratto di the verde riduce la pressione arteriosa, il colesterolo LDL e lo stress ossidativo nell’uomo, aiutando così a fornire una prevenzione nei confronti delle malattie cardiovascolari (28).
Uno studio di popolazione effettuato in Cina ha valutato la correlazione tra il consumo di the verde e il rischio di ictus cerebrale. Sono stati reclutati 374 pazienti colpiti da questa malattia e 464 controlli, con età media di 69 anni, che dovevano compilare un questionario validato per accertare il loro consumo di the verde e le loro abitudini alimentari e di vita. Si è visto che i bevitori di almeno una tazza di the verde al giorno avevano una significativa riduzione del rischio di ictus (p<0,015) rispetto a chi non ne beveva. Tale riduzione del rischio era ancora maggiore per i bevitori di 2 tazze al giorno di the verde. Le ORs aggiustate per i maggiori livelli di consumo di the verde in termini di frequenza di ingestione, durata di ingestione e quantità ingerita erano rispettivamente di 0.61 (95% CI, 0.40 to 0.94), 0.40 (95% CI, 0.25 to 0.64) e 0.27 (95% CI, 0.16 to 0.46) rispettivamente. Lo studio indica che il consumo cronico e regolare di the verde riduce il rischio di ictus cerebrale (43).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto delle teaflavine del the nero da sole o combinate con le catechine del the verde sull’assetto lipidico di 102 pazienti moderatamente ipercolesterolemici di entrambi i sessi. Essi ricevevano per os 77,5 mg/die di teaflavine oppure 75 mg di teaflavine e 150 mg di catechine oppure un placebo per 3 mesi, misurando l’assetto lipidico pre e post trattamento. Al termine dello studio i livelli di colesterolo, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi non erano significativamente differenti nei tre gruppi, anche se nel gruppo 2 vi era un certo calo del colesterolo LDL (p<0,0269). Lo studio indica che le teaflavine da sole o abbinate alle catechine hanno un effetto assai modesto sull’assetto lipidico nell’uomo (45).
Azione sul tessuto adiposo.
Studi nell’animale. Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto soppressivo sull’adipe del the verde in ratti nutriti con una dieta iperlipidica e se tale effetto fosse associato con l’attivazione del beta adrenorecettore della termogenesi nel tessuto adiposo bruno. Si è visto che la dieta iperlipidica accompagnata da una dose di estratto acquoso di the verde di 20 g per kg di dieta preveniva l’aumento del peso corporeo causato dalla dieta iperlipidica stessa. La spesa energetica era aumentata dal the verde, il che era associato a un aumento del contenuto di proteine del grasso bruno interscapolare. La simultanea somministrazione di un antagonista del beta adrenorecettore coome il propranololo alla dose di 500 mg per kg di dieta inibiva l’azione suddetta del the verde. Il propranololo preveniva anche l’aumento del contenuto di proteine del grasso bruno interscapolare. La digestibilità della dieta era leggermente ridotta dall’estratto acquoso di the verde, e tale effetto non veniva modificato dal propranololo. Lo studio indica che un estratto acquoso di the verde ha un potente effetto soppressivo sulla sintesi dei grassi in ratti tenuti a dieta iperlipidica, soprattutto grazie alla sua capacità di attivare il recettore beta adrenergico e quindi la termogenesi nel grasso bruno (29).
L’estratto di the verde può favorire il dimagramento grazie alla sua capacità di inibire l’attività dell’enzima catecol-O-metiltransferasi, che degrada le catecolamine, stimolando in tal modo la termogenesi grazie a un effetto positivo sulla stimolazione simpatica della termogenesi (30).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di un estratto acquoso di the verde sulla performance fisica di durata e sul metabolismo energetico. Gli animali ricevevano per os una dose di estratto pari allo 0,2 o allo 0,5% del peso della dieta e venivano fatti correre fino ad esaurimento fisico, misurando pre e post esercizio i comuni esami ematochimici, il contenuto di di glicogeno nei muscoli, l’attività della beta ossidazione, il contenuto di malonil-CoA, il consumo di ossigeno e gli scambi respiratori. Si è visto che i ratti trattati con lo 0,5% di estratto di the verde avevano una capacità di sforzo massimale superiore del 30% rispetto a quelli trattati col placebo. Inoltre essi mostravano una maggiore attività della beta ossidazione muscolare, un minore contenuto nei muscoli di malonil-CoA, un maggiore contenuto di glicogeno e un minore contenuto di acido lattico a livello muscolare. Lo studio indica che l’estratto di the verde migliora la performance fisica di durata nel ratto, grazie soprattutto a un’aumentata capacità metabolica e a una migliore utilizzazione degli acidi grassi come fonte energetica muscolare (31).
La distrofia muscolare di Duchenne è caratterizzata dall’assenza di distrofina nelle cellule muscolari, il che le rende molto suscettibili allo stress ossidativo. Questo studio ha valutato se 3 settimane di sforzo fisico di durata in ratti giovani di sesso maschile potessero eliminare lo stress ossidativo e migliorare la funzionalità delle cellule muscolari distrofiche e se tali effetti potessero essere aumentati dal the verde. Si è visto che lo sforzo fisico prolungato e quotidiano aumentava del 300% tra la prima e la terza settimana e che la distanza totale percorsa si incrementava del 128% sempre tra la prima e la terza settimana. La corsa aumentava la capacità antiossidante totale del siero, lo stress tetanico del muscolo extensor digitorum longus, il contenuto totale di proteine contrattili, l’attività della citrato sintetasi nel cuore e l’attività della beta idrossiacil-CoA deidrogenasi nel cuore e nel muscolo gastrocnemio. Il the verde, indipendentemente dalla corsa, riduceva l’attività della creatinchinasi sierica e la lipoperossidazione nel cuore e nel muscolo gastrocnemio e aumentava l’attività della citrato sintetasi nel muscolo gastrocnemio. Lo studio indica che il the verde migliora la funzionalità muscolare in ratti con distrofia muscolare di Duchenne in sinergia con l’esercizio fisico di durata (32).
Azione sul tessuto adiposo. Studi clinici. Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto del the verde sul dimagramento in pazienti tenute a dieta ipocalorica. Sono state arruolate 46 donne con BMI iniziale medio di 27,7, che dovevano assumere il the verde o un placebo per 83 giorni e rispettare una dieta ipocalorica standard, iniziata 1 mese prima dell’assunzione del rimedio. Si misuravano la composizione corporea, il peso corporeo e i comuni esami ematochimici pre e post terapia. Si è visto che in nessuno dei due gruppi vi erano alterazioni significative degli esami ematochimici al termine della sperimentazione. La perdita di peso era significativamente superiore nella fase di sola dieta versus la fase di dieta + the verde o placebo (p<0,001), mentre la riduzione della massa grassa era del 21% della perdita di peso nella fase di sola dieta e del 7% della perdita di peso nella fase di dieta + the verde o placebo. Anche i valori di trigliceridi, acidi grassi liberi, glicemia e colesterolo totale erano migliori nella fase di sola dieta (p<0,01). Lo studio indica che l’aggiunta del the verde a pazienti in terapia con una dieta ipocalorica non migliora il risultato della dieta da sola (33).
Indicazioni principali: antiossidante,/antiradicalico, prevenzione della malattia aterosclerotica, coadiuvante nei regimi dimagranti.
Azione principale: protezione contro il danno radicalico, in particolare a carico dell’apparato cardiovascolare.
Azioni secondarie: dimagrante, protettivo cutaneo.
EFFETTI COLLATERALI: uno studio osservazionale riferisce che si sono verificati rari casi di intossicazione epatica in pazienti che assumevano dosi elevate di estratti di the verde, con aumento di bilirubina e transaminasi e con sintomi clinici di manifesta insufficienza epatica. I casi peraltro si risolvevano spontaneamente in pochi giorni sospendendo l’assunzione del rimedio. Questo studi indicano tuttavia che l’utilizzo di estratti di the verde va fatto con cautela in pazienti affetti da problemi epatici (34).
Uno studio in vitro ha esaminato se le catechine del the verde potessero inibire l’assorbimento dell’acido folico da parte di monostrati di cellule epiteliali intestinali Caco2. Si è visto che la EGCG e la epicatechin 3-gallato (ECG) inibivano l’assorbimento dell’acido folico con una IC50 di 34,8 e di 30,8 micromol/L rispettivamente. Anche un estratto acquoso di the verde aveva tle effetto con una IC50 di 3,6 mg/ml. Lo studio indica che il the verde e la EGCG possono inibire l’assorbimento intestinale dell’acido folico (35).
Uno studio fatto dalla Farmacopea Americana ha valutato gli studi esistenti sulla sicurezza del the verde. Sono stati reperiti 216 casi di reazioni avverse al the verde di cui 34 riguardavano problemi epatici. 27 di queste 34 segnalazioni sull’epatotossicità di questa droga erano classificate come possible causa e 7 come probabile causa. Inoltre è stato osservato che gli effetti collaterali del the verde sono più frequenti se esso viene assunto a stomaco vuoto piuttosto che a stomaco pieno. Lo studio indica che se il the verde e i suoi estratti sono di buona qualità e vengono usati nel modo corretto non ci dovrebbero essere problemi rilevanti di tossicità (36).
INTERAZIONI CON FARMACI:
Midazolam. Uno studio in vitro ha mostrato che il the verde inibiva l’attività degli isoenzimi del citocromo P450 CYP2C9, CYP2D6 e CYP3A4 nei microsomi epatici. Si è anche visto che il the verde aumentava significativamente dopo 7 giorni di assunzione la costante di eliminazione (Ke) del midazolam dato per via endovenosa al ratto, indicando l’induzione dell’attività della CYP3A nel fegato. Invece una settimana di trattamento per os col the verde causava un significativo incremento del C(max) e della AUC(0-infinito) del midazolam dato per bocca, senza modificazioni del suo t(1/2), suggerendo una riduzione dell’attività della CYP3A nell’intestino tenue. Lo studio indica che l’ingestione subcronica di the verde può alterare la farmacocinetica del midazolam e che i suoi effetti appaiono di segno opposto a livello epatico e intestinale (37).
Clozapina. Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del the verde sulla farmacocinetica della clozapina, un farmaco antipsicotico. L’estratto di the verde veniva somministrato per 4 giorni alla dose di 175 mg/kg prima della clozapina, che era data alla dose di 30 mg/kg in bolo unico. Si misuravano nelle ore successive il livello plasmatico della clozapina e l’espressione della CYP1A2. Si è visto che non vi era alcun effetto del the verde sull’emivita della clozapina, ma l’estratto di the verde aumentava il picco massimo (T(max)) della clozapina nel plasma. L’area totale media sotto la curva concentrazione plasmatica-tempo (AUC(0-infinito)) e il picco massimo di concentrazione plasmatica della clozapina erano significativamente ridotti dall’estratto di the verde. L’estratto di the verde aumentava di circa due volte i livelli epatici di CYP1A2, mentre aumentava solo moderatamente la sua attività. Poiché il the verde riduce la AUC e il T(max) della clozapina è probabile che esso riduca sia la costante sia l’entità dell’assorbimento intestinale della clozapina, mentre l’eliminazione epatica del farmaco è poco influenzata. Lo studio indica che un estratto di the verde riduce la biodisponibilità della clozapina nel ratto (38).
TOSSICOLOGIA. Studi nell’animale. Uno studio nel ratto ha valutato la tossicità subcronica delle catechine del the verde somministrate per os a dosi dello 0,3, dell’1,25 e del 5% del peso della dieta per 90 giorni. L’introito di catechine per ciascuno dei dosaggi suindicati era rispettivamente di 180, 764 e 3525 mg/kg/die per i maschi e di 189, 820 and 3542mg/kg per le femmine. Non sono stati osservati segni evidenti di tossicità e non si sono verificati decessi negli animali trattati. Per quanto riguardava gli esami ematochimici si notava un aumento delle transaminasi per la dose del 5% e un evidente calo del colesterolo totale e dei trigliceridi per le dosi dell’1,25 e del 5%. L’esame istologico degli organi dei ratti utilizzati non rivelava elementi francamente patologici in nessun organo esaminato. Lo studio indica che la dose di the verde priva di qualsiasi effetto avverso nel ratto era quella dell’1,25% del peso della dieta, pari a un’ingestione di catechine di 764 mg/kg/die nel maschio e di 820 mg/kg/die nella femmina (39).
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