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Schede piante >> VALERIANA OFFICINALIS (Valeriana)
Data ultima revisione 08-06-2009
FAMIGLIA: Valerianaceae.
HABITAT: è comune nel sottobosco umido, al margine dei fossi e dei corsi d’acqua in tutta l’Europa.
PARTE USATA: il rizoma con le radichette.
PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA: estratto secco nebulizzato e titolato in acidi sesquiterpenici totali calcolati come acido valerenico min. 0,42% (Farmacopea Italiana X). La posologia giornaliera utilizzata negli studi pubblicati in letteratura è di 4-6 mg/kg/die, suddivisi in due somministrazioni, l’ultima delle quali va presa circa 30 minuti prima di coricarsi. Gli studi suddetti sono stati fatti utilizzando per la gran parte l’estratto secco col titolo indicato in precedenza.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una droga ricca di sostanze di natura terpenica, in particolare sesquiterpeni e iridoidi. I sesquiterpeni sono dei composti ossigenati acidi (acido valerenico, acido idrossivalerenico, acido acetossivalerenico), cetonici (valeranone), alcoolici (maaliolo, valerianolo, alcool kessilico) e aldeidici (valerenale). Gli acidi valerenici sono presenti solo nella Valeriana officinalis, ma non in altre specie del genere Valeriana. Gli iridoidi sono caratteristici e tipici della specie, e sono degli esteri lipofili di trioli derivati dall'iridano. Il tenore in valepotriati va dallo 0,5 all'1,2%, ma questi composti sono fortemente instabili e si decompongono rapidamente, trasformandosi in aldeidi insature quali il baldrinale e l'isopropilbaldrinale. Contiene anche moderate quantità di olio essenziale, circa lo 0,5% del peso della droga secca, composto sia da monoterpeni sia da sesquiterpeni.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE
Azione sul sistema nervoso centrale: è una droga attiva sul sistema nervoso centrale, sul quale esercita azione sedativa e ipnoinducente. Animali trattati con valeriana mostrano in effetti una diminuzione dell'attività locomotoria, dell'aggressività e un'attività genericamente tranquillante.
Tali proprietà sono state attribuite ai valepotriati, ma essi sono composti assai labili e sono presenti negli estratti di valeriana in quantità piccolissime. Inoltre sono distrutti dal succo gastrico, anche se i prodotti di degradazione che si formano, come ad esempio il baldrinale, sembrano dotati di attività farmacologica sul sistema nervoso centrale.
Anche i sesquiterpeni paiono dotati di azione sedativa di tipo centrale, forse dovuta in parte a inibizione della GABA transaminasi, il che conduce ad un aumento di questo aminoacido dotato di potente attività sedativa e in parte al fatto che queste sostanze sembrano capaci di legarsi ai recettori cerebrali per le benzodiazepine.
Sono anche stati fatti studi sulla capacità dell'estratto acquoso di Valeriana di influenzare la cattura e/o il rilascio del GABA nei sinaptosomi isolati dalla corteccia cerebrale del ratto. Si è notato che la droga inibisce la cattura e stimola il rilascio del GABA.
Molto interessante è l'osservazione che l'estratto totale di valeriana è in grado di competere con il fluorodiazepam nel legame ai recettori per le benzodiazepine del cervello del criceto. L'intensità di questa competizione è circa sette volte maggiore per i valepotriati e i sesquiterpeni presi isolatamente rispetto a quella dell'estratto totale della valeriana.
Dati ancora più recenti indicano che a basse dosi la valeriana favorisce il legame del flunitrazepam ai propri recettori, mentre a dosi più elevate svolge azione antagonista sul legame suddetto.
Altri dati indicano che la valeriana stimola la produzione di GABA da parte delle cellule ippocampali e inibisca la ricattura del GABA da parte dei sinaptosomi.
Esperimenti eseguiti nel ratto hanno dimostrato che i sesquiterpeni, e in particolare l'acido valerenico, riducono notevolmente la motilità dell'animale, grazie ad un'azione depressoria a livello del sistema nervoso centrale. Ciò sembra ulteriormente confermato dal fatto che queste sostanze potenziano l'azione depressoria centrale dei barbiturici e prolungano il sonno indotto da queste sostanze.
Interessante è anche l'osservazione che il fitocomplesso della Valeriana possa aumentare l'azione ipnotica della melatonina sul sistema nervoso centrale.
Gli effetti sul sistema nervoso centrale del fitocomplesso della Valeriana sono anche stati paragonati a quelli del diazepam e della cloropromazina, e si è notato che sono simili a quelli di questi farmaci, ma la loro intensità è notevolmente minore.
In questo studio si è valutata l’azione dell’estratto di valeriana mediata dai recettori A1 dell’adenosina sui potenziali postsinaptici in cellule piramidali della corteccia cingolata del ratto. Si è osservato che la N(6)-cyclopentiladenosina (CPA, 0.01 - 10 muM), un agonista del recettore dell’adenosina A1, inibiva i potenziali postsinaptici in modo concentrazione dipendente. Tale inibizione era annullata dalla 1,3-dipropil-8-cyclopentilxanthina (DPCPX, 0.1 muM), un antagonista del recettore A1 dell’adenosina. L’estratto di valeriana Ze 911 inibiva in modo concentrazione dipendente i potenziali postsinaptici a partire dalla concentrazione di 0,1 mg/ml in presenza di un antagonista del recettore A2 dell’adenosina come la 1,3,7-trimethil-8-(3-chlorostyril) xantina (CSC, 0.2 muM). L’inibizione massima si aveva alla concentrazione di 10 mg/ml era completamente antagonizzata dal DPCPX alla concentrazione di 0,1 muM. Questi dati indicano che l’attivazione del recettore A1 dell’adenosina è coinvolta nell’effetto farmacologico della valeriana (42).
Uno studio in vitro ha esaminato gli effetti di tre estratti di valeriana (metanolico, etanolico ed etilacetico) sui potenziali postsinaptici nei neuroni corticali della corteccia cingolata. Si è visto che l’estratto metanolico induceva una forte inibizione dei potenziali suddetti a concentrazioni comprese tra 0,1 e 15 mg/ml, mentre l’estratto etanolico aveva effetti molto scarsi. L’inibizione indotta dall’estratto metanolico era abolita dal 1,3-dipropyl-8-cyclopentylxanthine (DPCPX, 0.1 microm), un antagonista del recettore A1 per l’adenosina. L’estratto etanolico aumentava i potenziali postsinaptici, e tale effetto era bloccato dalla picrotossina, un antagonista selettivo del recettore GABA-A. Lo studio indica che l’attivazione dei recettori A1 per l’adenosina e di quelli GABA-A è mediata da differenti composti presenti nel fitocomplesso della valeriana, e che entrambi questi meccanismi sono utili per l’azione sedativa e ipnoinducente di questa droga (45).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto di tre diversi estratti di valeriana (metanolo al 45% o etanolo al 70% o etanolo al 35%) sul sistema nervoso centrale, in particolare per quanto riguardava l’azione sedativa e ansiolitica. Si è visto che anche a dosi molto elevate pari a 500 mg/kg/die nessuno degli estratti testati svolgeva azione sedativa, ma l’estratto metanolico e quello etanolico al 35% esibivano un’evidente azione ansiolitica a dosi comprese tra 100 e 500 mg/kg/die. Inoltre l’estratto etanolico al 36% mostrava di avere anche un’azione antidepressiva nel forced swimming test. Nessuno degli estratti studiati aveva azione miorilassante alle dosi testate. Lo studio indica che l’estratto metanolico e soprattutto quello etanolico al 35% di valeriana hanno una significativa azione ansiolitica e in parte anche antidepressiva nel ratto (48).
Uno studio in vitro ha valutato l’azione antiossidante della valeriana sul tessuto cerebrale. In particolare si esaminava l’effetto di questa droga a concentrazioni comprese tra 0 e 60 mug/ml sulla lipoperossidazione indotta da diversi agenti pro-ossidanti quali l’acido chinolinico, l’acido 3-nitropropionico, il nitroprussiato di sodio, il solfato di ferro e il Fe2+EDTA in un omogenato di tessuto cerebrale. Si esaminava anche l’effetto della valeriana sulla degradazione del desossiribosio e sulla produzione di ROS. Si è visto che l’estratto di valeriana inibiva la formazione dell’acido tiobarbiturico causata da tutti i pro-ossidanti suddetti in modo concentrazione dipendente. Inoltre esso causava una significativa riduzione della lipoperossidazione e della degradazione del desossiribosio. Anche la produzione di ROS era inibita dall’estratto di valeriana. Lo studio indica che questo estratto riduce la lipoperossidazione indotta dalle sostanze pro-ossidanti e la formazione dei ROS nel tessuto cerebrale, e che tale effetto può essere importante per spiegare l’azione farmacologica della valeriana sul SNC (53).
Azione sul sistema nervoso centrale. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto acquoso di valeriana alla dose di 400 mg./die sul sonno di 128 pazienti apparentemente sani. La valeriana causava una significativa riduzione del tempo di addormentamento e un netto miglioramento della qualità del sonno. Quest’ultimo effetto era più evidente in persone che si consideravano affetti da problemi di insonnia e nei fumatori. I risvegli notturni, i sogni e l’eventuale sonnolenza al mattino al risveglio non sembravano modificati dalla droga. Un altro studio ancora ha valutato gli effetti di un estratto secco di valeriana alla dose di 400 mg/die per 7 giorni sul tracciato polisonnografico in 14 pazienti anziani affetti da disturbi del sonno. Si è rilevato che la valeriana aumenta la durata del periodo di sonno con onde lente e diminuisce quella dello stadio 1 del sonno, con incremento della densità dei complessi K. La fase REM del sonno era inalterata (6B).
Un ulteriore studio clinico controllato ha arruolato 16 pazienti affetti da insonnia primaria, che ricevevano per os estratto secco di valeriana o un placebo, con accurata valutazione di una serie di parametri riguardanti il sonno, tra cui il tracciato polisonnografico. E' stato dimostrato che una singola dose di valeriana non ha effetti sul sonno, mentre la somministrazione ripetuta della droga provocava nel gruppo verum rispetto al placebo un tempo di addormentamento significativamente ridotto, con un aumento della fase REM del sonno e un decremento di quelle non REM. Non sono stati osservati effetti collaterali degni di nota (33).
Uno studio clinico ha arruolato 23 pazienti affetti da insonnia moderata, che ricevevano per os estratto secco di valeriana alla dose di 470 mg. poco prima di coricarsi per 2 settimane. Essi dovevano compilare un questionario riguardante il sonno pre e post terapia. Al termine della prima settimana di cura 16 pazienti mostravano un miglioramento del sonno statisticamento significativo, che migliorava ulteriormente (p<0,05) al termine della sperimentazione. Non vi sono stati evidenti effetti collaterali (33B).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della valeriana sul sonno. Sono stati arruolati 20 pazienti affetti da insonnia moderata, che ricevevano per os un placebo o un estratto idroalcoolico di valeriana alla dose di 450 mg. poco prima di coricarsi per 4 giorni consecutivi. La valutazione era fatta col metodo polisonnografico, per poter valutare sia l’architettura sia la quantità del sonno in tutte le loro componenti. Si è visto che i pazienti del gruppo verum avevano una significativa riduzione del numero dei risvegli notturni, con un aumento della fase REM del sonno e con un moderato miglioramento della qualità globale del sonno. Si è anche notato che la valeriana riduceva la durata delle fasi 1 e 2 del sonno non REM e prolungava la fase delta del sonno, senza alterare la memoria anterograda. Due pazienti hanno accusato lievi dolori addominali e un paziente ha avuto modica cefalea, mentre tutti gli altri non hanno sperimentato alcun effetto collaterale (34).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto ipnoinducente della Valeriana in bambini con ritardo mentale. Sono stati osservati 5 bambini con ritardo mentale e disturbi del sonno, che assumevano per os un estratto di valeriana o un placebo per 2 mesi. Al termine della sperimentazione si è visto che la valeriana riduceva in modo significativo sia il tempo di addormentamento sia il numero dei risvegli precoci e migliorava la qualità del sonno. Questi risultati, ancorchè molto limitati, indicano l’utilità della valeriana come ipnoinducente in bambini cerebrolesi con disturbi del sonno (36).
Uno studio clinico controllato ha valutato se l’estratto secco titolato di valeriana fosse capace di alterare il comportamento e le performance cognitive in un gruppo di 10 volontari sani. Essi ricevevano per os dosi crescenti (600, 1200 e 1800 mg/die) di estratto di valeriana oppure 10 mg/die di diazepam in una sola giornata. Si valutavano gli effetti delle due sostanze sui principali test atti a misurare il comportamento e le performace cognitive. Si è notato che la valeriana, a nessuna delle dosi utilizzata, modificava in modo evidente il risultato dei vari test, mentre il diazepam produceva un’evidente sedazione e riduceva le performance cognitive. Lo studio conclude affermando che la somministrazione in acuto della valeriana non modifica il comportamento e non influenza le performance cognitive nel volontario sano (40).
Uno studio clinico controllato ha esaminato gli effetti di un estratto standardizzato di valeriana detto Li156 sul sonno e sulla psiche usando come metri di misura l’EEG e una serie di test psicometrici validati. Sono stati arruolati 16 pazienti di entrambi i sessi con disturbi del sonno, di età compresa tra i 50 e i 64 anni. I pazienti dovevano dormire in un laboratorio del sonno e ricevevano per os 300 o 600 mg/die di valeriana o un placebo. Si registrava l’EEG durante il sonno dopo 2 ore dall’addormentamento e al mattino al risveglio. I periodi di test erano separati da 6 giorni di intervallo. Al termine della sperimentazione non si notavano differenze statisticamente significative tra le due dosi di valeriana e il placebo nel tracciato EEG e nei test psicometrici (41).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto sull’insonnia non organica di una combinazione di estratti secchi idrometanolici di valeriana (500 mg) e di luppolo (120 mg). I pazienti arruolati dovevano assumere il preparato in questione o un placebo o la valeriana da sola (500 mg) per os per 1 mese in un’unica dose serale, misurando il periodo di latenza del sonno pre e post terapia. Si è notato che nei pazienti trattati con la combinazione valeriana + luppolo il periodo di latenza del sonno era significativamente più breve rispetto a quelli trattati con la valeriana da sola (p<0,05), la quale ultima non era significativamente superiore al placebo. Non sono stati rilevati significativi effetti collaterali in nessuno dei due gruppi studiati. Lo studio indica che la combinazione valeriana + luppolo proposta è superiore alla valeriana da sola e al placebo nel ridurre il tempo di latenza del sonno (47).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un estratto idroalcoolico di valeriana sul sonno. Sono stati reclutati 405 pazienti affetti da insonnia, di età compresa tra 19 e 75 anni, che dovevano compilare un questionario validato sulla loro insonnia pre e post terapia e assumere per os 500 mg/die di estratto di valeriana o un placebo per 2 settimane. Al termine dello studio la percezione della qualità del sonno da parte dei partecipanti non differiva in modo statisticamente significativo tra il gruppo verum (+ 29%) e quello placebo (+ 21%). Per quanto riguardava invece l’efficacia globale del rimedio un numero significativamente maggiore (p<0,04) di pazienti percepiva di dormire meglio nel gruppo verum. Risultati simili si avevano anche per il numero di risvegli notturni e per la durata del sonno. Non sono stati registrati effetti collaterali rilevanti in nessuno dei due gruppi studiati. Lo studio indica che la valeriana è moderatamente efficace nel favorire il sonno e che ha un’ottima tollerabilità (49).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco idroalcoolico di valeriana sul sonno di 16 donne anziane affette da insonnia, che dovevano assumere per os 300 mg di estratto di valeriana o un placebo 30 minuti prima di coricarsi per 2 settimane. Si valutava il sonno tramite esame polisonnografico pre e post terapia. Si è notato che non vi erano differenze statisticamente significative nei vari parametri esaminati (latenza del sonno, risvegli notturni, efficienza del sonno e autovalutazione della qualità del sonno) tra il gruppo verum e quello placebo. Non sono stati registrati significativi effetti avversi in nessuno dei due gruppi esaminati. Lo studio indica che un estratto secco idroalcoolico di valeriana non migliora il sonno in donne anziane affette da insonnia (50).
Uno studio clinico pilota ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un estratto secco di valeriana sul sonno in pazienti affetti da artrite con disturbi del sonno. Sono state arruolati 15 pazienti, che dovevano assumere per os 600 mg di estratto secco di valeriana o un placebo in un’unica dose serale per 5 sere consecutive. Si è notato che la differenza tra i due gruppi per quanto riguardava l’induzione del sonno e le caratteristiche del sonno stesso non era statisticamente significativa. L’estratto di valeriana era ottimamente tollerato dai pazienti. Lo studio indica che 600 mg di un estratto secco di valeriana non migliorano significativamente il sonno in pazienti con insonnia affetti da artrite (52).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di una dose di 800 mg di estratto secco di valeriana versus placebo sul sonno di pazienti affetti dalla sindrome delle gambe senza riposo. Sono stati arruolati 37 pazienti, che ricevevano l’estratto o un placebo per 2 mesi valutando i parametri del sonno pre e post terapia. Si è visto che in entrambi i gruppi vi era un significativo miglioramento dei parametri del sonno. In un’ulteriore analisi fatta comparando i partecipanti che dormivano bene e quelli che invece soffrivano di insonnia trattati con 800 mg/die di estratto di valeriana la differenza nei parametri del sonno pre versus post-terapia era statisticamente significativa nei pazienti che soffrivano di insonnia rispetto a quelli che non ne soffrivano. Vi era una forte associazione positiva tra i cambiamenti nel sonno e la severità dei sintomi tipici della sindrome delle gambe senza riposo nei soggetti che soffrivano di insonnia (p<0,006). Lo studio indica che un estratto secco di valeriana alla dose di 800 mg/die migliora il sonno e riduce i sintomi tipici della sindrome delle gambe senza riposo in pazienti affetti da questa malattia e da insonnia, migliorandone la qualità di vita (54).
Azione sul sistema nervoso centrale. Metanalisi. Una metanalisi (Dicembre 2006) ha valutato i dati oggi disponibili sull’azione ipnoinducente della valeriana. Sono stati selezionati solo gli studi clinici controllati, inseriti in numero di 16 per un totale di 1093 pazienti. Alcuni di questi studi avevano dei deficit nei criteri metodologici seguiti. Il dosaggio medio di estratto secco di valeriana utilizzato (titolo allo 0,42% in acidi valerenici) era di 450 mg/die. La netta maggioranza di questi studi (12) indicavano un beneficio statisticamente significativo sul sonno, per quanto riguardava sia la capacità di addormentamento sia la durata del sonno sia la qualità del sonno. In quattro studi invece il risultato sul sonno non era statisticamente superiore a quello ottenibile col placebo. In nessuno di questi studi sono stati registrati effetti collaterali rilevanti. La metanalisi indica che l’estratto secco di valeriana titolato allo 0,42% in acidi valerenici è superiore al placebo nel favorire il sonno, anche se sarebbe necessario uno studio di elevata qualità e di grande numerosità per poter dire una parola definitiva al riguardo (43).
Una metanalisi (Dicembre 2006) ha valutato i dati oggi disponibili sull’utilizzo della valeriana come ansiolitico. Sono stati selezionati solo gli studi clinici controllati fatti in pazienti con sindrome ansiosa di qualsiasi origine sia acuta sia cronica, compresi i disturbi di panico, quelli ossessivi-compulsivi, la fobia sociale, l’agarofobia e altri tipi di fobia. E’ stato trovato un solo studio dotato dei requisiti qualitativi richiesti, che aveva arruolato 36 pazienti affetti da ansia generalizzata, che assumevano per os l’estratto secco di valeriana (titolo 0,42% in acidi valerenici) alla dose di 500 mg/die o il diazepam o un placebo per 1 mese. La valutazione era fatta ricorrendo alla Hamilton anxiety scale. Lo studio non ha trovato differenze statisticamente significative tra la valeriana e il placebo e tra la valeriana e il diazepam nel punteggio del test di Hamilton. Non sono stati registrati significativi effetti collaterali in nessuno dei gruppi studiati. La metanalisi indica che ci sono dati troppo scarsi per poter valutare l’azione ansiolitica della valeriana (44).
Una metanalisi (Giugno 2007) ha valutato i dati clinici esistenti sulla valeriana come ipnoinducente, inserendo solo gli studi clinici controllati in numero di 36 su un totale di 592 studi. Di questi studi 29 indagavano oltre all’efficacia anche la tollerabilità di questa droga e 8 studi svalutavano solo la tollerabilità. Una buona parte di questi studi non fornivano risultati statisticamente superiori a quelli ottenibili col placebo nel trattamento dei disturbi del sonno, anche se alcuni di questi invece indicavano una superiorità della valeriana rispetto al placebo come ipnoinducente. La tollerabilità di questa droga è stata in genere buona, con eventi avversi rari. La metanalisi indica che i dati presenti in letteratura sull’azione ipnoinducente della valeriana sono conflittuali, per cui non è possibile fornire una chiara indicazione di uso di questa droga come sonnifero (46).
Azione sul sistema nervoso centrale. Studi clinici versus benzodiazepine.
Uno studio clinico controllato ha arruolato 75 pazienti affetti da insonnia moderata non organica e non psicotica, che ricevevano per os 600mg/die di estratto secco di Valeriana titolato allo 042% o oxazepam alla dose di 10 mg/die poco prima di coricarsi alla sera per un periodo di 28 giorni. La valutazione era fatta ricorrendo ad un questionario di autovalutazione del sonno e alla scala di Hamilton. Al termine della sperimentazione si è visto che in entrambi i gruppi i parametri esaminati miglioravano in modo significativo (p<0,001), con differenze pressochè inesistenti fra i due gruppi esaminati. 2 pazienti nel gruppo valeriana e 3 in quello oxazepam hanno abbandonato lo studio per insorgenza di effetti collaterali consistenti in reazioni allergiche e/o in intolleranza a livello epigastrico, ma non sono stati osservati altri effetti collaterali rilevanti.
E' interessante notare che queste sperimentazioni dimostrano che la droga ha azione simile a quella delle benzodiazepine e dei barbiturici nell'induzione del sonno, senza provocare sonnolenza al risveglio come invece fanno alcune molecole di sintesi ad azione più prolungata. Passando dalla dose di 450 mg. a quella di 900 mg. non si sono notati miglioramenti statisticamente significativi nell'efficacia clinica (33C).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto titolato di valeriana in pazienti con problemi del sonno nonostante l’uso cronico di benzodiazepine. Sono stati arruolati 19 pazienti, che assumevano benzodiazepine in media da 7,1 anni, affetti da insonnia primaria e 18 soggetti di controllo apparentemente sani. I farmaci suddetti venivano interrotti e i pazienti assumevano l’estratto di valeriana o un placebo per 15 giorni. Al termine della sperimentazione si è notato che i soggetti del gruppo valeriana dormivano meglio di quelli del gruppo placebo. Tramite elettroencefalogramma si notavano differenze nella struttura del sonno tra i pazienti del gruppo verum e quelli del gruppo placebo, verosimilmente dovute all’interruzione della terapia benzodiazepinica. Si trattava in particolare di una diminuzione dello stadio 2 del sonno e delle onde sigma, con un aumento nel sonno ad onde lente. Vi era anche una significativa riduzione dei risvegli precoci nei pazienti del gruppo valeriana rispetto a quelli del gruppo placebo. Nonostante un miglioramento soggettivo abbastanza evidente, la valeriana non si è dimostrata capace di abbreviare il tempo necessario per addormentarsi e ha provocato un certo aumento di onde alfa, ma la si può considerare utile in soggetti che vogliono sganciarsi da una terapia dell’insonnia basata sulle benzodiazepine (35).
Uno studio clinico controllato ha valutato un gruppo di 202 pazienti di età compresa tra i 18 e i 73 anni affetti da insonnia non organica, che ricevevano per os 600 mg di estratto secco di valeriana allo 0,42% in acidi valerenici o oxazepam alla dose di 10 mg. per 6 settimane. La valutazione era fatta tramite il Sleep questionnaire B pre terapia e al termine della stessa. I risultati del suddetto questionario indicavano che la valeriana era altrettanto efficace dell’oxazepam nel favorire il sonno. Erano utilizzati altri questionari come SF-B subscales, i.e. feeling of refreshment after sleep (GES), psychic stability in the evening (PSYA), psychic exhaustion in the evening (PSYE), psychosomatic symptoms in the sleep phase (PSS), dream recall (TRME), and duration of sleep, effettuati sia pre terapia sia al suo termine. Anche in questo caso i due trattamenti si rivelavano sostanzialmente analoghi. Anche i risultati della Clinical Global Impressions scale (CGI) e della Global Assessment of Efficacy by investigator and patient davano un’equivalenza di risultati clinici. Effetti avversi si manifestavano in 29 pazienti (28,4%) dei pazienti del gruppo valeriana e in 36 (36%) di quelli del gruppo oxazepam, ed erano tutti lievi o moderati. L’84% dei pazienti del gruppo valeriana e il 73,4% di quelli del gruppo oxazepam giudicavano l’efficacia e la tollerabilità del trattamento in modo decisamente positivo. Lo studio conclude affermando che 600 mg/die di estratto secco di Valeriana allo 0,42% in acidi valerenici è pressochè identico a 10 mg. di oxazepam nell’induzione del sonno (37).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di una singola dose di temazepam alla dose di 15 o di 30 mg/die, di difenidramina alla dose di 50 o di 75 mg/die o di estratto secco di valeriana alla dose di 400 o di 800 mg/die sul sonno in soggetti anziani. Sono stati arruolati 14 pazienti, di età compresa tra i 65 e gli 89 anni, affetti da insonnia moderata. La valutazione era fatta ricorrendo a una scala visuale analogica, al Tufts University Benzodiazepine scale e alle scale di valutazione psicomotoria al tempo 0 e poi ogni ora fino all’ottava ora dopo la somministrazione dei rimedi utilizzati. Si è visto che il temazepam favoriva significativamente l’addormentamento a entrambe le dosi adoperate, ma riduceva notevolmente (p<0,001) il punteggio delle scale di valutazione psicomotoria, soprattutto alla dose di 30 mg. Effetti simili mostrava anche la difenidramina, senza significative differenze tra le due dosi utilizzate. La valeriana non risultava essere superiore al placebo per il suo effetto sul sonno, ma non causava un calo delle funzioni psicomotorie a nessuno dei due dosaggi utilizzati (38).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto della valeriana sui processi cognitivi e psicomotori paragonato a quello del triazolam. Sono stati arruolati 9 soggetti apparentemente sani, che ricevevano per os 500 o 1000 mg/die di estratto secco di valeriana titolato allo 0,42% in acidi valerenici o 0,25 mg. di triazolam o un placebo per 7 giorni. Ogni soggetto era sottoposto a tutti e tre i trattamenti, con un wash out di 7 giorni l’uno dall’altro. I partecipanti venivano sottoposti ad una serie di test volti ad indagare le funzioni cognitive e psicomotorie (critical flicker fusion (CFF), choice reaction time (CRT), digit symbol substitution test (DSST), symbol search test (SST), digit span test (DST) e visual analogue scales of mood) dopo 2, 4 e 8 ore dall’assunzione dei rimedi. Si è notato che i soggetti del gruppo triazolam avevano un peggioramento significativo (p<0,005) delle funzioni cognitive, che non si verificava in quelli del gruppo valeriana e di quello placebo. Negli altri test non c’erano differenze evidenti fra i tre gruppi. Lo studio conferma che il triazolam, ma non la valeriana, riduce la performance mentale (39).
Azione spasmolitica: sia i valepotriati sia i sesquiterpeni sono dotati di azione spasmolitica sulla muscolatura liscia del tubo gastroenterico. E’ stato dimostrato che i valepotriati e il valeranone presente nell’olio essenziale causano una riduzione delle contrazioni ritmiche dell’ileo di cavia in vivo e riducono le contrazioni indotte dal potassio e dal BaCl2 in vitro.
La valeriana è anche in grado di ridurre consistentemente le contrazioni delle fibrocellule muscolari liscie indotte dal potassio in vitro, anche quando i recettori autonomi sono bloccati dai recettori specifici, con un’efficacia simile a quella della papaverina nell’inibire le contrazioni da BaCl2. Pertanto questa droga rilassa la muscolatura liscia agendo probabilmente come un agente muscolotropo e non interagendo coi recettori del sistema nervoso autonomo.
Indicazioni principali: sindrome ansiosa, disturbi del sonno.
Azione prevalente: sedativo-ansiolitica e ipnoinducente.
Altre azioni: antispasmodica viscerale.
EFFETTI COLLATERALI: Recentemente sono stati segnalati alcuni casi di delirio e di complicazioni cardiache a tipo tachicardia sopraventricolare con aritmie di tipo fibrillatorio in pazienti che assumevano alte dosi (900 mg/die) di estratto secco titolato di valeriana per periodi di tempo prolungati.
CONTROINDICAZIONI: A dosi elevate potrebbe provocare moderati danni epatici, con modico rialzo delle transaminasi e della gamma GT.
A dosi elevate (12 mg/kg) queste sostanze possono causare un ritardo dell’ossificazione nel feto, senza alterare la durata e il decorso della gravidanza. Non sono stati osservati cambiamenti significativi nell’aspetto istologico dei vari organi dell’animale e nei valori degli esami ematochimici eseguiti. Pertanto è controindicata in gravidanza e durante l’allattamento. Non somministrare in bambini di età inferiore ai 6 anni.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: La valeriana non dovrebbe essere usata in concomitanza coi barbiturici perché potrebbe verificarsi un'eccessiva sedazione.
Uno studio nel ratto ha valutato se l’associazione tra la valeriana e l’aloperidolo potesse indurre alterazioni nella funzionalità epatica e/o renale. La valeriana da sola non aveva alcun effetto tossico, mentre l’aloperidolo da solo riduceva i livelli di glutatione ridotto nel fegato ma non nel rene. L’associazione tra le due sostanze causava un aumento della lipoperossidazione e di sostanze reattive alla diclorofluoresceina nel tessuto epatico, senza alterazioni dell’attività degli enzimi antiossidanti endogeni a livello epatico e renale. La valeriana e l’aloperidolo da soli non modificavano l’attività dell’enzima renale delta aminolevulinato deidratasi, mentre le due droghe in combinazione provocavano una sua inibizione. I livelli plasmatici di transaminasi erano più elevati nei ratti trattati con l’aloperidolo da solo e ancora di più in quelli che ricevevano le terapia combinata. Lo studio indica che la valeriana data assieme all’aloperidolo può potenziarne l’azione epato e nefrotossica (51).
DATI TOSSICOLOGICI: La tossicità acuta di un estratto etanolico di valeriana somministrato al ratto per via intraperitoneale è molto bassa e pari a 3,3 g/kg. Dosi di 600 mg/kg sempre per via intraperitoneale somministrate per 45 giorni consecutivi non hanno provocato alterazioni nel peso degli animali e nei loro parametri biochimici ematici ed urinari. La somministrazione di 400 mg/kg di acido valerenico puro per via intraperitoneale al ratto ha provocato la morte di 6 animali su 7 per l'insorgenza di convulsioni.
BIBLIOGRAFIA:
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