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Schede piante >> VITIS VINIFERA (Vite da vino)
Data ultima revisione 08-06-2009
FAMIGLIA: Vitaceae.
HABITAT: originaria del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, è attualmente coltivata in molti paesi del mondo a clima temperato.
PARTE USATA: le foglie e semi.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in polifenoli min. 4% e in antocianosidi min. 0,2% (Farmacopea Francese X). Oggi esiste anche un estratto secco titolato in oligomeri proantocianidolici (OPC) min. 80%, che è preferibile al precedente, la cui posologia va da 2 a 3 mg./kg/die, da suddividere in due somministrazioni al dì preferibilmente lontano dai pasti.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una pianta ricca di antocianidine, che possono rappresentare fino allo 0,3% del peso della droga secca. I composti principali sono i glicosidi in 3 del cianidolo, del peonidolo, del delfinidolo, del petunidolo e del malvidolo, acetilati o no Troviamo poi numerosi flavonoidi soprattutto glucosidi in 3 di flavonoli. Composti tipici di questa droga sono i proantocianidoli, che sono dei flavan-3-oli (catechine) e loro oligomeri (OPC), e sono contenuti in tutte le parti della pianta, ma in misura massimale nei semi degli acini. Vi sono anche tannini idrolizzabili e piccole quantità di resveratrolo, chimicamente 3,4',5-triidrossistilbene.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE:
Azione cardioprotettiva e capillaroprotettiva: un dato molto interessante è che le proantocianidine diminuiscono la tendenza all’occlusione coronarica indotta da riduzione ciclica del flusso. Infatti, pur in assenza di modifiche della pressione arteriosa, esse si sono dimostrate capaci di antagonizzare la riduzione ciclica di flusso indotta da stenosi parziale dell’arteria circonflessa sinistra.
Le sostanze polifenoliche presenti in questa droga provocano una evidente vasodilatazione in arterie coronarie umane coltivate in vitro e aumentano il contenuto vascolare di c-GMP, e tali effetti sono aboliti dall'eliminazione dell'endotelio e/o dall'inibizione dell'enzima ossido nitrico sintetasi endoteliale (eNOS).
Inoltre uno studio in vitro ha dimostrato che il resveratrolo riduce l'adesione dei granulociti e dei monociti umani all'endotelio di frammenti di vasi sanguigni umani, il che potrebbe essere di aiuto nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Inoltre il resveratrolo riduce significativamente sia l’adesione dei leucociti all’endotelio sia la loro infiltrazione in esso causati dall’ischemia-riperfusione, dalla reazione xantina-xantina ossidasi e dal PAF, principalmente grazie alla sua notevole azione antiossidante.
E’ noto che la proliferazione delle cellule muscolari lisce della parete vasale è un importante fattore di rischio per la malattia aterosclerotica. Perciò uno studio in vitro ha valutato gli effetti del vino rosso dealcoolizzato, dei polifenoli in esso contenuti e del resveratrolo sulla proliferazione delle cellule suddette coltivate in vitro. Si è visto che tutte le sostanze suddette inibivano significativamente la proliferazione cellulare, ma non per un effetto di tipo citotossico.
Le procianidine, inibendo il processo di conversione dell’angiotensina in vitro (IC50=0,08 mg/dl), hanno una potente azione antagonista nei confronti dell’attività vasopressoria delle angiotensine 1 e 2 e, date cronicamente, riducono l’incidenza di ictus nel ratto. Questa attività, unitamente all’azione antiaritmica ventricolare osservata nel cuore ischemico del coniglio, è in gioco nel migliorare il recupero meccanico dopo ischemia.
Tali attività antiischemica e antiaritmica sono verosimilmente legate alla potente azione antiradicalica nei confronti degli anioni superossido. Ne consegue che si ha una maggior formazione di sostanze vasoattive quali la prostaciclina, della quale si ritrova un forte aumento del prodotto metabolico chiamato 6-keto-PGF1alfa. Questo evento, evidente a concentrazioni di 200 microgrammi/ml. di procianidine, può ridurre l’accumulo intracellulare di calcio responsabile del minor contenuto energetico delle cellule cardiache esposte all’ischemia e/o inibire la liberazione degli enzimi lisosomiali.
Uno studio in vitro e in vivo ha dimostrato che un estratto di semi d’uva al 90% in oligomeri proantocianidolici forniva una valida protezione contro i danni tessutali da radicali liberi, con un’attività superiore a quella delle vitamine C ed E e del beta carotene.
La funzione endoteliale misurata attraverso la vasodilatazione mediata dal flusso (FMD) nell’arteria femorale degli animali tenuti a dieta normolipidica era del 19,29%, ma si riduceva del 25% nei ratti che ricevevano una dieta iperlipidica (valore 14,52%). La somministrazione per via intragastrica di resveratrolo alla dose di 3 mg/kg/die o di vino rosso alla dose di 4 ml/kg/die o di vino dealcoolizzato alla stessa dose per 3 mesi tendeva a ripristinare una normale funzione endoteliale, come testimoniato dai suoi valori di circa 18% al termine dell’esperimento, contro 14,52% prima del suo inizio. L’ingestione di una dieta iperlipidica causava un evidente aumento dei livelli di endotelina e un altrettanto evidente calo di quelli di NO. Il trattamento con resveratrolo alla dose di 3 mg/kg/die o con vino rosso alla dose di 4 ml/kg/die o con vino dealcoolizzato alla stessa dose per 3 mesi tendeva a ripristinare normali livelli di endotelina e di NO. I dati di questo studio indicano che il vino rosso e il resveratrolo migliorano la funzione endoteliale, con meccanismi anche indipendenti da quelli dell’alcool.
Gli OPC causano vasorilassamento nelle arterie femorali di ratto coltivate in vitro esaltando l’attività della NO-sintetasi endoteliale stimolata dal Ca(2+) e proteggendo l’NO stesso dalla degradazione.
In uno studio 3 gruppi di ratti ricevevano per os il primo una dieta arricchita di proantocianidine e di lecitina di soia, il secondo la stessa dieta ma arricchita solo con la lecitina di soia e il terzo solo la dieta suddetta per 3 settimane. Prima del trattamento e al termine dello stesso venivano misurati nel plasma le difese antiossidanti plasmatiche totali, la vitamina E, la vitamina C, la prostaciclina e l'acido urico. Subito dopo veniva indotta ischemia per un periodo di 15 minuti seguita da riperfusione per un periodo di 30 minuti, con successiva misurazione dei parametri suddetti. I ratti trattati con le proantocianidine evidenziavano un ritorno dei parametri meccanici cardiaci molto prossimo a quelli pre ischemia/riperfusione, mentre negli animali degli altri gruppi tali parametri rimanevano piuttosto alterati. Inoltre i ratti trattati con proantocianidine avevano, rispetto agli altri, un aumento di circa il 40% nelle difese antiossidanti plasmatiche totali, nei livelli di vitamina C e in quelli di prostaciclina, mentre gli altri due parametri erano pressochè sovrapponibili in tutti e tre i gruppi studiati.
Questi studi indicano che la supplementazione di proantocianidine nel ratto rende il cuore meno suscettibile ai danni da ischemia/riperfusione e che questo effetto è positivamente associato ad un aumento dell'attività antiossidante plasmatica.
E’ noto che i radicali liberi esercitano un’azione fortemente negativa sull’apparato cardiovascolare. Questo studio ha indagato l’effetto protettivo cardiovascolare di un estratto di vitis vinifera titolato in OPC al 90% e in resveratrolo allo 0,5% paragonato a quello delle vitamine C ed E e del beta carotene. Si è visto che l’estratto è capace di ridurre i danni causati al miocardio dal fenomeno di ischemia-riperfusione, di ridurre l’estensione della zona infartuata, di combattere la fibrillazione ventricolare e la tachicardia postischemiche, di ridurre la quantità di radicali liberi presente nel tessuto miocardico e di limitare la produzione di malondialdeide da parte dei cardiomiociti. Inoltre questo estratto riduce l’apoptosi delle cellule cardiache mediata dal JNK-1 e dalle proteine c-fos, inducendo a pensare che almeno una parte della sua azione cardioprotettiva dipenda dalla sua capacità di ostacolare le sostanze che provocano l’apoptosi cellulare come il JNK-1 e il c-JUN. Ancora questo estratto riduce la cardiotossicità della doxorubicina, come dimostrato dal netto calo della creatin chinasi sierica e da osservazioni istopatologiche. La somministrazione ad animali di laboratorio di dosi di estratto di 50 o di 100 mg/kg/die riduceva del 49 e del 63% rispettivamente il numero di foam cells, un marker tipico di aterosclerosi precoce. Infine l’estratto in questione dimostra una significativa inibizione dell’espressione del CD36 inducibile endoteliale, un nuovo gene cardioregolatorio.
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto dei polifenoli del vino alla dose di 20 mg/kg/die per 7 giorni sui parametri emodinamici, sulla risposta cardiaca ex vivo e sulla sindrome da ischemia-riperfusione nel ratto. Il coinvolgimento dell’NO era valutato usando la N(G).nitro-1-arginina metilestere, un inibitore specifico della NO sintetasi, alla dose di 2 mg/kg/die, incapace di modificare la pressione arteriosa. La reattività ex vivo dei cuori estratti da ratti trattati coi polifenoli del vino mostrava una minore pressione basale sviluppata, una più elevata frequenza cardiaca e una ridotta risposta inotropa alla stimolazione via i recettori adrenergici o muscarinici con l’isoprenalina o il carbacolo rispettivamente. Il trattamento coi polifenoli del vino non modificava l’espressione cardiaca della NO sintetasi endoteliale e della superossido desmutasi Cu/Zn, ma aumentava l’efflusso di nitriti nel sangue effluente coronarico. Nella sindrome da ischemia-riperfusione i polifenoli del vino riducevano l’estensione dell’area infartuata e la lipoperossidazione nel tessuto miocardico, come testimoniato da una diminuzione dei livelli tessutali di malondialdeide e di 4-idrossinonenale, ma senza modificare la disfunzione contrattile postischemica. Tutti gli effetti dei polifenoli del vino sul cuore erano prevenuti dalla L-NAME. Questi dati indicano che il trattamento di breve periodo coi polifenoli del vino riduce la pressione arteriosa e la responsività del cuore e protegge contro i danni legati all’ischemia/riperfusione riducendo lo stress ossidativo. Tutti questi effetti sono sensibili all’inibizione della NO sintetasi, il che implica un coinvolgimento della via metabolica dell’NO. Lo studio conferma dunque un effetto protettivo dei polifenoli del vino contro le malattie cardiovascolari (56).
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto del vino rosso sulla disfunzione endoteliale indotta dall’omocisteina sulle arterie coronariche del maiale. Le sezioni di coronarie prelevate dagli animali erano incubate con soluzione fisiologica, con omocisteina, con vino rosso e con vino rosso + omocisteina per 24 ore. In risposta alla bradichinina le arterie trattate con omocisteina da sola mostravano una significativa riduzione della vasodilatazione endotelio dipendente del 43%, mentre quelle incubate con omocisteina + vino rosso non differivano dai controlli, così come quelle incubate solo col vino rosso. Nelle arterie incubate con omocisteina da sola i livelli dell’mRNA specifico per la eNOS erano ridotti del 36% rispetto ai controlli, ma tale calo non si verificava nelle arterie incubate con solo vino rosso o con vino rosso + omocisteina. Questi dati indicano che il vino rosso può notevolmente ridurre la disfunzione endoteliale indotta dall’omocisteina, e questo concorre a spiegare l’azione cardioprotettiva di questa bevanda.
Uno studio ha investigato il meccanismo che sta alla base dell’effetto vasodilatatorio degli OPC del vino rosso, con una particolare enfasi sul coinvolgimento dei recettori purinergici. A tale scopo si valutavano gli effetti degli OPC, della catechina e dell’epicatechina in frammenti di aorta isolata di ratto sia intatti sia privati dell’endotelio. Nei frammenti precontratti con la noradrenalina l’incubazione con la NG-nitro-L-arginina metilestere inibiva completamente il rilassamento indotto dagli OPC. Le curve concentrazione-effetto di queste sostanze erano determinate in preparazioni depolarizzate in condizioni di controllo, dopo incubazione con reactive blue 2 (un antagonista dei recettori purinergici P2Y), dopo incubazione con apirasi (un enzima che idrolizza l’ATP e l’ADP) o dopo incubazione con alfa,beta-metilene ATP (un inibitore delle ecto ATPasi). Nei frammenti normali il rilassamento espresso come percentuale della contrazione iniziale era di 41 per gli OPC. Nei frammenti privati dell’endotelio vi era un rilassamento molto più ridotto. Le catechine davano un rilassamento molto modesto in entrambi i casi. Il reactive blue 2 e l’apirasi inibivano il rilassamento indotto dagli OPC nei frammenti normali, mentre l’alfa,beta-metilene ATP spostava verso sinistra le curve di rilassamento ottenute con gli OPC. I dati di questo studio confermano che la modesta vasodilatazione indotta dalle catechine è endotelio indipendente e che invece gli OPC inducono una vasodilatazione evidente, che è legata all’integrità dell’endotelio, alla sintesi e al rilascio dell’NO. Inoltre l’inibizione da parte dell’apirasi e l’aumento da parte dell’inibizione della ecto-ATPasi sull’effetto vasodilatante degli OPC suggerisce che queste sostanze potrebbero agire attraverso un iniziale rilascio dei nucleotidi, che a loro volta potrebbero attivare i recettori purinergici P2Y1 e/o P2Y2 delle cellule endoteliali, facendo scattare la sintesi e il rilascio dell’NO e quindi la vasodilatazione (55).
E’ noto che le LDL esposte ai radicali liberi vanno incontro ad un processo perossidativo, documentabile misurando, in vitro, le sostanze reattive all’acido tiobarbiturico, che compaiono dopo circa 30-60 minuti dall’esposizione, la cinetica di accumulo dei dieni coniugati e la formazione di esanale. Il pretrattamento con le procianidine provoca, in vitro, una netta riduzione dei livelli di acido tiobarbiturico, di dieni coniugati e di esanale, con un’attività circa 4 volte superiore a quella dell’alfa tocoferolo. Questi fenomeni non si osservano se le LDL vengono incubate con alcool da solo o con vino rosso e/o estratto di vitis vinifera privati della componente fenolica.
In un altro esperimento in vitro il vino rosso alla quantità di 75 mg./l. di equivalenti di acido gallico è stato incubato con plasma umano per 3 ore. Le LDL isolate dal plasma così trattato erano meno ossidabili da parte dello ione rame di una percentuale del 60%, e inoltre la loro cattura da parte di macrofagi umani era 3 volte più bassa rispetto alle LDL di controllo. Tutte le frazioni fenoliche hanno azione protettiva, che però raggiunge il massimo livello solo abbinando tutte queste frazioni, dando ulteriore conferma dell'indispensabilità del fitocomplesso in toto per garantire la migliore attività farmacologica.
Uno studio nel gerbillo ha valutato l’effetto del resveratrolo sui danni cellulari conseguenti all’ischemia cerebrale. Gli animali subivano un’ischemia cerebrale tramite legatura delle carotidi per 5 minuti, con somministrazione del resveratrolo alla dose di 30 mg/kg/die sia durante l’ischemia sia per 24 ore dopo il suo termine. Il flusso sanguigno cerebrale era monitorato tramite flussimetria Doppler durante e dopo l’ischemia. Al termine della 24° ora gli animali erano uccisi e il loro cervello espiantato per le indagini strumentali. Si è visto che nei gerbilli senza resveratrolo vi era una notevole morte neuronale nell’ippocampo, con aumento di astrociti reattivi e di cellule gliali. Negli animali trattati con il resveratrolo invece questi effetti erano assai meno evidenti. Questo studio dimostra che il resveratrolo può attraversare la barriera ematoencefalica ed esercitare effetto protettivo in caso di ischemia cerebrale.
Studi in vitro hanno mostrato che le proantocianidine della vitis vinifera hanno un azione sinergica con la vitamina E per quanto riguarda l'azione antiossidante. Infatti la contemporanea somministrazione in vitro di vitamina E e di proantocianidine di vitis vinifera ha effetti antiossidanti più marcati rispetto alle due sostanze prese isolatamente, e inoltre le procianidine riducono il consumo di vitamina E in presenza di radicali liberi e ritardano la comparsa di dieni coniugati. In globuli rossi umani esposti a stress ossidativo mediante irradiazione con UVB le procianidine alla dose di 1 micromole/l. riducono il consumo di vitamina E, la perossidazione lipidica a livello della membrana cellulare e l'inizio dei fenomeni di emolisi cellulare.
Analisi in vitro sembrano dimostrare che le antocianine sono i principali antiossidanti del vino rosso giovane, mentre tale ruolo è appannaggio dei tannini nel vino bianco e nel vino rosso invecchiato, e che il vino giovane pare avere un potere antiossidante maggiore rispetto a quello invecchiato.
Uno studio in vitro ha valutato il contenuto in OPC e la capacità antiossidante del vino bianco e del vino rosso. Si è visto che nel vino rosso il contenuto di OPC era di 177,18 mg/l, in quello bianco di 8,75 mg/l. Nel vino rosso i composti a più spiccata azione antiossidante erano le proantocianidine e la malvidina, mentre nel vino bianco erano le proantocianidine trimeriche. Lo studio indica che l’assunzione di 140 ml di vino rosso apporta 2,04 mmol di proantocianidine, mentre 140 ml. di vino bianco forniscono 0,47 mmol di queste sostanze.
Gli effetti positivi del vino rosso sui vasi sanguigni sono dovuti a meccanismi sia di breve sia di lungo periodo. Quelli di breve periodo sono rappresentati dalla vasodilatazione NO mediata, che si esercita aumentando l’influsso del calcio extracellulare e la mobilizzazione di quello intracellulare nelle cellule endoteliali. Quelli a lungo termine sono rappresentati dall’aumento dell’espressione della NO sintetasi endoteliale e dalla riduzione dell’espressione delle molecole di adesione e dei fattori di crescita e di proliferazione delle cellule muscolari lisce della parete vasale. Inoltre le sostanze contenute nel vino riducono l’aggregazione piastrinica (61).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto antiaterogenico del resveratrolo in ratti geneticamente ipercolesterolemici, ai quali si provocava un danno endoteliale tramite raggi laser. Gli animali in oggetto, con grave deficit genetico di ApoE e di recettori per le LDL, venivano nutriti con una dieta iperlipidica con o senza resveratrolo alle dosi di 9,6 o di 96 mg/kg/die per 2 mesi. Si misurava la tendenza a sviluppare una trombosi endovasale nella zona danneggiata dal raggio laser. Le concentrazioni plasmatiche di lipidi erano solo lievemente ridotte dal resveratrolo, ma esso riduceva del 30% la formazione del trombo nella zona lesionata, che era formato in larga maggioranza da piastrine aggregate tra loro (62).
Uno studio in vitro e in vivo ha esaminato gli effetti di un liofilizzato di vino rosso sullo stress ossidativo, sull’aterogenicità, sui macrofagi e sullo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche in ratti apoE deficienti. Gli animali mangiavano una dieta placebo o una arricchita col liofilizzato di vino per 10 settimane. Si è visto che il liofilizzato di vino riduceva l’estensione della zona aterosclerotica del 41%. Tale effetto era dovuto per l’8% ad una significativa riduzione dello stress ossidativo, per il 22% ad un aumento della capacità antiossidante plasmatica, per il 33% ad una ridotta captazione delle LDL ossidate da parte dei macrofagi e per il 25% ad una diminuita ossidazione delle LDL causata dai macrofagi. Lo studio indica che i polifenoli del vino riducono l’aterosclerosi interferendo coi macrofagi, potendo ridurre sia l’ossidazione delle LDL sia la loro cattura da parte dei macrofagi stessi. Ne consegue una minor formazione e un minore sviluppo di lesioni aterosclerotiche vasali (68).
Uno studio nel ratto ha indagato l’azione di un dealcoolizzato di vino sul rischio cardiovascolare. Gli animali ricevevano una dieta al 2% in colesterolo per 5 mesi. Nell’ultimo mese essa era addizionata con un dealcoolizzato di vino rosso. La trombosi arteriosa era misurata valutando l’occlusione di una protesi inserita nell’aorta addominale. Si misuravano anche l’assetto lipidico, l’adesione delle piastrine al collageno fibrillare, l’attività del fattore VII della coagulazione e il fibrinogeno. Si è notato che la dieta al 2% in colesterolo causava un aumento della lipemia e del fattore VII della coagulazione, con un concomitante aumento della tendenza alla trombosi e dell’adesione delle piastrine al collageno. Il dealcoolizzato di vino aboliva quasi completamente gli effetti della dieta suddetta, con prolungamento del tempo di occlusione della protesi aortica da 78 a 122 ore e dell’adesione delle piastrine dal 49 al 30%, senza peraltro modificare l’assetto lipidico e i livelli del fattore VII. Lo studio supporta il cosiddetto paradosso francese, che postula che un regolare e moderato consumo di vino riduca i fenomeni trombotici associati con la dieta iperlipidica e l’aggregazione piastrinica (69).
I dati scientifici oggi disponibili indicano che gli effetti sulla eNOS sono probabilmente i più importanti per spiegare l’azione cardioprotettiva del vino rosso. La sindrome metabolica è caratterizzata da obesità addominale, alti livelli di triacilgliceroli nel plasma, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione arteriosa e iperglicemia, e potrebbe essere causata, almeno in parte, da alterazioni nell’attività della eNOS. Siccome il vino rosso aumenta l’attività della eNOS, esso potrebbe essere utile per combattere la sindrome metabolica (73).
Uno studio nel ratto ha indagato l’azione ipotensiva del vino rosso. Si somministrava il vino alla dose di 3 ml/kg per os e si valutavano gli effetti di questo sul sistema renina-angiotensina-aldosterone. Prima della somministrazione del vino l’angiotensina e la noradrenalina causavano un aumento della pressione arteriosa rispettivamente di 57 e di 36 mm/Hg, mentre dopo 1 ora dalla somministrazione del vino l’aumento pressorio causato da tali sostanze era di 45 mm/Hg per l’angiotensina, mentre non vi erano aumenti apprezzabili per la noradrenalina. I livelli plasmatici dell’enzima di conversione (ACE) erano di 39,4 IU/l pre trattamento e di 37,0 dopo 1 ora dall’ingestione del vino rosso (p<0,01). Lo studio indica che il vino rosso può ridurre la pressione arteriosa nel ratto grazie alla sua azione di riduzione dell’ACE (74).
Uno studio nel coniglio ha esaminato l’azione cardioprotettiva del dealcoolizzato di vino o del vino rosso, usando un modello di conigli ipercolesterolemici e il resveratrolo come pietra di paragone. Gli animali dovevano tenere una dieta iperlipidica (1,5% di colesterolo) e ricevevano resveratrolo alla dose di 3 mg/kg/die o vino rosso alla dose di 4 ml/kg/die contenente 3,98 mg/l. di resveratrolo o un dealcoolizzato di vino contenente 3,23 mg/l. di resveratrolo per 3 mesi. Si valutava l’assetto lipidico, la presenza di placche aterosclerotiche nell’aorta toracica e il funzionamento vascolare ed endoteliale dell’arteria femorale tramite analisi ultrasonografica. Si è visto che gli animali a dieta iperlipidica mostravano un significativo aumento del colesterolo totale e di quello LDL ma non dei trigliceridi, che si verificava anche, seppure in modo leggermente minore, nei conigli trattati col vino o col suo dealcoolizzato. Però gli animali dei due gruppi verum avevano uno sviluppo significativamente minore delle placche aterosclerotiche e dello spessore dell’intima a livello aortico. L’esame ultrasonografico a livello dell’arteria femorale mostrava una riduzione del 25% della vasodilatazione mediata dal flusso nei conigli a dieta iperlipidica da sola, e questo fenomeno era validamente antagonizzato dal resveratrolo, dal vino e dal suo dealcoolizzato. Lo studio indica che i polifenoli presenti nel vino hanno azione antiaterosclerotica indipendente da quella dell’alcool e che possono ostacolare l’aterosclerosi indipendentemente dal loro effetto sull’assetto lipidico (75).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto della somministrazione di una quantità di vino rosso corrispondente a 400 ml per un uomo di 70 kg sullo stress ossidativo cerebrale e renale indotto da una dieta ricca di colesterolo consumata per 4 settimane. Si è visto che i livelli dei lipoperossidi e del colesterolo nel cervello e nei reni si riducevano in modo significativo, mentre il contenuto di glutatione e di enzimi antiossidanti aumentava. L’escrezione urinaria di urea, creatinina e albumina si riduceva significativamente. Lo studio dimostra che il vino rosso può avere azione neuro e nefroprotettiva contro lo stress ossidativo nel ratto (81).
Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto del resveratrolo sulle cellule progenitrici endoteliali (EPC), sulla mobilizzazione delle EPC circolanti e sulla riendotelizzazione dell’aorta dopo lesioni effettuate tramite palloncino. Si è visto che una bassa concentrazione di resveratrolo (1 microM) causava un’aumento significativo della proliferazione, della migrazione, dell’adesione e dell’espressione della eNOS nelle cellule EPC, mentre concentrazioni elevate di resveratrolo (60 microM) inibivano la proliferazione, la migrazione, l’adesione e l’espressione della eNOS nelle cellule EPC. In un modello animale di lesioni aortiche una concentrazione di 10 mg/kg di resveratrolo aumentava il numero di cellule EPC circolanti, mentre una concentrazione di 50 mg/kg non aveva effetti apprezzabili. Inoltre una concentrazione di resveratrolo di 10 mg/kg accelerava la riendotelizzazione e inibiva la formazione di neointima dopo lesioni indotte con palloncino, mentre una concentrazione di 50 mg/kg di resveratrolo riduceva solo la formazione di neointima. Infine una concentrazione di 10 mg/kg di resveratrolo aumentava l’espressione della eNOS nelle arterie lesionate dal palloncino, ma questo effetto non si notava alla concentrazione di 50 mg/kg. Lo studio indica che basse concentrazioni di resveratrolo possono aumentare la proliferazione, la migrazione, l’adesione e l’espressione della eNOS nelle cellule EPC e accelerare la riparazione delle arterie lesionate (84).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione cardioprotettiva del resveratrolo durante la sindrome da ischemia-riperfusione. Gli animali subivano l’occlusione dell’arteria coronaria sinistra per 30 minuti, seguita da 120 minuti di riperfusione, ed erano pretrattati o meno col resveratrolo. Si valutavano la funzione ventricolare sinistra dopo ischemia, l’estensione della zona infartuata e i livelli miocardici di NO e di malondialdeide. Si è visto che il pretrattamento col resveratrolo aveva effetti fortemente positivi sul recupero di una buona funzionalità ventricolare sinistra dopo ischemia e che riduceva consistentemente l’estensione dell’area infartuata. Esso inoltre aumentava i livelli miocardici di NO e riduceva quelli di malondialdeide. Lo studio conferma che il resveratrolo ha azione cardioprotettiva nel ratto nella sindrome da ischemia-riperfusione (85).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto neuroprotettivo del resveratrolo sulla perdita neuronale indotta dall’ischemia nell’ippocampo. Gli animali subivano ischemia cerebrale tramite legatura bilaterale della carotide e assumevano o meno il resveratrolo per via intraperitoneale alla dose di 1,4 g/kg. Si valutavano i livelli ippocampali di acido diidrossibenzoico (DHBA) come indice del contenuto ippocampale di radicali idrossilici. Si è visto che durante l’ischemia i livelli di DHBA erano molto elevati e che gli animali perdevano un gran numero di neuroni. Il resveratrolo riduceva significativamente i livelli di DHBA e aumentava quelli di NO e la sopravvivenza neuronale a livello ippocampale. Questi risultati indicano che il resveratrolo ha azione neuroprotettiva contro il danno neuronale postischemico a livello ippocampale, soprattutto grazie alla sua energica azione antiossidante/antiradicalica (87).
La fosfatasi alcalina è un enzima assai diffuso nell’organismo, capace di modulare una serie di sistemi di trasporto transmembranari, di favorire la mineralizzazione dell’osso e di essere coinvolta nella calcificazione dei vasi sanguigni. In questo studio è stato esaminato l’effetto degli OPC sull’attività della fosfatasi alcalina in cellule muscolari lisce della parete arteriosa umane. Si è visto che gli OPC inibivano l’attività della fosfatasi alcalina in modo concentrazione dipendente, senza modificare in alcun modo le cellule muscolari lisce. Lo studio indica che questo effetto inibitorio sulla fosfatasi alcalina degli OPC potrebbe contribuire a spiegarne l’azione protettiva cardiovascolare (88).
L’interazione dei prodotti glicati con i loro recettori cellulari è implicata nella patogenesi delle complicanze vascolari del diabete e stimola l’espressione delle molecole di adesione nelle cellule endoteliali attraverso l’induzione delle generazione dei ROS. In questo studio è stato esaminato se gli OPC fossero capaci di inibire l’iperespressione delle molecole di adesione indotta dai prodotti glicati e la generazione dei ROS in cellule endoteliali di cordone ombelicale umano. Si è visto che i prodotti glicati aumentavano la formazione dei ROS e l’espressione delle molecole di adesione ICAM-1 e VCAM-1 e che la preincubazione di queste cellule con gli OPC riduceva significativamente questi fenomeni. Questo effetto era limitato alla VCAM-1 e non si estendeva alla ICAM-1. Lo studio indica che gli OPC sono degli inibitori dell’espressione della VCAM-1 ma non della ICAM-1 in cellule endoteliali esposte a prodotti di glicazione, e che tale azione deriva principalmente dall’azione antiossidante degli OPC (89).
Uno studio nel ratto ha indagato se l’alcool da solo o gli OPC riducessero le dimensioni della placca aterosclerotica e/o attenuassero la formazione dei trombi vascolari nelle zone dove erano presenti gravi lesioni aterosclerotiche. Gli animali (normali o con deficit di ApoE) ricevevano una dieta standard supplementata con estratto di semi e bucce d’uva o con catechine + alcool o con alcool da solo per 12 settimane. Al termine dello studio nei ratti ApoE deficienti si notava che le lesioni aterosclerotiche erano aumentate di volume, ma l’estratto di semi d’uva riduceva significativamente la formazione di trombi (-63%) rispetto agli animali trattati con catechine + alcool o con alcool da solo. Nei ratti normali si è visto che non vi era alcun aumento volumetrico delle lesioni aterosclerotiche preesistenti e che l’estratto di semi d’uva e le catechine + alcool ma non l’alcool da solo riducevano significativamente la formazione dei trombi. Lo studio indica che un consumo regolare e moderato di vino rosso può proteggere l’apparato cardiovascolare soprattutto riducendo la formazione dei trombi endovasali, mentre il suo effetto sulle lesioni aterosclerotiche vasali è pressoché inesistente (90).
Uno studio in vitro ha esaminato l’azione protettiva del resveratrolo e di una statina usati assieme contro l’ischemia cardiaca. Gli animali tenevano una dieta iperlipidica per 2 mesi, al termine dei quali ricevevano per os una statina alla dose di 1 mg/kg/die e il resveratrolo alla dose di 20 mg/kg/die per altre 2 settimane. Al termine di questo periodo gli animali venivano sacrificati e i loro cuori prelevati ed esposti a 30 minuti di ischemia seguiti da 120 minuti di riperfusione. Si è visto che il recupero della funzionalità del ventricolo sinistro era migliore nei ratti del gruppo verum, che mostravano anche una netta riduzione del diametro dell’area infartuata (da 53 a 37 mm2). L’assetto lipidico si riduceva significativamente negli animali del gruppo verum, che mostravano anche un’aumento della fosforilazione dell’Akt e della eNOS, con conseguente riduzione dell’apoptosi dei cardiomiociti. In un modello di infarto miocardico in vivo nel ratto soggetto a subocclusione dell’arteria coronaria discendente sinistra si notava un aumento della densità dei capillari nei ratti del gruppo verum, che mostravano anche un’aumentata traslocazione della beta-catenina e un’aumentata espressione dell’mRNA specifico per il VEGF. Lo studio indica che la combinazione statina/resveratrolo fornisce una migliore cardioprotezione rispetto a ciascuna di queste sostanze usate da sole, grazie alle azioni ipocolesterolemizzanti, proangiogenica e antiapoptotica a livello miocardico (93).
Uno studio nel ratto ha valutato la cardioprotezione offerta da un dealcoolizzato di Cabernet-Sauvignon in cuori di ratto isolati da animali spontaneamente ipertesi. I cuori di questi ratti venivano sottoposti a 20 minuti di ischemia seguiti da 30 minuti di riperfusione in assenza o in presenza del dealcoolizzato di vino suddetto infuso poco prima dell’ischemia e per tutta la durata della riperfusione. In un altro esperimento si dava N(G)-nitro-L-arginine methyl ester (L-NAME), un inibitore della nitrossido sintetasi, prima dell’infusione del delacoolizzato di vino. Si misuravano la pressione ventricolare sinistra sistolica e la pressione ventricolare sinistra telediastolica come indici di funzionalità miocardica. Nei cuori trattati col placebo la pressione ventricolare sinistra sistolica scendeva, alla fine della riperfusione, al 47% del valore basale, e il trattamento con il dealcoolizzato la faceva salire ad un valore pari all’85% di quello basale e attenuava anche l’aumento della pressione ventricolare sinistra telediastolica (da 53 mm/Hg a 23 mm/Hg – p<005). Nei cuori esposti alla L-NAME la protezione indotta dal dealcoolizzato spariva quasi completamente. Lo studio indica che un dealcoolizzato di vino rosso Cabernet-Sauvignon protegge il cuore contro l’ischemia-riperfusione verosimilmente con un meccanismo NO dipendente (98).
La miocardite autoimmune indotta dalla miosina nel ratto è un buon modello per la miocardiopatia dilatativi dell’uomo. In questo studio è stato esaminato l’effetto del resveratrolo alla dose di 50 mg/kg/die sulla miocardite quando somministrato a ratti immunizzati contro la miosina cardiaca 1 giorno prima dell’immunizzazione. Si è visto che dopo 2 settimane dall’immunizzazione il resveratrolo preservava la funzionalità cardiaca di questi animali. La ratio peso del cuore/lunghezza della tibia di questi animali immunizzati era aumentata di 1,8 volte rispetto ai ratti non immunizzati, e il resveratrolo ostacolava l’aumento del peso del cuore. Il resveratrolo riduceva significativamente l’infiltrazione cellulare, la fibrosi e l’espressione delle citochine proinfiammatorie nel miocardio e riduceva l’espressione dei geni antiossidanti aumentata in conseguenza dell’immunizzazione, riducendo anche la miocardite conseguente all’immunizzazione. Lo studio indica che il resveratrolo migliora la funzionalità miocardica in ratti con un modello di miocardite autoimmune (99).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto protettivo dei polifenoli del vino sulle strutture ippocampali. Gli animali dovevano bere del vino rosso portato a 20 gradi alcolici o una bevanda placebo a base di solo alcool, misurando i markers di lipoperossidazione, i livelli di glutatione, le attività degli enzimi antiossidanti e l’aspetto istologico dell’ippocampo pre e post terapia. Si è visto che il vino rosso attenuava significativamente i fenomeni di lipoperossidazione indotti dall’alcool e aumentava i livelli di glutatione e l’attività degli enzimi antiossidanti rispetto al placebo. Istologicamente i polifenoli del vino rosso ostacolavano i depositi di lipofuscina indotti dall’alcool. Gli animali trattati col vino rosso svolgevano in modo migliore il water maze test rispetto a quelli che ricevevano l’alcool da solo. Lo studio indica che i polifenoli del vino rosso proteggono le strutture ippocampali dal danno ossidativo ad esse causato dall’alcool (102).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto neuroprotettivo del resveratrolo contro i danni conseguenti al diabete mellito a livello cerebrale e midollare. Gli animali venivano resi diabetici con la streptozotocina e successivamente ricevevano il resveratrolo per via intraperitoneale alla dose di 10 mg/kg per 6 settimane. Al termine gli animali venivano sacrificati e il loro cervello e midollo accuratamente esaminati. Come previsto negli animali diabetici i livelli di malondialdeide, xantina ossidasi e NO erano significativamente aumentati e quello di resveratrolo invece ridotto. Il resveratrolo ostacolava significativamente questi fenomeni, mostrando che la sua azione neuroprotettiva dipende principalmente dalla sua spiccata azione antiossidante (103).
Il glicerolo può causare nel rene flogosi con forte aumento dello stress ossidativo. In questo studio si è esaminato l’effetto protettivo del resveratrolo sui danni renali da glicerolo nel ratto. Gli animali ricevevano per via intramuscolare 8 ml/kg di glicerolo da solo oppure la stessa dose + resveratrolo oppure soluzione salina + carbossimetilcellulosa oppure soluzione salina + resveratrolo. Gli animali venivano sacrificati 3 giorni dopo l’iniezione e i loro reni esaminati. Si effettuavano anche prelievi di sangue e di urina per misurare il sodio e la creatinina. I ratti trattati col solo glicerolo avevano un aumento significativo della creatininemia e di sodiuria e potassiuria (p<0,001), che era meno pronunciato nei ratti che avevano ricevuto il resveratrolo (p<0,05). L’espressione nella corticale del rene di macrofagi, linfociti, NF-KappaB, eme-ossigenasi1 e nitrotirosina erano nettamente maggiori nei ratti trattati col solo glicerolo rispetto a quelli con glicerolo + resveratrolo (p<0,001). Gli animali trattati col solo glicerolo mostravano evidenti segni di tubulonecrosi, che erano assai meno evidenti in quelli esposti a glicerolo + resveratrolo (p<0,001). Lo studio indica che il resveratrolo ostacola i danni renali indotti dal glicerolo sopprimendo la risposta infiammatoria e inibendo la lipoperossidazione (107).
Uno studio nel ratto ha mostrato che un consumo di vino rosso Cabernet Sauvignon equivalente a 2 bicchieri al giorno nell’uomo, ma non della corrispondente dose di etanolo, migliora il flusso sanguigno del 32% nella zampa dopo ischemia in animali ipercolesterolemici ApoE deficienti. Il vino rosso riduceva lo stress ossidativo nel tessuto ischemizzato del 46% e aumentava del 60% il numero delle cellule progenitrici endoteliali nei vasi interessati. Inoltre esso favoriva la capacità migratoria di queste cellule. Il resveratrolo contenuto nel vino qui usato proteggeva le cellule endoteliali HUVEC dai danni causati dalle LDL ossidate, con aumento dell’attività della eNOS e della Akt e miglioramento della produzione endoteliale di NO. Lo studio indica che il moderato consumo di vino rosso migliora la neovascolarizzazione dopo ischemia in ratti ipercolesterolemici, aumentando l’attività delle cellule endoteliali e favorendo quella della via Akt/eNOS (109).
Uno studio in ratti obesi tipo Zucker ha valutato l’azione cardioprotettiva del resveratrolo. Gli animali erano divisi in 5 gruppi: 1) ratti normopeso controlli, 2) ratti obesi tipo Zucker controlli, 3) ratti Zucker trattati per os con 5 mg/kg/die di resveratrolo, 4) ratti Zucker trattati con soluzione glucosata al 10% e 5) ratti Zucker trattati con soluzione glucosata al 10% + resveratrolo alla dose di 5 mg/kg/die per 3 settimane. Si misuravano il peso corporeo, la glicemia e l’insulinemia pre e post terapia e poi si espiantavano i cuori di questi animali, che venivano sottoposti a ischemia per 30 minuti seguita da riperfusione per 120 minuti, valutando la frequenza cardiaca, il flusso sanguigno coronarico, la pressione sanguigna intracardiaca, l’incidenza di fibrillazione ventricolare e l’estensione dell’area infartuata. Il resveratrolo da solo riduceva il peso corporeo e la glicemia nei ratti del gruppo 3 rispetto a quelli del gruppo 2, ma i livelli di insulina erano simili in entrambi i gruppi. Gli stessi reperti si notavano nei ratti del gruppo 5 rispetto a quelli del gruppo 4. Il resveratrolo migliorava la funzionalità cardiaca postischemica sia in presenza sia in assenza di glucosio e riduceva l’incidenza della fibrillazione ventricolare dell’83% e dell’estensione dell’area infartuata del 20% nei gruppi 3 e 5 rispetto ai gruppi 2 e 4 rispettivamente. Il resveratrolo aumentava l’espressione della GLUT4 e riduceva quella dell’endotelina, diminuendo l’apoptosi nei miocardiociti dopo ischemia/riperfusione sia in presenza sia in assenza di glucosio. Lo studio indica che il resveratrolo possiede un’azione cardioprotettiva diretta sul muscolo cardiaco (112).
E’ noto che le LDL ossidate favoriscono la trasformazione dei macrofagi in cellule schiumose, molto importanti nllo sviluppo dell’aterosclerosi. Pertanto in questo studio è stato valutato l’effetto del resveratrolo sulla sintesi dei ROS e degli eicosanoidi nei macrofagi stimolati dalle LDL ossidate. Si è visto che queste ultime causavano uno spiccato aumento nella produzione di ROS e di H2O2 da parte dei macrofagi, che era abolito dalla apocianina, un inibitore della NADPH ossidasi. Inoltre le LDL ossidate provocavano un aumentato rilascio di acido arachidonico, una iperespressione della COX2 e una conseguente iperproduzione di PGE2. Il resveratrolo inibiva validamente questi fenomeni, e tale effetto non era legato a una interferenza col legame delle LDL al proprio recettore. Lo studio indica che il resveratrolo ostacola gli effetti negativi delle LDL ossidate sui macrofagi (113).
Uno studio nel ratto ha investigato l’effetto degli OPC in ratti sottoposti a occlusione dell’arteria cerebrale mediana come modello animale di ictus cerebrale. Gli animali assumevano per os gli OPC alla dose di 30 mg/kg per 7 giorni prima dell’ischemia, seguita poi da riperfusione. Si valutavano il rilascio di aminoacidi e di metaboliti energetici, l’estensione dell’area infartuata e l’analisi proteomica del tessuto cerebrale. Si è notato che gli OPC prevenivano in modo subtotale il rilascio di aminoacidi eccitatori in risposta all’ischemia e riducevano significativamente il volume dell’area infartuata. Peraltro i ratti del gruppo verum avevano livelli intracerebrali di glucosio e di lattato paragonabili a quelli osservati negli animali del gruppo placebo. Gli OPC aumentavano significativamente il flusso sanguigno cerebrale grazie a una vasodilatazione dei vasi cerebrali. Lo studio proteomico del tessuto cerebrale rivelava che gli OPC favorivano l’espressione di proteine coinvolte nel mantenimento del calibro neuronale, nella formazione degli assoni, nella protezione contro lo stress ossidativo e nel metabolismo energetico cellulare. Lo studio indica che gli OPC possono essere utili nel trattamento dell’ischemia cerebrale nel ratto (117).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto cronico degli OPC del vino rosso sulle caratteristiche funzionali e strutturali delle arteriose cerebrali in animali cronicamente ipertesi. Essi ricevevano per os 100 mg/kg/die di OPC per 10 settimane misurando il diametro delle arteriose, la loro capacità contrattile e l’attività degli enzimi antiossidanti nel plasma. Si è visto che la vasodilatazione indotta dall’adenosina di fosfato era diminuita del 48% nei ratti di controllo e che veniva riportata verso la norma dalla somministrazione degli OPC. Questi ultimi non avevano effetto sulla vasodilatazione indotta dall’ipotensione e riducevano lo spessore della parete delle arteriose del 13%. Inoltre essi tendevano a ripristinare normali livelli di enzimi antiossidanti nel plasma. Lo studio indica che la somministrazione cronica degli OPC migliora la vasodilatazione endotelio dipendente, riduce l’ispessimento della parete vasale e migliora le difese antiossidanti plasmatiche nel ratto spontaneamente iperteso (118).
Uno studio in vitro ha valutato l’effetto degli OPC sull’ossidazione delle LDL e sulla loro capacità di mantenere elevati livelli di alfa tocoferolo nelle LDL riciclandolo dai radicali alfa tocoferossilici. A tale scopo del plasma umano veniva arricchito con gli OPC e le LDL prelevate da esso erano messe a contatto con un flusso costante di radicali perossilici. Si è visto che queste LDL resistevano assai meglio all’ossidazione rispetto a quelle standard e mantenevano rispetto a queste ultime più elevati livelli di alfa tocoferolo. Gli OPC erano in grado di ridurre la formazione del radicale alfa tocoferolo indotta dai raggi UV in un sistema micellare, come evidenziato dalla risonanza paramagnetica. La protezione delle LDL era legata a una cattura dei radicali perossilici e al riciclo del radicale alfa tocoferolo da parte degli OPC legati alle lipoproteine. Lo studio indica che gli OPC nel plasma umano ostacolano significativamente l’ossidazione delle LDL (120).
E’ ormai noto che l’accumulo di oligomeri solubili Abeta ad alto peso molecolare sono i principali responsabili della malattia di Alzheimer. In questo studio nel ratto sono stati usati animali Tg2576, predisposti geneticamente all’Alzheimer, che ricevevano per os un estratto di semi e di bucce di uva rossa, che si mostrava capace di inibire l’aggregazione della beta amiloide in oligomeri ad alto peso molecolare in vitro. In vivo questo estratto riduceva significativamente il deterioramento cognitivo tipico di questa malattia e il deposito di oligomeri di Abeta ad alto peso molecolare nel cervello. Lo studio indica che un estratto di semi e di bucce di uva rossa può essere utile per ostacolare la malattia di Alzheimer nel ratto (121).
Uno studio nel ratto ha valutato se un moderato consumo di un estratto di semi e bucce di uva rossa potesse ridurre l’incidenza del morbo di Alzheimer in un modello animale di questa malattia. Si è notato che questo estratto riduceva la deposizione della proteina beta amiloide nelle strutture cerebrali e ostacolava il declino cognitivo da essa causato. In particolare l’estratto in questione bloccava la formazione delle fibrille di beta amiloide e la formazione delle proto fibrille, l’oligolimerizzazione preprotofibrillare e le transizioni strutturali initial coil-alpha-helix/beta-sheet secondary. Inoltre l’estratto riduceva la citotossicità della proteina beta amiloide su neuroni corticali coltivati in vitro. Lo studio indica che un estratto di semi e bucce di uva rossa ha azione protettiva contro il morbo di Alzheimer (123).
E’ noto che l’iperomocisteinemia favorisce l’aterosclerosi, per cui questo studio nel ratto ha valutato l’effetto degli OPC sull’iperomocisteinemia dovuta a un deficit dell’enzima cistationina beta sintetasi (CBS) e sui markers biochimici di disfunzione endoteliale ed epatica. Gli animali CBs deficienti dovevano bere vino rosso per 3 settimane e tenere una dieta ricca di metionina per indurre un forte aumento dei livelli plasmatici di omocisteina. Si è visto che il vino rosso riduceva significativamente i livelli plasmatici di omocisteina e ripristinava livelli paranormali di paraoxonasi-1. Inoltre gli OPC del vino rosso riducevano l’espressione delle citochine pro infiammatorie a livello aortico e i livelli del recettore-1 della soluble lectin-like oxidized low-density lipoprotein. Lo studio indica che gli OPC del vino rosso hanno effetti benefici sulla disfunzione endoteliale dovuta all’iperomocisteinemia (124).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto degli OPC sulla produzione di ROS e sulle alterazioni causate dalla sindrome metabolica in ratti tenuti a una dieta molto ricca di fruttosio. Si è visto che la delfini dina e l’acido gallico prevenivano l’insulinoresistenza, mentre l’acido gallico preveniva l’aumento della pressione arteriosa. Tutti gli OPC ostacolavano l’iperproduzione di ROS e l’iperespressione di NADPH nel cuore tipiche della sindrome metabolica. Una dieta ricca di fruttosio favoriva anche la fibrosi cardiaca, con accumulo di collageno tipo I e iperespressione di osteopontina, quest’ultima indotta di ROS e che è un induttore dell’espressione del collageno tipo I. Tutti i polifenoli indagati ostacolavano significativamente l’iperespressione della osteopontina e l’accumulo di collageno tipo I nel cuore. Lo studio indica che gli OPC possono prevenire la fibrosi cardiaca in animali affetti da sindrome metabolica a dieta ricca di fruttosio (128).
Nei cuori esposti alla L-NAME la protezione indotta dal dealcoolizzato spariva quasi completamente. Lo studio indica che un dealcoolizzato di vino rosso Cabernet-Sauvignon protegge il cuore contro l’ischemia-riperfusione verosimilmente con un meccanismo NO dipendente (128).
Il vino bianco ha pochissimi polifenoli, ma contiene composti come l’acido idrossicinnamico (detto anche acido caffeico) e il tirosolo dotati di spiccata azione antiossidante. Pertanto questo studio ha valutato l’effetto del vino bianco in un modello animale di ischemia-riperfusione. I ratti ricevevano per os 6,5 ml/kg/die di vino bianco Soave Suavia “Le rive” del 2004 per 1 mese e poi subivano l’occlusione per 30 minuti dell’arteria coronaria discendente anteriore sinistra seguita da 8 ore o da 24 ore o da 30 giorni di riperfusione. Si è visto che i ratti trattati col vino in oggetto mostravano una significativa riduzione della zona infartuata (-39%), un maggior numero di cardiomiociti vitali nella zona interessata e un minore apoptosi in queste cellule dopo 24 ore di riperfusione. L’ecocardiografia evidenziava un significativo incremento della frazione di eiezione del ventricolo sinistro (+16%) dopo 30 giorni di riperfusione nei ratti del gruppo verum. Il vino bianco causava in questi animali un’aumentata fosforilazione di Akt, Foxo 3° e eNOS e una minore capacità di legame dell’NF-KappaB al DNA. Lo studio indica che il vino bianco posside un’azione cardioprotettiva contro l’ischemia-riperfusione nel ratto (129).
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del resveratrolo sull’aritmia ventricolare, sulla sopravvivenza e sul rimodellamento del cuore in animali colpiti da infarto miocardico provocato dalla legatura dell’arteria coronaria discendente anteriore. Si è visto che la somministrazione del resveratrolo sopprimeva significativamente la fibrillazione ventricolare causata dall’infarto (p<0,01) e anche la tachicardia ventricolare (p<0,01). L’area di miocardio infartuato veniva ridotta del 30% dal resveratrolo, che aumentava anche del 33% la sopravvivenza degli animali all’infarto. Il resveratrolo inibiva la corrente tipo L del Ca2+ e aumentava selettivamente la corrente del K+ ATP sensibile in modo concentrazione dipendente. Lo studio indica che il resveratrolo ha un’azione antiaritmica e cardioprotettiva nell’infarto miocardico nel ratto (130).
La perdita dei cardiomiociti a causa dell’apoptosi è importante nelle malattie cardiache, per cui in questo studio si è esaminato l’effetto del resveratrolo su questo fenomeno. Si è visto che l’esposizione dei cardiomiociti all’ischemia per 24 ore causava un forte aumento dell’apoptosi, che veniva validamente antagonizzato dal resveratrolo. Quest’ultimo alla concentrazione di 20 microM causava una rapida attivazione della sirtuina 1, che incrementava la capacità del FoxO1 di indurre un arresto del ciclo cellulare ma inibiva la capacità del FoxO1 di indurre morte cellulare. Questo effetto poteva essere annullato dall’inibizione della sirtuina 1. Lo studio indica che il resveratrolo inibisce l’apoptosi causata dall’ischemia nei cardiomiociti attraverso la via sirtuina 1/FoxO1 (132).
Azione cardioprotettiva e capillaroprotettiva. Studi clinici.
Nella rielaborazione dei dati del Seven Countries Study, l'assunzione dei polifenoli è risultata essere inversamente correlata con la mortalità per malattie cardiovascolari, contribuendo a spiegare circa il 25% della varianza nelle 16 coorti osservate.
Risultati simili sono stati ottenuti dallo studio effettuato a Zutphen (Olanda), dove i soggetti di questa località sono stati seguiti per 5 anni allo scopo di valutare la loro mortalità cardiovascolare in seguito all'ingestione di una dieta particolarmente ricca di verdura e frutta crudi e quindi contenente buone quantità di polifenoli.
Il discreto consumo di vino rosso ma anche di frutta e verdura in certe regioni della Francia contribuisce in modo significativo alla spiegazione del cosiddetto paradosso francese, fenomeno per il quale in queste regioni il rischio di morte per accidenti cardiovascolari è nettamente inferiore che in altre, nonostante in esse il consumo alimentare di grassi sia piuttosto elevato e così pure i livelli colesterolemici medi nella popolazione. Alcuni autori hanno osservato che l'aggiunta di 3,8 mmol/l di polifenoli nel vino rosso inibiscono l'ossidazione in vitro delle LDL umane del 60% in più rispetto all'alfa tocoferolo.
Altri studi hanno evidenziato che il consumo di 1g. di etanolo al giorno pro kg di peso corporeo per 2 settimane non modifica la resistenza delle LDL umane alla perossidazione, mentre la stessa quantità di alcool sotto forma di vino rosso mostra un notevole effetto positivo.
Uno studio clinico controllato ha arruolato 20 volontari sani, che ricevevano 600 mg./die di un estratto di vitis vinifera chiamato Leucoselect o un placebo per un periodo di 5 giorni. Pre terapia e al termine della stessa si valutavano i seguenti parametri: attività antiossidante plasmatica totale, livelli plasmatici di vitamina C e di vitamina E. Dopo un periodo di wash-out di almeno 2 settimane lo studio è stato ripetuto con le stesse modalità. Al termine della sperimentazione si è notato un significativo incremento dell'attività antiossidante plasmatica totale, senza variazioni apprezzabili dei livelli circolanti di vitamine E e C (20B).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del Leucoselect Phytosome (OPC 95% e rersveratrolo 0,5%) sulla suscettibilità delle LDL all’ossidazione in un gruppo di forti fumatori. Sono stati arruolati 24 soggetti forti fumatori, di età pari o superiore a 50 anni. Essi ricevevano 150 mg/die di Leucoselect o un placebo per 1 mese, dopodichè facevano un intervallo di 3 settimane e infine passavano all’altro tipo di trattamento. Si prelevava il sangue venoso periferico pre terapia e al termine di ciascun ciclo di trattamento per valutare la suscettibilità delle LDL all’ossidazione. Non sono state notate modificazioni di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi in nessun gruppo, ma i livelli plasmatici di acido tiobarbiturico erano nettamente più bassi nei soggetti del gruppo Leucoselect. Questi dati indicano che il Leucoselect può essere utile nel ridurre i fenomeni ossidativi a carico delle LDL nei fumatori (41).
Un gruppo di 20 volontari sani di sesso maschile non fumatori e moderati bevitori di vino rosso sono stati tenuti ad una dieta deprivata di vitamine C ed E per un periodo di 10 giorni, durante i quali non dovevano bere vino, succhi di frutta, caffè, te' e bevande contenenti cola. Al termine di questo periodo ricevevano per os 330 mg. di polifenoli di vitis vinifera per 14 giorni, con prelievi di sangue all'inizio e al termine del trattamento. Si è notato che la supplementazione coi polifenoli produceva i seguenti risultati: un significativo (p< 0<01) aumento della vitamina E nelle LDL, un netto incremento della capacità antiossidante del plasma e una minor suscettibilità delle LDL ai processi ossidativi (33B).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 21 soggetti apparentemente sani dividendoli in due gruppi, di cui uno riceveva per os un estratto analcoolico di vino rosso alla dose di 1g/die e l'altro quercetina pura alla dose di 30 mg/die per 2 settimane, seguite da 5 settimane di wash out. Lo scopo dello studio era quello di valutare l'effetto delle suddette sostanze sull'ossidazione delle LDL e sui micronutrienti ad azione antiossidante presenti nel sangue. Si è notato che sia l'estratto analcoolico di vino sia la quercetina inibivano significativamente l'ossidazione delle LDL prelevate dai soggetti in esame, senza modificare il loro assetto lipidico e i loro valori plasmatici di retinolo, carotenoidi, vitamina C e vitamina E (27).
E’ ormai noto che l’iperlipidemia postprandiale è un importante fattore di rischio per la malattia aterosclerotica, probabilmente per un forte aumento dei lipoperossidi, con conseguente incremento dell’ossidazione delle LDL. Questo studio clinico è stato fatto per valutare l’effetto del vino rosso e delle sue proantocianidine su questo meccanismo. A tale scopo 8 volontari sani consumavano un pasto ricco di lipidi ossidabili, con o senza l’assunzione di 300 mg di un estratto di vitis vinifera titolato in OPC al 90%. Si è visto che i livelli di lipoperossidi erano di 1,5 volte maggiori nei pazienti senza OPC dopo il pasto iperlipidico, mentre in quelli trattati con gli OPC la capacità antiossidante plasmatica era circa doppia rispetto agli altri. Le LDL dei pazienti del gruppo placebo erano nettamente più suscettibili all’ossidazione rispetto a quelle dei soggetti trattati con gli OPC. Questi dati indicano che le procianidine della vitis vinifera aumentano la capacità antiossidante plasmatica e ostacolano così l’ossidazione delle LDL (42).
Numerose altre conferme al dato che il consumo moderato di alcool sia in grado di ridurre la mortalità cardiovascolare sono venute anche da tutti i più importanti studi di popolazione effettuati nel mondo. D'altronde lo studio MONICA dell'OMS ha evidenziato che i popoli mediterranei sono più protetti, nei confronti della mortalità coronarica, di quelli che bevono analoghe quantità di alcool ma in altre forme diverse dal vino. E tale protezione non poteva essere attribuita solo alle HDL, poiché i loro valori erano sovrapponibili nelle diverse popolazioni esaminate. Pertanto si potrebbe concludere che, siccome il danno ateromasico dell'intima arteriosa richiede la presenza di LDL ossidate, i polifenoli presenti nella dieta e in molte droghe vegetali siano capaci di ridurre tale perossidazione esercitando in tal modo azione protettiva contro le lesioni di tipo aterosclerotico dei vasi sanguigni.
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto del moderato consumo di vino rosso sullo stato antiossidante dell’organismo e sui markers di lipoperossidazione e sullo stress ossidativo causato dall’ischemia coronarica. Sono stati arruolati 20 soggetti, che consumavano giornalmente 375 ml. di vino rosso per 2 settimane. Si misuravano la concentrazione di polifenoli totali nel plasma, la capacità antiossidante plasmatica, i livelli di omocisteina, l’assetto lipidico e la produzione di TBARS e di dieni coniugati. Si è visto che il livello dei polifenoli plasmatici totali aumentava significativamente al termine della sperimentazione, il che si accompagnava ad un netto calo dei livelli di TBARS e di dieni coniugati. Tra i parametri lipidici si notava un aumento significativo del colesterolo HDL (P<0,05). Lo studio indica che il consumo moderato di vino rosso ha azione protettiva contro l’ischemia miocardica nell’uomo (67).
Uno studio clinico ha indagato la mortalità di soggetti bevitori di alcoolici in California. Sono stati arruolati 128.934 soggetti, dei quali si valutavano lo stile di vita, le condizioni sociodemografiche, le abitudini, l’alimentazione e la storia sanitaria tramite un questionario apposito. Essi venivano divisi in bevitori di solo vino rosso (3128), di solo vino bianco (10762), sia di vino bianco sia di vino rosso (15461), di altri tipi di vino (4619), di vino ma che non avevano indicato il tipo di vino (33388), di altre bevande come birra e liquori (68411). Questi soggetti venivano seguiti per 10 anni, registrando tutte le cause di morte. Per l’analisi statistica sono state usate le Cox proportional hazards models. Le covariate in modelli multivariati includevano l’età il sesso, la razza, l’istruzione, il matrimonio, il body mass index, il fumo di sigaretta, le malattie cardiovascolari. Si utilizzava un particolare questionario validato per analizzare le abitudini del bere di questi soggetti. L’età media dei soggetti alla partenza dello studio era di 40,6 anni. Nei dieci anni del suo svolgimento sono decedute 16431 persone. L’età media dei deceduti era di 69,5 anni. I dati hanno mostrato che i forti bevitori avevano una mortalità superiore a quella dei moderati bevitori, i quali ultimi avevano una mortalità inferiore ai non bevitori. Questo dato era particolarmente evidente nelle donne. Dei 16431 decessi il 62% (10150 persone) era attribuito a cause non cardiovascolari, in particolare al cancro (4878), a malattie respiratorie (1412), a cause incidentali (949) e il 38% a malattie cardiovascolari (6281), di cui il 50% (3049) a infarto miocardico. Le principali cause di morte per i forti bevitori erano le malattie del fegato, le malattie respiratorie e le cause incidentali. In essi la mortalità era maggiore per i forti bevitori di vino e di liquori rispetto ai forti bevitori di birra. I maschi e soprattutto le donne moderati bevitori avevano una minore incidenza di malattie cardiovascolari, ma non di altre malattie, e tale dato era migliore per i moderati bevitori di vino rispetto ai moderati bevitori di birra o di liquori. Si è anche visto che nei moderati bevitori di vino il rischio di morte per cancro era leggermente minore rispetto alle altre categorie esaminate. I rischi relativi di mortalità coronarica per i bevitori di vino erano i seguenti: 0,94 (p=0,3) per chi beveva vino una sola volta alla settimana, 0,84 (p=0,04) per chi beveva vino 2-3 volte alla settimana, 0,77 (p=0,04) per chi beveva vino 4-5 giorni alla settimana e 0,67 (p=0,001) per chi beveva vino tutti i giorni. Il rischio relativo di mortalità coronarica per i bevitori di liquori era di 0,99 (p=0,9) e per quelli di birra di 0,92 (p=0,4). Il rischio relativo per la mortalità totale per i bevitori di vino era di 0,97 per i non fumatori e di 0,96 per i fumatori e per gli ex fumatori. Tale moderata riduzione del rischio di mortalità totale non si notava negli afro americani e negli asiatici americani, forse perchè essi bevono meno vino rispetto ai bianchi. Vi erano in complesso 693 morti tra i bevitori di vino ma non di liquori o di birra, 601 morti tra i bevitori di soli liquori e 414 morti tra i bevitori di sola birra. Analizzando questi dati per il rischio di mortalità totale nell’analisi multivariata emergevano i seguenti risultati: 0,82 vino versus liquori, 0,83 vino versus birra e 0,98 birra versus liquori. Questi dati confermano un minor rischio per i bevitori di vino, e sono più evidenti per le donne (43).
Uno studio clinico controllato ha arruolato 5888 adulti di età pari o superiore a 65 anni, che bevevano regolarmente vino o birra. Essi erano sottoposti a flussimetria Doppler dei tronchi sopraortici per valutare le condizioni dei loro vasi sanguigni. Di questi pazienti 4247 non avevano mai avuto problemi cardiovascolari. Si è visto che i soggetti che consumavano una bevanda alcoolica (vino o birra) per 6 volte alla settimana avevano una riduzione significativa dello spessore della parete della carotide rispetto a soggetti non bevitori. Invece i forti bevitori di queste bevande avevano un aumento significativo dello spessore del vaso suddetto. E’ stato anche notato che i regolari bevitori di quantità moderate di vino e di birra avevano un aumento del colesterolo HDL del 3%. Lo studio conferma che una moderata ingestione di alcool (da vino rosso o da birra) ha una correlazione inversa con l’aterosclerosi carotidea, mentre il consumo di alte dosi di queste bevande favorisce lo sviluppo di questa malattia (44).
Una review di letteratura ha indagato la correlazione tra il diabete mellito e lo stress ossidativo e in particolare il ruolo dell’assunzione di quantità moderate di vino rosso nel prevenire le complicanze del diabete. Nel diabete lo stress ossidativo è legato sia all’iperglicemia sia alla glicoossidazione e all’attivazione del sistema del sorbitolo sia alla limitazione della via dell’esoso monofosfato, che porta ad una riduzione della sintesi di glutatione. Lo stress ossidativo altera le lipoproteine, in particolare le LDL, i parametri coagulativi, l’endotelio (riduzione della sintesi di prostaciclina e aumento di quella del trombossano) e le membrane cellulari, sottoposte a lipoperossidazione. Tale stato ossidativo nel diabetico è presente non solo a digiuno ma anche e soprattutto dopo il pasto. Quest’ultimo infatti causa un aumento degli idroperossidi e dell’acido tiobarbiturico. Si è notato che l’ingestione di una moderata quantità di vino rosso riduceva lo stato ossidativo del diabetico dopo il pasto, e tale azione protettiva si osservava solo nei soggetti che bevevano regolarmente vino rosso a pasto (45).
Una metanalisi degli studi prospettici di coorte è stata fatta per valutare l’associazione tra l’ingestione di buone quantità di polifenoli con la dieta (frutta, verdura e vino) e il rischio di malattia coronarica (CHD). Sono stati selezionati 7 studi prospettici di coorte, nei quali sono stati registrati 2087 eventi coronarici fatali. La comparazione degli individui situati nel terzo superiore con quelli posti nel terzo inferiore per quanto riguarda l’ingestione dei polifenoli evidenziava una combined risk ratio di 0.80 (95% CI 0.69-0.93) dopo aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolare conosciuti e per altri componenti presenti nella dieta. La metanalisi indica che un elevato introito di polifenoli è associato con un ridotto rischio di malattia coronarica in soggetti apparentemente sani (46).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di 2 bevande alcooliche con diverso contenuto di polifenoli (vino rosso ad alto contenuto e gin a basso contenuto) sull’adesione dei monociti alle cellule endoteliali. Sono stati arruolati 8 soggetti apparentemente sani, che ricevevano per os una delle due bevande in quantità tale da fornire 30 g/die di etanolo pre 1 mese. Si misurava la capacità dei monociti non stimolati o stimolati dal TNF alfa di aderire alle cellule endoteliali pre e post trattamento. Si è notato che la capacità adesiva dei monociti aumentava nettamente dopo stimolazione col TNF alfa, ma essa si riduceva del 39% dopo gin e del 96% dopo vino rosso, con una differenza tra le due bevande statisticamente significativa (p<0,014). Lo studio dimostra che il vino rosso abolisce quasi totalmente l’adesione dei monociti all’endotelio stimolata dal TNF alfa, e che questo effetto sembra dovuto alla down-regulation delle molecole di adesione sulla superficie dei monociti (57).
E’ noto che il fumo danneggia l’apparato cardiovascolare, soprattutto aumentando lo stress ossidativo e ostacolando la vasodilatazione. Pertanto uno studio clinico controllato ha esaminato l’effetto del vino rosso e di un dealcoolizzato di vino sulla funzionalità endoteliale in pazienti forti fumatori. Sono stati arruolati 16 pazienti apparentemente sani, che dovevano fumare una sigaretta da sola o assieme a 250 ml. di vino rosso o assieme a 250 ml. di vino dealcoolizzato. La vasodilatazione era misurata nei 15, 30, 60 e 90 minuti successivi. Si è notato che il fumo di una sigaretta provocava una riduzione del flusso sanguigno statisticamente significativa (p<0,001) dopo 15, 30 e 60 minuti, che era pressochè annullata dalla contemporanea ingestione del vino o del dealcoolizzato di vino. Lo studio dimostra che le sostanze presenti nel vino possono ostacolare gli effetti negativi sull’endotelio causati dal fumo di sigaretta (58).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto cardioprotettivo dei polifenoli. Sono stati arruolati 329 pazienti con diagnosi elettrocardiografica di infarto miocardico, con 570 soggetti apparentemente sani usati come controllo. Tutti i partecipanti allo studio devevano compilare un dettagliato questionario sulle loro abitudini alimentari, volto soprattutto a determinare l’introito di polifenoli. Si è notato che vi era un’associazione inversa e statisticamente significativa tra l’ingestione dei polifenoli e il rischio di malattia coronarica, con una riduzione del rischio del 24% per un aumento dell’ingestione di polifenoli di 21 mg. L’alimento che più di altri è risultato essere la principale fonte di polifenoli è stato il vino rosso (59).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’ingestione acuta di vino rosso o di vino bianco sulla funzionalità endoteliale in pazienti con coronaropatia ischemica. Sono stati arruolati 14 pazienti, che consumavano 300 ml. di vino rosso o di vino bianco assieme ad un pasto leggero. Si misurava la dilatazione mediata dal flusso dell’arteria brachiale usando l’ultrasonografia ad alta risoluzione. La funzionalità endoteliale, l’assetto lipidico e l’alcoolemia erano misurati pre terapia, dopo 60 e dopo 360 minuti. Al termine della sperimentazione la dilatazione mediata dal flusso dell’arteria brachiale migliorava nettamente per entrambi i vini, con un lieve vantaggio per il vino rosso. Gli altri parametri studiati non si modificavano in modo significativo. Questo risultato suggerisce che l’ingestione acuta di vino, in particolare rosso ma anche bianco, migliora la funzionalità endoteliale in pazienti con cardiopatia ischemica (60).
Uno studio clinico di coorte ha indagato l’ipotesi che un regolare consumo di vino riduca l’ipertensione arteriosa e il rischio di morte ad essa correlato. Sono stati esaminati 36583 soggetti di mezza età di sesso maschile, con ECG a riposo nei limiti di norma e senza evidenti fattori di rischio cardiovascolare. Essi erano seguiti per 13 anni per valutare la mortalità di qualsiasi causa del gruppo. In un modello di Cox aggiustato per 6 variabili confondenti si è visto che i moderati bevitori di vino (ingestione di alcool non superiore a 60 g/die) con pressione arteriosa sistolica di 158 o di 139 o di 116 mm/Hg avevano un rischio di mortalità ridotto del 23%, del 27% e del 37% rispettivamente rispetto ai soggetti astemi. Anche per una pressione sistolica superiore ai 160 mm/Hg il moderato consumo di alcool riduceva in modo significativo la mortalità (-16%). I bevitori di birra avevano una riduzione della mortalità totale al limite della significatività statistica. Lo studio dimostra che un moderato consumo di vino rosso riduce la mortalità totale in pazienti con ipertensione lieve o moderata (63).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del consumo di alcool in relazione ai cibi sul rischio di infarto miocardico in una popolazione con un consumo regolare di bevande alcooliche. Sono stati arruolati 507 soggetti residenti a Milano, con un primo episodio di infarto miocardico acuto non fatale e 478 pazienti arrivati al pronto soccorso per altre cause acute. Le odds ratios (ORs) e il 95% di intervalli di confidenza (CIs) venivano calcolati con i modelli della regressione logistica multipla. Si è notato un trend inverso per il rischio quando l’alcool veniva consumato durante i pasti (OR = 0,50; 95% CI = 0,30-0,82). Non si osservava alcun trend nel rischio quando invece l’alcool era ingerito fuori dal pasto (OR = 0,98; CI = 0,49-1,96). I dati suddetti erano analoghi per tutte le fonti di alcool considerate (vino, birra e liquori). Lo studio indica che il consumo regolare di moderate quantità di alcool durante i pasti era inversamente correlato con il rischio di infarto miocardico acuto, mentre il consumo di alcool al di fuori dei pasti non era correlato a questo rischio (64).
Uno studio clinico controllato ha indagato la relazione tra il consumo di alcool e l’incidenza della sindrome metabolica negli Stati Uniti. Sono stati arruolati 8125 soggetti, che venivano valutati tramite i National Cholesterol Education Program criteria, l’insulinemia a digiuno e il consume di alcool. Dopo aggiustamento per età, sesso, razza, educazione, fumo di sigaretta, attività fisica e dieta i soggetti che ingerivano alcool da 1 a 19 giorni al mese e quelli che lo facevano più di 20 giorni al mese avevano odds ratios (ORs) per la prevalenza della sindrome metabolica di 0,65 e di 0,34 rispettivamente (p<0,05) in paragone ai non bevitori. Tale risultato era particolarmente evidente per i bevitori di vino rosso e di birra. Il consumo di alcool era significativamente e inversamente associato con la prevalenza di questi aspetti della sindrome metabolica: basso colesterolo HDL, trigliceridi elevati, circonferenza della vita superiore alla norma e insulinemia a digiuno elevata. Lo studio indica che un moderato consumo di alcool è associato con una minor prevalenza della sindrome metabolica, e che questo risultato è particolarmente evidente nei bevitori di vino rosso e di birra (65).
Uno studio prospettico di coorte ha indagato l’eventuale associazione tra il consumo di alcool e il rischio di stroke nell’uomo. Sono stati arruolati 38156 soggetti apparentemente sani, che non avevano mai avuto eventi cardiovascolari o neoplasie. Si valutava il consumo e il tipo di bevande alcooliche tramite un apposito questionario validato, con durata dello studio pari a 14 anni. Il consumo di alcool era considerato leggero (da 1 a 9,9 g/die), moderato (da 10 a 29,9 g/die) e elevato (da 30 g/die in su). In questo periodo di tempo in questo gruppo si sono verificati 412 episodi di stroke. In paragone ai soggetti astemi, i leggeri bevitori avevano un rischio aggiustato per le multivariate di 0,99 (95% CI, 0.72 to 1.37), i moderati bevitori di 1,26 (CI, 0.90 to 1.76) e i forti bevitori di 1.42 (CI, 0.97 to 2.09). Il consumo di una quantità di alcool compresa tra 10 e 29,9 g/die era associato con il rischio più basso (rischio relativo, 0.68 [CI, 0.44 to 1.05]). Il consumo di vino rosso, ma non delle altre bevande, era inversamente associato col rischio (p<0,02). Lo studio indica che un consumo di alcool leggero o moderato, in particolare se proveniente da vino rosso, non è associato ad un aumentato rischio di stroke ma porta anzi ad una sua leggera riduzione, mentre un elevato consumo di alcool aumenta l’incidenza dello stroke (66).
Uno studio nell’uomo ha valutato l’effetto del consumo moderato di vino rosso sui markers di infiammazione alla base del processo aterosclerotico. Sono stati arruolati 87 soggetti apparentemente sani e farmacologicamente puliti, che assumevano per os 150 ml/die di vino rosso pari a 15 g. di alcool o un placebo per 3 settimane, al termine delle quali i soggetti del gruppo verum passavano al placebo e viceversa. Si misuravano i livelli plasmatici di proteine C reattiva (PCR) e di fibrinogeno pre e post trattamento. Si è notato che il vino rosso non riduceva i livelli di PCR e abbassava solo marginalmente quelli di fibrinogeno (70).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto protettivo del vino rosso sui fattori di rischio cardiovascolare. Sono stati arruolati 69 pazienti, di età compresa tra i 38 e i 74 anni, di entrambi i sessi. Essi ricevevano per os 1) 300 ml/die di vino rosso pari a 38,3 g./die di alcool gli uomini e 200 ml/die di vino rosso pari a 25,5 g/die di alcool le donne oppure 2) acqua + un estratto di semi d’uva capace di fornire la stessa quantità di principi attivi del vino oppure 3) acqua + un estratto di semi d’uva capace di fornire la metà dei principi attivi del vino oppure 4) un placebo. Si misuravano i seguenti parametri: colesterolo HDL, colesterolo LDL, ratio HDL/LDL, VLDL, colesterolo totale, fibrinogeno, fattore VII della coagulazione, pressione arteriosa e peso corporeo pre e post terapia. Al termine della sperimentazione i pazienti del gruppo 1 mostravano un aumento compreso tra l’11 e il 16% del colesterolo HDL e un calo compreso tra l’8 e il 15% del fibrinogeno rispetto agli altri gruppi, senza modificazioni negli altri parametri esaminati. Il peso corporeo aumentava moderatamente rispetto agli altri gruppi a causa del potere calorico del vino. Lo studio indica che il consumo moderato di vino riduce alcuni fattori di rischio cardiovascolare, e che tale effetto sembra in gran parte legato all’alcool, poichè nei gruppi 2 e 3 non si osservavano modificazioni significative di nessun parametro (71).
Uno studio clinico controllato ha indagato se il consumo di vino rosso o di un dealcoolizzato di vino o di birra fossero in grado di modificare la pressione arteriosa in soggetti normotesi. Essi assumevano giornalmente 375 ml di vino rosso (39 g. di alcool) o 375 ml di un dealcoolizzato di vino rosso o 1125 ml. di birra (41 g. di alcool) per 1 mese. Si monitorava la pressione arteriosa e si valutava la funzionalità vascolare spontanea e la vasodilatazione mediata dalla trinitrina nell’arteria brachiale. Si è notato che vi era un aumento della pressione arteriosa sistolica di 2,9 mm/Hg e di quella diastolica di 1,9 mm/Hg (p<0,05) nei bevitori di vino rosso e di birra, mentre la pressione restava immodificata nei bevitori del dealcoolizzato di vino rosso. La frequenza cardiaca aumentava di 5 battiti al minuto nei bevitori di vino e di birra, ma non in quelli di dealcolizzato di vino. Non vi erano effetti delle tre bevande sulla funzionalità vascolare e sulla vasodilatazione da trinitrina. Lo studio indica che i polifenoli presenti nel vino non modificano l’azione ipertensivizzante dell’alcool nell’uomo (72).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto di un dealcoolizzato di vino e del vino rosso sui fattori di rischio cardiovascolare in donne ipercolesterolemiche in menopausa. Sono state arruolate 45 donne che ricevevano per os 400 cc. di vino rosso o di dealcoolizzato di vino o di acqua per 6 settimane. Si misuravano l’assetto lipidico, le lipoproteine, l’insulina e il glucosio pre e post terapia. Al termine dello studio si è notato che il dealcoolizzato di vino non aveva effetti apprezzabili su nessuno dei parametri esaminati, mentre il vino rosso riduceva il colesterolo LDL dell’8% e aumentava il colesterolo HDL del 17%, senza modificare gli altri parametri indagati. Lo studio dimostra che l’ingestione cronica di vino rosso, ma non di dealcoolizzato di vino, riduce il colesterolo LDL e aumenta il colesterolo HDL in donne in menopausa ipercolesterolemiche, riducendo così il loro rischio cardiovascolare (76).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto degli OPC sull’assetto lipidico, sulle citochine infiammatorie e sullo stress ossidativo in 24 donne in premenopausa e in 20 donne in menopausa, che dovevano ingerire 36 g/die di un liofilizzato di semi e bucce d’uva o un placebo per 1 mese. Al termine della sperimentazione i trigliceridi si riducevano del 15% nelle donne in premenopausa e del 6% in quelle in menopausa (p<0,01), con un calo significativo del colesterolo LDL e delle apolipoproteine B ed E (p<0,05). Inoltre l’attività della proteina trasportatrice degli esteri colesterinici diminuiva del 15% dopo ingestione del liofilizzato di vino rosso (p<0,05). Peraltro non si osservavano modificazioni apprezzabili dell’ossidazione delle LDL, mentre le condizioni ossidative dell’organismo misurate attraverso i livelli urinari di F2 isoprostani erano significativamente ridotte dal liofilizzato in questione (p<0,05). Quest’ultimo causava anche una riduzione dei livelli di TNF alfa, che ha un ruolo non trascurabile nei processi infiammatori. Lo studio indica che il liofilizzato di semi e bucce d’uva può essere utile nella donna in premenopausa o in menopausa per ridurre i fattori di rischio coronarici (77).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto sulla funzionalità vascolare di un dealcoolizzato di vino rosso o di vino rosso intero di donne in postmenopausa. Sono state arruolate 45 donne, che ricevevano per os 400 ml di dealcoolizzato di vino o di vino rosso o di acqua per 6 settimane, seguito da un intervallo di 4 settimane. Si è notato che, al termine dello studio, l’indice pressorio si era ridotto del 9% (p<0,05) e la pressione arteriosa sistolica del – 8% (p<0,05). Lo studio indica che il consumo di vino rosso o di dealcoolizzato di vino rosso possono ridurre la pressione arteriosa sistolica, collaborando in tal modo alla riduzione del rischio aterosclerotico (78).
Uno studio clinico controllato ha esaminato se l’ingestione acuta di un estratto di semi e bucce d’uva avesse un effetto positive sulla dilatazione dell’arteria brachiale mediate dal flusso. Sono stati arruolati 30 soggetti di sesso maschile con malattia coronarica, che ricevevano per os 600 mg/die di estratto o un placebo. L’estratto in questione conteneva i seguenti componenti: 4.32 mg di epicatechina, 2.72 mg di catechina, 2.07 mg di acido gallico, 0.9 mg di trans-resveratrolo, 0.47 mg di rutin, 0.42 mg di epsilon-viniferina, 0.28 mg di acido p-cumarico, 0.14 mg di acido ferulico e 0.04 mg di quercetina per grammo. La dilatazione dell’arteria brachiale era valutata dopo iperemia reattiva indotta dall’ostruzione tramite laccio all’avambraccio usando l’ultrasonografia ad alta definizione, misurandola dopo 30, 60 e 120 minuti dopo l’ingestione dell’estratto o del placebo. Si è visto che l’estratto in questione causava una maggior vasodilatazione, con effetto massimo dopo 60 minuti, sia rispetto allo stesso gruppo pre-terapia sia rispetto al placebo allo stesso tempo (p<0,001). Lo studio indica che l’ingestione di un estratto di semi e bucce d’uva rossa può avere azione vasodilatante e quindi ridurre i fenomeni ischemici nell’uomo con malattia coronarica (80).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del vino rosso e di un dealcoolizzato di vino su alcuni fattori di rischio cardiovascolare in donne con ipercolesterolemia moderata. Sono state arruolate 45 donne in menopausa, che consumavano 400 ml/die di acqua o vino rosso o dealcoolizzato di vino per 6 settimane. Si misuravano l’assetto lipidico, le lòipoproteine, l’insulina e il glucosio pre e post trattamento. Il dealcoolizzato di vino non modificava significativamente nessuno dei parametri studiati, mentre il vino rosso riduceva il colesterolo LDL dell’8% e aumentava il colesterolo HDL del 17%. Lo studio indica che il regolare consumo di vino rosso riduce il colesterolo totale e aumenta quello HDL in donne in menopausa ipercolesterolemiche (82).
L’idrossitirosolo è un metabolita della dopamina farmacologicamente ancora attivo, che si trova principalmente nell’olio di oliva. In questo studio è stata valutata la biodisponibilità dell’idrossitirosolo nell’uomo, dato che la sua presenza è stata accertata anche nel vino rosso. Nonostante la dose media di idrossitirosolo assunta giornalmente consumando olio di oliva sia di 1,7 mg/l contro 0,35 mg/l consumando vino rosso, i livelli urinari di idrossitirosolo erano leggermente superiori nel caso del vino, probabilmente perchè l’alcool favorisce l’assorbimento intestinale dell’idrossitirosolo. Lo studio indica che una parte degli effetti del vino a livello centrale potrebbero essere dovuti all’effetto dopaminosimile dell’idrossitirosolo (83).
Uno studio prospettico di popolazione ha valutato l’associazione tra la frequenza di ingestione di bevande alcooliche e il diabete mellito tipo II. Sono stati arruolati 36527 adulti, di età compresa tra i 40 e i 69 anni e di entrambi i sessi. Per la valutazione statistica si usavano modelli di regressione logistica specifici per il sesso, aggiustandoli per zona di nascita, indice glicemico della dieta, introito energetico, età, body mass index (BMI) e ratio anche-bacino (WHR). Il diabete tipo II è stato ricercato in 31422 soggetti (l’86% del campione), diagnosticandolo con certezza in 362 pazienti. Si è visto che le femmine moderate bevitrici avevano un minor rischio delle femmine astemie (ORs < 10 g/die 0.54, 95% CI 0.36-0.82; 10-19.9 g/die 0.57, 0.34-0.94; > or = 20 g/die 0.46, 0.24-0.88, P trend = 0.005). Tale dato non si modificava dopo aggiustamento per il peso corporeo. Per i maschi si osservava una debole correlazione inversa dopo aggiustamento per il peso corporeo (ORs relative ai soggetti astemi: < 10 g/die 1.56, 0.95-2.55; 10-19.9 g/die 1.21, 0.69-2.10; 20-29.9 g/die 0.80, 0.40-1.60; = 30 g/die 0.86, 0.50-1.58, P trend = 0.036). Il vino era l’unica bevanda alcoolica per la quale si osservava un’associazione inversa tra ingestione moderata di vino e rischio di diabete. Paragonando gli uomini astemi a quelli che bevevano più di 210 g/die di bevande alcooliche distribuiti in 1-3 volte alla settimana, questi ultimi avevano un aumentato rischio di diabete tipo II (OR 5.21, 1.79-15.19), mentre quelli che bevevano la stessa quantità ma distribuita su 7 giorni su 7 non avevano un rischio aumentato. Lo studio indica che il consumo moderato di bevande alcooliche in genere può ridurre il rischio di diabete tipo II solo nella donna, che il consumo moderato di vino rosso è associato ad un ridotto rischio di diabete in entrambi i sessi e che un elevato consumo di alcool, in particolare se distribuito solo su 1-3 giorni alla settimana, aumenta il rischio del diabete tipo II (86).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’effetto del consumo moderato di vino rosso sulla viscosità plasmatica, sui livelli di fibrinogeno e delle sue subfrazioni. Sono stati arruolati dei volontari sani non fumatori, che dovevano bere quotidianamente un bicchiere di vino rosso per 3 settimane e poi dovevano astenersi dal bere alcolici per altre 3 settimane. Si misuravano la viscosità del plasma e i livelli plasmatici di fibrinogeno e delle sue subfrazioni pre terapia, dopo le prime e dopo le seconde tre settimane. Si è visto che la viscosità plasmatica si riduceva significativamente (p<0,003) da 0,026 a 0,024 sia dopo le prime sia dopo le seconde tre settimane nei moderati bevitori di vino rosso, con un calo significativo (p<0,01) anche nei livelli di fibrinogeno. Le subfrazioni del fibrinogeno non si modificavano apprezzabilmente. Lo studio indica che l’ingestione di 1 bicchiere di vino rosso per 3 settimane riduce significativamente la viscosità plasmatica e la fibrinogenemia anche dopo 3 settimane dalla cessazione dell’assunzione del vino (91).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’uso contemporaneo e in acuto di un bicchiere di vino rosso e del fumo di una sigaretta sui parametri emodinamici, in particolare sulla pressione arteriosa. Sono stati arruolati 20 volontari sani, 12 maschi e 8 femmine, che fumavano una sigaretta da sola oppure in combinazione con l’ingestione di un bicchiere di dealcoolizzato di vino rosso. Si è visto che la sigaretta da sola aumentava significativamente la pressione arteriosa entro 30 minuti (p<0,005), mentre il simultaneo consumo del dealcoolizzato di vino aboliva questo effetto. Il dealcoolizzato di vino riduceva anche l’entità dell’onda pressoria a livello aortico che veniva incrementata dal fumo. Lo studio indica che gli OPC e il resveratrolo presenti nel vino rosso ostacolano l’aumento della pressione arteriosa indotto dal fumo di sigaretta (92).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’associazione tra l’infarto miocardico non fatale e il consumo di alcool e anche il tipo di bevanda alcolica. Sono stati arruolati 244 pazienti che avevano già avuto un infarto non fatale, di età compresa tra 25 e 74 anni, e 1270 controlli in Spagna, valutando con un apposito questionario l’entità dell’ingestione giornaliera di alcool e il tipo di bevande alcoliche utilizzate. Si utilizzava l’analisi di regressione logistica multipla per determinare l’associazione tra il consumo di alcool e l’infarto miocardico non fatale. Si è visto che il consumo di più di 30 g/die di alcool, dopo aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolare e lo stile di vita, era inversamente associato al rischio di infarto non fatale (Odds ratio 0.14; 95% confidence interval 0.06-0.36). Il consumo di alcool compreso tra 20 e 30 g/die attraverso il vino rosso o la birra riduceva significativamente il rischio aggiustato di infarto non fatale. Dosi maggiori di alcool non riducevano significativamente il rischio suddetto. Un consumo di alcool derivante da superalcolici era significativamente correlato con un aumentato rischio di infarto miocardico non fatale (p<0,05). Lo studio indica che il consumo moderato di alcool, in particolare se derivante dal vino rosso, era associato ad una riduzione del rischio di infarto miocardico non fatale (94).
Uno studio clinico controllato ha valutato se il consumo moderato di alcool fosse inversamente associato con una riduzione del rischio coronarico in soggetti con uno stile di vita sano. Sono stati arruolati 51529 soggetti di sesso maschile, che non avevano mai avuto eventi cardiovascolari e che tenevano uno stile di vita sano (BMI<25, attività fisica intensa per almeno 30 minuti al giorno, non fumatori, mangiatori di elevate quantità di verdura, frutta, cereali, fibre, pesce, pollo, nocciole, soia e grassi poli-insaturi e di basse quantità di grassi saturi e consumatori di multivitaminici). Questa popolazione è stata seguita per 16 anni, registrando tutti i casi di eventi coronarici acuti e misurando l’introito giornaliero di alcool di ciascun partecipante e il tipo di bevanda che utilizzava. In 16 anni sono stati registrati 106 pazienti colpiti da infarto miocardico. Assegnando ai soggetti astemi un valore di rischio cardiovascolare pari a 1,0, il valore del rischio suddetto era di 0,98 per un’ingestione di alcool compresa tra 0,1 e 4,9 g/die (95% confidence interval, 0.55-1.74), di 0,59 per un’ingestione di alcool compresa tra 5,0 e 14,9 g/die (95% confidence interval, 0.33-1.07), di 0,38 per un’ingestione di alcool compresa tra 15 e 29,9 g/die (95% confidence interval, 0.16-0.89) e di 0,86 per un’ingestione di alcool superiore a 30 g/die. Lo studio indica che anche in una popolazione con un sano stile di vita una moderata ingestione di alcool è associata a una riduzione del rischio cardiovascolare (95).
Uno studio clinico di popolazione fatto in Australia ha valutato l’associazione tra il consumo di alcool, il tipo di bevanda alcoolico adoperato e la mortalità da tutte le cause. Sono stati arruolati 36984 soggetti di entrambi i sessi, valutando per ciascuno di essi l’ingestione giornaliera di alcool e il tipo di bevanda utilizzato tramite un apposito questionario. Questa popolazione veniva seguita per 10,5 anni, e in questo periodo si sono verificati 1971 decessi. Si è visto che sia per gli uomini sia per le donne la curva di mortalità aveva un nadir alla dose giornaliera di alcool di 9-12 g, mentre la più alta dose protettiva si situava alla dose di 42-76 g/die. Il consumo di vino era associato con una più bassa mortalità sia per l’uomo (minimum hazard ratio (HR) at 20-39 g/die di consumo di vino: 0.69; 95% confidence interval (CI): 0.54-0.87) sia per la donna (minimum HR at 1-19 g/die: 0.82; 95% CI: 0.70-0.98). Il consumo di birra era associato ad un rischio di morte aumentato per l’uomo (p<0,05) ma non per la donna. Dopo aggiustamento per la quantità totale di alcool consumato, il numero di giorni in cui si beveva era inversamente associato con il rischio di morte nell’uomo (p<0,04). Lo studio indica che il consumo moderato di alcool, specie se derivante dal vino, può ridurre la mortalità da qualsiasi causa sia nell’uomo sia nella donna (96).
Uno studio clinico di coorte ha esaminato la relazione tra il consumo di alcool, la sindrome metabolica e il rischio di cardiopatia ischemica. Sono stati arruolati 1966 uomini canadesi affetti da sindrome metabolica, che non avevano mai avuto malattie cardiovascolari di tipo ischemico, dei quali si accertava con un apposito questionario l’entità del consumo di alcool e il tipo di bevanda alcolica consumato, seguiti per 13 anni per determinare il numero di soggetti colpiti da ischemia coronaria. Gli uomini che ingerivano una dose giornaliera di alcool pari o superiore a 15 g erano più giovani di età, avevano più elevati livelli plasmatici di colesterolo HDL (p<0,001) e minori livelli plasmatici di insulina (p<0,01) e di fibrinogeno (p<0,001) rispetto ai soggetti astemi. Dopo aggiustamento per una serie di fattori di rischio coronarico si è osservato che nei soggetti con consumo giornaliero di alcool pari o superiore a 15 g. vi era una riduzione del 39% degli eventi ischemici coronarici [relative risk (RR) of IHD = 0.61, P = 0.02]. Nei soggetti con consumo di alcool inferiore a 15 g/die il rischio coronarico era aumentato (RR = 2.24, P < 0.001). Lo studio indica che un moderato consumo giornaliero di alcool riduce il rischio coronarico in pazienti maschi con sindrome metabolica (97).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’associazione tra l’ingestione di alcool e l’infarto miocardico non fatale in donne di età compresa tra 35 e 69 anni. Sono state arruolate 320 donne colpite da infarto e 1565 donne che servivano come controllo, che dovevano compilare un questionario per valutare l’introito di alcool e quali tipi di bevande ne erano la fonte. Tra le donne di controllo il 13% erano astemie, mentre le altre bevevano in media 2,2 bicchieri di vino rosso al giorno (moderate bevitrici). Si è notato che le donne moderate bevitrici avevano una riduzione del rischio di infarto miocardico non fatale [odds ratio (OR), 0.67; 95% confidence interval (CI), 0.43-1.03]. Le donne che bevevano quantità elevate di vino avevano invece un aumentato rischio di infarto miocardico non fatale. Le donne che bevevano una forte quantità di vino in una sola volta, ad esempio una volta al mese, mostravano un forte aumento del rischio di infarto (OR, 2.90; 95% CI 1.01-8.29) in paragone agli astemi e ancora di più (OR, 6.22; 95% CI 2.07-18.69) in paragone alle moderate e regolari bevitrici. Lo studio mostra che un regolare e moderato consumo di vino rosso riduce il rischio di infarto miocardico non fatale nella donna e che invece uno sporadico ma elevato consumo di questa bevanda aumenta notevolmente questo rischio (100).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto sulla mortalità e sulla qualità della vita di un consumo moderato di vino rosso o di birra o di liquori in soggetti anziani. Lo studio è iniziato nel 1974 e aveva arruolato allora 2468 uomini di età compresa tra i 40 e i 55 anni e di classe sociale elevata. Di questi 131 erano astemi, 455 non preferivano in particolare una specifica bevanda alcolica, 694 preferivano la birra, 251 il vino rosso e 937 i liquori. Nell’anno 2000 si indagava la qualità di vita dei sopravvissuti con un questionario apposito (RAND 36 short form). La mortalità era controllata durante tutti i 26 anni di durata dello studio. Si è notato che i moderati bevitori di vino rosso erano quelli con la minore mortalità cardiovascolare. Paragonando la mortalità totale dei bevitori moderati di vino rosso a quella dei moderati bevitori di liquori si notava che i primi avevano una mortalità significativamente ridotta (relative risk 0.66; 95% confidence interval, 0.45-0.98). Paragonando la mortalità totale dei bevitori moderati di birra a quella dei moderati bevitori di liquori si notava che i primi avevano una mortalità leggermente ridotta (95% confidence interval, 0.68-1.14). Nel 2000 i moderati bevitori di vino erano quelli che mostravano il miglior punteggio all’indice RAND 36 short form per la qualità della vita (p<0,07). Lo studio indica che un regolare e moderato consumo prolungato di vino rosso riduce la mortalità totale e migliora la qualità di vita nell’anziano (101).
Uno studio di popolazione ha valutato l’effetto del consumo di alcool sull’incidenza del deficit cognitivo e della sua progressione verso la demenza senile. Sono stati arruolati 1445 pazienti con funzioni cognitive normali, 121 dei quali (di età compresa tra 65 e 84 anni) progredivano verso la demenza senile nell’arco dei 3,5 anni di durata dello studio. Il consumo giornaliero di alcool era indagato con un apposito questionario e la demenza senile era studiata attraverso i test usuali utilizzati in tutto il mondo. Si è visto che i pazienti moderati bevitori (circa 15 g/die di alcool) avevano un minor rischio di evoluzione verso la demenza senile (hazard ratio [HR] 0.15; 95% CI 0.03 to 0.78). Tale reperto era ancora più spiccato nel caso dei moderati bevitori di vino rosso (HR 0.15; 95% CI 0.03 to 0.77). Non vi era un’associazione statisticamente significativa tra l’elevato consumo di alcool e la progressione verso la demenza nei pazienti con lieve deficit cognitivo versus i pazienti astemi. Non vi era un’associazione statisticamente significativa tra l’ingestione di alcool di qualsiasi entità e l’incidenza del deficit cognitivo lieve nei soggetti con lieve deficit cognitivo bevitori rispetto a quelli astemi. Lo studio indica che in pazienti con lieve deficit cognitivo il moderato consumo di vino rosso può ridurre la progressione verso la demenza senile (104).
Uno studio di popolazione (Prime study) ha arruolato 10600 soggetti in Francia e in Irlanda del Nord di età compresa tra 50 e 59 anni, per studiare il loro introito di alcolici e l’effetto protettivo di questi a livello cardiovascolare. In Francia il consumo di vino era predominante, mentre in Irlanda del Nord erano molto più diffusi la birra e i superalcolici, anche se il quantitativo totale di alcool ingerito era simile nei due paesi. Inoltre in Francia il consumo di bevande alcoliche avveniva quasi tutti i giorni della settimana, mentre invece in Irlanda era concentrato nel fine settimana. In Francia si notava un evidente effetto protettivo del consumo moderato di bevande alcoliche (p<0,006), mentre in Irlanda tale effetto non era statisticamente significativo (105).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dei polifenoli del vino rosso sui livelli plasmatici postprandiali dei lipoperossidi citotossici. Sono stati arruolati 10 volontari sani, che dovevano mangiare tre porzioni di 250 g di tacchino con acqua o con 200 cc. di vino rosso. Si è visto che dopo l’ingestione di questo cibo i livelli plasmatici di malondialdeide passavano da 50 nM a 160 nM (p<0,0001) nei soggetti che bevevano acqua, mentre in quelli che bevevano 200 cc. di vino rosso quest’ultimo riduceva del 75% l’assorbimento intestinale e conseguentemente i livelli plasmatici di malondialdeide. Lo studio indica che i polifenoli del vino rosso hanno un effetto benefico sull’assorbimento intestinale e quindi sui livelli plasmatici di malondialdeide dopo un pasto ricco di carni (108).
Uno studio clinico controllato ha valutato se il consumo di vino rosso o del suo dealcoolizzato migliorasse la velocità del flusso coronarico. Sono stati arruolati 22 uomini apparentemente sani, che dovevano bere dosi progressivamente crescenti di vino rosso o di dealcoolizzato di vino (da 200 cc fino a 800 cc/die), misurando il flusso sanguigno coronarico tramite ecocardiografia Doppler transtoracica e le difese antiossidanti plasmatiche totali. Si è visto che una dose moderata di vino rosso (fino a 350 cc) aumentava il flusso sanguigno coronarico (p<0,01), mentre il dealcoolizzato di vino non aveva effetti apprezzabili. Il vino rosso in quantità moderata aumentava anche le difese antiossidanti plasmatiche in modo statisticamente significativo (p<0,001), ma anche in questo caso il dealcoolizzato non aveva effetti evidenti. Lo studio indica che una dose moderata di vino rosso, ma non di dealcoolizzato di vino, aumenta il flusso coronarico e le difese antiossidanti plasmatiche totali (110).
Il consumo moderato di alcool e gli acidi grassi della serie omega 3 sono associati con una minore mortalità coronarica. In questo studio è stata valutata la correlazione tra l’ingestione di vino rosso e i livelli plasmatici di acidi grassi omega 3 in pazienti affetti da cardiopatia ischemica, tenuti a una dieta ricca di acido alfa linolenico, il più diffuso acido grasso omega 3 presente nei vegetali. I pazienti dovevano compilare un questionario validato per accertare il loro consumo quotidiano di vino rosso. Si è notato che con l’aumentare dell’ingestione di vino rosso aumentavano anche i livelli plasmatici di omega 3, con un aumento di acido eicosapentaenoico (EPA) incrementato del 50%. La dose di vino rosso che incrementava maggiormente i livelli di omega 3 e di EPA era di circa 250 cc al giorno. Tale effetto restava immodificato anche dopo aggiustamento per i potenziali fattori confondenti. Lo studio indica che un consumo moderato di vino rosso aumenta significativamente i livelli plasmatici di omega 3 e di EPA in pazienti con cardiopatia ischemica (114).
Uno studio clinico di popolazione ha valutato la correlazione tra l’introito di bevande alcoliche e l’insufficienza arteriosa agli arti inferiori. Sono stati arruolati 5635 soggetti, che dovevano compilare un questionario validato per accertare il loro consumo giornaliero di vino o birra o superalcolici. Di questi 172 presentavano un’arteriopatia obliterante degli arti inferiori con presenza di claudicatio intermittens. L’analisi statistica ha mostrato che, paragonando i risultati degli astemi a quelli dei bevitori si ottenevano i seguenti risultati: per i bevitori di 1 bicchiere di alcolici alla settimana 1.10 (95% confidence interval (CI): 0.71, 1.71), per i bevitori di 1-13 bicchieri alla settimana 0.56 (95% CI: 0.33, 0.95) e per i bevitori di più di 13 bicchieri alla settimana 1.02 (95% CI: 0.53, 1.97). L’assetto lipidico non influenzava in modo evidente i risultati. Lo studio indica che un consumo moderato di bevande alcoliche è associato a un minor rischio di arteriopatia obliterante degli arti inferiori, mentre un elevato consumo di alcool favorisce lo sviluppo di questa malattia (115).
Uno studio clinico ha valutato se il consumo moderato di vino rosso o bianco potesse modificare i markers di rischio cardiovascolare nella donna. Sono state arruolate 35 donne apparentemente sane, che dovevano ingerire per 1 mese 250 cc. di vino rosso o bianco, misurando i valori plasmatici di lipidi, markers di flogosi e fattori di adesione pre e post terapia. Al termine dello studio i valori di colesterolo HDL erano aumentati, mentre quelli di PCR, ICAM1, CD40L, E-selectina e IL6 erano significativamente diminuiti (p<0,01). I valori di ICAM1 e di E selectina calavano solo dopo ingestione di vino rosso e non di vino bianco. Il vino rosso inoltre riduceva l’adesione dei monociti alle cellule endoteliali dell’89% e il vino bianco del 51%, con una differenza tra questi due valori statisticamente significativa (p<0,01). Lo studio indica che il moderato consumo di vino, in particolare rosso, esercita azione positiva contro i markers di flogosi a livello endoteliale nella donna, contribuendo così a ridurre il rischio aterosclerotico (116).
Uno studio clinico di popolazione ha valutato la correlazione tra l’introito di bevande alcoliche e l’insufficienza arteriosa agli arti inferiori. Sono stati arruolati 5635 soggetti, che dovevano compilare un questionario validato per accertare il loro consumo giornaliero di vino o birra o superalcolici. Di questi 172 presentavano un’arteriopatia obliterante degli arti inferiori con presenza di claudicatio intermittens. L’analisi statistica ha mostrato che, paragonando i risultati degli astemi a quelli dei bevitori si ottenevano i seguenti risultati: per i bevitori di 1 bicchiere di alcolici alla settimana 1.10 (95% confidence interval (CI): 0.71, 1.71), per i bevitori di 1-13 bicchieri alla settimana 0.56 (95% CI: 0.33, 0.95) e per i bevitori di più di 13 bicchieri alla settimana 1.02 (95% CI: 0.53, 1.97). L’assetto lipidico non influenzava in modo evidente i risultati. Lo studio indica che un consumo moderato di bevande alcoliche è associato a un minor rischio di arteriopatia obliterante degli arti inferiori, mentre un elevato consumo di alcool favorisce lo sviluppo di questa malattia (119).
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti di un consumo moderato di bevande alcoliche o non alcoliche sulla migrazione e sull’adesione dei monociti all’endotelio. Sono stati arruolati 49 soggetti apparentemente sani di entrambi i sessi, di età compresa tra 22 e 56 anni, che dovevano bere quotidianamente etanolo puro al 12,5% o birra al 5,6% o vino rosso al 12,5% (pari a 30 g/die di etanolo) o la stessa quantità di vino rosso o di birra privati dell’alcool o acqua per 1 mese. Si misurava pre e post trattamento la migrazione dei monociti usando una camera di Boyden modificata. Si è visto che l’ingestione di alcool o di vino dealcoolizzato riduceva significativamente la migrazione dei monociti causata dalla monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1) (p<0,05) e quella provocata dalla FMLP (N-formyl-methionyl-leucyl-phenylalanine) (p<0,05). L’espressione dei recettori per la MCP-1 non era modificata. Lo studio indica che una moderata quantità di etanolo e di dealcoolizzato di vino inibiscono la migrazione dei monociti nell’uomo, il che può rappresentare una spiegazione della loro protezione cardiovascolare (122).
Il consumo moderato di alcool e gli acidi grassi della serie omega 3 sono associati con una minore mortalità coronarica. In questo studio è stata valutata la correlazione tra l’ingestione di vino rosso e i livelli plasmatici di acidi grassi omega 3 in pazienti affetti da cardiopatia ischemica, tenuti a una dieta ricca di acido alfa linolenico, il più diffuso acido grasso omega 3 presente nei vegetali. I pazienti dovevano compilare un questionario validato per accertare il loro consumo quotidiano di vino rosso. Si è notato che con l’aumentare dell’ingestione di vino rosso aumentavano anche i livelli plasmatici di omega 3, con un aumento di acido eicosapentaenoico (EPA) incrementato del 50%. La dose di vino rosso che incrementava maggiormente i livelli di omega 3 e di EPA era di circa 250 cc al giorno. Tale effetto restava immodificato anche dopo aggiustamento per i potenziali fattori confondenti. Lo studio indica che un consumo moderato di vino rosso aumenta significativamente i livelli plasmatici di omega 3 e di EPA in pazienti con cardiopatia ischemica (125).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’alcool (vino rosso o vodka) sui livelli plasmatici di omocisteina e di vitamine del gruppo B in 78 volontari sani di età compresa tra 21 e 70 anni. Essi non dovevano bere alcuna bevanda alcoolica per 2 settimane e poi dovevano ingerire 24 g/die di alcool (240 cc di vino rosso o 80 cc di vodka) per 2 settimane. Si è visto che nei pazienti che bevevano il vino rosso dopo 2 settimane vi era un significativo aumento dei livelli plasmatici di omocisteina (p<0,03), mentre tale aumento era presente ma non era statisticamente significativo nei bevitori di vodka. La differenza nei valori plasmatici di omocisteina tra i bevitori di vino e quelli di vodka non era statisticamente significativa. In entrambi i gruppi si osservava una riduzione dei valori plasmatici di vitamina B12 e di acido folico. Lo studio indica che bere per 2 settimane vino rosso o vodka aumenta i livelli plasmatici di omocisteina e riduce quelli di vitamina B12 e di acido folico (126).
Uno studio clinico ha valutato se il resveratrolo e la quercetina potessero avere azione protettiva contro il danno lipoperossidativo indotto da farmaci antipsicotici come l’aloperidolo e l’amisulpiride. Sono stati reclutati alcuni volontari sani, dai quali si prelevava del plasma per misurare in esso i livelli di acido tiobarbiturico, che veniva poi incubato in presenza di aloperidolo o di amisulpiride e di resveratrolo o di quercetina. Si è visto che l’incubazione del plasma con l’aloperidolo causava un netto aumento dei livelli di acido tiobarbiturico dopo 1 (p<0,03) e dopo 24 ore (p<0,0002), mentre l’amisulpiride non aumentava significativamente i livelli di acido tiobarbiturico né dopo 1 né dopo 24 ore. Anzi l’amisulpiride causava un significativo calo dei livelli plasmatici di acido tiobarbiturico dopo 24 ore (p<0,03). In presenza del resveratrolo o della quercetina i livelli di acido tiobarbiturico nel plasma si riducevano significativamente dopo incubazione dello stesso con l’aloperidolo (p<0,01). Lo studio indica che l’aloperidolo può causare un netto aumento della lipoperossidazione plasmatica e che tale evento è prevenuto dal resveratrolo o dalla quercetina (131).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’associazione tra la quantità di alcool ingerita e la morbidità e mortalità cardiovascolare . Sono stati arruolati 1154 soggetti (580 uomini e 574 donne) di età compresa tra 18 e 64 anni, dei quali si misurava l’ingestione giornaliera di alcool e il tipo di bevanda alcoolica usata tramite un opportuno questionario. I soggetti partecipanti venivano seguiti per 10 anni valutando tutti gli eventi cardiovascolari che si verificavano nei vari quintili in cui erano stati divisi i soggetti. I soggetti erano anche suddivisi per età in giovani adulti (da 18 a 34 anni), adulti di media età (da 35 a 49) e adulti anziani (oltre i 50 anni) e per sesso e si aggiustavano i dati per condizione maritale, fumo di sigaretta e livello educazionale. Si è notato che nei soggetti moderati bevitori vi era una riduzione del rischio coronarico, che invece era significativamente aumentato nei forti bevitori. Nei soggetti maschi moderati bevitori la cardioprotezione era statisticamente significativa solo negli adulti di media età e negli adulti anziani, mentre nelle donne moderate bevitrici la cardioprotezione era significativa solo nelle adulte giovani. L’aumentato rischio coronarico nei forti bevitori era più evidente nei maschi di media età rispetto alle donne di media età. Il rischio ipertensivo era statisticamente significativo solo nei maschi adulti anziani. Lo studio indica che la cardioprotezione nei moderati bevitori è evidente nel maschio solo negli adulti di media età e negli adulti anziani, mentre la donna beneficia di questo effetto già in età giovanile. In entrambi i sessi, e particolarmente nel maschio di media età o anziano, un elevato consumo di alcool aumenta il rischio coronarico (133).
Uno studio clinico controllato ha esaminato l’effetto acuto di di alte dosi di vino rosso sui markers relativi all’aterosclerosi e alla fibrinolisi. Sono stati arruolati 22 uomini apparentemente sani, che dovevano consumare 800 cc/die di vino rosso o un dealcoolizzato di vino o una dose di cognac capace di fornire la stessa dose di etanolo (circa 240 cc). Si prelevava il sangue venoso pre e post trattamento. Si è visto che il vino rosso, ma non il dealcoolizzato di vino e il cognac, aumentava significativamente il tissue plasminogen activator inhibitor-1, indicando un’inibizione acuta della fibrinolisi. Lo studio indica che una dose elevata di vino rosso può aumentare la mortalità cardiovascolare inibendo la fibrinolisi (134).
Poiché un moderato consumo di alcool pare ridurre l’insulinemia e aumentare la sensibilità all’insulina e poiché quest’ultima contribuisce a spiegare l’associazione tra il moderato consumo di alcool e la riduzione della mortalità cardiovascolare questo studio clinico controllato ha valutato la capacità di un moderato consumo di alcool di migliorare la sensibilità all’insulina valutata determinando la glicemia basale durante il test di soppressione dell’insulina in 20 soggetti non diabetici e insulinoresistenti. Costoro dovevano ingerire quotidianamente 30 g di alcool per 2 mesi derivanti da vino rosso o da vodka. Si è visto che la glicemia si riduceva in entrambi i gruppi dell’8% circa e che il colesterolo HDL aumentava significativamente (p<0,02). Gli uomini tendevano ad avere un maggior calo della glicemia e un maggior aumento del colesterolo HDL rispetto alle donne. I livelli plasmatici di insulina, di colesterolo totale, di colesterolo LDL e di trigliceridi rimanevano pressochè immodificati. Lo studio indica che un consumo giornaliero di 30 g di alcool per 2 mesi ha un limitato impatto sulla sensibilità all’insulina in soggetti non diabetici (135).
Azione antiaggregante piastrinica: le procianidine di Vitis vinifera sembrano dotate di azione antiaggregante piastrinica, legata sia a inattivazione della ciclo-ossigenasi sia a parziale inibizione della trasformazione dell’acido arachidonico a trombossano e ad altri eicosanoidi aggreganti.
Alla dose di 50 micromoli/l. le procianidine antagonizzano quasi completamente l’aggregazione piastrinica indotta dall’acido arachidonico e dall'ADP, mentre concentrazioni più basse (10 micromoli/l.) riducono tale aggregazione di circa il 50%. Inoltre le proantocianidine riducono significativamente la liberazione della serotonina da parte delle piastrine lavate.
Azione antiaggregante piastrinica. Studi clinici. Uno studio clinico controllato ha esaminato gli effetti di un estratto di semi e bucce di uva rossa sulla reattività delle piastrine e sulle difese antiossidanti endogene in un gruppo di fumatori di sesso maschile. Sono stati arruolati 23 soggetti, che assumevano per os l’estratto in questione o un placebo al mattino a digiuno, prelevando poi il sangue venoso dopo 1, 2 e 6 ore. Si è notato che l’estratto riduceva l’aggregazione piastrinica stimolata dall’ADP dopo 1, 2 e 6 ore e riduceva anche l’aggregazione piastrinica indotta dall’epinefrina. La capacità antiossidante plasmatica, i livelli plasmatici di acido tiobarbiturico e quelli di acido urico erano simili in entrambi i gruppi. Lo studio indica che un estratto di semi e bucce di uva rossa ha azione antiaggregante piastrinica in soggetti fumatori (111).
Azione fleboprotettiva: questa pianta è conosciuta da tempo per avere una valida azione fleboprotettiva, venotonica e capillarotropa. I processi infiammatori sono caratterizzati da un massiccio afflusso di polimorfonucleati nel luogo della flogosi, dove queste cellule secernono numerose proteasi, incluse quelle che degradano l'elastina. In queste condizioni la concentrazione delle elastasi aumenta considerevolmente, eccedendo di svariate volte quella degli enzimi che le inibiscono, in particolare la alfa 1 antitripsina e la alfa 2 macroglobulina. Tutto ciò conduce ad una lisi delle fibre elastiche e collageniche, che sono essenziali per assicurare robustezza ed elasticità ai vasi sanguigni, e in particolare a quelli venosi.
La stabilità del collageno dipende soprattutto dai legami che si stabiliscono tra le catene peptidiche della molecola, formando in tal modo un'armatura che rinforza tutto l'insieme. Questi enzimi elastasici, così come il calore, rompono questi legami e causano la denaturazione delle molecole. Queste sostanze si fissano elettivamente sulla membrana cellulare delle cellule dell'endotelio vasale, contribuendo così a stabilizzarla e a proteggerla contro le aggressioni enzimatiche.
Inoltre essi stimolano la formazione di microfibrille di collageno a livello membranario, le quali incrementano la solidità e la coesione della membrana basale, e inoltre favoriscono la creazione dei legami tra le molecole peptidiche delle strutture collageniche, permettendo così la formazione di fibrille più stabili.
Gli oligomeri proantocianidolici ostacolano l'azione della ialuronidasi sui polisaccaridi, favoriscono l'attività biologica della vitamina C e stimolano l'attività dei sistemi enzimatici che intervengono nella sintesi del collageno.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto del resveratrolo sull’attivazione endoteliale con conseguente danno all’endotelio in frammenti di vena safena umani ottenuti da 8 pazienti. Si misuravano i livelli di ICAM-1, VCAM-1, l’espressione della iNOS e i livelli di guanil monofosfato ciclico. Si valutava anche l’attività della mieloperossidasi, un marker di sequestrazione dei neutrofili nelle vene. Si è visto che i livelli di ICAM-1, VCAM-1 e mieloperossidasi erano significativamente minori nelle vene esposte al resveratrolo (p<0,003), mentre l’espressione della iNOS e i livelli di guanil monofosfato ciclico erano significativamente maggiori (p<0,001) nelle vene esposte al resveratrolo. Lo studio indica che il resveratrolo riduce l’espressione delle molecole di adesione leucocitarie e l’adesione dei neutrofili alla parete venosa (79).
Azione fleboprotettiva. Studi clinici.
Sono stati effettuati alcuni studi clinici, per valutare se questi dati ottenuti in vitro fossero trasferibili anche in vivo nell'uomo.
Uno studio clinico controllato ha coinvolto 24 pazienti affetti da insufficienza venosa cronica, che ricevevano per via orale proantocianidine oligomeriche alla dose di 100 mg./die. La valutazione era fatta tenendo in conto sia una serie di sintomi soggettivi quali senso di pesantezza alle gambe, edemi, gonfiore e prurito sia controllando l'effetto per mezzo di un capillaroscopio ottico. Al termine della sperimentazione l'80% dei pazienti ha riferito un sensibile miglioramento della sintomatologia soggettiva, che iniziava ad evidenziarsi dopo 10 giorni di terapia. Questi dati sono stati confermati anche tramite osservazione col capillaroscopio ottico (32).
Un altro studio clinico controllato ha coinvolto 260 pazienti affetti da insufficienza venosa moderata degli arti inferiori, allo scopo di valutare l'effetto di un estratto di vitis vinifera chiamato AS 195 sulla circolazione venosa. Essi ricevevano per os 360 o 720 mg di questo estratto per un periodo di 12 settimane, con valutazione pletismografica del volume della parte inferiore delle gambe, della circonferenza del polpaccio e della sintomatologia soggettiva attraverso la compilazione di un apposito questionario. Al termine della sperimentazione la pletismografia indicava che il volume medio della parte inferiore delle gambe era significativamente diminuito nel gruppo verum e leggermente aumentato in quello placebo. Anche la circonferenza del polpaccio e la sintomatologia soggettiva erano nettamente diminuite nel gruppo verum rispetto a quello placebo. Questi risultati sono stati osservati per entrambi i dosaggi somministrati, anche se i soggetti trattati con la dose maggiore avevano risultati migliori. La tollerabilità è stata ottima, poiché solo 2 pazienti si sono lamentati di moderati e incostanti dolori a livello epigastrico (33).
Farmacocinetica: l'assorbimento intestinale di queste sostanze è molto rapido a livello della mucosa intestinale, e il livello plasmatico raggiunge il picco dopo 45 minuti dalla somministrazione per via orale, dopodichè cala progressivamente fino a dimezzarsi dopo circa 5 ore. Peraltro la biodisponibilità delle proantocianidine è erratica e comunque piuttosto bassa.
I livelli di procianidine nella parete vasale sono di circa 7 volte più alti di quelli plasmatici.
Dopo 24 ore vi è ancora abbondante presenza degli oligomeri a livello della cute, della mucosa buccale, delle pareti dei vasi sanguigni, del tessuto cartilagineo e delle pareti dello stomaco e dell'intestino.
Uno studio clinico ha valutato la farmacocinetica del resveratrolo in 10 volontari sani, che ne assumevano dosi di 0,5 o di 1,0 o di 2,5 o di 5 g/die in bolo unico per os. Nessuna delle dosi usate causava effetti avversi significativi. Il resveratrolo e i suoi metaboliti si ritrovavano nel plasma e nelle urine. Il picco plasmatico era pari a 539 ng/ml, mentre i picchi plasmatici dei suoi principali metaboliti erano 8 volte maggiori. I valori di AUC per il resveratrolo 3 solfato e per il resveratrolo monoglucuronide erano 23 volte maggiori di quelli del resveratrolo. L’escrezione urinaria del resveratrolo era rapida, con l’escrezione del 77% di questa sostanza e dei suoi metaboliti entro 4 ore dall’assunzione (106).
Indicazioni principali: prevenzione della malattia aterosclerotica, insufficienza veno-linfatica, fragilità capillare, in particolare a livello del microcircolo retinico.
Azione prevalente: cardio-vasoprotettiva.
Altre azioni: fleboprotettiva.
EFFETTI COLLATERALI: in rari casi può causare epigastralgie di moderata entità, spesso accompagnate da disturbi digestivi.
Può anche avere un modesto effetto astringente intestinale. Tutti questi disturbi scompaiono sospendendo il trattamento.
Sono stati anche segnalati sporadici casi di reazioni allergiche cutanee di tipo orticarioide.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Un gruppo di 12 volontari sani riceveva per os una dose di ciclosporina di 8 mg/kg/die da sola o accompagnata da 300 cc. di vino rosso, per valutare l’effetto di quest’ultimo sull’assorbimento intestinale del farmaco. Si è visto che i pazienti trattati col vino rosso avevano livelli plasmatici di ciclosporina del 50% inferiori a quelli del gruppo di controllo, ma l’emivita del farmaco rimaneva invariata. Questi dati suggeriscono che le sostanze presenti nel vino rosso riducano principalmente l’assorbimento intestinale della ciclosporina e non la sua metabolizzazione via l’isoenzima CYP3A4 del complesso enzimatico citocromo P450 (34).
Queste sostanze non vanno assunte assieme al latte vaccino, poiché ne riduce notevolmente l'assorbimento intestinale.
E’ noto che l’alcool può influenzare l’aggregazione piastrinica ed inibire la fibrinolisi, ma ci sono pochissimi dati sul suo effetto sulla coagulazione del sangue. Pertanto uno studio ha valutato i parametri coagulativi dopo 5 e dopo 15 ore dal consumo di 4 o di 8 bicchieri di vino rosso. Entrambi i dosaggi non avevano effetti sul tempo di protrombina, sui complessi trombina-antitrombina, sui fattori VII e VIII della coagulazione e sul fattore di Won Willebrand. Sembra pertanto che il consumo di quantità anche elevate di vino rosso non interferisca coi parametri coagulativi (47).
Il paclitaxel è un farmaco antitumorale di recente introduzione, i cui metaboliti sono virtualmente inattivi. Questo studio ha indagato se i polifenoli siano capaci di ostacolare il catabolismo del paclitaxel, aumentandone così l’azione farmacologica. Si è visto che il paclitaxel viene metabolizzato nel fegato soprattutto a 6-alfa-idrossipaclitaxel dalla CYP2C8, e in misura minore a idrossipaclitaxel e a C2-idrossipaclitaxel dalla CYP3A4. Si è visto che alcune sostanze naturali ad azione antiossidante erano capaci di rallentare il catabolismo del paclitaxel. La più attiva era il resveratrolo, seguito dalla finsetina e dalla quercetina, mentre la (+)-catechina, la –(-)-epicatechina, l’acido gallico, la morina, la miricetina, la naringenina e la quercetina erano inattivi. E’ quindi probabile che la contemporanea somministrazione di queste sostanze col paclitaxel possa aumentarne l’azione antineoplastica (48).
CONTROINDICAZIONI: nessuna degna di nota.
TOSSICOLOGIA: la DL 50 nel ratto è superiore a 4 g./kg/die, mentre dosi di 60 mg/kg/die per os nel ratto per un periodo di 6 mesi non hanno causato alcun effetto collaterale evidente né alterazioni istologiche negli organi interni degli animali né attività teratogena. In questi studi non è mai stata messa in luce alcuna attività mutagena.
E’ stata anche confermata la capacità del resveratrolo di legarsi ai recettori alfa per gli estrogeni e di stimolare la proliferazione delle cellule MCF 7 in vitro.
Uno studio nel ratto ha valutato la tossicità delle proantocianidine della vitis vinifera. Gli animali ricevevano per os queste sostanze alla dose del 2,5% del peso del cibo ingerito per 3 mesi, al termine dei quali gli animali erano sacrificati e i loro organi esaminati. Non sono state riscontrate alterazioni evidenti in nessun organo. La dose assunta dagli animali in questo studio era di circa 1,78 g/kg di peso corporeo.
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del resveratrolo sulla teratogenicità indotta dalla 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD). Gli animali ricevevano il resveratrolo alla dose di 50 mg/kg per 6 giorni consecutivi a partire dall’inizio della gestazione e poi erano esposti al tossico alla dose di 14 mg/kg per altri 6 giorni. Si è notato che la TCDD causava gravi malformazioni quali schisi del palato, dilatazione della pelvi renale, dilatazione ureterale e altre malformazioni ureterali. Il resveratrolo riduceva significativamente i danni indotti dalla TCDD. Lo studio indica che il resveratrolo può ridurre la teratogenesi causata dalla TCDD nel ratto (127).
Uno studio clinico controllato ha valutato sia la farmacocinetica sia la tossicologia del resveratrolo in 10 volontari sani adulti (5 maschi e 5 femmine), che dovevano assumere per os 25 o 50 o 100 o 150 mg di resveratrolo per 6 volte nella giornata per due giorni. Si è visto che il picco plasmatico si raggiungeva dopo circa 1,5 ore dall’assunzione della singola dose di resveratrolo. Al termine dei due giorni dello studio il picco plasmatico (C max) del resveratrolo era di 3,89 ng/ml per la dose di 25 mg, di 7,39 ng/ml per quella di 50 mg, di 23,1 ng/ml per quella di 100 mg e di 63,8 ng/ml per quella di 150 mg, mentre l’area sotto la curva concentrazione plasmatica-tempo (AUC(0-tau)) era rispettivamente di 3,1, 11,2, 33,0 e 78,9 ng.h/ml. La variabilità interindividuale era alta, con differenze fino al 40% tra i vari soggetti. L’emivita plasmatica del resveratrolo era di circa 3 ore dopo una dose singola e di circa 5 ore dopo 2 giorni di somministrazione. Gli eventi avversi sono stati lievi e simili per tutti i dosaggi. Lo studio indica che il resveratrolo è molto ben tollerato anche in caso di assunzione di dosi elevate, ma che le sue concentrazioni plasmatiche sono basse. La biodisponibilità è migliore se il reveratrolo viene assunto al mattino a digiuno (136)
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