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Schede piante >> ZINGIBER OFFICINALIS (Zenzero)

Data ultima revisione 08-06-2009

FAMIGLIA: Zingiberaceae.

HABITAT: originario dell'India, è attualmente coltivato nel sud-est asiatico, nel sud della Cina, nelle Indie Occidentali e in Africa.

PARTE USATA: il rizoma.

PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA: l'estratto secco titolato in olio essenziale min. 0,8% (B.H.P. 1990) o in gingeroli min. 4% (Commissione E tedesca), La posologia giornaliera utilizzata negli studi pubblicati in letteratura è di 12-13 mg./kg/die, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente a stomaco vuoto. Siccome tali studi sono stati condotti con estratti diversi con titoli diversi, il valore posologico suddetto rappresenta un valore medio indicativo.

COMPOSIZIONE CHIMICA: il rizoma dello zenzero è assai ricco di amidi (circa 60%) e contiene una discreta quantità di olio essenziale, compresa tra lo 0,8 e il 2%. I costituenti responsabili del sapore tipico della droga sono chiamati gingeroli.

PROPRIETÀ TERAPEUTICHE

Azione antiemetica: questa droga ha dimostrato, in studi condotti sia nell'animale sia nell'uomo, di avere una interessante azione antiemetica.
Sembra da escludere un effetto diretto della droga sul sistema nervoso centrale, come avviene per i classici farmaci antiemetici, per cui l'azione antinausea dello zenzero parrebbe dovuta alla sua attività a livello gastrico.
Peraltro uno studio effettuato nel ratto parrebbe dimostrare che l'azione antinausea dello zenzero possa essere dovuta, almeno in parte, ad un'attività di tipo antiserotoninergico.

Azione antiemetica. Studi clinici.
Uno studio clinico controllato è stato fatto su un gruppo di 30 donne affette da iperemesi gravidica per valutare l'effetto dello zenzero su questo problema. Esse ricevevano per via orale 2 capsule al dì  da 250 mg cadauna di estratto secco di zenzero per 4 giorni, seguiti da 2 giorni di intervallo e da altri 4 giorni di terapia. L'intensità dei sintomi è stata valutata ricorrendo ad una scala sintomatologica sulla quale le pazienti stesse indicavano la gravità della loro sintomatologia pre e post terapia. Al termine della sperimentazione il 70,4% dei soggetti  segnalava consistenti miglioramenti nel quadro sintomatologico rispetto al placebo (p<0,003) (2).
E’ stato fatto un altro studio clinico controllato in 70 donne che non avevano superato la diciassettesima settimana di gestazione e che soffrivano di iperemesi gravidica, che ricevevano per os 1g. di  estratto secco di zenzero o un placebo per 4 giorni. La valutazione dell’intensità dell’iperemesi era fatta ricorrendo ad una scala analogica visiva e registrando il numero di episodi di vomito. Al termine del trattamento il punteggio della scala suddetta si riduceva da 2,1 a 0,9 (p<0,01) e il numero di episodi di vomito da 1,3 a 0,3 (p<0,01). 28 pazienti su 32 riferivano un netto miglioramento della sintomatologia nel gruppo verum e solo 10 su 35 potevano fare altrettanto nel gruppo placebo. Non sono stati osservati effetti collaterali degni di nota (13).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dello zenzero sull’iperemesi gravidica. Sono state arruolate 120 donne, in gravidanza da non più di 20 settimane, che avevano una evidente nausea gravidica, che non era migliorata con un approccio alimentare corretto. Esse assumevano per os 125 mg/die di un estratto di zenzero titolato in gingeroli al 5% o un placebo per 4 giorni. Si misurava la frequenza e l’intensità della nausea e del vomito tramite il Rhodes Index of Nausea, Vomiting and Retching. Si è notato che la frequenza e l’intensità della nausea era significativamente inferiore nelle donne del gruppo zenzero già a partire dal secondo giorno di terapia, mentre non vi erano effetti evidenti sul vomito. Le donne venivano seguite fino al parto, per valutare l’incidenza di anomalie nei nuovi nati. Non è stato notato alcun incremento di anomalie nei nuovi nati rispetto alla popolazione di controllo, con ciò indicando che lo zenzero è un rimedio efficace e sicuro contro l’iperemesi gravidica (18).
Uno studio clinico controllato ha indagato l’efficacia e la sicurezza dell’estratto di zenzero nella nausea gravidica. Sono state arruolate 187 donne nel primo trimestre di gestazione, una parte delle quali assumeva estratto di zenzero e una parte altre sostanze antinausea sicuramente non teratogene. Le donne erano poi seguite fino al parto per documentare l’eventuale incidenza di malformazioni fetali. La valutazione era fatta ricorrendo ad una scala analogica da 1 a 10, per valutare la frequenza e la severità delle crisi di nausea e di vomito. Per quanto riguarda l’efficacia il 66% delle donne ha indicato un netto miglioramento della sintomatologia dopo terapia con lo zenzero. Il numero di nati a termine normali era di 181, quello di nati prematuri di 2, quello di aborti spontanei di 3 e quello di aborti terapeutici di 1. Non vi erano differenze tra le donne del gruppo zenzero e quelle trattate con altre sostanze riconosciute come non teratogene. Il peso medio alla nascita dei neonati da donne del gruppo zenzero era di 3542 g. contro i 3500 g. dei nati da quelle dell’altro gruppo. Lo studio conferma che lo zenzero è ragionevolmente efficace nell’iperemesi gravidica e non aumenta l’incidenza di malformazioni nei nuovi nati (19).
Un altro studio clinico in doppio cieco ha valutato l'effetto dello zenzero paragonato a quello della metoclopramide in 60 donne sottoposte a interventi di chirurgia ginecologica. Al termine della sperimentazione la nausea nelle pazienti trattate con metoclopramide o con zenzero era significativamente (p<0,05) minore rispetto a quelle trattate col placebo, e tale miglioramento era analogo tra lo zenzero e la metoclopramide. La somministrazione di antiemetici di sintesi risultava molto minore nei 2 gruppi verum rispetto al gruppo placebo (3).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dello zenzero sulla nausea postoperatoria in pazienti operate di laparoscopia ginecologica. Sono state arruolate 180 donne, tutte sottoposte a laparoscopia ginecologica, che ricevevano per os un estratto secco di zenzero alla dose di 1000 mg/die o un placebo nei 7 giorni successivi all’intervento chirurgico. La valutazione era fatta misurando il numero di episodi di nausea con vomito. Si è visto che gli episodi di nausea e vomito erano immodificati nei pazienti del gruppo zenzero rispetto a quelli presenti nel gruppo placebo. In nessuno dei due gruppi sono stati osservati rilevanti effetti collaterali (20).
Un altro studio clinico controllato ha indagato l’effetto dello zenzero sulla nausea e il vomito conseguenti a laparoscopia ginecologica. Sono state arruolate 80 pazienti sottoposte a laparoscopia ginecologica, che assumevano per os 2 capsule di estratto di zenzero da 500 mg cadauna o un placebo 1 ora prima dell’intervento chirurgico. La valutazione era fatta tramite il visual analogue nausea scores (VANS) e il conteggio degli episodi di vomito fino a 24 ore dopo l’intervento. Si è visto che nelle pazienti del gruppo placebo la nausea e il vomito interessavano il 57,5% delle pazienti, mentre in quelle del gruppo zenzero si manifestavano solo nel 30% dei soggetti. Inoltre l’intensità e la durata degli episodi di vomito era significativamente minore (p<0,05) nelle pazienti del gruppo zenzero rispetto a quelli del gruppo placebo. In nessuno dei 2 gruppi sono stati osservati rilevanti effetti collaterali (21).
Uno studio clinico controllato ha paragonato gli effetti della vitamina B6 a quelli dello zenzero nella nausea gravidica. Sono state arruolate 291 donne entro la sedicesima settimana di gravidanza, che assumevano per os 1000 mg. di estratto di zenzero o 75 mg di vitamina B6 al giorno per 3 settimane. Si valutavano la frequenza e l’intensità del vomito dopo 7, 14 e 21 giorni. Si è notato che lo zenzero era equivalente alla vitamina B6 nel ridurre la nausea e il vomito in tutti e tre i momenti di misurazione prescelti. Non sono stati notati effetti collaterali degni di nota in nessuno dei due gruppi esaminati (23).
Uno studio clinico controllato ha paragonato l’effetto sull’iperemesi gravidica dello zenzero a quello della vitamina B6. Sono state arruolate 70 donne entro la diciassettesima settimana di gestazione che soffrivano di iperemesi gravidica, le quali ricevevano per os 1 g/die di estratto di zenzero o 40 mg/die di vitamina B6 per 4 giorni consecutivi, misurando l’intensità dei sintomi pre e post terapia.  Dopo 7 giorni dall’inizio del trattamento si valutavano le loro condizioni cliniche. Si è visto che le donne del gruppo zenzero mostravano una riduzione dell’iperemesi significativamente maggiore di quelle del gruppo vitamina B6 (p<0,024). Il numero di episodi di vomito si riduceva significativamente e in modo simile in entrambi i gruppi. Non sono stati osservati effetti collaterali rilevanti in nessuno dei due gruppi studiati. Lo studio indica che lo zenzero è significativamente superiore alla vitamina B6 nell’alleviare l’iperemesi gravidica (32).
La nausea è uno degli effetti collaterali più comuni della chemioterapia antitumorale. Si è notato che cibi molto ricchi di proteine riducono la nausea dovuta al mal d’auto o di mare o gravidica, possibilmente riducendo la disritmia dello stomaco. In questo studio è stato indagato l’effetto di una dieta iperproteica abbinata a un estratto di zenzero in pazienti con nausea conseguente alla chemioterapia. Sono stati arruolati 28 pazienti, che dovevano seguire una dieta normale o una dieta iperproteica addizionate con l’estratto di zenzero. I pazienti dovevano registrare su un quaderno apposito la frequenza e l’intensità della loro nausea e l’eventuale necessità di farmaci antiemetici. Si misurava anche l’attività mioelettrica dello stomaco a digiuno e dopo il pasto. Si è notato che nei pazienti a dieta iperproteica addizionata dall’estratto di zenzero la frequenza e l’intensità della nausea e l’uso dei farmaci antiemetici erano significativamente meno frequenti. L’aggiunta dell’estratto di zenzero riduceva la disritmia gastrica dopo l’ingestione del cibo. Lo studio indica che una dieta iperproteica abbinata a un estratto di zenzero è efficace nel ridurre la nausea da chemioterapia antitumorale (33).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di zenzero sulla nausea in seguito a chemioterapia antiumorale. Sono stati arruolati 162 pazienti trattati con chemioterapia antiblastica, che ricevevano un antagonista del recettore 5-HT(3) e/o l’aprepitant. Essi dovevano assumere anche 1 o 2 g/die di estratto di zenzero o un placebo per 3 giorni, misurando la frequenza e l’intensità della nausea e del vomito. Si è visto che non vi erano differenze statisticamente significative tra i gruppi per quanto riguardava la nausea o il vomito. I pazienti trattati con l’aprepitant + lo zenzero avevano una nausea acuta maggiore di quella registrata nei pazienti che assumevano solo l’aprepitant. Lo zenzero era molto ben tollerato. Lo studio indica che un estratto di zenzero non migliorava la nausea e il vomito conseguenti alla chemioterapia antitumorale quando somministrato assieme a un antagonista del recettore 5-HT(3) e/o all’aprepitant (36).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di zenzero sull’iperemesi gravidica. Sono state arruolate 67 donne, che dovevano assumere per os 1 g/die di estratto di zenzero suddiviso in quattro dosi da 250 mg ciascuna o un placebo per 4 giorni. Si misurava la frequenza e l’intensità della nausea e del vomito pre e post terapia. Si è notato che nelle donne del gruppo verum l’intensità dei sintomi calava significativamente (p<0,01) rispetto a quelle del gruppo placebo, con una riduzione significativa anche degli episodi di vomito (p<0,05). Non sono stati registrati effetti collaterali degni di nota in nessuno dei due gruppi studiati.  Lo studio indica che un estratto di zenzero è superiore al placebo nell’alleviare i sintomi tipici dell’iperemesi gravidica (37).

Azione antiemetica. Metanalisi. Una metanalisi clinica è stata fatta nel Marzo del 2000 per valutare lo stato delle conoscenze sullo zenzero e sulla sua azione antiemetica. Sono stati selezionati 6 lavori che soddisfacevano i criteri di qualità richiesti. 3 di questi erano fatti in donne operate di chirurgia ginecologica affetta da nausea e vomito post-operatori. 2 di questi fornivano un risultato su questi disturbi significativamente migliore rispetto al placebo. Uno studio riguardava soggetti affetti da mal di mare, un altro la nausea gravidica e un altro ancora la nausea in corso di chemioterapia. Questi 3 studi globalmente riconoscono allo zenzero un’efficacia superiore al placebo (8).
Una metanalisi (Febbraio 2005) ha valutato i dati clinici esistenti sull’efficacia e la sicurazza dello zenzero nell’iperemesi gravidica. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati, reperiti in numero di 6 per un totale di 675 partecipanti e in 1 studio di coorte con 187 partecipanti. Quattro studi su 6 mostravano una superiorità dello zenzero rispetto al placebo, mentre gli altri due studi indicavano che lo zenzero era altrettanto efficace della vitamina B6 nel ridurre la nausea gravidica. Tutti gli studi effettuati indicavano un’assenza di evidenti effetti collaterali e di tossicità fetale, senza alcun aumento dell’incidenza di nati non normali nelle donne trattate con lo zenzero rispetto a quelle che avevano ricevuto il placebo. La metanalisi conclude affermando che lo zenzero è efficace e ben tollerato nel trattamento della nausea gravidica (25).
Una metanalisi (Febbraio 2005) ha esaminato la letteratura clinica esistente sull’effetto antiemetico dello zenzero. Sono stati selezionati solo gli studi clinici controllati, reperiti in numero di 24 per un totale di 1073 pazienti. 16 di questi studi indicavano una significativa superiorità dello zenzero rispetto al placebo, mentre gli altri 8 mostravano che lo zenzero era simile al placebo come efficacia. Il 3,3% dei pazienti trattati con lo zenzero aveva effetti collaterali, in particolare disturbi gastrointestinali e sonnolenza, ma tutti di entità moderata. E’ stato descritto un caso di aborto alla dodicesima settimana in una donna che assumeva zenzero. La metanalisi indica che lo zenzero sembra essere ragionavolmente efficace nel trattamento della nausea e del vomito, mentre i dati sono insufficienti per quanto attiene a quello della nausea postoperatoria e della cinetosi, e che la sua tollerabilità è decisamente buona (26).

Azione antiflogistica: Questa azione antiflogistica è dovuta ad inibizione sia della 5-lipo-ossigenasi sia delle ciclo-ossigenasi, con conseguente inibizione della formazione sia dei leucotrieni e dei trombossani sia delle prostaglandine ad azione flogogena, con un meccanismo d'azione simile a quello dei FANS.
L’edema nella zampa del ratto indotto dalla carragenina, dal composto 40/80 o dalla serotonina era ben antagonizzato dall’estratto di zenzero dato per via intraperitoneale. Inoltre l’estratto in questione era capace di inibire l’edema cutaneo indotto dal composto 40/80, ma non quello causato dalla sostanza P o dalla bradichinina. L’estratto di zenzero dato 1 ora prima della serotonina inibiva in modo significativo l’edema cutaneo indotto da questa sostanza. I dati esposti in questo studio indicano che l’azione protettiva dell’estratto idroalcoolico di zenzero sulla flogosi e sull’edema cutaneo indotti dalle sostanze qui usate potrebbe essere dovuta ad un antagonismo con i recettori per la serotonina a livello cutaneo.
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiflogistica, analgesica e ipoglicemizzante di un estratto di zenzero. L’effetto analgesico era esaminato coi test dell’hot plate e dell’acido acetico, mentre quello antiflogistico e ipoglicemico erano investigati usando l’edema della zampa indotto dall’albumina dell’uovo e il diabete mellito causato dalla streptozotocina. Come paragone si usavano la morfina alla dose di 10 mg/kg o il diclofenac alla dose di 100 mg/kg o la clorpropamide alla dose di 250 mg/kg. Si è visto che l’estratto di zenzero a dosi comprese tra 50 e 800 mg/kg riduceva significativamente il dolore indotto dall’hot plate test e dall’acido acetico (p<0,001) e inibiva anche la flogosi nell’edema della zampa indotto dall’albumina dell’uovo (p<0,001). Esso inoltre abbassava la glicemia sia nei ratti normali sia in quelli resi diabetici con la streptozotocina. Lo studio conferma che l’estratto di zenzero possiede azione antiflogistica, analgesica e ipoglicemizzante nel ratto (28).
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiflogistica di due estratti di zenzero applicati topicamente. Si trattava di un estratto idroalcoolico classico e di un estratto idroalcoolico arricchito di gingeroli, dei quali si indagava l’azione antiflogistica cutanea contro la flogosi indotta dall’olio di croton. Lo studio era condotto sia ex vivo usando cute di ratto o epidermide umana sia in vivo nell’animale. Si è visto che la soluzione acetonica di questi estratti aveva una notevole azione antiflogistica, con ID50 di 142 mug/cm2, non lontana da quella esibita dall’indometacina presa come confronto (93 mug/cm2). L’estratto arricchito in gingeroli non mostrava un’azione antiflogistica superiore all’estratto classico. Si testavano anche plaster medicati contenenti una dose di estratto di zenzero di 1 mg/cm2, che mostravano di possedere una valida azione anti-infiammatoria. Nello studio ex vivo la quantità di 6-gingerolo che penetrava nella cute umana era di 6,9 mug/cm2, mentre quella che penetrava nella cute del ratto era di 22,1 mug/cm2. Lo studio indica che l’estratto di zenzero ha una buona azione antiflogistica a livello cutanea sia nella cute del ratto sia in quella dell’uomo (31).
Uno studio nel ratto ha mostrato che un estratto acquoso di zenzero ostacola la flogosi polmonare Th2 mediata. La sua iniezione per via intraperitoneale prima della stimolazione delle vie aeree con la ovalbumina causava una marcata riduzione degli eosinofili nelle vie aeree e una ridotta risposta infiammatoria nelle stesse. Questo effetto era accompagnato dalla soppressione della risposta di tipo Th2 all’allergene, con netta riduzione dei livelli di IL4, IL5, eotassina e IgE specifiche nelle vie aeree. La sostanza più efficace in tal senso era il 6-gingerolo. Lo studio indica che un estratto acquoso di zenzero sopprime la risposta immunitaria di tipo Th2 e quindi può avere effetti benefici nell’asma allergica (35).

Azione antiflogistica. Studi clinici:
Uno studio clinico è stato condotto su 56 pazienti , di cui 28 affetti da artrite reumatoide, 18 da osteoartrite e 10 da disturbi muscolari, che ricevevano 7,6 g. di zenzero fresco al giorno per un periodo di 3 mesi. Al termine della sperimentazione tutti i soggetti affetti da disturbi muscolari e da osteoartrite mostravano miglioramenti consistenti, che erano presenti nel 75% di quelli affetti da artrite reumatoide. Sembra anche che l'estratto secco di zenzero sia utile come preventivo e profilattico in pazienti affetti da crisi di cefalea ricorrente (11B).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto dell’estratto secco di zenzero in pazienti affetti da osteoartrite della spalla o del ginocchio. Essi ricevevano per os un estratto di zenzero o l’ibuprofene o un placebo per un ciclo di 3 settimane, seguito da 7 giorni di intervallo e da altri due cicli simili. L’acetaminofen era usato come rimedio di emergenza in caso di crisi algiche acute. La valutazione era fatta tramite la scala analogica del dolore di Friedman e l’indice di Lequesne. Al termine della sperimentazione si è visto che sia lo zenzero sia l’ibuprofene davano risultati migliori del placebo, con un vantaggio per l’ibuprofene statisticamente significativo. La superiorità dello zenzero rispetto al placebo era modesta ma comunque significativa. Non sono stati registrati effetti collaterali degni di nota in nessuno dei tre gruppi esaminati (10B).
Uno studio clinico ha paragonato l’effetto di un estratto di zenzero a quello dell’acido mefenamico e dell’ibuprofene in donne affette da dismenorrea. Sono state arruolate 150 donne, che dovevano assumere per os 1 g/die di estratto di zenzero o 250 mg/die di acido mefenamico o 400 mg/die di ibuprofene nei primi tre giorni del ciclo mestruale. Si valutava la severità della dismenorrea tramite un opportuno questionario pre e post terapia. Si è visto che, al termine della sperimentazione, vi era un calo significativo della sintomatologia in tutti e tre i gruppi studiati, senza differenze statisticamente significative tra un gruppo e l’altro. Non sono stati rilevati evidenti effetti avversi in nessuno dei tre gruppi studiati. Lo studio indica che un estratto di zenzero ha un’efficacia sovrapponibile a quella dell’acido mefenamico e dell’ibuprofene nell’alleviare la dismenorrea e che è molto ben tollerato (38).

Azione gastroprotettiva: un gruppo di ratti è stato trattato con una soluzione di etanolo, di acido cloridrico e di cloruro di sodio oppure con farmaci gastrolesivi come acido acetilsalicilico, indometacina e reserpina per indurre lesioni gastriche e valutare l'effetto su di esse dell'estratto di zenzero. Alla dose di 500 mg/kg/die per os esso ha determinato un'efficace gastroprotezione in circa l'85% delle lesioni gastriche indotte dalle sostanze summenzionate, verosimilmente con un'azione periferica a livello della mucosa gastrica.
E’ noto che l’Helicobacter pylori è una delle cause principali dell’ulcera peptica, assieme allo stress ossidativo e ai farmaci anti-infiammatori. In questo studio in vitro è stato esaminato l’effetto della frazione polifenolica dello zenzero e di un estratto di zenzero privo di polifenoli sull’Helicobacter. Si è visto che entrambi gli estratti inibivano notevolmente questo germe con una IC50 di 2,9 mug/ml, con una potenza di 6-8 volte maggiore rispetto a quella del lansoprazolo. L’estratto di zenzero privo della frazione fenolica conteneva soprattutto acido siringico (38%), acido gallico (18%) e acido cinnamico (14%), mentre la frazione fenolica dello zenzero era ricca di acido cinnamico (48%), acido p-cumarico (34%) e acido caffeico (6%). Entrambi gli estratti usati avevano una valida azione scavenger con IC50 di 1,7 mug/ml e inibivano validamente la lipoperossidazione con una IC50 di 3,6 mug/ml. Lo studio indica che entrambi gli estratti qui usati potrebbero essere utili per combattere l’ulcera peptica (29).
Un estratto idrometanolico di zenzero esercita azione procinetica a livello del fondo dello stomaco attraverso l’attivazione del recettore muscarinico post sinaptico M3. L’estratto di zenzero messo nel liquido di coltura delle strisce di stomaco alle dosi di 0,01 o di 0,1 mg/ml aumentava la loro risposta all’effetto contrattile del carbacolo e ne incrementava la forza contrattile, mostrando che tale effetto poteva essere dovuto all’inibizione dei recettori muscarinici presinaptici. Anche la pirenzepina, un antagonista del recettore muscarinico presinaptico M1 e la himbacina, un antagonista del recettore muscarinico presinaptico M2, potenziavano l’effetto contrattile del carbacolo. Lo studio indica che lo zenzero, in aggiunta alla sua azione agonista sui recettori colinergici post sinaptici M3 del fondo gastrico, può agire anche come un antagonista dei recettori muscarinici presinaptici M1 e M2, il che spiega le sue azioni stimolanti sulla muscolatura gastrica (30).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di zenzero sulla funzionalità motoria dello stomaco, sullo svuotamento gastrico, sulla motilità antrale, sul volume dello stimaco e sui sintomi postprandiali. Sono stati arruolati 28 volontari sani, che dovevano ingerire al mattino a digiuno 1200 mg di estratto di zenzero o un placebo, seguito dopo 1 ora da 500 ml di una zuppa a basso potere nutritivo. Si è visto che nel gruppo verum l’area antrale si riduceva più rapidamente (p<0,001) e che il tempo di svuotamento dello stomaco era più breve (p<0,01), mentre la frequenza delle contrazioni antrali era maggiore (p<0,05) sempre nel gruppo verum. Il volume dello stomaco e i sintomi postprandiali erano simili in entrambi i gruppi. Lo studio indica che un estratto di zenzero accelera lo svuotamento dello stomaco e stimola le contrazioni antrali nel volontario sano (34).

Indicazioni principali: nausea e vomito di qualsiasi origine, cinetosi, gastrite e gastroduodenite.
Azione prevalente: antinausea e antiemetica.
Altre azioni: gastroprotettiva.

EFFETTI  COLLATERALI: Dosaggi elevati possono causare eruzioni cutanee di tipo esantematico.
CONTROINDICAZIONI: nessuna degna di nota.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Può potenziare l'effetto dei farmaci antiaggreganti piastrinici e degli anticoagulanti orali, in quanto è un inibitore dell'enzima trombossano sintetasi.
Un altro studio nel ratto ha verificato gli effetti della somministrazione di un estratto di zenzero sulla glicemia, sui parametri coagulativi, sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca. Si è visto che nessuno di questi parametri veniva modificato dalla droga in questione, come pure l’azione del warfarin sui parametri coagulativi.
Un caso clinico di interazione tra lo zenzero e il fenprocumone è stato segnalato in questo lavoro. Si trattava di una donna di 76 anni, di razza bianca, che assumeva fenprocumone da lungo tempo e che aveva un INR nel range terapeutico. Dopo l’assunzione dell’estratto di zenzero l’INR era aumentato in modo abnorme, con comparsa di epistassi. Tutto è ritornato alla norma sospendendo lo zenzero e somministrando vitamina K (24).
Uno studio nell’uomo ha indagato l’effetto dello zenzero sul warfarin. Sono stati arruolati 12 volontari sani, che assumevano per os 25 mg di warfarin per 7 giorni e poi una dose adeguata di estratto di zenzero. Si monitoravano i seguenti parametri: aggregazione piastrinica, INR, tempo di protrombina e concentrazioni plasmatiche di warfarin. Si è visto che l’estratto di zenzero alle dosi corrette non modificava in modo significativo nessuno dei parametri esaminati (27).

DATI TOSSICOLOGICI: Un gruppo di ratti riceveva per via orale un estratto secco di zenzero alle dosi di 100, 333 e 1000 mg/kg/die tra il sesto e il quindicesimo giorno di gestazione, dopodichè al ventunesimo giorno di gestazione gli animali venivano sacrificati e i feti accuratamente esaminati.  Non sono state notate alterazioni  di alcun tipo in nessun organo esaminato, né nel feto né nella madre.
Sulla base dei dati oggi presenti in letteratura questa droga può essere usata in gravidanza.

Uno studio nel ratto ha valutato la tossicità sub cronica di un estratto di zenzero somministrato per 35 giorni a dosi di 500 o di 1000 o di 2000 mg/kg/die. Si è notato che la droga non causava aumento della mortalità e alterazioni visibili negli animali e neppure modifiche nella loro ingestione di cibo e acqua. Gli esami ematochimici non venivano alterati dall’estratto di zenzero, ad eccezione di un modesto aumento dei livelli plasmatici di LDH. Solo la dose di 2000 mg/kg/die provocava una modesta riduzione del peso dei testicoli. Lo studio indica che la tossicità sub cronica dello zenzero è molto ridotta (39).

BIBLIOGRAFIA:

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